Folco Quilici.
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MARE ROSSO.
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2002 ARNOLDO MONDADORI EDITORE, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 per amore della scienza o per bisogno d'avventura che i due oceanauti Marco Arnei e Sarah Morasky partono per le isole Dahlak, nell'estremo sud del Mar Rosso, area resa oggi molto pericolosa dalla rinata pirateria? Laggi anche l'esperta diplomazia delle grandi potenze occidentali si muove con cautela per non inimicarsi gli stati islamici che si affacciano su quelle acque. Accompagnati come sempre da Juv Manunzi, presenza indispensabile nelle immersioni difficili, Marco e Sarah sono alla ricerca del relitto dell'Elizabeth, un piroscafo inglese naufragato all'inizio del secolo scorso. Trasportava tesori archeologici preziosissimi.
 grande dunque la sorpresa quando i tre archeosub, durante la loro complessa operazione di ricerca sottomarina, si trovano di fronte a una inaspettata presenza. Il relitto di uno scafo d'acciaio che da tempo giace sul fondo, coperto da incrostazioni, in paziente attesa di raccontare la sua storia.  un sommergibile. Marco, Sarah e Juv vogliono capire, anche a rischio della vita, come mai uno scafo ancora intatto si trova in quei fondali. A quale nazione appartiene? Perch nella storia ufficiale della Seconda guerra mondiale non ci sono tracce del suo affondamento? Dov' finito il suo equipaggio e, soprattutto, perch attorno a questa scoperta si scatena l'avidit di molti?
D'improvviso quel mare con molti padroni e nessun vero padrone si anima di figure ambigue e minacciose: militari corrotti e ambiziosi, ribelli armati e spie, e persino mercanti di schiavi e pirati. La spedizione  in pericolo. Mare rosso  un thriller affascinante che riporta alla luce una pagina ignorata della nostra storia.

L'AUTORE.
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Folco Quilici (Ferrara, 1930), viaggiatore, scrittore, regista. Da oltre quarant'anni narra del mare nelle sue fortunate opere di saggistica e narrativa. Con Mondadori ha pubblicato i romanzi Cacciatori di navi (1986, tradotto anche negli Stati Uniti, dove  diventato un film), Cielo verde (1987), Naufraghi (1988). Nel 1999  apparso Alta Profondit, cui ha fatto seguito, nel 2001, L'Abisso di Hatutu: i protagonisti di queste due avventure di mare compaiono anche in Mare rosso.
Sin dal Premio Marzotto, vinto dal suo primo libro nel 1954, l'autore ha ricevuto numerosi riconoscimenti, anche internazionali, per la sua attivit di scrittore (il Premio Estense nel 1995 e il Premio Chianciano nel 2001). Vive a Roma ma trascorre lunghi periodi a bordo del suo battello-laboratorio, lo Yavanos, impegnato in ricerche e studi sul rapporto tra uomo e mare.
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Nella collezione Omnibus:
Cacciatori di navi, Naufraghi, Cielo verde, Alta profondit, L'abisso di Hatutu.
Nella collezione Ingrandimenti:
L'Africa di Folco Quilici, Le Americhe, L'avventura e la scoperta, L'India di Quilici, I Mari del Sud di Folco Quilici, Il mio Mediterraneo.
Nella collezione Varia illustrati:
Hesperia, Da Aquileia al Canale di Sicilia, Mediterraneo, La rotta degli Argonauti, Polinesia, Isole e atolli del mito, Tirrenide, Spazi maestrale.
Nella collezione Gli Oscar Bestsellers:
I mari del sud.
Nella collezione I grandi libri:
Il grande libro dell'Europa.
Nella collezione Fuori collana:
L'uomo europeo.
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MARE ROSSO.
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I personaggi di questo romanzo, alcuni dei quali gi conosciuti dai miei lettori, sono frutto di pura fantasia. Cos come lo sono alcune situazioni nelle quali ho mosso figure reali. Alle quali chiedo di accettare il mio grazie (e le mie scuse!) per averle strumentalizzate a favore della narrazione.
Inoltre, in apertura, mi piace citare uno degli autori di film da me preferiti, Steven Spielberg, che in un'intervista a "Le Monde" del 25 ottobre 2001 confessava: "Un autore sceglie sempre un progetto per ragioni autobiografiche, anche se sosteniamo il contrario. Quando affermiamo di raccontare una vicenda che nulla ha a che vedere con noi... stiamo mentendo".


PARTE PRIMA.
IL NAUFRAGIO.

Porto di Massaua - 13 marzo 1941.
Le immense stelle del cielo africano svanirono nell'abbagliante luce di un bengala esploso sulla verticale della citt.
L'aereo volteggiava invisibile, il ronzio dei motori confuso nell'eco delle sirene d'allarme. Tacquero a una a una mentre la luce si faceva pi intensa e i bianchi edifici in stile coloniale si specchiavano come se fosse giorno nell'acqua del lungomare.
Sui moli dell'area militare s'intravidero soldati e marinai gettarsi a terra accanto alla massa scura dell'unica unit all'ormeggio, un sommergibile. Ma al bagliore che scendeva dal cielo non s'accompagnarono sibili di bombe sganciate dall'incursore.
Un ufficiale in divisa, in piedi, imprecava ad alta voce nell'irreale silenzio. Attorno al porto e alla citt non risuonava nemmeno un colpo di antiaerea e lui insultava gli artiglieri e chiunque avesse rinunciato a resistere. Ce l'aveva anche contro il nemico che non bombardava. Vogliono trovare il porto intatto, quando arriveranno qui.
Il bengala si spense. Un marinaio graduato s'avvicin all'ufficiale che continuava a imprecare. A bassa voce, adesso.
Ormai la partita  persa, maggiore. A resistere resteranno solo quelli asserragliati nell'Amba Alagi.
Ammesso che non si siano gi arresi.
Il marinaio si strinse nelle spalle e con un gesto indic il sommergibile.
Il comandante vuol salpare prima dell'alba. Inutile attendere ancora. Il Duca d'Aosta non abbandoner i suoi uomini.
Ne sono convinto anch'io. Cos dovrete rischiare la vita solo per salvare montagne di scartoffie.
Il rumore dell'aereo torn a riempire il cielo e un secondo bengala s'accese. Il maggiore divent ancor pi rabbioso. Ora fissava un gruppo d'indigeni in divisa, seminascosti tra carcasse di camion. La luce accecante faceva brillare decine di occhi spalancati.
Se questa pioggia di fuochi d'artificio continua, anche i musi neri vedranno cosa caricherete. E altre centinaia tutt'attorno al porto aspettano il momento giusto per saccheggiare il poco che resta nei magazzini.
Non oseranno saltarci addosso per quello che scaricheremo dai camion, ma qualcuno di loro riferir agli inglesi...
Un anziano sergente s'intromise. Se permette,  stata una mossa avventata, maggiore. Aver dato l'ordine agli ascari di lasciare la banchina li ha doppiamente incuriositi...
Sino a pochi giorni prima, nessuno si sarebbe permesso di criticare il responsabile dei Servizi militari di sicurezza del porto, un ufficiale che aveva fama di essere "elasticamente cretino e rigidamente formale"; nessuno dei sottoposti gli avrebbe rinfacciato un errore, ma il comportamento nei reparti ancora in servizio era molto cambiato.
Tutto stava crollando, l'armata inglese del generale Platt avanzava, cancellando l'impero coloniale italiano dalla carta dell'Africa.
Ecco i camion! url qualcuno dal buio.
Dopo l'incursione dei ricognitori, l'ultimo bengala ormai spento, il silenzio era tornato assoluto. In quel nulla irreale,
il rombo lontano di motori messi in moto tra le dune fuori citt annunci l'arrivo dell'attesa autocolonna. Nelle ombre del molo apparvero prima le Guzzi dei carabinieri di scorta, poi i mezzi pesanti, due grossi Fiat mimetizzati.
Appena s'arrestarono a fianco del sommergibile all'ormeggio, un uomo coperto di polvere balz a terra.
Possiamo procedere subito... Chi comanda, qui?
Si present il maggiore, mano alla visiera.
Agli ordini, signor colonnello.
Chiami gli ascari per aiutare i camionisti nel trasbordo del carico sul pontile. I marinai provvederanno a calare tutto a bordo.
Il maggiore scosse la testa.  preferibile lasciare gli ascari fuori dell'operazione. Dovrebbero esserci ancora fedeli, ma tra loro m'hanno segnalato numerose infiltrazioni. Non mi fido.
Perch si preoccupa? Cosa vuole che importi alle spie inglesi dei nostri ridicoli segreti? Casse zeppe di documenti... non certo un tesoro.
E allora perch ci obbligate a caricarle? Un ufficiale sceso dal sommergibile era apparso accanto ai due. A bordo saranno un peso e un ingombro pericoloso. Anche nel buio gli occhi rivelavano una profonda irritazione. Il mio comandante ha accettato con entusiasmo la traversata di due oceani per portare in salvo Sua Altezza, non per essere impiegato come portabagagli.
Le casse non contengono bagagli. Si tratta di un carico della massima importanza salvato dal saccheggio di Addis Abeba. Non deve finire in mano al nemico.
Scartoffie burocratiche,  assurdo...
Lei conosce gli ordini dello stato maggiore, e li conosce il suo comandante tagli corto il colonnello.
Il maggiore si rivolse al sergente. Prendi i tuoi uomini e procedi. Fatti aiutare dai marinai. Poi alz la voce. Signori, spicciamoci, dobbiamo toglierci di qui prima dell'alba. Appena far luce avremo di nuovo i Blenheim sulla testa.
I soldati tolsero i teli mimetici dal carico, un colpo di fischietto venne dalla tolda del sommergibile. Era l'ordine all'equipaggio di scendere sul molo e collaborare all'operazione di carico.
L'esplosione della prima bomba coincise con il primo chiarore dell'alba.
Pronti a mollare gli ormeggi. La voce del comandante, al megafono, risuon calma.
Il panico generale nel porto non lo aveva contagiato. Scosse la testa, udendo echeggiare le urla isteriche del maggiore. Presto, presto! Anche gli ascari!
Se queirimbecille non li avesse allontanati esclam il secondo ufficiale in plancia, nella falsatorre del sommergibile avremmo completato il carico con un'ora di anticipo.
Una seconda bomba cadde sui magazzini dello scalo marittimo civile, un'altra sull'edificio della dogana. Presero fuoco entrambi.
Le grida a terra non erano solo di paura. Qualcuno incitava a disubbidire, a darsi alla fuga. Cos prima della quarta bomba, che esplose tra i moli sollevando un'impressionante colonna d'acqua, tutti erano gi lontani.
Il sole sorgeva dal mare, tenue macchia di colore accanto a quella rosso cupo degli incendi dilaganti tra spesse volute di fumo. Alimentate dal vento del mattino le fiamme divoravano i magazzini provocandone il crollo. L'aereo incursore era gi lontano quando una voce raggiunse i marinai a poppa e a prua del sommergibile. Mollare gli ormeggi!
Poco dopo un secondo Blenheim della RAF apparve su Massaua per scaricare altre bombe sul porto. Le acque s'intravedevano appena nella fitta trama di fumo agitata dal vento.
Nell'area della Marina militare, il lungo molo era vuoto. Lo specchio immobile delle acque rifletteva bagliori di fuoco.

Bombay e Kohistan, India - Autunno 1889.
Appariva come un termitaio lo spettacolo offerto all'impettito inglese dal volto abbronzato e dagli occhi di un celeste tanto chiaro da sembrare incolori. Erano migliaia di persone sui moli dell'immenso porto, dove centinaia di piccole imbarcazioni muovevano attorno a grandi navi all'ancora.
Nel caldo umido del pomeriggio inoltrato, i giochi d'ombra contribuivano a rendere ancora pi imponente la costruzione che dominava la baia: un arco in marmo tanto solenne quanto tronfio. L'avevano innalzato e pomposamente battezzato Porta dell'india i compatrioti dell'osservatore immobile sul terrazzo dell'Imperial Hotel, il pi lussuoso di Bombay.
Lui stava idealmente oltrepassando la Porta dell'india, lasciandosi alle spalle cinque anni di carriera nell'esercito coloniale di Sua Maest. Anche se il grado era alto, il soldo settimanale gli sembrava scarso, e per di pi il mestiere delle armi gli era venuto a noia, quasi insopportabile. La sua insofferenza risaliva a qualche mese prima, quando aveva avuto l'occasione di tornare in patria, e s'era fatta impellente appena aveva potuto approfittare di un'occasione in grado di cambiargli la vita. Un prezioso bottino che ora veniva trasportato sotto i suoi occhi da un battello a vela verso uno dei vapori all'ancora nel porto. Lo seguiva con lo sguardo tra cento altri in movimento, nel lungo momento del tardo pomeriggio, quando il brulicare disordinato d'imbarcazioni nel porto di Bombay raggiungeva il culmine.
Con l'aiuto del binocolo, utilissimo nei giorni delle sue cacce ai briganti montanari e alle capre himalaiane, seguiva quel battello mosso dagli ultimi soffi di vento raccolti da una vela rappezzata con stoffe d'ogni colore. Vento debole, tuttavia sufficiente a muovere il tozzo scafo nell'acqua densa e sporca, aiutandolo a districarsi tra le rotte di altri battelli. Andava nella direzione giusta, verso il bianco
scafo dell'Elizabeth, il piroscafo che sarebbe partito l'indomani.
Il vecchio comandante, che avrebbe condotto il vapore a Londra via Aden, Alessandria, Gibilterra, era gi stato informato e non avrebbe fatto domande imbarazzanti sul carico. Alla lettura del documento aveva annuito. Qualunque cosa venga salvata dalla barbarie di questi selvaggi seminudi contribuir a rendere pi ricco e grande il nostro paese...
Come quasi tutti gli europei installatisi da padroni in Oriente, era convinto che gli indigeni non fossero degni di conservare le opere d'arte create dalle loro antiche civilt e che fosse necessario portarle in salvo.
Per il comandante dell'Elizabeth Henry Stephenson e per il baronetto Edward Hollery, il solo mondo degno di essere definito civile era ovviamente l'Inghilterra. Aver salvato da una turba di barbari dissacratori un carico di preziose opere d'arte non era merito da poco. Sere prima i soci del Prince of Wales Country Club si erano rallegrati con il coraggioso baronetto, levando in un brindisi i bicchieri di sherry e augurando lunga vita alla Regina.
Quel tintinnante, allegro suono di cristalleria lo aveva aiutato a cancellare l'eco di spari, grida di paura e di dolore. A dimenticare le urla selvagge d'incitamento al massacro risuonate due mesi prima nel Kohistan.
Era stata un'azione fulminea. Una spia aveva informato il piccolo presidio inglese al forte di Makaland di un transito di razziatori. Sarebbero scesi dai loro imprendibili villaggi tra le montagne per dirigersi verso la valle dello Swat, dove li attendeva un intermediario giunto da Lahore. Stando a chi aveva dato la notizia al presidio, si sarebbe trattato di un carico importante; forse statue provenienti dal saccheggio di un monastero buddhista nella zona un tempo chiamata Gandhara.
La spia era stata pagata dai montanari per organizzare
l'incontro con il ricettatore, ma poi aveva venduto l'informazione anche alla guarnigione inglese. E questa aveva chiesto aiuto allo squadrone gurkha comandato da Edward Hollery.
Io non posso intervenire aveva dovuto ammettere il comandante dei gendarmi, un anziano graduato sikh. Dispongo solo di cinque uomini, signore. Il gruppo in arrivo dal Kohistan sembra invece sia forte di cento uomini... gente temibile, razziatori e assassini.
Il baronetto lo aveva rassicurato. Lasci fare a me.
Si stava annoiando, negli ultimi tempi. I suoi gurkha, dopo la repressione dei tumulti a Lahore, non erano stati impegnati in altre azioni importanti. Il campo estivo tra i monti attorno al forte di Makaland comportava solo sfiancanti programmi di manovre in alta quota; mai occasioni di scontro con i montanari in eterna rivolta.
Era quindi mancato uno sfogo sufficiente all'energia selvaggia di quei guerrieri nati per combattere.
Dare una mano alla gendarmeria avrebbe sommato l'utile al dilettevole. Il baronetto sorrise, abbassando il binocolo. Sembrava una bestemmia, quell'aggettivo, ma era esatto: i gurkha amavano combattere e uccidere.
Edward Hollery, bench non sembrasse violento n sadico, era l'uno e l'altro. Il sangue lo eccitava. Il suo pallore si faceva mortale quando lo vedeva scorrere seguendo i suoi uomini in azione. Ricordava l'eccitazione che aveva provato il giorno quando per la prima volta aveva sentito parlare della leggendaria abilit dei gurkha nel mozzare la testa a un toro con un sol colpo della loro affilatissima spada.
Di quella gente si raccontavano cose strabilianti a Londra, e lui aveva fatto domanda di essere assegnato a questo corpo quando, appena giunto in India, aveva avuto l'occasione di assistere a un'esercitazione.
Se la fuga per evitare i creditori che lo braccavano in patria l'aveva costretto ad accettare l'offerta di servire nell'esercito coloniale in una remota provincia dell'impero,
gli era per sembrato appagante aver ottenuto l'incarico desiderato.
L'avevano destinato al forte di Makaland, ai piedi delle montagne del Kohistan, terra mai sottomessa da nessuno, dove da tempo si ripetevano sanguinose razzie e serpeggiavano movimenti di rivolta.
A lui era stata concessa mano libera per reprimerli.
Per questo aveva deciso di non dare scampo a chi avesse osato affrontare i suoi uomini.
Estrasse dalla tasca un fazzoletto di seta bianca nel momento in cui l'avanguardia della carovana apparve e lo agit.
Era il segnale.
Dalle rocce che sovrastavano l'ultima gola della valle brulla e gelida dove avanzava la fila di muli e uomini accompagnati dai cani, i gurkha balzarono allo scoperto. Agirono in fretta. Di colpi d'arma da fuoco, moltiplicati dall'eco tra i monti, ne bastarono pochi per chiudere la faccenda. Fu sufficiente la sorpresa; poi, dopo le fucilate, saettarono le corte e implacabili spade.
Urla di assalitori e assaliti, ragli terrorizzati dei muli, latrati dei cani si sommarono in un assordante clamore. Poi cadde il silenzio sul sangue sparso dappertutto. Imbrattava le rocce e la sabbia. Anche l'acqua del torrente, persa la cristallina purezza, s'era fatta purpurea.
Furono uccisi tutti, cani e uomini. Uno solo di questi era stato risparmiato, per interrogarlo. Con lui erano stati risparmiati i muli, indispensabili per continuare il trasporto del carico.
Impaziente, l'ufficiale inglese s'accost all'animale pi vicino e ordin a uno dei suoi di sciogliere i legacci. Affior un volto di divinit, ma solo per un istante. Subito un gurkha ricevette l'ordine di ricoprire la statua e di stringere di nuovo le cinghie della soma.
Era un montanaro giovanissimo, il contrabbandiere sopravvissuto. Due gurkha lo trascinarono, quasi dissanguato, davanti al baronetto e all'interprete. Alla prima domanda alz lo sguardo e lo pos sull'uomo pallido dalla divisa impeccabile (non una sola goccia di sangue aveva raggiunto sir Edward). I suoi occhi fiammeggianti incrociarono lo sguardo indifferente dell'uomo che aveva appena fatto decapitare suo padre, i suoi fratelli, i suoi cugini. Incalzato dall'interprete con domande istericamente ripetute, il ragazzo taceva anche quando veniva scosso brutalmente. Impassibile, occhi chiusi, labbra strette, desiderava solo concludere al pi presto la sua breve esistenza.
L'odio si raccolse in un lungo respiro, e prima che potessero impedirglielo sput saliva e sangue sul volto del demone pallido di fronte a lui.
La reazione d'uno dei gurkha fu fulminea.

Dipartimento di archeologia, Universit di Pisa - 1998.
Non sput in faccia ai suoi assassini solo per odio e rabbia. Il montanaro ribelle del quale il mio bisnonno raccont nelle sue lettere volle dimostrare a chi stava per ammazzarlo di non avere la bocca asciutta per la paura. Non ebbe tempo di averla, comunque, perch una spada gli mozz la testa prima ancora che il suo nemico avesse avuto il tempo di pulirsi il viso...
In comune con quell'ufficiale della Corona, l'allampanato inglese in piedi accanto al professor Marco Arnei poteva vantare solo lo stesso nome, Edward, e forse gli stessi occhi, d'un celeste tanto tenue da sembrare bianchi. Per il resto, pi che il discendente d'un militare, Edward jr sembrava l'attore di una compagnia teatrale, o un cantante alla moda una decina d'anni prima: pantaloni neri attillati, scarpe azzurre senza stringhe, camicia di seta arancione, orecchino d'argento all'orecchio sinistro, e al mignolo dell'affusolata mano destra un anello con sigillo.
Quella mano stringeva una decina di fogli manoscritti.
Agitandoli, l'uomo fissava sorridendo il professore. Era pi o meno suo coetaneo, eppure sembrava di una generazione diversa. Marco Arnei non aveva certo fama di conformista, e all'universit dove insegnava pochi l'avevano visto con una cravatta. E quando, nel rapporto quotidiano con gli studenti, per scambiare due chiacchiere, sedeva in mensa con loro, sembrava uno del gruppo, a parte qualche filo argenteo tra i capelli.
Casa sua era aperta, pi che ai colleghi, agli allievi del suo corso, agli amici degli allievi e agli amici degli amici.
Insomma, il professor Arnei non era certo il ritratto dell'accademico italiano.
Tuttavia il suo abbigliamento (jeans e maglione girocollo sotto la giacca di tweed) sembrava inquadrarlo in un'altra generazione, rispetto al suo interlocutore.
Edward Hollery scuoteva spesso la chioma solo apparentemente incolta, in realt spettinata ad arte da un parrucchiere unisex, e appariva pi che mai un'icona della Londra gaudente e anticonformista. Impressione confermata dal naso, affilato e trasparente, che arricciava spesso, lasciando supporre abbondanti sniffate di polveri proibite.
Cos si sorprese a supporre Marco. Ma lo distoglieva da ogni congettura il racconto dell'ospite inglese che in tono irriverente evocava senza veli di piet familiare il padre e il nonno, entrambi dediti con impegno diurno e notturno a dilapidare quanto lasciato loro in eredit da avi risparmiatori... o per meglio dire avari. Anno dopo anno le ultime generazioni hanno rivelato il vizio opposto, facendo a gara nello spendere. Hanno messo in vendita quanto la famiglia aveva accumulato nei secoli: terre, castelli, case, quadri. Persino i mobili, e infatti, alla morte di mio padre, nell'ultimo appartamento di nostra propriet ne erano rimasti pochi. E proprio in uno di essi, antico ma bruttino e quindi poco appetibile per un antiquario, ho trovato qualcosa. Evidentemente mai nessuno si era preoccupato di ficcare il naso nei cassetti.
Che mobile era?
Un chippendale. Buon legno di ciliegio, ma di proporzioni sgraziate. La moglie del vecchio Edward, che non aveva mai voluto seguire il marito in India, vi conservava le sue lettere. Corrispondenza che formava una sorta di diario. Cento e pi missive cronologicamente ordinate giacevano ignorate l dentro.
Si strinse nelle spalle.
Purtroppo per la famiglia degli Hollery, compreso il sottoscritto, continua a rappresentare quasi un obbligo... ehm... separarsi dal patrimonio. Ora siamo agli sgoccioli, e non so quanto avrei ancora resistito all'offerta di un antiquario di Bacon Street per la cessione dei mobili e quadri superstiti. Per mia fortuna, prima di firmare l'accordo ho dato un'occhiata ai pacchi di lettere che avevo intravisto nei cassetti del mobiletto. Se non avessi ceduto alla curiosit avrei perso l'occasione di riportare gli Hollery agli oziosi agi di un tempo.
 saltato fuori un testamento? Uno zio d'America? Il professore non aveva ancora capito perch mai stesse ascoltando con tanto interesse quella sorta di confessione; si domandava anche che cosa volesse quell'allampanato gentleman, che peraltro gli era risultato simpatico sin dal momento in cui gli aveva telefonato chiedendogli, tra un rauco "ehm" e l'altro, la cortesia di riceverlo. Veniva a nome di Jennifer Pelley, un'ex allieva, e Marco aveva supposto, sbagliando, che si trattasse di una richiesta d'affitto. Sua moglie aveva infatti attrezzato a bed & breakfast la dpendance di casa, due stanze molto richieste dagli studenti stranieri, perch a Pisa gli Arnei abitavano vicino sia alle facolt, sia alla
marina. Un posto gradevole, specialmente durante i corsi estivi.
Adesso, leggendo la lettera del bisnonno, l'inglese lo stava confondendo. Marco aveva cercato di interrompere la lettura di quel remoto fatto di sangue, un documento certo interessante per un esperto di storia coloniale. Ma non per lui.
Temo che lei abbia sbagliato persona riusc a puntualizzare, interrompendo quel fiume di parole. Sono felice che Jennifer le abbia dato il mio indirizzo e considero un piacere averla conosciuta. Ma per valutare l'importanza di quanto mi sta leggendo e raccontando, ritengo necessario l'intervento di uno specialista. Posso presentarle un collega molto noto per...
Lo interruppe un "no" secco, di chiaro timbro nobiliare, mitigato per da un pronto sorriso. Mi scusi, professor Arnei... Se avr la bont di ascoltare il seguito della lettera, capir perch la giovane Jennifer m'abbia giustamente consigliato di rivolgermi non a uno storico, ma a un archeologo. "Telefonagli, cerca di incontrarlo e raccontagli tutto" mi ha detto.  quanto ho fatto, non trascurando prima di leggere alcuni testi scritti da lei e su di lei su riviste di archeologia subacquea. Jennifer li ha fotocopiati e mi ha consigliato di rifletterci sopra, prima di venire a Pisa per incontrarla.
Marco intanto stava passando, senza rendersene conto, dalla perplessit a una certa curiosit. Anche perch l'ospite, proseguendo nell'esposizione, contraddiceva un luogo comune sui suoi connazionali. Non sembrava per nulla compassato, ingessato; anzi, pi parlava, pi pareva confermare il dubbio sulla sua reale identit anglosassone. Il tono della voce, i movimenti di mani e braccia, le espressioni del volto e la continua mobilit degli occhi lo facevano apparire un consumato attore latino, piuttosto che il rampollo dell'aristocrazia britannica.
Ascoltavo la lettura delle pagine che stringeva tra le mani avrebbe poi raccontato quella sera Marco alla moglie Simona e mi sembrava di essere seduto in una poltrona di teatro, invitato ad assistere alla messa in scena di una tragedia prima di terra e poi di mare, raccontata come se ne fosse stato lui il protagonista.

Rotta imperiale, via canale di Suez - Ottobre 1889.
Il comandante Henry Stephenson era di buonumore. Lungo la rotta la stagione del monsone di levante stava per lasciar posto al monsone di ponente; di conseguenza il tempo non sarebbe potuto essere migliore. L'Oceano Indiano, in quell'interludio d'un paio di settimane, sarebbe stato piatto.
Nel porto di Bombay, l'Elizabeth, quattromila tonnellate, cargo misto a trasporto passeggeri, aveva terminato le operazioni di carico. Tra le merci imbarcate c'erano i pesanti colli indirizzati dal baronetto Hollery alla sua residenza di Londra, dopo una complicata e non del tutto chiara operazione alla Dogana imperiale.
Concluso nella relativa frescura della sera anche l'imbarco dei passeggeri (il baronetto non era fra loro, poich il suo servizio coloniale si sarebbe concluso dopo tre mesi), l'Elizabeth aveva intrapreso il suo viaggio dall'india all'Inghilterra dopo il tradizionale saluto al porto con tre colpi di sirena.
In poche ore s'era portata alla massima velocit. Era un vapore potente, e avrebbe coperto il lungo percorso
Bombay-Londra in ventinove giorni, con poche soste. Nel porto di Aden, lasciando l'Oceano Indiano, avrebbe imbarcato un pilota locale, indispensabile nel Mar Rosso per una grande nave. La rotta si disegnava da sud a nord tra isole grandi e piccole, scogliere e bassi fondali in un complicato dedalo. Avrebbe poi sostato ad Alessandria d'Egitto e a Gibilterra, porti dove sventolava l'Union Jack.
Durante la cena per i passeggeri di prima classe, la sera del primo giorno di navigazione, il comandante, con la sua imponente barba bianca, stava vantando la rapidit del viaggio rispetto ai tempi passati, all'epoca della vela quando, se tutto andava bene, occorrevano tre mesi e pi per collegare la madrepatria al nostro Impero via Citt del
Capo. Io stesso, nei miei primi imbarchi da giovane ufficiale, pur navigando a bordo di navi gi a vapore, ricordo viaggi di quasi due mesi.
Per forza, senza il canale di Suez dovevate circumnavigare tutta l'Africa! esclam uno dei commensali, non resistendo alla tentazione di esibire la sua cultura geografica. Stephenson sorrise.
E allora brindiamo insieme ai tempi nuovi! Alla rotta pi breve e all'apertura del canale, che dimezza i tempi del viaggio. Il progresso, in questo secolo, sembra inarrestabile.
Indubbiamente era vero, anche se in alcuni settori quei progressi erano relativi. Per esempio, i cartografi di Sua Maest la Regina Vittoria non riuscivano a dimostrarsi all'altezza degli sviluppi tecnologici nel settore della Marina; lungo la nuova rotta dall'impero a Londra, l'aggiornamento delle mappe nautiche era insufficiente a chi navigava nel Mar Rosso diretto al canale di Suez.
Come l'Elizabeth, le navi in viaggio tra Oriente e Europa, quando entravano in questo mare, affrontavano acque mai prima di allora solcate da veloci bastimenti di grosso tonnellaggio. Da Bab el Mandeb al canale quel budello di millecento miglia tra Arabia e Africa era una scorciatoia pericolosa.
Dal tempo dei faraoni in poi era stato percorso solo da imbarcazioni a vela o a remi, in traffici molto limitati. Per oltre tremila anni le marinerie locali avevano contato su equipaggi esperti, conoscitori dei venti e delle scogliere di corallo e madrepore, tranelli insidiosi sotto il livello delle onde sconosciuti ai cartografi europei e per questo temuti dai comandanti e dai timonieri delle navi che per la prima volta, alla fine del XIX secolo, si immettevano nel Mar Rosso, rotta pi breve tra Oriente e Occidente.
Sapete, nell'isola di Zabargad, accanto alla quale passeremo fra quattro giorni, i faraoni avevano fatto scavare profonde gallerie per estrarre una pietra verde e preziosa raccontava Stephenson. Sempre disponibile e affabile, offriva informazioni ai suoi passeggeri di prima classe intrattenendoli durante i pasti o godendosi un sigaro nella saletta da fumo.
Con loro non parlava, perch ne sapeva poco, dei dan e dei sambuchi, le imbarcazioni a vela e a remi che su quel mare navigavano sicure senza bisogno di carte nautiche. N accennava a quello che lo turbava: la mancanza di una documentazione dettagliata sulle insidie dei reef a pelo d'acqua. E deprecava il ritardo degli uffici cartografici della Marina nel completare la mappa di una rotta ormai vitale per il traffico marittimo.
La giustificazione era sempre la stessa: le nazioni arabe della costa offrivano poca o nessuna collaborazione, e su quelle rive le autorit coloniali (inglesi nel Sudan, francesi a Gibuti, italiane in Eritrea) avevano altri e pi gravi problemi per mantenere il possesso delle loro basi
perennemente minacciate dall'ostilit alla penetrazione europea. Per non parlare della presenza di pirati arabi, yemeniti e dancali. Se ne conoscevano l'audacia e l'efferatezza dalle rare testimonianze di chi era sopravvissuto ai loro attacchi.
A questi pirati accennava a ogni viaggio il vecchio
Stephenson, pi che altro per offrire un brivido alle signore che l'ascoltavano. Raddoppi la loro attenzione citando quanto aveva udito durante la sosta ad Aden. Hanno assalito una flottiglia di pescatori di perle. E massacrato tutti.
Crescono perle, qui? Comandante, non mi dica che la nostra nave navigher su acque che coprono banchi carichi di queste meraviglie lo interruppe un'elegante signora in sari, coperta di gioielli diversi ogni sera.
S, memsahib Ravah; dal golfo Persico giungono sino al Mar Rosso barconi con centinaia di esperti tuffatori. Sono quasi tutti ciechi.
Ciechi? Perch?
A ferire e indebolire i loro occhi  il continuo contatto con i sali minerali. Debbono tenerli aperti per cercare le perle. E sono anche quasi sordi, quei poveracci, perch i timpani vengono danneggiati dalla pressione che affrontano nelle loro immersioni in acque profonde.
Ci dica qualcosa di pi dei pirati, comandante lo incit un altro passeggero giunto all'ultimo cucchiaio del dessert a base di crema, riso e pistacchio, specialit dello chef. Era un ufficiale del corpo Lancieri del Bengala, in congedo per raggiunti limiti d'et. Il suo grado gli consentiva di interrompere Stephenson.
Di pirati noi non ne vedremo. Ma gli amici di Aden e di Porto Sudan mi riferiscono spesso di violenti scontri con imbarcazioni cariche di predoni, gente che non scherza. Assalta e uccide senza piet.
Il mormorio di orrore propagatosi attorno alla tavola venne prontamente bloccato dallo stesso comandante. Alzandosi per annunciare la buonanotte, augur a tutti un sonno tranquillo.
E dimenticate le terribili storie sui pirati di questo mare...
Rise e pronunci le sue ultime, profetiche parole.
I passeggeri dell'Elizabeth non debbono temere alcun pericolo da parte dei selvaggi locali. Non sono certo in grado di avvicinare una nave veloce e possente come questa!
L'orologio di bordo, che in quel momento scandiva la mezzanotte, avrebbe trovato un'eco nei lugubri rintocchi della campana sociale dei Lloyd's di Londra, che come da tradizione annunciava nella grande sala delle contrattazioni la perdita d'una delle navi assicurate. In quel caso, come rifer con scarne parole il portavoce degli assicuratori, la triste notizia riguardava il vapore Elizabeth, "colato a picco per causa sconosciuta nel Mar Rosso meridionale. Con perdita di uomini e beni".
La causa sconosciuta in seguito avrebbe ricevuto la qualifica di "collisione con scogliera corallina". Catastrofico urto contro un invincibile ostacolo, si ipotizz, e conseguente squarcio in chiglia.
Una relazione spedita da Aden mesi dopo l'incidente aggiunse altre informazioni sulla fine di chi era imbarcato. Erano periti solo in parte a causa dal naufragio; i pi avevano perso la vita successivamente per strage compiuta da ignoti. Le scialuppe erano state assalite, i superstiti massacrati per impossessarsi del poco che erano riusciti a salvare.
Le imbarcazioni ritrovate alla deriva non lasciavano dubbi: sui paglioli di legno, le tracce di sangue disseccato dal sole erano inconfondibili.

Dipartimento di archeologia, Universit di Pisa - 1998.
Ma lei come conosce questi dettagli? chiese Marco, sempre pi interessato al racconto del baronetto. Le lettere del suo bisnonno non potevano certo parlarne, se nessuno scamp al naufragio...
Caro professore, non sottovaluti la tenacia di un ufficiale di carriera del mio paese al tempo dell'Impero. Uomini come lui non assomigliano in nulla... ehm... alla generazione di smidollati alla quale appartengo io. Caratteristica che ha contraddistinto anche quella dei nostri padri, diciamo la verit... Loro si sarebbero messi d'accordo con Hitler, nel '39, se quel testone di Churchill e un paio di dozzine di piloti con i loro Spitfire non li avessero costretti a combattere.
Marco ascoltava, combattuto tra due opposti stati d'animo: interrompere il racconto e le relative divagazioni oppure lasciar perdere gli appuntamenti previsti per quel pomeriggio e ascoltare sino alla fine il suo estroso visitatore. Prima ancora di rendersene conto aveva gi scelto.
Era sempre pi incuriosito dalla vicenda di quel bisnonno cos testardo e cos britannico. Ne dava ulteriore
prova nel testamento scritto, secondo il pronipote, a oltre ottant'anni, e nel quale invitava il figlio "oppure uno dei tanti nipoti" a portare fino in fondo la ricerca da lui iniziata nel Mar Rosso e continuata per quattro lustri.
Quale ricerca? chiese Marco, ed ebbe il primo dubbio sulle reali mire del suo ospite.
La ricerca... ehm... la ricerca dei resti di quella nave.
Dubbio cancellato; ecco il perch della visita.
Quando venne annunciato l'affondamento dell'Elizabeth e la perdita di quanto lui vi aveva imbarcato, il mio avo chiese ai suoi superiori un periodo di congedo. Si rec a Londra, analizz le scarse notizie ricevute dagli assicuratori, seppe che il piroscafo, in perfetto orario, aveva fatto scalo ad Aden per imbarcare il pilota che avrebbe affiancato il timoniere per doppiare Bab el Mandeb, la stretta porta d'ingresso nel Mar Rosso, dirigendo la nave su una rotta sicura tra arcipelaghi, isole e secche.
Un pessimo pilota, se la nave fece naufragio.
Oppure il complice d'una banda intenzionata a compiere il pi clamoroso atto di pirateria del XIX secolo.
Questo sostiene il suo augusto bisnonno nel testamento?
Lo accenna come ipotesi in un'altra lettera alla moglie. "Ho potuto appurare qualche dato preciso recandomi ad Aden e ottenendo un colloquio con gli ufficiali del comando della Marina incaricati delle ricerche, affrontate con dedizione ma con esito vano." Cos scriveva il vecchio. "Esse ebbero inizio appena giunse un primo allarme da Porto Sudan: l'Elizabeth non aveva gettato le ancore in porto alla data prevista. La si attese per altri tre giorni, immaginando un'avaria (le navi a vapore, mia cara moglie, ne soffrono; non sono sicure come lo erano i nostri magnifici velieri, radiati purtroppo dal servizio per la superiore velocit dei concorrenti). Ai primi dubbi sulla sorte della nave, da Aden e da Porto Sudan salparono motovedette di nostra bandiera. Una settimana dopo riportarono assai tristi notizie, l'Elizabeth era affondata, alcuni salvagente alla deriva non lasciavano dubbi. Nella
stessa zona i nostri marinai rinvennero anche due delle sei scialuppe di salvataggio. Arenate, giacevano sulla spiaggia di un desolato isolotto contornato da dedali di secche e scogliere madreporiche. I remi erano ancora montati negli scalmi, segno evidente che esse erano state calate a mare e usate."
I superstiti erano morti di sete o di fame?
No, erano stati massacrati. La lettera che sto citando proseguiva fornendo notizie precise. "Panche e pagliolato delle scialuppe erano imbevuti di sangue, dal legno emanava ancora un fetore tremendo. Il responsabile della guarnigione, stimabile ufficiale di Sua Maest, mi ha confermato il luttuoso convincimento che su quelle scialuppe fosse stata perpetrata una terrificante strage con uso di armi non da fuoco ma da taglio. Non lo sorprendeva, ha aggiunto, il mancato ritrovamento dei corpi; certamente erano stati gettati in pasto ai pescicani attirati dal sangue."
Perch il nonno di suo padre si accan tanto in quella ricerca? Aveva un parente o una persona cara su quel piroscafo?
No. Nel naufragio aveva perso un carico prezioso imbarcato a Bombay. Lui ne era... ehm... ne era il proprietario.
O quantomeno cos afferma in un'altra lettera, scrivendo alla moglie di qualcosa di prezioso caricato a bordo. In seguito a un'operazione contro razziatori del Kohistan egli sosteneva di aver ottenuto dall'amministrazione coloniale un legale riscatto del bottino. Forse li aveva convinti che si trattava di prodotti artigianali di poco valore.
E invece?
Il baronetto non rispose. Frug nella borsa che aveva accanto, cerc tra alcune fotocopie, ne estrasse una e ne mostr un rigo verso il fondo pagina.
Riesce a leggere, professore? Dice testualmente: "Ho pagato solo mille sporche rupie qualcosa che vale invece assai pi di mille buone sterline".
Mille sterline erano all'epoca una cifra davvero considerevole...
Erano una fortuna. Ma oggi il valore di quel carico s' moltiplicato per la diversa valutazione dell'arte antica di quella zona. Le statue sottratte ai razziatori erano opere scolpite nel famoso stile greco-indiano del Gandhara, nel secondo e nel primo secolo avanti Cristo. Allora interessavano poco, poi la fama per la bellezza dei pezzi esibiti in alcuni musei in Europa  cresciuta di anno in anno.
Soprattutto dopo il bestiale accanimento dei fondamentalisti islamici su rari esempi di sculture Gandhara nel museo archeologico di Kabul. Immagini di divinit ritenute blasfeme...
Agli occhi di un integralista fanatico anche un ritratto di sembianze umane  un grave peccato.
E se per di pi si tratta del volto di un dio diverso dal loro...
La conseguenza di tante insensate distruzioni  pi che ovvia. Ormai di opere del Gandhara ne sono rimaste poche... Sulle labbra del giovane baronetto affior un sorriso, e gli occhi si accesero. Ha idea di quanto sarebbe disposto a pagare per un pezzo autentico un grande museo?

Casa Arnei, Marina di Pisa - La stessa sera.
Simona stava mettendo nella lavastoviglie i piatti della cena. Il marito collaborava sparecchiando la tavola.
La bella moglie del professore nemmeno in questa quotidiana operazione in cucina aveva rinunciato alla sua eleganza. I lunghi capelli erano raccolti in un foulard classico, l'abito era semplice ma perfetto.
In sostanza il bell'inglese cosa ti ha chiesto?
Innanzitutto di aiutarlo a cercare uno sponsor, contando sul fatto che io sono conosciuto come cacciatore di relitti... Trovati i soldi, dovremmo associarci, andare a cercare sott'acqua una carcassa arrugginita e recuperare nella stiva quanto vi aveva fatto caricare il bisnonno. Gloria per me e soldi per lui, se ho capito bene.
Durante la cena, qualcuno s'era appassionato al racconto sulla tragica fine dell'Elizabeth. E s'era incuriosito sentendo ripetere un nome esotico e sconosciuto.
La voce squillante di Matteo rimbalz dal soggiorno.
Pap... questa storia  fantastica! Chi sono questi Gandhara? Era un popolo? A scuola non li ho mai sentiti nominare, tra tante rotture di palle.
Per forza, sei ancora alle medie. Ne sentirai parlare pi avanti, se ti capiter un professore di storia dell'arte intelligente e colto...
Figurati!
Simona gett uno sguardo al figlio sdraiato per terra con un volume dell'Enciclopedia Universale di Storia dell'Arte.
La pagina era aperta alla voce Gandhara, antico nome di una regione subcontinentale indiana nell'area nordoccidentale del Pakistan. Il testo era arricchito da quattro foto in bianco e nero e una tavola a colori; ritratti del Buddha colto nell'estasi della contemplazione o intento a predicare la dottrina del dharma. Opere nello stile dell'esecuzione pi occidentale che orientale.
Insomma, pap, quell'Alessandro Magno che giunge sino in India...  un'avventura affascinante! Possibile che i greci riuscissero, oltre a fare la guerra, anche a creare opere d'arte?
Questo influsso lo si deve ai greci di Alessandro Magno che giunsero laggi, ai confini estremi del mondo allora conosciuto...
S, lo so... Ho letto tutto Alxandros. Me l'hai regalato per Natale.
Allora dovresti ricordare che Alessandro lasci in Oriente gli uomini che non volevano pi combattere, affascinati da quel mondo di grandi pianure, di montagne che toccavano il cielo...
L'Himalaia!
Diciamo pi precisamente la zona del Pamir, una delle regioni dove l'armonia tra uomo e natura nasceva dall'insegnamento del buddhismo... L s'era diffuso, e con gli anni aveva influenzato il carattere degli abitanti.
Era una religione tollerante?
Pi che una religione come l'intendiamo noi, il buddhismo era una regola di vita. Una maniera di affrontare serenamente l'esistenza.
Difficile per chi era vissuto di morte, di sangue... osserv Simona.
I giorni della violenza dovevano sembrare senza fine a molti di loro. Erano stanchi...
Forse hanno sperato di essere giunti in paradiso, in un mondo dove si viveva in pace mormor Matteo.
Il paradiso non  di questa terra, purtroppo. Il primo re greco che si stabil nel Gandhara e si fece buddhista, Menandro, tent inutilmente un'integrazione fra i suoi e la gente del luogo. Riusc nel proprio intento solo nel campo artistico. A provarlo sono rimaste straordinarie opere d'arte. Ne hai qualcuna sotto gli occhi.
Il Buddha sta pregando...
Marco si chin accanto al figlio e gli indic alcuni dettagli.
Vedi? Certi tratti ricordano sculture mediterranee. Buddha assomiglia vagamente ad Apollo... Chi lo scolp non aveva dimenticato la Grecia.
Matteo rimase un istante pensieroso, poi salt in piedi. Appena compio diciott'anni vado laggi. Voglio vedere un pezzo di Grecia in India...
Frena! Di quel mondo non troveresti traccia. La storia ha voltato pagina pi volte, da quelle parti.
Matteo era deluso, ma come padre, Marco sapeva di dover mettere in guardia il figlio dal fantasticare troppo, per evitare delusioni brucianti. Allo stesso tempo rispettava l'idealismo di un'et che ha bisogno di sperare.
Il suo sguardo torn alle pagine dell'Enciclopedia, alla perfezione dei ritratti, tentativo di uno sconosciuto artista di far comunicare Occidente e Oriente.
Il volume dell'Enciclopedia era poi rimasto aperto su quella doppia pagina illustrata mentre nella stanza accanto Matteo, accesa la TV, si sintonizzava sul Discovery Channel.
Simona s'avvicin al marito che ancora contemplava l'espressione dei Buddha dagli occhi di Apollo. Silenziosa, sedette accanto a lui e gli poggi la testa sulla spalla. Non fantasticava, lei, e i suoi pensieri trovarono presto una conclusione pratica. Quante sono, secondo l'inglese, le statue in fondo al mare?
Dodici, sembra. Valgono almeno due milioni di dollari. Ha interpellato un esperto del Getty Museum, a Los Angeles.
Una bella cifra!
Senza dubbio. E il baronetto asserisce di avere i titoli di propriet.
Gli manca solo la mappa del tesoro.
Non  uno sprovveduto. Sembra il coreografo di un musical di Manu Chao, ma si  laureato a Oxford, a pieni voti e magna cum laude.
Se n' vantato lui?
No, lo scrive Jennifer nella lettera di presentazione.
Allora la preziosa mappa...
No, non esiste. S' dato da fare per anni, frugando tra le carte del bisnonno e consultando gli archivi dei Lloyd's, dove ovviamente si conserva un dossier sul naufragio
dell'Elizabeth. Ha ritrovato anche gli incartamenti della capitaneria di porto di Aden. Quando gli inglesi se ne andarono lasciarono agli yemeniti gli edifici della loro base, ma si portarono via le scartoffie.
Possono rivelare qualcosa di sicuro?
Mah... lui ritiene di aver identificato con buona approssimazione l'area dov' avvenuto il naufragio. Il suo punto di riferimento  l'isoletta dove vennero ritrovate le scialuppe.
Mentre parlava, Marco si alz, prese dallo scaffale un atlante e cerc una tavola dedicata al Mar Rosso meridionale. Concentr la sua attenzione sulle macchie rosso-brune sparse nell'uniforme colore azzurro di quel tratto di mare chiuso tra le estremit di due continenti e le indic alla moglie.
Ecco... A suo avviso il relitto si trova tra Africa e Arabia, ai margini di questo arcipelago, le Dahlak.
Isole eritree, secondo l'atlante.
Hanno cambiato padrone cento volte... Prima sono state dell'impero ottomano, poi etiopi e successivamente italiane, come parte delle nostre colonie dell'Africa orientale.
Sono tante!
S, trentadue isole maggiori e un centinaio di minori... Bench prive di risorse e deserte, sono sempre state contese. Dopo la nostra sconfitta nella Seconda guerra mondiale sono state assegnate all'Etiopia. Ma in seguito a interminabili lotte locali sono passate all'Eritrea.
Il suo dito si era mosso sulla mappa sino a fermarsi su un'isola.
Dur-Fidalh... Qui, secondo l'inglese, furono ritrovate le imbarcazioni di salvataggio della nave finita a picco.
Il relitto sarebbe quindi da quelle parti.
Da quelle parti potrebbe significare una differenza di un miglio come di cento. In balia a venti e correnti, le scialuppe potrebbero aver derivato parecchio.
Se la causa del naufragio  stata la collisione con un reef corallino, la sua carcassa dovrebbe essere a bassa profondit e ben visibile.
Marco sorrise. Stai rubandomi i segreti del mestiere.
Simona gli rivolse uno sguardo ironico. Vuoi tornare al tema? O l'hai esaurito?
In verit sono perplesso. La faccenda  senza dubbio affascinante...
Ma?
Ma non so come si potrebbe affrontare un'impresa del genere. La zona  a dir poco difficile, ai margini della penisola arabica. Paesi in ebollizione, tensioni contro gli stranieri, con ovvie complicazioni militari e politiche.
Malgrado tutto questo, partire alla ricerca di quel tesoro non ti dispiacerebbe.
Come mi conosci, amore mio!

E-mail tra Pisa e Wormington - L'indomani.
Da: Marco Arnei [m.arneidiparchmar@pisa.com]
A: Sarah Morasky
Inviato: Marted 12 agosto 1998 16,43 Oggetto: Una fortuna in fondo al mare (?)
Fammi sapere quanto ti tratterrai al corso del Nautical Institute e cerca di organizzare una sosta in Italia nel volo di rientro dagli USA.
Marco
From: Sarah Morasky [s.morasky.arch.inst@wormington.com]
To: Marco Arnei
Sent: Tuesday, August 12, 1998 6,01 PM Subject: R: Una fortuna in fondo al mare (??)
Mi fa piacere saperti vivo dopo tre mesi di silenzio. Il corso con Henry  terminato, ma durante il campus estivo si susseguono incontri interessanti. Rientrer fra dieci giorni, con biglietto chiuso, volo diretto per Tel Aviv. Non sperare che getti al vento ottocento dollari e ne spenda almeno
milleduecento per un nuovo biglietto. Ho il sospetto che tu stia covando qualcosa. Se  questione di lavoro l'interessato (chi ?) potrebbe assumersi la spesa per il mio cambio di biglietto? Fammi sapere.
Sarah
Da: Marco Arnei [m.arneidiparchmar@pisa.com]
A: Sarah Morasky
Inviato: Marted 12 agosto 1998 18,14 Oggetto: R: Una fortuna in fondo al mare (???)
Nessun datore di lavoro all'orizzonte, nessuna ipotesi di rimborso. Non ci resta che darci appuntamento al Simposio internazionale di archeologia marittima di Venezia, dove sembra che saremo invitati tutti e due. Se cos fosse, a fine settembre potremo parlare di quanto mi propone il presunto erede di una grossa fortuna persa in fondo al mare.
Marco
From: Sarah Morasky [s.morasky.arch.inst@wormington.com]
To: Marco Arnei
Sent: Tuesday, August 12, 1998 6,20 PM Subject: R: Una fortuna in fondo al mare (????)
Perch "presunto"?
Sarah
Da: Marco Arnei [m.arneidiparchmar@pisa.com]
A: Sarah Morasky
Inviato: Marted 12 agosto 1998 18,25 Oggetto: R: Una fortuna in fondo al mare (?????)
Presunto perch l'ipotetica fortuna giacerebbe in un punto indeterminato del Mar Rosso meridionale, a profondit variabile tra i dieci e i trecento metri, ovvero tra le quote minime e massime di quel mare. Considerata la vaghezza dei dati e la pericolosit della zona, ti autorizzo a superare brividi di paura e a fantasticare avventurose ricerche da svolgere insieme. Questo ti permetter di circolare per gli austeri corridoi del Nautical Institute con T-shirt decorata di numerosi punti interrogativi.
Arrivederci a Venezia, salutami Henry e i tardi epigoni di Philip Glass.
Marco

Tra Londra e Venezia - Tre mesi dopo.
Il baronetto Edward Hollery jr aveva bussato a varie porte, muovendosi sempre con attenzione nel contattare le istituzioni. Accennava al suo progetto senza entrare nei dettagli, nel timore che l'interesse economico della vicenda provocasse iniziative di enti statali, con la conseguente vaporizzazione dell'assegno a sei zeri promesso da un generoso e poco scrupoloso acquirente.
Nel batter cassa aveva rinunciato al suo abbigliamento eccentrico, abbassandosi all'umiliazione di indossare un sobrio spezzato con cravatta regimental. In cerca di sponsor, negli uffici di importanti multinazionali aveva invano magnificato l'eco che nel mondo avrebbe avuto un ritrovamento archeologico di cos straordinario rilievo. E invano aveva offerto lo stesso scoop a testate giornalistiche e reti TV, ipotizzando il successo spettacolare e culturale d'una spedizione d'archeosub in acque africane.
Quelle acque confinavano purtroppo con un mondo arabo in ebollizione e tensione; e cos alla diffidenza dei suoi interlocutori s'aggiungeva il timore di complicazioni politiche.
Da un volo della British al Marco Polo di Venezia era quindi giunto piuttosto scoraggiato. E sul vaporetto della linea per Rialto, San Marco, isola di San Giorgio, dov'era in corso il Simposio internazionale di archeologia marittima, stava cercando di trovare le parole giuste per mettere al corrente dei suoi infruttuosi contatti il professor Arnei. L'incontr come previsto durante una pausa; l'atmosfera conviviale l'aiut a dimenticare l'imbarazzo nel dover riferire l'esito negativo dei suoi contatti.
Senza esitazioni aveva accettato la proposta di condividere il segreto con la collega del professor Arnei. Cos, a sapere dell'Elizabeth e del suo prezioso carico c'era anche la ricercatrice Sarah Morasky, "l'altra met" del team famoso per tante audaci imprese affrontate e risolte ben oltre i limiti nei quali normalmente operano le quipe di ricerca archeologica subacquea.
Sarah nemmeno per il convegno aveva rinunciato alle sue T-shirt e circolava tra i cattedratici in doppiopetto esibendone una di un severo blu scuro, con la stampigliatura della Dichiarazione UNESCO sul diritto di ricerca nei mari del mondo. Dichiar subito quanto l'aveva interessata conoscere la vicenda dell'Elizabeth, abbandonando la sua ben nota imperturbabilit. Spalancando incuriosita i suoi occhi grigio cenere ed esplodendo in un entusiastico Godsedank!, esternazione di entusiasmo in yiddish (la lingua materna che emergeva nei momenti d'emozione), Sarah aveva riportato Edward ai giusti livelli di ottimismo.
Sono lieto che anche lei consideri d'eccezionale importanza l'ipotesi... ehm... l'ipotesi di ritrovare quel relitto e il suo carico.
Marco osservava e ascoltava. Non aveva voluto anticipare troppi dettagli all'amica, per registrare la sua reazione. E come immaginava, dopo un moto di sorpresa e di interesse, Sarah si era affrettata a gettare acqua sul fuoco, sottoponendo l'inglese a un martellante interrogatorio, e subito dopo aveva steso sul progetto di ricerca un velo mimetico di prudenza.
Senza dubbio quanto lei mi racconta  molto, molto interessante... Resta il fatto che si tratta di un'ipotesi. Di un possibile ritrovamento, come lei stesso dice.
Ritengo che tutti i vostri ritrovamenti in mare siano nati da ipotesi, non da certezze. E che abbiano richiesto ricerche lunghe, faticose, dall'esito incerto. O sbaglio?
La domanda, riflett Marco divertito, sembrava fatta apposta per evocare in Sarah il ricordo dei suoi primi incarichi, quand'era ancora una giovane insegnante nei campi estivi di ricerca per neodiplomati dell'Istituto di archeologia, che venivano messi alla prova nelle acque di Haifa.
S, ha ragione: ogni ricerca  un'incognita. Tuttavia altri fattori debbono considerarsi certi, quando un'quipe di professionisti d inizio a un'operazione complessa come lo studio di un relitto e il recupero di un carico.
Sarah si riferisce al fattore economico, ai costi di una spedizione dai contorni vaghi si inser Marco. Per non dire dell'aspetto burocratico, vale a dire permessi e accordi con il governo del paese ospitante. Le autorit locali spesso si dimostrano pi ostili che collaborative, specialmente nell'area da lei indicata.
Nell'aristocratico Edward la fiducia nel progetto veniva messa ancora una volta alla prova; anche per questo scelse una risposta del tutto sincera.
In effetti le incognite sono molte. Non conosciamo esattamente il luogo del naufragio e abbiamo la poco consolante certezza che si trova in un'area ostile a noi occidentali. Per di pi non ci sono soldi. Come ho gi confessato al professor Arnei, sulla fattibilit del progetto ho registrato un coro di risposte negative.
Tacque un istante e trangugi quanto restava nella tazzina d'un espresso offerto da una sorridente hostess durante il coffee break.
I suoi dubbi, dottoressa... ehm... sono pi che legittimi. Comunque sono contento di averle esposto i punti salienti di un mistero del mare dai contorni confusi ma spero anche per lei seducenti.
Nel concludere gli era affiorata una piega delle labbra interpretabile come un sorriso.
Io insister. Continuer a cercare fondi per recuperare quel carico. E poi troveremo una formula per associarci e dare inizio alle operazioni. Ne sono certo.
Io meno, e di questo mi rammarico disse Marco, stringendo la mano ossuta del baronetto.
Sarah, per carattere poco espansiva, si sent in colpa per avere raggelato forse troppo in fretta l'entusiasmo di una persona venuta sino a Venezia per incontrarli.
In bocca al lupo gli augur. Resistendo alla tentazione di abbracciarlo, si limit a stringergli entrambe le mani. Spero anch'io di rivederla. Un progetto di ricerca come questo non deve finire nel nulla aggiunse. Poi, rientrando nell'emiciclo dov'erano ripresi i lavori, si accost al compagno di tante imprese. So benissimo che tu coltivi la stessa speranza; la prova  il messaggio che mi hai inviato in agosto a Wormington. E non avresti fatto arrivare sin qui quel malinconico gentleman solo per scommettere sulla mia reazione negativa.
Marco Arnei, Sarah Morasky e Edward Hollery si sarebbero rivisti. Ma non cos presto come tutti e tre, esplicitamente o in cuor proprio, si erano augurati quel giorno a Venezia.
Sarebbero trascorsi quasi due anni. Nel '99 e nel 2000 i due oceanauti avrebbero portato a termine, finanziati da un miliardario neozelandese, la lunga e difficile Missione Hatutu nel Sud Pacifico alla ricerca del gigantesco essere marino che la scienza chiama architeuthis. Sarebbero tornati a successo ottenuto, guadagnando, oltre al compenso pattuito, un premio molto superiore alle loro aspettative.
Siamo ricchi! aveva detto ridendo Sarah.
Marco, inclinando la testa da un lato, s'era limitato a un sorriso sornione.
S, siamo ricchi. E allora... be', potremmo organizzare una bella missione in Mar Rosso con quel giovane inglese che ci ha parlato di un bisnonno razziatore e di una nave colata a picco. Potremmo rimetterci in contatto con lui. Ammesso che non sia finito in galera per droga...
 raro che capiti, in Inghilterra. Specialmente con il rampollo d'una nobile famiglia. Se lo contatti vedrai che
lo vedremo spuntare in meno di quarantott'ore.

Si chin accanto all'uomo che aveva tenuto fermo il montone nel momento del sacrificio. Dalla pianta dei piedi al volto era macchiato di sangue. Dimmi, tu che ascolti tante voci. Qual  la copertura ufficiale della spedizione straniera sbarcata alle Dahlak? Ufficialmente  una missione archeologica.
A lui venne da ridere: quale traccia del passato si poteva cercare in quelle desolate isole Dahlak?
L'altro continu: Non cercano in terra, ma in mare, dove si dice giacciano statue d'oro che vengono dall'india. Un mio uomo con occhi e orecchie ben aperti dice che quella gente il tesoro l'ha gi trovato.

La Spezia - Gennaio 2002.
I palombari, accanto ai loro complicati e pesanti scafandri, fissavano Marco e Sarah con sorrisi timidi resi ancor pi incerti dal velo di tristezza che affiorava nei loro sguardi.
"Invece dovrebbero schiattare di gioia" si disse Marco. Erano dei vincitori, uomini di estremo coraggio, ammirati in mezzo mondo. Addirittura mitizzati, nella loro citt d'origine, Viareggio.
L'ingegner Realatti, direttore e proprietario dell'AIS, Attrezzature Immersione in Scafandro e direttore della Sezione sperimentale di profondit, indic i quattro palombari con un gesto confidenziale. Questi maturi giovanotti, facendosi calare nelle gelide acque dell'Atlantico dalla loro base mobile, l'Artiglio, hanno portato a galla cinque tonnellate d'oro in lingotti e sterline. Ci sono riusciti entrando nelle stive del piroscafo Egypt affondato con il suo prezioso carico al largo della Bretagna a seguito di una collisione nella nebbia.
Non riesco a capire come abbiano potuto penetrare all'interno di una nave affondata indossando attrezzature di quell'ingombro e di quel peso mormor Sarah.
Marco le rispose prima del padrone di casa. Sei l'ennesima conferma che in molte scuole di lingua inglese, incluso quella dove tu hai studiato, in Israele, si evita di raccontare eventi e vicende estranei al mondo anglosassone. Anche nei corsi superiori di specializzazione nulla vi hanno detto dei palombari dell'Artiglio che si sono aperti la strada con la dinamite. Eppure  stato un evento memorabile!
Demolivano l'Egypt pezzo per pezzo precis l'ingegner Realatti. Dopo ogni esplosione interveniva la benna manovrata dalla superficie, toglieva di mezzo i rottami e loro proseguivano la lenta avanzata verso il carico d'oro. Fatica immensa e rischio elevatissimo.
Sarah ricambi il sorriso dei quattro e not, ai lati della bocca del pi giovane, una piega amara. Difficile non notarla in quel volto sereno, in armonia con un corpo che sprigionava energia e vitalit.
Impresa lunga e drammatica riprese l'ingegnere. Durava gi da tempo quando i marinai del porto di Quiberon, in Bretagna, dov'era la base dell'Artiglio, rivolsero agli italiani una richiesta.
S'avvicin a un grande disegno appeso alla parete del magazzino trasformato in museo.
Chiesero ai palombari se prima di tornare in Italia riuscivano a demolire quanto restava d'un vecchio cargo colato a picco nei pressi della costa. La carcassa infatti disturbava le manovre di entrata e uscita dal porto. Come rifiutare questa collaborazione a gente che da un anno dimostrava un'amicizia fraterna? L'Artiglio rispose di s, i suoi ragazzi si calarono sul fondo, piazzarono una carica... il seguito lei lo conosce bene, professor Arnei.
Ricordo il dubbio mai chiarito se gli uomini fossero stati informati che la nave da demolire, affondata al tempo del primo conflitto mondiale, era adibita al trasporto di carichi esplosivi.
L'ingegnere indic il disegno alle sue spalle. Un illustratore del tempo sintetizz la tragedia con questo disegno ingenuo ma efficace: il momento in cui i palombari, nell'adempiere al loro compito, provocarono lo scoppio di tutto il carico di munizioni rimasto nel relitto. La deflagrazione apr un cratere liquido, creando un'onda mista a lingue di fuoco con una forza d'urto che disintegr non solo l'Egypt, ma anche l'Artiglio.
Nella gigantografia in bianco e nero sul fondo, i palombari ritratti apparivano sereni, quasi volessero rassicurare i presenti di non aver avuto il tempo di accorgersi che stavano per morire.
Un uomo dal volto solcato da rughe profonde e col berretto di lana fece strada guidando Marco e Sarah nell'edificio accanto al magazzino-museo. Era la sala di collaudo delle nuove attrezzature d'immersione ideate e costruite dal team dell'ingegner Realatti. Nel passato il vanto dell'impresa era stato il primo scafandro rigido usato per la grande profondit. Un prodigio, per quel tempo, in dotazione ai palombari dell'Artiglio.
La Realatti continuava a ideare e produrre efficienti attrezzature per immersioni profonde, alta tecnologia apprezzata da imprese civili e da numerose Marine militari, in particolare quella italiana, con cui la collaborazione era stata importante soprattutto durante le due guerre mondiali. E spiegava perch l'uomo col berretto di lana, l'ex sommozzatore militare Junio Valerio Manunzi detto Juv, conoscesse da tempo l'ingegnere.
Era stato lui a suggerire ai vecchi amici Marco Arnei e Sarah Morasky l'uso di scafandri particolari per l'impresa da intraprendere. Li aveva presentati ai dirigenti e guidati ai laboratori dell'Als, dov'era di casa. Anni prima, quand'era responsabile tecnico del reparto incursori della Marina, aveva lavorato allo studio e ai collaudi di nuove attrezzature per rendere possibili operazioni particolarmente difficili. Con scafandri speciali per l'alta profondit dell'AIS lui stesso aveva compiuto operazioni di sabotaggio e antisabotaggio subacqueo.
Un'embolia, con conseguente paralisi della gamba destra, lo aveva costretto a lasciare la Marina. Datava da allora la sua collaborazione con gli archeosub Arnei e Morasky.
Per la nuova spedizione Juv prevedeva problemi. Non lo impensierivano i due amici archeosub, tecnicamente esperti e fisicamente preparati. Era invece un punto interrogativo il socio inglese. Fortunatamente quello strambo individuo non si sarebbe immerso, come s'era affrettato a precisare.
Juv aveva pensato alle attrezzature Realatti. Riteneva perfette le innovazioni delle rivoluzionarie scafandrature, ideali per risolvere i problemi di immersione in un relitto rimasto un secolo e mezzo a marcire in un mare tropicale.
La risposta dell'ingegnere ricordava vagamente i romanzeschi dialoghi tra Q, il tecnico dei Servizi segreti britannici, e l'agente 007 sui sorprendenti marchingegni tecnologici di cui James Bond veniva dotato prima di ogni missione.
Cercare qualcosa all'interno del relitto di una nave in ferro colata a picco da molto tempo significa prevedere immersioni tra lame e sporgenze, vere tagliole da superare per raggiungere un locale situato nelle profondit di una stiva.  necessaria una vera e propria corazza... ma  anche indispensabile disporre della massima libert di movimento. Contraddizione risolvibile, secondo Realatti. Posso fornire qualcosa di perfettamente adatto.
A quel punto il suo consiglio sembr evocare non pi il letterario Q, ma l'atelier di un sarto famoso, interpellato per tagliare su misura un doppiopetto da sera. Si trattava di una muta corazzata ma duttile, resistente anche a contatto con corpi taglienti o seghettati.
La prova era gi stata superata da Juv, che entusiasta del risultato s'era assunto l'incarico di convincere gli amici all'impiego delle nuove attrezzature; offrendosi di seguire, passo dopo passo, la loro preparazione.
Al centro collaudi dell'AIS, i corsi erano intensi ma brevi. I due neofiti vi si adattarono con umilt e seguirono le lezioni che sul piano teorico li introducevano nel mitico mondo dei palombari e li guidavano alla conoscenza d'una tecnologia rivoluzionaria.
Una schermata video con un'animazione precisa e un manichino equipaggiato avevano consentito paragoni coi desueti scafandri di un tempo, molto pi imponenti e pesanti, il cui equilibrio subacqueo era basato su scarponi dalla suola in piombo di cinque chili e un casco in bronzo non meno pesante, a chiusura totale, munito solo di una piccola finestra troppo spesso soggetta ad appannarsi. Quando il mio vecchio amico Juv m'ha contattato parlandomi della vostra prossima impresa aveva detto Realatti ha precisato che non dovrete immergervi a profondit abissali a bordo di un minisub, ma che vi attende un duro lavoro subacqueo a corpo libero. Per questo ho pensato di consigliarvi un salto indietro nel tempo e molto avanti nel futuro.
Ovvero riportarvi all'epoca gloriosa delle teste di bronzo e contemporaneamente offrirvi la sensazione di essere attori in un film di fantascienza, muniti di attrezzature da astronauti scherz Juv.
Non esageriamo; ma certo sino a oggi era impensabile scendere sino a cento metri, operare come palombari ma con indosso meno d'una decina di chili, inclusa la zavorra. Massima elasticit, totale sicurezza.
La novit maggiore riguardava gli eterni problemi per chi va sott'acqua: la respirazione e il pericolo di embolie e paralisi.
La soluzione  nel nostro impianto computerizzato. Compone una miscela con nitrox, gas neutri e una calibrata quantit di ossigeno, e consente una respirazione senza pericolo da zero a cento metri.
Ed elimina i subdoli pericoli della decompressione.
Ai duetti intonati da Realatti e da Juv per fornire informazioni, dati e consigli, e interrotti pi volte dalle domande di Marco e Sarah, seguirono le prove di respirazione in camera iperbarica e le misure per la vestizione si conclusero solo a tarda sera, con un'immersione nella vasca sperimentale.
Una scogliera scende sino a quaranta metri proprio nel mare di fronte ai nostri laboratori. Laggi giace da decine d'anni quella che abbiamo definito la vera sala prove.
Si trattava di un relitto che Marco e Sarah raggiunsero per verificare quanto la nuova attrezzatura prometteva. Per cominciare si mossero sul fondo camminando, restando verticali come i palombari, e subito dopo pinneggiando, il corpo in orizzontale.
In Marco all'emozione della novit non tard a sommarsi l'immancabile reazione da archeosub appassionato. Una reazione che si ripeteva sempre al momento di penetrare nel corpo di una nave morta, anche se si trattava di "una carcassa senza storia", come aveva bofonchiato Juv. Ma non c'era nave senza storia, pens Marco infilandosi in uno squarcio nella fiancata dello scafo.
Accese la torcia. Sarah accanto a lui fece altrettanto.
Ombre senza contorni si disegnarono attorno ai fasci di luce accesi nel pulviscolo infuocato della ruggine sollevata dai loro movimenti.
Affior in Marco l'altra considerazione che ripeteva sin dalla sua prima immersione. La nave colando a picco muore. Ma la ruggine la colora e la riveste a festa. E abbellendola, lentamente la divora.
I pensieri di Sarah erano pi pratici. Poter varcare facilmente lo squarcio era un importante vantaggio del nuovo scafandro rispetto ai modelli del passato. Al palombaro di una volta, con la sua corazza rigida, era concesso muoversi quasi solamente in verticale per salire e scendere. Lei e Marco, protetti da uno scudo solidissimo ma sottile, potevano invece muoversi come se fossero a corpo libero, anche grazie a un'altra particolarit di quell'attrezzatura. Sull'avambraccio sinistro dello scafandro c'era un display con varie funzioni; premendo uno dei pulsanti, dalla pianta dei piedi usciva e s'allargava a mezzaluna una pinna sottile per consentire di avanzare nuotando da sommozzatore. Due tecniche che Marco e Sarah alternarono addentrandosi tra le paratie interne del vecchio piroscafo.
Scelto volutamente un percorso tortuoso, raggiunsero la sala macchine, risalendo poi lungo ambienti angusti e contorti sino alle cabine dell'equipaggio. Dietro di loro si snodava, dal caicco fino al pontone in superficie, il condotto dell'aria e delle comunicazioni. Apparentemente la manichetta non appariva diversa da quella dei palombari di un tempo; ma se il lungo tubo di cui si servivano rischiava di incastrarsi o addirittura di venire reciso da corpi metallici taglienti, questo non correva lo stesso pericolo. Di diametro minimo, fuso nel leggerissimo componente plastico usato nelle stazioni spaziali, era immune da ogni possibile danneggiamento, e un particolare rivestimento ergonomico gli impediva di impigliarsi in ostacoli o di aggrovigliarsi.
Per di pi era doppio. Un canale portava la miscela da respirare mentre un secondo aspirava dal casco l'aria viziata.
Procediamo verso l'interno.
Nessun problema? La voce di Juv li seguiva costantemente.
Nessuno.
Allora passate alla prima prova.
Erano entrati nel vasto ambiente della stiva. Al tocco di un altro pulsante entr in azione sotto la pianta dei piedi una ventosa pneumatica di grande potenza, malgrado le dimensioni minuscole. Si affrettarono a provarla camminando sulle pareti e sulla copertura della stiva.
Fantastico! Sono perfettamente fissata a questa lamiera verticale. Resto in equilibrio e ho le mani libere disse Sarah eccitata.
Ruot il raggio della torcia e inquadr Marco, che aveva i piedi incollati a una travatura del ponte superiore. Stava allungando una mano per accarezzare, senza riuscirci, un'imponente aragosta immobile tra due lamiere.
Se non sapessi che ormai nel nostro mare sono sempre pi rare, la porterei in superficie per...
Professore! l'interruppe una voce dalla superficie. Se emerge con un'aragosta in mano, la sua popolarit lungo la costa tirrenica caler di molto.
Lo so, lo so... E infatti ho respinto la tentazione borbott Marco. "Se per ordino un'aragosta al ristorante nessuno s'indigna" pens.

Londra, Downing Street, 10 - Negli stessi giorni.
La prima reazione dell'attempato tommy di guardia in quella strada di Londra, divisa blu perfettamente stirata, mantellina impermeabile, era stata uno scambio di sguardi con i colleghi in borghese, in piedi accanto a una camionetta con alcuni uomini del SAS.
Poi si era diretto verso l'individuo che stava puntando senza esitare in direzione del portantino di legno laccato che portava al domicilio del premier britannico in carica.
Pioveva forte e l'uomo indossava un impermeabile di plastica gialla quasi fosforescente, il capo protetto da un cappello a larghe tese di identico colore. La montatura violetta degli occhiali contribu a insospettire il diffidente guardiano. N lo rassicur l'affermazione tranquilla dello sconosciuto. Il mio appuntamento con il primo ministro  fra cinque minuti esatti... Non vorrei far tardi.
A pochi metri di distanza, i due del SAS avevano portato la mano all'arma sotto la giacca, e altrettanto fecero i colleghi della camionetta non appena lo strano personaggio estrasse qualcosa dall'impermeabile. L'allarme rientr solo quando l'oggetto risult essere un voluminoso portafoglio di pelle rossa, dal quale il visitatore estrasse un biglietto da visita che lo identificava come sir Edward Hollery.
La mano sinistra pescava intanto nell'altra tasca.
Si tratta di un volumetto di storia dell'arte orientale precis sorridendo. Non di una bomba.
Seppure forzatamente, il poliziotto ricambi il sorriso. Il controllo con la squadra interna all'abitazione del primo ministro, eseguito con la trasmittente applicata al bavero della mantella, aveva confermato quanto quello strano tipo sosteneva: Tony Blair lo attendeva. Quella mattina, a quell'ora.
Nel portarsi le mani alla visiera in un rispettoso saluto, il tommy trov conferma al dubbio cresciuto in cuor suo negli ultimi tempi. Inutilmente aveva votato laburista. Il primo ministro, leader della sinistra, sembrava preferire nobili, miliardari eccentrici, cantanti e provocanti dive a minatori in sciopero o portuali disoccupati.
Altri tempi, altra Inghilterra.
In realt l'uomo dall'impermeabile chiassoso non era un cantante. E l'Inghilterra in molte cose era rimasta fedele a certe tradizioni. In questo caso l'amicizia che unisce, spesso per la vita, chi ha frequentato la stessa universit.
Il nobile cadetto Edward era stato uno dei compagni di studi, sbornie e scherzi goliardici dello studente Tony. Il loro gruppo, brillante negli studi diurni e allegro nelle ore notturne, s'era inevitabilmente sciolto quando ognuno dei suoi membri aveva preso la propria strada. Qualcuno aveva avuto fortuna e successo, altri avevano vissuto momenti difficili e s'erano trovati nella necessit di chiedere aiuto a un compagno di studi al Fettes College di Edimburgo e poi alla facolt di legge a Oxford: quel Tony divenuto di anno in anno pi importante nel mondo politico, senza mai dimenticare gli anni ruggenti e il legame che lo univa ai soci della banda rock Ugly Rumors.
Preferisci una tazza di t, un caff oppure un cappuccino? Per me un cappuccino... Ormai  un vizio, da quando passo le mie vacanze in Italia disse il premier.
Accetto il cappuccino perch debbo abituarmi. Dovr trascorrere un lungo periodo di tempo con un gruppo di italiani. Siamo associati in una certa impresa... ehm... e appunto per questo sono venuto a sottrarti una decina di minuti.
Non mi dire che anche tu vuoi essere presentato alla borghesia industriale di Milano per realizzare un grande progetto...
No, stai tranquillo, niente affari. Tu mi conosci, anche se da qualche anno abbiamo allentato i nostri contatti. Temo persino di aver votato contro di te, in qualche occasione.
Perfetto! Allora sei nella posizione di chiedermi anche la luna. A uno sguardo all'orologio segu un invito sorridente ma imperativo. Dimmi tutto, Eddie.
Ci fu un istante di silenzio, l'ospite poggi sul tavolino il piccolo dizionario di storia dell'arte orientale e lo apr.
Guarda la riproduzione di questa splendida statua. Un'opera in stile Gandhara. Tu hai, ne sono certo, un'idea di quel fenomeno storico e culturale sviluppatosi in una regione sperduta nel nord del Pakistan...
Fingendo entrambi di non vedere la spia rossa accesa, spenta e riaccesa sul telefono, Edward nel successivo quarto d'ora parl speditamente. Senza interrompersi con una pioggia di "ehm" illustr il progetto elaborato per cercare i resti dell'Elizabeth e recuperare le statue da pi di cent'anni sepolte nella sua stiva. Tesoro archeologico che lo avrebbe arricchito, anche se a trarne maggior vantaggio sarebbe stato il patrimonio artistico del mondo.
Blair lo ascoltava con attenzione, anche perch il baronetto, contrariamente alle sue abitudini, aveva rinunciato alla vocazione di esprimersi con enfasi retorica. S'era attenuto ai fatti, ai documenti, al valore artistico ed economico del tesoro da recuperare. Quando lo vide prendere fiato, alz le mani in segno di resa.
Vecchio mio, questa storia  affascinante. Temo per di poter fare poco o nulla per te. Se per un'ipotesi del tutto fantascientifica io chiedessi al primo lord dell'Ammiragliato
di inviare in quel mare una squadra navale con l'incarico di cercare un relitto di un secolo fa, puoi immaginare come reagirebbe, e soprattutto quanto strepiterebbero arabi, africani, americani, israeliani...
Non solo non ho bisogno di navi, caro Tony, ma nemmeno di finanziamenti pubblici. Con due archeologi, uno dell'Universit di Pisa, l'altra di Haifa, miei soci nella ricerca dell'Elizabeth e del suo tesoro, abbiamo studiato e risolto sia i problemi tecnici di ricerca sia quelli economici. Un tuo intervento  importante... in altro campo.
Ovvero?
Ovvero sul piano diplomatico, per aiutarci a trovare con gli eritrei un accordo indispensabile per svolgere ricerche nelle loro acque. Potremmo cedere una delle statue al loro Museo nazionale. Oppure...
Al premier fu subito chiaro sino a che punto quell'aiuto fosse indispensabile. E prima dello scadere degli ultimi cinque minuti riservati al colloquio formul una proposta e pronunci una promessa. Rassicurante ma inevitabilmente condizionata. Agir nei limiti del possibile, Eddie. Per non posso garantirti nulla. Tu sai quanto delicati siano i rapporti con le autorit africane, anche a livello diplomatico. Comunque, ti prometto di fare il possibile.
Accompagn l'amico sino all'uscio e l'aiut a infilarsi l'impermeabile.
Magnifico! Questa tonalit di giallo riduce al minimo il rischio d'investimento, attraversando la strada.
Ridendo si strinsero la mano. Da una stanza non lontana giunsero gli strilli allegri di un bambino. Il padrone di casa s'illumin nello smagliante sorriso che tanto aveva contribuito a fargli vincere per due volte le elezioni e punt un dito sul baronetto.
E tu quando ti decidi a metter su famiglia? So che godi la simpatia di una delle mie pi affascinanti assistenti.
S, e debbo confessarti che mi ha aiutato molto a ottenere questo colloquio.
Lo sapevo, lo sapevo... Sei sempre lo stesso. Non ho dimenticato come, con manovre analoghe, riuscivi sempre a portare dalla tua parte non solo le compagne pi appetitose, ma perfino i professori pi arcigni.

Casa Arnei, Marina di Pisa - L'indomani.
Ci siamo tutti, possiamo procedere.
Approfittate delle tartine al pt prima che mio marito le mangi tutte. E attingete senza timore al Sauvignon bianco; nel frigo ne restano ancora quattro bottiglie.
Inizia una nuova era, finalmente bofonchi una voce. Non ne potevo pi di lavorare con voi nutrito a panini al tonno e birra. I neozelandesi sono gentili, ma la monotonia della loro tavola  esasperante.
Juv era di buonumore. Le prove tecniche erano andate bene. Adesso toccava a Marco. In ossequio gerarchico, Juv
lo chiam "capospedizione", titolo mutato in "capostazione" da Gug, il piccolo di famiglia. Gi da tempo era a letto; fra poco lo avrebbe seguito anche Matteo, considerato comunque gi sufficientemente grande da essere presentato ai due ospiti d'onore seduti accanto a Sarah (che sfoggiava un'elegante T-shirt con la scritta CASH FROM CHAOS):
il famoso oceanografo Federico De Strobel in giacca e cravatta e sir Edward Hollery, appena giunto da Londra in un sorprendente completo grigio, con una sola nota eccentrica: una maglietta d'un verde fluorescente al posto della camicia.
Stiamo per vivere un'esperienza importante per due motivi inizi Marco. Innanzitutto nell'impresa che ci prepariamo a intraprendere non avremo padroni, non avremo sponsor, n magnati n fondazioni n ministeri a condizionarci. Non dipenderemo da nessuno. Sarah e io con il novanta per cento e Juv con il dieci affronteremo le spese della spedizione investendo i compensi ricevuti da sir William nell'avventura con 'architeuthis. Nostro socio  l'amico che ci prega di ignorare i suoi nobili titoli, e che d'ora in avanti chiameremo solo Eddie. Con lui abbiamo concordato una cifra per il rimborso di quanto avremo investito in capitali e lavoro e che lui ci verser con il ricavato di ci che porteremo a galla. Alla riunione di oggi  presente l'ingegner Realatti perch dalla nostra avventura spera di trarre notoriet per la sua societ, quindi ci mette a disposizione il materiale tecnico per le immersioni e il recupero di quello che troveremo nel relitto dell'Elizabeth.
Nella pausa s'intromise la voce profonda di Juv.
E riguardo ai permessi?
Eddie ci porta buone notizie... Marco guard l'inglese e gli strinse il braccio sorridendo. Una sorpresa pari alla telefonata di due settimane fa per l'accordo con il Consorzio dei musei europei di archeologia.
Chiamato in causa, il baronetto si tolse le mani di tasca, dov'erano ostinatamente rimaste fino ad allora, prese un bicchiere, lo port alle labbra e lo vuot d'un sorso. Poi, in un italiano che sorprese tutti, cominci a parlare senza fissare lo sguardo su nessuno in particolare, quasi preferisse concentrarlo sul bicchiere dove la padrona di casa stava versando altro Sauvignon.
Un primo accordo con i militari eritrei che comandano laggi  stato finalmente controfirmato ieri. Era l'anello mancante dell'operazione. Per saldarlo ho ottenuto un intervento diretto del mio paese a livello governativo...
La soddisfazione per l'accordo raggiunto era stata ovviamente condivisa dai due archeologi. Per nessuna ragione al mondo Marco e Sarah avrebbero accettato di partecipare al recupero di beni sepolti in mare se l'operazione non fosse stata in regola con le convenzioni dell'UNESCO sul patrimonio artistico e le leggi del governo interessato.
Ti prego, Eddie, riassumi i termini degli accordi...
Dimenticata la compostezza iniziale e abbandonandosi al suo innato impulso di recitare, l'inglese pos il bicchiere vuoto, balz di fronte a Realatti, sprofond in un ampolloso inchino ed estrasse di tasca due fogli dattiloscritti. Onoro queste preziose carte portate da Londra con un doveroso salamelecco.
Altro inchino, poi inforc un paio d'occhiali minuscoli.
Sono qui riassunti i protocolli che ho potuto concordare con i competenti uffici di Sua Maest Britannica. Sembra che noi si goda ancora di un certo peso nel mondo, anche se non come ai tempi del mio omonimo avo, devoto servo dell'impero. La sua voce si fece seria. Accordo numero uno, stipulato con chi in un primo tempo avevo ritenuto preferibile evitare con cura, ovvero il Consorzio dei musei europei di archeologia. Avrei commesso un grave errore, invece, perch solo con quell'alleanza sar possibile affrontare la nostra ricerca. L'accordo stabilisce quale sar il destino del nostro tesoro con reciproci vantaggi... nel caso che le signorie vostre riescano a strapparlo, dopo oltre un secolo, ai modesti abissi del mare di Mos.
Si sta riferendo al Mar Rosso? Confuso, Realatti si era rivolto a Juv, non meno stupito di lui da quell'eccentrica esposizione.
Ritengo di s.
Il protocollo mi garantisce la propriet di quattro delle dodici statue che lei e Marco recupererete. Potr venderle sul mercato, mentre per le altre otto si prevede la creazione di sale apposite nei musei archeologici delle varie capitali. In cambio ci verranno rifuse le spese vive della spedizione. Quanto a voi e al vostro collaboratore, calcoleremo insieme un compenso proporzionale dal ricavato della mia quota. A questo proposito... Estrasse di tasca un altro foglio. Ecco un preaccordo di vendita con il Getty di Los Angeles. Da quelle parti, come sapete, sono affamati di opere d'arte. Il loro scatolone di travertino abbacinante racchiude sale e saloni vasti come i Palazzi Vaticani... ma senza le pitture di Raffaello e gli affreschi di Michelangelo, cosa della quale credo che si dolgano assai. I visitatori sono tanti, e ci sono tante sale ancora semivuote, a parte la caffetteria e...
La mano di Marco gli si poggi sul braccio.
Eddie, restava per in sospeso l'incognita maggiore. Mi hai detto...
S, oggi vi do conferma ufficiale di come ho rimosso quello che poteva rappresentare un invalicabile ostacolo alle nostre ricerche.
Ovviamente state riferendovi alle autorit africane... Ne sappiamo qualcosa, noi.
L'oceanauta De Strobel, non essendo direttamente coinvolto nei problemi in discussione, fino a quel momento aveva solo ascoltato; ma in questo campo aveva avuto esperienze problematiche.
Quando organizziamo campagne oceanografiche per conto di organismi internazionali in acque di paesi del terzo mondo, sappiamo di dover affrontare estenuanti trattative con governi sospettosi. Arbitrariamente estendono i limiti delle acque territoriali stabiliti dalle convenzioni esistenti, spostando la loro sovranit anche di centinaia di miglia.
Eddie aveva ascoltato facendo segni d'assenso.
Proprio cos... Per di pi, essendo le Dahlak all'ombra della bandiera eritrea, un permesso di ricerca in quelle isole avanzato da un'quipe italiana poteva suscitare delicati problemi, dal momento che voi siete ex colonizzatori e gli africani con i loro ex padroni vivono un irrisolto contrasto di sentimenti... amore e odio, come le coppie che si separano dopo anni di convivenza...
Insomma, il timore era che gli eritrei non vedessero di buon occhio lo sbarco d'un gruppo italiano.
S... e con tutto il rispetto per voi, ritenevo che una richiesta presentata a quel governo dal nostro Foreign Office per ottenere via libera a una campagna di ricerca subacquea avesse maggiori probabilit di un'analoga domanda del ministero degli Esteri italiano.
Malgrado gli aiuti d'ogni genere che l'Italia invia laggi. .. Juv in proposito aveva le sue idee, certamente non politically correct, e gli amici le conoscevano bene. La parola riconoscenza in questo campo non esiste aggiunse. Anzi, questi aiuti alimentano negli africani un complesso d'inferiorit che li rende particolarmente rancorosi.
Sarah scosse la testa. Su questo ci sarebbe da discutere. Ma torniamo al dunque. Sono curiosa di sapere come ha risolto il problema il nostro Eddie, che vorrei mi desse del tu come a Marco...
Molto onorato, carissima Sarah... Quanto ai permessi... ehm... la mia, anzi, la nostra domanda  stata rivolta agli eritrei dall'ambasciatore inglese all'Asmara. Sollecitata con un intervento diretto del nostro primo ministro. Il che, ovviamente, ha avuto il suo peso. I militari al potere hanno tentennato meno del solito e l'altro ieri... via libera!
Senza chiedere nulla in cambio? Anche Sarah era sorpresa.
Il nostro ambasciatore ha offerto all'Eritrea una delle statue recuperate, pi le copie in marmo delle altre undici, e l'allestimento di una sala nel loro Museo nazionale, ma...
L'offerta non interessava, ovviamente.
Hanno risposto che il loro museo  ancora in costruzione. In concreto, preferivano aiuti in medicinali e attrezzature ospedaliere. Questo ufficialmente, ma qualcuno ha sussurrato che l'accordo prevede un'apertura di credito su forniture militari. Il contenzioso tra loro e l'Etiopia non s' ancora chiuso.
In conclusione, se tutto  a posto possiamo brindare? Juv, stappata un'altra bottiglia di Sauvignon, riemp prima il bicchiere di Sarah, poi tutti gli altri.
Al successo della nostra ricerca!
Al Mar Rosso!
All' Elizabeth.
A Eddie.
I bicchieri tintinnarono, le esclamazioni si confusero. E si conclusero con Marco che a sorpresa esclam: E grazie anche all'amico Federico De Strobel. E non solo a lui come persona, ma all'HDS!.
S'incrociarono sguardi perplessi. In effetti nessuno s'era chiesto, sino a quel momento, la ragione per cui l'oceanauta si trovava fra di loro. Matteo, addirittura, aveva pensato che fosse il fidanzato di Sarah.
Chiuderemo la serata con un altro brindisi prosegu il padrone di casa. Federico ha qualcosa di molto, molto interessante da comunicarci; anzi, da farci vedere. Non ne ho parlato nemmeno a Sarah, perch mi ha messo al corrente della sua singolare scoperta solo oggi.
Gli occhi dei presenti si fissarono sull'ospite. Il quale, oltre a essere un famoso oceanografo, era membro fondatore dell'Historical Diving Society. L'HDS, appunto.
De Strobel prese la parola.
Tempo addietro, Marco m'ha informato del vostro progetto. Ripensandoci nei giorni scorsi, mentre mettevo in ordine alcuni documenti degli anni Cinquanta donati al nostro archivio, ho trovato qualcosa. L'ho informato e abbiamo analizzato insieme quanto m'era capitato tra le mani.
Marco si rivolse all'ospite inglese, che sembrava poco interessato all'intervento. Probabilmente non ne aveva capito il senso.
Eddie, Federico De Strobel rappresenta un'associazione internazionale che tu dovresti conoscere, perch  nata in Inghilterra. Il suo scopo  la raccolta di testimonianze, strumenti, documenti e immagini sulle ricerche subacquee. A partire dai secoli scorsi, ma ovviamente con particolare attenzione da quando quest'attivit ha cominciato a raggiungere risultati importanti.
Per il mio paese precis De Strobel questa data coincide con gli anni Cinquanta, quando l'esperienza subacquea maturata con la Seconda guerra mondiale  stata ereditata dal mondo sportivo. Si sono pubblicati alcuni libri importanti e sugli schermi di tutt'Italia  apparso Sesto Continente, film di grande successo.
Dal mio paesello ho raggiunto con il traghetto e la bicicletta Cagliari per assistere alla proiezione intervenne Juv.
Quel film narrava l'avventura scientifica e sportiva in Mar Rosso della SSN, Spedizione subacquea nazionale riprese De Strobel. Se ne celebra in questi giorni il cinquantenario e l'HDS, perch non la si dimentichi, ha organizzato una mostra di reperti d'ogni genere, primi autorespiratori ed erogatori, custodie subacquee artigianali per le macchine fotografiche e da ripresa... Anche fotografie, diari e appunti scritti dai partecipanti all'impresa.
Sar molto interessante, ne sono certo comment Realatti, uno dei finanziatori di quella mostra. Per l'industria subacquea quella spedizione  stata l'inizio di un vero boom.
Sarah si rivolse a De Strobel. Mi scusi... qual  il rapporto tra questa iniziativa dell'HDS e il nostro progetto?
Le rispondo con queste fotocopie... Scostati bicchieri e bottiglie, l'oceanografo poggi sul tavolo del soggiorno un contenitore in plastica e ne estrasse un pacco di fogli.
Dal diario di lavoro che a turno redigevano i partecipanti alla spedizione ho tratto quanto si riferisce al giorno in cui sono state effettuate alcune immersioni davanti all'isola di Dur-Fidalh, alle Dahlak...
Ma  l'isola dove inizieremo le nostre ricerche!
Proprio quella, dottoressa. Marco me ne aveva parlato, e cos un'osservazione marginale in quel diario m' saltata agli occhi, mentre lo sfogliavo. Cercavo una frase da estrapolare e mettere in evidenza in uno dei pannelli della mostra. Invece ho trovato qualcos'altro...
Sarah ebbe un moto di impazienza davanti a quel meticoloso modo di procedere, ma De Strobel, imperterrito, continu con la stessa calma.
Dunque... mi sembra che possa essere interessante per voi un'annotazione a proposito della strana forma di un reef corallino attorno a Dur-Fidalh. I subacquei della SSN hanno lavorato in quelle acque, nel 1952, e chi si  immerso laggi ha scritto qualcosa nel diario... Quel reef, infatti, gli ha suggerito una riflessione quanto meno singolare che potrebbe avere una relazione con quanto vi accingete a cercare.
Anche a Eddie gli occhi brillarono di impazienza. Lei si riferisce all'Elizabeth?
De Strobel annu e porse a tutti una copia dei fogli. Leggete queste due pagine di diario e attenti alle ultime righe.
SSN, diario di bordo - 18 marzo 1952
DUR-FIDALH - MATTINO
Ancora ai margini dell'arcipelago, verso il mare aperto. Pescatori yemeniti segnalano in queste acque squali e cetacei.
8,30 - Due gruppi in acqua. Direzione reef esterno. Programma: con ARO (2 ore di ossigeno) Manunza per filmare gruppo scientifico. Ravelli per fotografare gruppo cacciatori (incontro con squali?).
Relazione Ravelli:
Oltre l'orlo del reef, batimetrica 50 metri. Poco oltre, secondo gradino, oltre 80.
Acque verde cupo. Densit plancton superiore al solito. Manunza (con Baschieri e Roghi) ritiene impossibile filmare con acque senza trasparenza. Rientra a bordo.
Io proseguo. Con Vailati e Zecca in caccia, perdo il contatto. Sono a circa 8-10 metri di profondit. Avverto qualcosa alle spalle, giro su me stesso, ho accanto un'ombra imponente. Resto immobile, Rolleimarin e flash pronti, fisso inquadratura, fotografo una cernia gigante (epinephelus itajara, successiva classificazione del professor Baschieri). Testa enorme, bocca socchiusa, corona di pesci pilota attorno.
Dopo il flash la cernia balza in avanti, addenta e mi strappa dalle mani la Rolleimarin. Vengo sospinto, rovesciato. Poi la bocca dell'animale si riapre e letteralmente sputa la Rollei. L'afferro prima che scompaia sul fondo. Entro in affanno; forse c' acqua nel sacco polmone dell'ARO. Inizio risalita.
Intravedo un'altra ombra nel plancton:  Zecca. Punta, colpisce la bestia con un arpione non sagolato. Botta alla testa, guizzo della cernia, l'asta non penetra.
Nota aggiuntiva Zecca: usato "Malagamba-2,10", massima
potenza (caricata anche terza molla).
Alla pagina del diario di bordo una nota  aggiunta a matita, in data 7.XI.1954:
Cernia gigante fotografata da Ravelli riprodotta pagina 72 del
libro Sesto Continente, Edizioni Gherardo Casini, 1954. Riprodotta anche in The Blue Continente pagina 89, Edizioni Rinehart
& Company, 1955.
POMERIGGIO
Immersione di tutti in acque cercando cernia gigante.
Gioco correnti attenuato e densit plancton diminuita. Visibilit dalla superficie al fondo circa 30 metri, in orizzontale 15-20.
Cernia scomparsa, ricerca continua senza esito sino 18,30.
Da questo punto alla fine, ogni rigo della fotocopia  sottolineato con un pennarello giallo.
Intravisto da Vailati, Zecca-Grazioli (con puntate fonde in apnea) un secondo reef esterno al primo. Suo sommo a circa 40 metri, base a circa 60-65.
Questo reef non  segnalato su carta nautica. Per la sua forma regolare appare diverso da ogni altro visto fino ad oggi. Si estende per notevole lunghezza, ricco di formazioni coralligene (informare Istituto idrografico della Marina di Genova, perch
lo riporti sulle sue mappe).
Nota aggiuntiva Ravelli: i coralli potrebbero aver coperto il
relitto d'una nave affondata?
Nota aggiuntiva Grazioli: a me  sembrato il corpo morto di
una gigantesca balena sul fondo.
A fine lettura, gli sguardi si incrociarono. Il primo a parlare fu il baronetto. L'incontro con quel grande pesce... non mi  chiaro.
No, non si tratta di questo. Il punto interessante  la nota riferita al secondo reef...
Marco ebbe una sorta di fremito. Sarah lo not e seppe che avrebbe dovuto calmare, come altre volte, il suo entusiasmo. La forza di Marco era di credere ai segnali positivi; se la fortuna e la ricerca gli concedevano un appiglio al quale sostenersi gli riusciva pi facile superare contrattempi, delusioni e pericoli. Entusiasmo prezioso, ma a lei
restava il compito ingrato di rendere meno passionali le sue reazioni.
Commenti, opinioni, ipotesi si confusero mentre tutti discutevano su quella nota trovata per caso. Era attendibile, senza dubbio. Ma si poteva considerare un indizio importante?
Era notte fonda quando il gruppo giunse a una conclusione. Le righe scarabocchiate nel diario della SSN erano di primaria importanza, posto che il dubbio di quel sub si riferisse all'isola dove le relazioni sulla scomparsa dell'Elizabeth ipotizzavano l'area del naufragio. L'indizio andava quindi verificato appena messo piede a Dur-Fidalh.
Mentre i pareri si confrontavano e veniva vuotata anche l'ultima bottiglia di Sauvignon, Juv si era avvicinato alla libreria. Lungo un'intera parete del soggiorno, la collezione di opere dedicate al mare era ben allineata; antiche alcune, vecchie o recenti altre. Sapendo dove cercare, sfil dal secondo ripiano la prima edizione di Sesto Continente, cronaca di quella SSN di cinquantanni prima. Ne aveva sfogliato le pagine, in cerca della foto che pi d'ogni altra
lo aveva stupito, quando anni prima aveva avuto tra le mani una copia del libro.
A quel tempo, accanito pescatore subacqueo, di cernie grandi e piccole ne aveva viste e catturate non poche, nelle scogliere attorno alla Sardegna. Mai per paragonabili all'enorme bestia che si era trovato sotto gli occhi in quel libro... Eccola! Ecco la foto della grande bocca socchiusa,
il corpo di dimensioni spropositate, la testa circondata da un'aureola di pesci parassiti...


PARTE SECONDA.
NEL SECONDO REEF.

Dur-Fidalh - Primo giorno all'isola.
Una cernia gigante era di fronte a due subacquei in apnea.
Impazienti, Sarah e Marco si erano calati oltre l'onda del frangente sul reef appena il vecchio caicco aveva gettato l'ancora nell'unica baia dell'isola.
Il caldo sofferto nell'interminabile traversata dal porto di Massaua alle Dahlak, dopo il volo dall'Italia e quattro giorni di estenuanti discussioni con funzionari di dogana e militari eritrei, aveva moltiplicato il desiderio di dar inizio al pi presto alla missione. In quel momento, per, a farli correre dopo lo sbarco oltre il limite della spiaggia per tuffarsi in mare era stato solo il desiderio di togliersi di dosso sudore e fatica per rigenerarsi nell'elemento che pi amavano. Infilata una maschera, avevano nuotato oltre un cerchio di acque basse tra la riva e il reef, e poi nel mare d'un blu cobalto cupo, increspato da un vento leggero.
Appena immersi, la delusione era stata totale. Il paesaggio sottomarino si intravedeva a malapena, confuso da una zuppa di plancton verde e densa.
Anche allontanandosi dalla riva la visibilit non migliorava, cos Sarah aveva deciso di tornare.
In quel momento aveva avuto la sensazione di essere stata avvicinata da un corpo in movimento. Aveva pensato di essere stata raggiunta da Marco, ma non era lui. Si era immobilizzata; un'ombra tozza e imponente la fronteggiava.
Marco le fu subito accanto, mentre la bestia restava immobile, senza staccarle gli occhi di dosso.
Tutt'attorno guizzavano i suoi parassiti, piccoli, tigrati pesci pilota, remore ancorate al suo ventre o immobili tra le grosse spine della cresta che si alzava e si abbassava sulla schiena. La bocca socchiusa lasciava intravedere una cima sfilacciata, testimone di un fallito tentativo di pesca. Attorno all'amo conficcato nel labbro superiore, un'escrescenza calcificata completava la sinistra visione.
Un colpo di coda e il grosso pesce, malgrado la mole, guizz via fulmineo. L'acqua spostata invest i due violentemente, mentre la bestia fu subito un'ombra che svaniva.
Forse  la stessa incontrata da quei sub negli anni Cinquanta... disse Sarah appena tornata a terra.
Secondo i biologi marini le cernie giganti possono campare a lungo convenne Marco.
In questo caso avrebbe oltre cent'anni... pi facile che sia la figlia!
Gelosa quanto la madre del suo territorio.
Madre e padre insieme, tenendo conto che le cernie cambiano sesso con gli anni: nascono maschi e dopo una certa et diventano femmine aggiunse Juv, poi abbass la voce, quasi parlando a se stesso. Attenzione ai segni premonitori... Se mettono paura senza far danni portano fortuna, sostengono i vecchi pescatori sardi.
Oltre all'infinito catalogo di creature marine distribuite alle varie profondit del reef, altre due specie presenti sull'isola non avrebbero tardato a farsi conoscere. Appena calata la sera sarebbero apparse nubi di zanzare di varie dimensioni ma di pari aggressivit, e solo cospargendosi il corpo di creme i membri della spedizione sarebbero riusciti a salvarsi dal pericolo di dolorose infezioni.
Altri esseri che non avrebbero mancato di creare problemi erano una delle famiglie di artropodi di terra delle maggiori dimensioni conosciute. Di colore violaceo, quei granchi vivevano in tane sparse ovunque, l dove gli eritrei assunti per montare il campo stavano rizzando le tende. Uno di loro s'avvicin a Marco e in un miscuglio di italiano e di inglese lo mise in guardia contro i morsi di quegli animali che per sfamarsi disponevano di chele robuste e non disdegnavano di usarle per rubare qualunque oggetto lucente fosse lasciato fuori delle tende. Sono ladri nati aveva concluso l'uomo. State attenti a penne, orologi, occhiali...
Gli eritrei avevano sudato e cantato, montando le tende; era gente preparata, aveva lavorato nei campi delle compagnie petrolifere, conosceva bene il mestiere. Veloci e precisi, battevano picchetti, legavano tiranti, stendevano
stuoie, anche se distratti da una visione destinata a turbare i loro sonni per molto tempo.
Edward Hollery sedeva sotto un provvisorio riparo accanto a una vecchia e carissima amica. Cos aveva definito, schiarendosi pi volte la voce, la compagna di viaggio che s'era aggregata senza preavviso alla missione. Non raggiungeva le ventisei primavere, era alta un metro e settantasei e aveva un fisico perfetto. Capelli neri tagliati a caschetto incorniciavano un volto dove spiccavano occhi profondi, azzurri, e labbra piene, all'apparenza sempre imbronciate.
Si pu senz'altro definirla molto bella era stato il lapidario giudizio di Sarah.
Marco la pensava diversamente. Trovo sciocco e infantile da parte di Eddie presentarsi con una simile compagnia. Siamo qui per un impegno carico di incognite. Sarei tentato di...
Su, cerca di non essere ipocrita. Da quando s' imbarcata a Massaua e s' stesa al sole, nelle tue pupille brillano desideri libidinosi.
Anche Juv aveva espresso la sua sorpresa. Non trovo giusto imporci una presenza cos vistosa... ed  imbarazzante nei confronti del paese che ci ospita.
Parlate sul serio tutti e due? Sarah li stava fissando incredula e ironica. Conoscete la parabola biblica di Susanna e i vecchioni? Mi sembra che siate perfetti in quel ruolo...
Gli sguardi che Sarah definiva libidinosi avevano avuto inizio due giorni prima, quando Eddie aveva deciso di prendere il sole accanto alla sua bella. Appena il caicco Mranz aveva messo la prua verso le Dahlak, per la gioia dell'equipaggio e del comandante turco la ragazza s'era liberata del poco rimastole indosso, mostrando orgogliosamente un corpo gi bronzeo per precedenti sedute in qualche beauty farm inglese, in netto contrasto con quello del suo amico, emerso dai vestiti in tutto il suo pallore.
Edward, malgrado tutti lo avessero sconsigliato, era rimasto per ore al sole e non aveva tardato a scottarsi, confermando l'incapacit di tutti i figli del nord di evitare simili inconvenienti appena varcano la Manica.
Il tempo di completare la spellatura e gi l'intero campo era stato montato. Una capiente tenda-soggiorno con adiacente la tenda-cucina munita di un potente frigo alimentato da un generatore di corrente sorgeva accanto alla tenda- laboratorio e alle altre per gli alloggi.
Sul retro di quella destinata a lei e a Eddie, miss Susan Dickson (Susy per gli amici) aveva montato un'attrezzatura tratta dal pi ingombrante dei suoi bagagli. Si trattava di un modello tecnologicamente avanzato di WC portatile che garantiva l'eliminazione automatica e totale dei residui organici. Purtroppo l'incomprensibilit delle istruzioni accluse, anche se in cinque lingue, ne aveva impedito il funzionamento. Il che aveva ispirato a Juv un fraterno consiglio. Non le resta che farla in acqua, come noi.
La battuta aveva aumentato l'irritazione di Susy. Diventer stitica come zia Irene... e lei ne  morta...
Non conoscendo la compianta zia Irene, Juv non si era commosso e a Sarah, sottovoce, aveva espresso un'opinione maschilista. Quella l resiste ancora tre o quattro giorni, poi se ne va. Appena finir i rullini che spara in continuazione approfitter del primo caicco di passaggio per squagliarsela.
La tenda-laboratorio era pi alta e capiente delle altre; per evitare che vi penetrassero sabbia e polvere, una chiusura ermetica a doppio telo proteggeva le sofisticate attrezzature elettroniche, tra le quali troneggiava un computer collegato a una parabola satellitare alta sul campo, garanzia di collegamenti via e-mail e telefonici.
All'ondeggiante parete di fondo era appesa una gigantografia dell'area che comprendeva Dur-Fidalh vista in una foto da satellite ottenuta dalla NASA. Accanto, la mappa nautica dell'intero arcipelago delle Dahlak, realizzata con paziente lavoro dall'istituto geografico di Genova al tempo in cui sulle isole sventolava la bandiera italiana.
Sull'egualmente ondeggiante parete di fronte era appeso il disegno ingrandito, con pianta a sezione, dell'Elizabeth, documento trovato da Edward negli archivi dei Lloyd's, a Londra. Marco e Sarah si sarebbero basati su questo schema per mettere in pratica un piano di massima per esplorare il relitto.
Il loro metodo di lavoro, in questi casi, era qualcosa di pi del consueto incalzare di reciproci interrogativi. Era un fitto intreccio di dubbi, risposte e altri dubbi per cercare insieme una o pi soluzioni.
Il baronetto era stupito non solo dalla quantit di incognite e di opzioni che la ricerca subacquea richiedeva, ma anche dal gran numero di quesiti posti da Sarah a Marco. Io sono cresciuta in Israele aveva spiegato lei. L le mamme ai figli che tornano da scuola non chiedono "Cos'avete imparato oggi, bambini?", ma "Che domande avete fatto oggi, bambini?".
I disegni, gli schemi e le notizie sull'Elizabeth che ci hai procurato sono preziosissimi, per non ci offrono certezze sulla via da seguire per penetrare nel relitto aveva aggiunto Marco. Di conseguenza ci chiediamo se le informazioni in nostro possesso, fondamentali ma non definitive, siano sufficienti per definire un piano operativo preciso. Temiamo le sorprese; per questo prepariamo varie soluzioni.
A bordo del Mranz il materiale tecnico per le immersioni veniva intanto meticolosamente messo a punto.
Due settimane prima quel caicco era stato adocchiato da Juv nel porto di Massaua, la cittadina eritrea dov'era sbarcato prima dei compagni per trovare un'imbarcazione da attrezzare per le ricerche. Non sarebbe potuto essere pi fortunato: quell'imbarcazione che batteva bandiera turca era stata armata da un tour operator greco per sviluppare il turismo subacqueo alle Dahlak. Se tanto successo avevano avuto localit come Hurgada e Sharm el Sheik, s'era chiesto l'uomo, perch non avrebbero dovuto godere dello stesso successo le coste eritree e le isole Dahlak, circondate da una rigogliosa giungla di corallo? Non aveva per calcolato sino a che punto quelle acque fossero dense di plancton, base di una catena alimentare che moltiplicava pesci d'ogni genere e dimensione ma che rendeva quasi nulla la visibilit subacquea.
Il fallimento era stato l'inevitabile conclusione dell'iniziativa turistica. Il greco era sparito dalla circolazione, lasciando capitano ed equipaggio del Mranz abbandonati a loro stessi non solo senza paga, ma privi anche del denaro indispensabile all'acquisto del carburante per tornare a casa.
Juv, osservando il caicco, lo aveva ritenuto adatto e aveva trovato subito un accordo: nolo di un mese e opzione per altre due settimane.
Ora il Mranz era all'ormeggio a Dur-Fidalh.
A bordo si lavorava su strumenti di ricerca e attrezzature di immersione; materiale complesso da mettere a punto sia per i sofisticati sistemi di ricerca sottomarina a mezzo dei robot, sia per rendere operativi i tre speciali scafandri.
Sulla meticolosit e quindi sulla lentezza della preparazione Juv era stato inflessibile. Non intendo giocare con la vostra e con la mia sicurezza. Quando gli scafandri e i loro sistemi di alimentazione mista saranno a punto e gli impianti di illuminazione pronti, potremo immergerci con la stessa tranquillit di una passeggiata, anche se saremo a cento metri sotto il pelo delle onde.
Occorre molta pazienza ripeteva Sarah ai compagni,
ma anche a se stessa. Come loro, anche lei desiderava iniziare la ricerca e scoprire al pi presto se la strana e anomala forma sommersa, quel secondo reef intravisto dai sub cinquantanni prima, indicasse la sepoltura di un relitto ricoperto da strati di corallo e madrepora.
Domani inizieremo le operazioni con i robot annunci a tarda sera Juv. Fu la sua ultima iniziativa, per quel giorno: non si era arrestato un attimo da pi di venti ore e adesso era giunto il momento di gettarsi sulla sedia a sdraio sul ponte del caicco, dove dopo pochi minuti russava cos forte da mettere prima in allarme e poi in allegria l'equipaggio del Mranz.
Il comandante Ozek e i suoi tre marinai ammiravano quell'uomo che pi degli altri aveva faticato, urlato e bestemmiato sin dall'alba. Dopo aver ordinato di proteggere il ponte con un largo telone aveva sistemato all'ombra, con ordine maniacale, il materiale meno delicato, mentre al riparo del ponte coperto aveva installato l'altro.
Non aveva operato da solo, in questa importante fase di preparazione; aveva accanto Massimo Pastorino, il tecnico che l'ingegner Realatti aveva aggregato alla missione per un corretto uso delle complesse attrezzature. A lui era affidata la preparazione degli scafandri elastici e delle manichette di collegamento per la respirazione dei tre palombari.
Guidato da Pastorino, Juv aveva letto e riletto i dati relativi alle miscele nitrox, ossigeno e gas inerti da inviare agli uomini immersi in misura proporzionale alle profondit a cui si sarebbero spinti. Di regolare la sofisticatissima miscela si incaricava un sistema digitale automatico. Ma Juv voleva sapere e capire. Io credo poco alle diavolerie ripeteva, rifiutando di affidarsi ciecamente alla tecnologia elettronica.

L'Asmara - Due settimane prima.
Negli stessi giorni del sopralluogo di Juv a Massaua, Edward Hollery era atterrato all'Asmara. Non era solo. La donna che aveva presentato come segretaria e amica aveva sconvolto per la sua aggressiva bellezza la pigra attivit di frontiera all'aeroporto. Pure le severe guardie armate erano entrate in crisi, e non solo per l'abbigliamento succinto che la giovane straniera disinvoltamente ostentava, ma anche per quello non meno sconvolgente del suo partner. Colori e forme di abiti e bagagli cos anomali da insospettire la polizia di frontiera, e se non fosse intervenuto l'addetto dell'ambasciata di Sua Maest Britannica, la coppia avrebbe trascorso molte ore nel poco confortevole posto di guardia dov'era stata invitata ad accomodarsi.
Nei giorni successivi agli incontri per perfezionare il preaccordo stipulato con i militari eritrei, l'ambasciatore era intervenuto di persona. A quel tranquillo gentleman al limite della pensione era occorsa molta pazienza sia per presentare e accreditare i suoi due eccentrici connazionali, sia per sopportare le interminabili filippiche dei suoi interlocutori in divisa.
Anzich concludere la pratica relativa ai permessi per una ricerca sottomarina alle Dahlak, i gallonati eritrei preferivano dilungarsi infatti sulle violazioni degli etiopici al fragile "cessate il fuoco" garantito dall'ONU. Solo in un secondo tempo uno dei militari, presentatosi come incaricato alle relazioni con la stampa, sembr finalmente disposto ad ascoltare le richieste dell'ambasciatore e dei suoi assistiti.
E finalmente, dopo un altro interminabile incontro, il diplomatico aveva ottenuto la convalida dei permessi di soggiorno alle Dahlak e la concessione di ricerca.
A tutto questo s'aggiungeva l'agitazione creata in ogni ufficio dalle apparizioni dell'assistente del baronetto. Presenza non segnalata nei numerosi fax scambiati in precedenza per il rilascio dei permessi e resa imbarazzante dall'atmosfera che regnava in citt, dove le mise di Susan
Dickson avevano sconvolto la grigia societ locale, impoverita e avvilita da lunghi anni di guerra e carestie, sottomessa alle regole d'un regime militare al quale s'aggiungevano i conformismi delle autorit religiose copte e musulmane, egualmente bigotte.
La giovane ed esuberante inglese, appena uscita dall'hotel, ripeteva a tutti di soffrire quel caldo bestiale e di ritenerlo pericoloso per la salute. A suo dire questo spiegava la necessit di vestirsi con shorts e magliette striminzite che lasciavano trasparire seni piccoli ma sodi e l'ombelico che occhieggiava tra gli ondeggiamenti della macchina fotografica.
Mia moglie  riuscita solo in parte a convincerla che  pi prudente aggirarsi in questa citt con vesti larghe e avvolgenti aveva sospirato l'ambasciatore al suo primo segretario. Cos da evitare il pericolo...
Di sommosse popolari?
Non sto scherzando, vecchio mio.  un miracolo se sono riuscito a impaurire quella pazza prospettandole quanto siano pericolose le infezioni causate dalle punture di insetti locali.
D'altra parte anche il baronetto provocava problemi al confuso ambasciatore. Gli era costata una grande fatica convincerlo a non circolare nei ministeri con abiti da lui allegramente considerati "adatti all'Africa come all'india, oggi come ieri". Camicia cachi, pantaloni al ginocchio e cappello a larghe tese, il tutto emerso dai bauli del bisnonno Edward.
Perfetta tenuta coloniale; mancava solo il frustino nella mano sinistra aveva detto il diplomatico e le relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Repubblica Popolare Eritrea si sarebbero interrotte senza rimedio.
In realt la presenza di Susan ai colloqui con i militari eritrei, dopo un primo imbarazzo, era stata accettata senza problemi. I colonnelli e i generali s'erano rivelati entusiasti di poter ammirare da vicino la bellezza della quale tutta la citt parlava, dichiarandosi molto onorati di farsi fotografare da lei e con lei.
Poi, a fine riunione, avevano fatto a gara per invitarla a visitare la cittadella militare, suscitando nei soldati in servizio un entusiasmo assolutamente incontenibile, aveva riferito l'ambasciatore alla moglie. Honi soit qui mal y
pense, mia cara. In fondo l'esibizionismo della signorina ha contribuito a cancellare la tensione di una trattativa difficile. Siamo infatti riusciti a concluderla in soli tre giorni, non nei sei mesi di solito necessari quando si deve trattare con gente impreparata e presuntuosa come questa.
Durante i colloqui una notizia preoccupante era venuta dal comandante in capo delle forze di sicurezza. Confidenzialmente aveva informato gli ospiti inglesi della situazione venutasi a creare tra le isole del Mar Rosso meridionale, da qualche tempo infestate da pericolose bande di pirati.
Veri e propri pirati? avevano obiettato quasi all'unisono Edward e la sua assistente. A noi risulta che si tratta di contrabbandieri.
Esiste ancora qualcuno al giorno d'oggi che merita la qualifica di pirata? aveva a sua volta chiesto l'ambasciatore.
Comunque li si definisca, si tratta di una categoria che si credeva spazzata via dai mari del mondo sin dalla fine dell'Ottocento, e che invece  tornata alla ribalta da qualche anno in vari punti del nostro pianeta. Come membri del comitato per la sicurezza marittima delle Nazioni Unite, al ministero riceviamo bollettini che parlano di feroci rapine soprattutto ai danni di navi da diporto, in Malesia, nei Caraibi e...
 vero! l'interruppe Susan. Nel dicembre scorso i giornali di tutto il mondo hanno riportato la notizia dell'assassinio di sir Peter Blake, l'affascinante skipper neozelandese due volte campione del mondo. Si trattava sicuramente di una rapina; sono stati i media nella loro disperata caccia agli scoop a parlare di pirati.
Quelli che hanno ucciso sir Peter Blake si vantano di esserlo precis il generale. Operano sulla costa amazzonica tra Brasile e Guayana. Si fanno chiamare ratos da agua. Agiscono di notte e sono, a quanto ho letto, di efferata crudelt. Alz le braccia al cielo e fece un sorriso rassicurante. Nel Mar Rosso tutto questo non esiste. Nessuno dei nostri modesti fuorilegge avrebbe il coraggio di aggredire una missione scientifica da noi protetta. Il suo sguardo pass da Susan a Edward. Proprio per questo vi far scortare all'isola da uomini fidati. Vigileranno sulla vostra sicurezza.
Di sicuro ci sarebbe stato solo il fastidio per quella presenza non richiesta, pens il baronetto. E cerc di immaginare quanto quell'imprevista compagnia avrebbe aumentato i costi della missione.
Come se avesse letto nel suo pensiero, il generale conferm i suoi timori. I miei soldati avranno il loro equipaggiamento da campo, ma resteranno a vostro carico le spese del mantenimento. Vi faremo avere la relativa nota. Intanto vi presento il responsabile della vostra sicurezza.
Un ufficiale superiore seduto accanto a lui prese la parola in un inglese stentato e scorretto, presentandosi con un cenno del capo. Joseph Rafrn, comandante della Brigata Dancala. Per proteggervi ho incaricato un uomo di mia fiducia, il maggiore Azhar.  coraggioso e amante della cultura.
Su di lui nutriva un'opinione molto diversa qualcuno che, sulla sponda opposta del Mar Rosso, lo conosceva da tempo. E da tempo si riprometteva di tagliargli la gola alla prima occasione.

Citt santa della Mecca - Negli stessi giorni.
 una lurida spia e tu lo sai, Ahmed.
S, Ahmed Ben Smail lo sapeva. Conosceva bene il maggiore Azhar, definito dal generale "coraggioso e amante della cultura". Quattro anni prima, con l'ingannevole proposta di un colloquio pacificatore, quell'uomo aveva fatto cadere lui e la sua guardia del corpo in una sanguinosa imboscata. Un elicottero militare eritreo, un gigante di costruzione russa, il GM1-Isotov, era apparso sul luogo dove le parti dovevano presentarsi disarmate. Dal velivolo sarebbero dovuti scendere Azhar e il suo assistente; ma quando il portellone s'era aperto, invece del plenipotenziario era apparsa una mitragliatrice che aveva seminato la morte sulle barche ormeggiate a ridosso d'una piccola isola, nel braccio di mare tra le Dahlak e le Farasan, dov'era stato fissato l'incontro.
Ben Smail era riuscito per a pareggiare i conti. Non fidandosi per principio di africani cristiani come gli eritrei e in particolare i dancali, doppiamente bugiardi, sotto la bianca jellabia aveva nascosto una Smith & Wesson a dodici colpi. Erano bastati i primi due per centrare il serbatoio dell'Isotov mentre s'abbassava sul pelo dell'acqua per finire i superstiti. L'elicottero era esploso, scomparendo in mare con il suo equipaggio.
Fra loro, purtroppo, non c'era Azhar, avrebbe poi scoperto Ahmed Ben Smail, deluso.
Giunto sulla sponda araba del Mar Rosso per il suo annuale pellegrinaggio alla Mecca, Ben Smail aveva di nuovo sentito parlare dell'eritreo e della Brigata Dancala, della quale conosceva la violenza, e gli era sorto il timore di ritrovarselo di fronte, se le voci del tesoro sepolto in mare fossero risultate vere.
Dove sono di base questi europei complici di Azhar?
Sull'isoletta di Dur-Fidalh.
Proprio ai margini delle Dahlak, di fronte alle nostre isole.
Nel Mar Rosso meridionale, le Farasan avevano un passato territoriale incerto. Sceicchi arabi, guarnigioni britanniche, rivendicazioni yemenite opposte a quelle locali avevano contrassegnato la storia dell'arcipelago non meno arido e povero delle vicine Dahlak. Ma a differenza delle prime, deserte, le Farasan erano abitate da numerose kabile di pescatori. Tra di esse, una  da sempre impegnata nelle redditizie e violente operazioni della famiglia di Ahmed Ben Smail.
Hai saputo chi sono e da dove vengono gli stranieri?
Ben Smail e il suo informatore, a passo di corsa, stavano adempiendo a uno dei tanti riti codificati dalla loro liturgia: il pellegrinaggio alla Mecca. Come tutti i devoti pellegrini, dovevano coprire in fretta il mezzo chilometro tra le colline di Agar, senza smettere di pregare.
Ricordiamo quella santa madre recitava una voce amplificata dagli altoparlanti. Essa corse disperatamente a cercare acqua per salvare il figlio Ismaele. Preghiamo e ripetiamo il suo atto.
Preghiamo ripeteva a voce alta Ben Smail, mentre correva fra migliaia di persone coperte da capo a piedi dall'identico abito bianco. Impossibile fermarsi prima di percorrere sette volte, senza soste, il colonnato. Era il dovere al quale si attenevano lui e il suo uomo, confusi nella folla: simbolica ripetizione della corsa di Agar "santa madre di Ismaele, in disperata ricerca di acqua", come ripetevano ossessivamente gli altoparlanti, disposti non pi nelle sabbie del deserto, ma lungo i pavimenti in marmo.
Non era necessario parlare sottovoce, precauzione di solito necessaria quando Ben Smail incontrava i suoi informatori nei porti Hodeida, Aden, Gedda e Massaua. La Mecca, non lontana dalle rive del Mar Rosso e dalle sue isole, rappresentava il punto migliore per convegni che non dessero nell'occhio.
Insomma, cosa sai di preciso?
Ci sono di mezzo gli israeliani, Ahmed.
Le mani del pellegrino Ben Smail strinsero con forza i grani d'ambra che scandivano la cantilena liturgica.
S,  cos: un agente israeliano fa parte del gruppo.  una donna. Accanto a lei operer un sommozzatore della Marina italiana. Al gruppo collabora anche un inglese, accompagnato da una prostituta d'alto bordo. Sembra che sia...
L'inglese  un militare?
No, ma  di nobile casata militare.
 lui a comandare?
Sembra che sia un italiano. Si definisce professore di archeologia, ma  conosciuto per avere sgominato anni fa una missione armata al servizio dell'Iraq e finanziata da Al Qaeda, per conto del supremo combattente.
Io non ho mai amato il supremo combattente mormor Ben Smail. Continuava a muovere appena le labbra, ed era difficile capire se stesse pregando o imprecando contro il finanziatore di atti folli la cui conseguenza aveva provocato un tale panico nel mondo da moltiplicare controlli, spie e sistemi di sicurezza. Un grosso problema per le delicate attivit esercitate da Ben Smail.
Chi ti ha fornito queste informazioni  degno di fede?
 uno dei nostri uomini migliori.  infiltrato tra i collaboratori di Azhar. Il gruppo straniero ha a disposizione un caicco che batte bandiera turca. Vi hanno imbarcato armi molto sofisticate. Le bombole per immersioni potrebbero rivelarsi un carico di esplosivi.
Riprendi a pregare, Said.
Hai visto qualcuno che ci osserva?
 Dio che ci osserva in questo luogo. Prega, ti dico.
I due erano arrivati con la folla in fondo al porticato. Toccarono la parete, una lastra di marmo che di anno in anno milioni di mani consumavano.
Ben Smail recitava ad alta voce le preghiere prescritte, ma formulava celermente altri pensieri.
Dio misericordioso, perdonami se confondo le tue parole con
altre. Ma tu sai quanto mi ossessionino le trame ordite dagli infedeli.
Il flusso della folla inghiott e trascin i due nel percorso di ritorno. Dagli altoparlanti si alz un ennesimo canto religioso e la folla si un in coro.
Ben Smail fu costretto a gridare, per farsi sentire dal compagno. Se ci sono di mezzo anche i turchi, di sicuro salter fuori un americano. Fammi sapere.
La rete di informatori al servizio di Ahmed Ben Smail era ramificata in tutta l'area del Mar Rosso, tra le due opposte sponde. Arabia Saudita e Yemen a est e a ovest Eritrea, Sudan, Egitto.
Le poche decine di miglia di mare tra le opposte rive non costituivano un ostacolo invalicabile, ma al contrario favorivano scambi intensi sin dai tempi dei faraoni e della mitica regina di Saba. Ufficialmente o clandestinamente, su quelle acque era sempre passato e continuava a passare di tutto. Anche dopo il settembre nero di New York, la guerra in Afghanistan e quanto ne era seguito; eventi che avevano moltiplicato i controlli dovunque, ma non in quelle isole sperdute. Ovviamente erano i vertici internazionali del terrorismo che si volevano abbattere; i pesci piccoli di altre organizzazioni suscitavano minor attenzione.
E quindi prosperavano, perch i mercati di antica tradizione, come il commercio di schiavi dalla pelle nera e di droghe d'ogni genere, se si erano fatti pi difficili e rischiosi, proprio per questo erano diventati pi redditizi.
A nessuno era chiaro quale di questi mestieri esercitasse Ahmed Ben Smail. Anche se tutti conoscevano i motivi per cui aveva meritato la nomea di pirata: attaccare e depredare i contrabbandieri, oppure offrire protezione ai mercanti fuorilegge d'ambo le sponde in cambio di un'onesta percentuale.
In quel lembo di mondo sperduto e all'apparenza desolato, le due attivit garantivano a Ben Smail, come a suo padre e ai suoi nonni, un flusso costante di valuta pregiata con la quale rimpinguava i suoi conti in vari paradisi fiscali e che gli consentiva di mantenere efficiente la kabila di ex pescatori fedeli alla sua famiglia. Li aveva dotati di armi moderne e di una flotta di gommoni importati da Taiwan, robusti, veloci e facili da nascondere.
Con la sua invisibile attivit, Ben Smail poteva gloriarsi del titolo di uomo pi ricercato dalle quattro polizie dell'area. Vanto al quale aggiungeva con orgoglio il fatto di non essere mai finito nel mirino della rete internazionale per la lotta al terrorismo, ma anzi di aver agito da tramite in operazioni difficili come la ricerca di agenti pericolosi nello Yemen e in Somalia.
Anche per questo sulle due sponde del Mar Rosso la caccia delle forze di polizia dei paesi rivieraschi per toglierlo di mezzo era continua ma infruttuosa. Era una partita persa in partenza per l'abilit del ricercato, ereditata da avi tutti dello stesso mestiere, sin dal tempo in cui Maometto iniziava la predicazione della vera fede. Ma anche perch godeva di qualche protezione internazionale e perch alcuni funzionari dei corpi di polizia di diverse bandiere erano da tempo sul suo libro paga.
A questo bisogna aggiungere la sua leggendaria abilit nel camuffarsi. Ben Smail era perfettamente a suo agio sia in un impeccabile smoking al Marriott's del Cairo, sia negli stracci di un manovale nelle saline di Hodeida.
Riusciva a essere se stesso solo nel lungo mese di pellegrinaggio alla Mecca, dove per sarebbe stato impossibile identificarlo nella massa dei fedeli tutti abbigliati nello stesso modo.
Aveva quattro o cinque anni quand'era stato per la prima volta alla citt santa insieme col padre. I pellegrini gli erano sembrati, allora, un numero infinito, anche se non erano pi di sei o settecentornila; quarant'anni dopo da navi e aerei sbarcavano e pregavano alla Mecca oltre due milioni di fedeli. Tutti esaudivano il desiderio del Profeta, che chiedeva di compiere il pellegrinaggio almeno una
volta nella vita; ma chi poteva, per garantirsi il paradiso,
lo ripeteva ogni volta che gli era possibile.
Nell'ultimo decennio, non ne aveva mancato uno, per rinvigorire la fede e in espiazione dei suoi tanti peccati. Ma anche perch non conosceva posto migliore per incontrare in assoluta sicurezza i suoi agenti, i funzionari da corrompere, i mercanti. Il momento dell'anno pi sacro d'ogni altro era anche (Allah misericordioso lo avrebbe perdonato, si augurava) il pi importante per lui; per stabilire i nuovi programmi di lavoro e per chiudere i conti in sospeso, ma soprattutto per saggiare il polso del mercato. Un momento di estrema importanza per chi voleva concludere buoni affari, leciti e illeciti; questo aveva appreso durante un breve stage alla London School of Economics dopo la laurea ottenuta a pieni voti all'universit El Azar del Cairo.
In piedi, il pellegrino laureato e bandito aveva il braccio alzato e la mano stretta all'impugnatura del jambia, il ricurvo pugnale yemenita.
La lama colava sangue.
La vittima agonizzava scalciando: uno dei montoni sgozzati nelle aree del pellegrinaggio, nel giorno dedicato a Yaid-el-kebir.
Ben Smail assisteva immobile.
Alto, ieratico, gli occhi accesi nella preghiera, aveva compiuto l'atto senza lasciar schizzare una sola macchia di sangue sulla sua candida veste di pellegrino. Intanto, nella spianata alle sue spalle, bulldozer mostruosi ammonticchiavano a migliaia le carcasse degli animali sacrificati. Poco dopo, dai roghi accesi per incenerirli si sarebbe diffuso un fumo acre ma gradito ai fedeli: un buon auspicio unito al coro continuo delle preghiere levate al cielo.
Ben Smail si chin accanto all'uomo che aveva tenuto fermo il montone nel momento del sacrificio; era piccolo,
scuro di pelle, i capelli crespi. Dalla pianta dei piedi al volto era macchiato di sangue.
Dimmi, tu che circoli per l'Asmara e ascolti tante voci. Qual  la copertura che nasconde i veri scopi della spedizione straniera sbarcata alle Dahlak?
Ufficialmente  una missione archeologica.
A Ben Smail venne da ridere. Quale traccia del passato si poteva cercare nelle desolate Dahlak? Nessun uomo le aveva mai abitate stabilmente.
Come se gli avesse letto nel pensiero, l'uomo continu. Non cercano in terra, ma in mare, dove si dice che sia sepolto un tesoro. Il mio uomo mandato a pescare attorno all'isola per tenere occhi e orecchie ben aperti non sbaglia; dice che quella gente il tesoro l'ha gi trovato.

Campo di Dur-Fidalh - Nello stesso giorno.
Al mattino la visione del mare attorno all'isola aveva lasciato a bocca aperta Juv, il primo a uscire dalla tenda.
Ma a un suo richiamo, l'avevano raggiunto tutti, restando non meno stupiti di lui.
Lo specchio marino era coperto, sino all'orizzonte, di un manto rosso fuoco. Galleggiava sulle onde appena increspate. Una visione magica, un sortilegio arcano.
Mette paura mormor Pastorino rivolgendosi a Juv.
Sarah sorrise. Santa ignoranza! Anche gli antichi naviganti che solcarono questo mare si spaventarono nel vederlo a volte apparire rosso come il fuoco... o come il sangue.
Be', mi sembra che avessero buone ragioni...
S, loro le avevano, e interpretavano il fenomeno come un minaccioso evento sovrannaturale. Ma quella paura  ingiustificata in noi, smaliziati figli della civilt scientifica e tecnologica. Non  il diavolo a stendere quel tappeto rosso sul mare, caro Pastorino. Ci riesce, in certe condizioni, una pacifica, innocua alga che la temperatura moltiplica in miliardi di unit...
Gli scienziati la chiamano tricodesmium erithraeum precis Marco, ripassando subito la parola a Sarah.
Primi a descrivere il fenomeno del mare rosso furono pellegrini ebrei e cristiani che dall'Egitto attraversavano questo mare per raggiungere il Sinai e salire al monastero eretto alle falde del monte dove Mos ricevette da Dio le tavole della legge. Nelle loro pie cronache molti citano "acque che si fanno d'improvviso di sangue".
Ecco perch si chiama Mar Rosso! esclam l'assistente di Juv, illuminandosi d'un largo sorriso. Continuavo a chiedermene la ragione...
Sarah sorrise. Bravo, Pastorino! Lei  promosso a pieni voti!
In tarda mattinata, cominci a soffiare un vento impetuoso e il manto dei tricodesmium erithraeum venne disperso. Il mare torn azzurro.
Nel pomeriggio tutt'attorno all'isola si mosse una corrente molto forte. E il fondale di Dur-Fidalh apparve a Marco e Sarah come uno specchio di cristallo. Se sulla superficie era svanito il velo d'alghe, sotto era scomparsa anche la nebbia di plancton.
Ne avevano approfittato subito: indossate una muta leggera e bombole ARO erano entrati in acqua sotto lo sguardo vigile di Juv. Scendevano di metro in metro lungo il ciclopico groviglio di vita pietrificata e policroma. Sfioravano forme scomposte in anfratti, speroni, caverne. Un reef come tutti popolato da nubi di pesci d'ogni dimensione tra coralli, madrepore e alcionarie.
Attorno a loro volteggiava una manta.
Nulla di tutto questo sembrava interessare per ai due archeosub. Puntavano al secondo reef, e con questa meta superarono a venti metri dalla superficie il gradino della prima barriera corallina, poi scesero gli altri venti metri. Intravidero la base della barriera, grigio pianoro di roccia sfumata nel blu. Oltre quel confine, il fondo s'inarcava e tornava a crescere, formando una seconda muraglia, compatta e alta, ma non tanto da raggiungere la superficie.
Nel quadro generale di quell'area sommersa, si disse Marco, il secondo reef appariva effettivamente come un corpo estraneo. Era una sensazione positiva, e la comunic con un cenno a Sarah. Lei fece un segno d'intesa.
Non continuarono a scendere, il profondimetro segnalava la loro posizione a quarantacinque metri dalla superficie. E Genius, il computer da polso, segnalava un residuo di soli venti minuti d'aria nelle bombole. Tenendo conto dell'obbligo, durante la risalita, di una sosta per la decompressione, tornarono alla superficie.
A bordo della lancia, mentre un marinaio e Juv li aiutavano a liberarsi delle bombole e delle cinture di piombo, i due sub parteciparono all'amico la loro soddisfazione.
Il secondo reef confermava l'impressione registrata dal cronista di quella spedizione subacquea di mezzo secolo prima; per adesso n Marco n Sarah erano in grado di nutrire certezze sulla natura di quell'enorme gobba, ma averne constatato l'esistenza consentiva un ragionevole ottimismo.
Allora, ci siamo?.
La leggendaria flemma britannica era svanita negli umori variabili di nuovo predominanti nel baronetto, da quand'era tornato alle condizioni di scapolo. La seducente ma esagitata Susan Dickson non era pi, infatti, a Dur-Fidalh. All'alba del terzo giorno sull'isola, s'era apertamente dichiarata. Basta! Questo posto  una merda.
Il turpiloquio era iniziato e cresciuto nella notte insonne a causa, secondo lei, di una delinquenziale zanzara che era riuscita a superare reti e retine della tenda e a sopravvivere a spray velenosissimi.
Susy  disperata... vorrebbe gettarsi in mare aveva melodrammaticamente annunciato Edward. Per fortuna la soluzione della sceneggiata era stata diversa. Un vero lieto fine. Un Bel-206, vecchio elicottero militare italiano da tempo ceduto agli eritrei, aveva portato all'isola (addebitandolo alla missione, ovviamente) un carico di viveri e taniche d'acqua per i militari del maggiore Azhar. Tornava alla base vuoto, e ne avevano approfittato i tre operai che avevano montato il campo per farsi trasportare all'Asmara. Sul 206 restava un posto libero e lei, continuando a ripetere di essere sull'orlo di una dannatissima crisi di nervi, aveva chiesto e ottenuto di volare alla capitale. Di l sarebbe tornata al pi presto al suo lavoro.
Rischi di restare qualche giorno all'Asmara in attesa di un volo per Londra aveva timidamente obiettato Edward.
All'Asmara o dovunque non m'importa aveva risposto lei. Mi  impossibile sopportare quest'inferno un solo giorno di pi.
Liberato della presenza di Susan, il baronetto non aveva tardato a sottoporre gli amici alla stessa domanda ripetuta a brevi intervalli. Allora, il secondo reef esiste? Abbiamo la prova che laggi giace l'Elizabeth? Nell'agitazione sembrava persino guarito dal suo ossessivo tic verbale.
L'immersione di Marco e Sarah non poteva ovviamente offrire alcuna certezza. Se ne sarebbero ottenute solo dopo aver analizzato i dati raccolti dai robot di ricerca.
Se risulter dai loro rilievi che lo spazio occupato dalla formazione corallina  inferiore alle misure della nave che stiamo cercando disse Juv, come sempre tendenzialmente pessimista il reef si riveler una falsa traccia.
Marco invece restava fiducioso. Nel caso che rilevassimo una differenza tra le misure del reef e quelle della nave affondata, questo non significherebbe che l sotto non giaccia l'Elizabeth. La formazione corallina potrebbe coprire solo una parte del piroscafo affondato. Non sono pochi i relitti spezzati in due o pi parti. Un troncone potrebbe essere stato portato dalle correnti in un altro punto, pi al largo.
Ad esempio, il Titanic giace in fondo all'Atlantico diviso in due tronconi. Il comandante Ozek, presente alla conversazione, si mostrava orgoglioso della sua cultura marinara di impronta hollywoodiana.
Edward si rivolse di nuovo a Sarah.
Quando tornerete in acqua per avere qualche certezza?
Se torneremo in acqua sar per il caldo, caro Eddie. Non so se hai notato il termometro: siamo oltre i quaranta gradi all'ombra. Per le ricerche la parola passa d'ora in poi agli strumenti.
Toccava a Juv. Dovresti ricordare che non solo disponiamo di un robot a dir poco fantascientifico, ma anche di un altro, noleggiato all'ultimo momento su consiglio del nostro amico oceanauta De Strabei; servir ad aprirci un varco nella roccia corallina del secondo reef.
Se questo avverr concluse Sarah vorr dire che l'intelligenza artificiale del primo robot ha fornito notizie confortanti sulla vera natura della gobba misteriosa.

Periferia della Mecca - Notte del diavolo.
Brillavano le luci di migliaia di torce elettriche, ma anche di qualche lampada a gas. La folla frugava nella sabbia, ogni pellegrino cercava un sasso per poi scagliarlo, appena sorto il sole, contro il muro di cinta della casa del diavolo. Erano le ore conclusive del pellegrinaggio.
Ben Smail, in quel tratto di deserto, ritto accanto a una roccia sporgente dal terreno, oltre a cercare come tutti un piccolo sasso per adempiere al rito attendeva uno dei suoi uomini fidati, un pescatore la cui barca gettava ogni giorno le reti tra le Dahlak e le Farasan.
L'uomo apparve dal buio e sput a terra l'avanzo delle foglie di qat che aveva masticato.
Eccomi, sidi... Dio ti salvi. Il saluto super il ronzio delle preghiere recitate in coro.
Degli stranieri so gi tutto, Abu. So che cercano un tesoro...
E dicono di averlo trovato. Ma ancora non lo tirano fuori dall'acqua.
Che cosa aspettano?
Aspettano i giapponesi, o forse i cinesi... Si tratta di un Buddha.
Ben Smail trasal al riferimento blasfemo d'una falsa divinit. Nome da non pronunciare mai, nella terra santa del Profeta.
Cosa dici, Abu?
Lo dice chi lavora con gli stranieri. Loro cercano Buddha. Una statua d'oro...
Sei certo di questo?
Nulla  mai certo, sidi.
Abu tacque. Frugando nella sabbia, anche lui aveva trovato un piccolo sasso da scagliare contro la casa del diavolo. Quando lo ebbe tra le dita sent la mano di Ben Smail afferrare la sua e stringerla.
Se sar un'informazione vera, avrai il premio.
 vera, sidi.
Altri hanno parlato di verit diverse. Gli stranieri sono spie degli eritrei e degli inglesi.
Non c' mai una sola verit. Tu lo sai.
S, Ben Smail lo sapeva. Per questo anche lui era confuso, adesso.
Il sole s'affacciava all'orizzonte violaceo. Divenne visibile, stagliata contro cielo, la roccia dalla quale era apparso il diavolo per tentare il Profeta. Come gli altri pellegrini, anche Ben Smail prese a scagliare i sassi raccolti nella notte. Rimbalzavano sul bersaglio, s'ammucchiavano a terra, diventavano un ammasso. Nel pomeriggio, quando l'area sarebbe stata chiusa a tutti, i sassi sarebbero miracolosamente scomparsi, tornando a nascondersi sotto la sabbia.
Ben Smail rifuggiva dal pensiero blasfemo di chi sosteneva che non fossero angeli ma camion (e manovalanza d'altri paesi) a compiere l'operazione, preparando il terreno per la notte successiva. "Si crede o non si crede" ripeteva a se stesso fin da quando aveva frequentato i corsi universitari a Londra e tanti dubbi avevano tentato d'incrinare la sua fede. "Io credo" aveva sempre risposto a se stesso.
Nelle preghiere trovava conforto e fiducia. Ma in un'altra sfera mentale, le certezze erano meno salde.
Lo erano anche di pi se riassumeva le informazioni sino a quel momento raccolte. Un Buddha d'oro finito in fondo al Mar Rosso? Forse il bravo e fedele Abu non aveva capito bene quello che gli avevano riferito.
Ma se Abu sbagliava, quale tesoro stavano cercando gli stranieri accampati in quell'isola deserta e inospitale?

Fondale a Dur-Fidalh - Il giorno dei robot.
Se le navi avessero un'anima (molti marinai ne sono convinti) e se quell'anima sopravvivesse al loro naufragio (altra convinzione di tanti uomini di mare), a risvegliare il corpo d'acciaio sepolto nel mare delle Dahlak sarebbero stati degli inaspettati fremiti. Guizzi capaci di provocare vibrazioni nelle strutture metalliche da tempo inerti sotto strati di roccia madreporica.
Una prima carezza dal tocco lieve, ripetuta per ore, era divenuta via via pi penetrante.
Flussi invisibili emessi da una sorgente lontana avevano sfiorato dalla prua alla poppa lo scafo, insinuandosi poi all'interno, negli spazi allagati e nelle sopravvissute sacche d'aria. L nulla s'era decomposto.
Nella parte invasa dall'acqua, le onde vibranti spaventarono le creature che avevano trovato laggi tane sicure: enormi aragoste, lunghe murene, grossi polpi. Creature capaci di interminabili immobilit, nell'attesa di predare o di essere predate. Ma appena quel tocco improvviso provoc uno sconosciuto dolore, si mossero impaurite. E solo
quando si resero conto che nessun predatore le minacciava tornarono alle loro tane.
Non furono pi tranquille, per. Qualcosa era accaduto; qualcosa che mai prima di allora avevano percepito.
Nelle ore precedenti, le operazioni a bordo del Mranz s'erano svolte nell'ordine stabilito. Era stato calato in mare il ROV, Remote Operated Vehicle, indispensabile strumento di ricerca, collegato alla superficie con un cavo di fibre ottiche attraverso le quali trasmetteva comandi agli impianti di propulsione e rimandava in superficie i dati registrati.
Un altro e pi sofisticato robot era l'SBP, Sub Bottom Profiler, sorta di intelligenza artificiale i cui raggi acustici erano in grado di propagarsi sotto il fondale marino. Quando incontravano un ostacolo rimbalzavano, tornavano al punto d'origine e secondo le frequenze utilizzate comunicavano che tipo di ostacolo era stato toccato. Dai meno densi, come la sabbia, ai poco solidi come il corallo e la madrepora, ai pi resistenti come la roccia. O i corpi metallici.
Sul fondo nemmeno le impenetrabili nebbie di plancton avrebbero potuto impedire o ritardare la ricognizione. La risposta ai raggi acustici emessi dai suoi sensori elettronici sarebbe continuata ininterrottamente. E con lentezza, le risposte all'eco vibrante si sarebbero tradotte in immagini tridimensionali della massima precisione, sin quando quel tratto di reef non avrebbe pi celato misteri.
Sotto la tenda tesa sul ponte del caicco chi seguiva le mosse del ROV-SBP cominci a sudare gi poco dopo il sorgere del sole e continu copiosamente sino al tardo pomeriggio.
Nessuno sembrava curarsene. Marco e Sarah erano impegnati in una prima analisi di quanto appariva sullo schermo del computer: dati provenienti dal ROV espressi in forme e colori tridimensionali. Apparivano calmi, senza lasciar trapelare la tensione del momento, troppo attenti a pilotare il robot e a interpretarne i segnali.
Diversa la reazione del baronetto. Malgrado il sole cocente, si muoveva sul ponte in una sorta di balletto per dare sfogo alla crescente eccitazione. Arrestava quei volteggi solo per porre domande sull'andamento dell'operazione; ma era come se nessuno dei tre lo udisse.
Ogni dato si stava rivelando importante, dal momento in cui il robot aveva segnalato e confermato quanto si sperava: sotto il secondo reef giacevano resti metallici di notevoli dimensioni.
Da quando lo spettro d'analisi aveva offerto le prime certezze, un'altra persona era in agitazione. Ma non lo dava a vedere.
Apparentemente immune allo stato di tensione generale, aveva trovato uno sgabello e sedeva poggiando la schiena alla parete in ombra del castello di prua. Le palpebre pesanti, socchiuse, permettevano solo d'indovinare, piuttosto che vedere, gli occhi di quell'uomo. Forse dormicchiava. I colpi di sonno non erano rari quando il caldo raggiungeva quei livelli, soprattutto per un individuo con almeno venti chili di sovrappeso.
Chiuso nel suo flaccido corpaccione, sembrava del tutto disinteressato al lavoro degli archeologi, anche quando il robot aveva cominciato a trasmettere i primi dati positivi. Ma tese le orecchie nell'udire l'ordine d'emersione del ROV, mentre Marco parlava per la prima volta.
Finalmente il tracciato  completo...
Adesso che si fa? gli fece eco Edward.
Sarah era intenta a scaricare su dischetto i dati raccolti. Adesso lavorer il software del computer montato al campo. Elaborer i dati raccolti e ci fornir la mappatura tridimensionale del fondo. In base a quest'analisi passeremo alla seconda fase operativa.
Allora metteremo in azione la nostra arma segreta.
Alla battuta di Juv, Azhar trasal, pur continuando a tenere gli occhi chiusi.
Solo allora avremo la certezza definitiva.
Nell'attesa della nuova fase operativa persino Edward poteva rilassarsi: dai primi dati la lunghezza del reef sommerso risultava di oltre centosessanta metri; poteva quindi ricoprire una nave come l'Elizabeth, che da poppa a prua ne misurava centoventicinque. Non altrettanto proporzionata risultava l'altezza, solo ventitr metri. Pochi, comparati a quelli di un grosso piroscafo.
Ma lo scafo potrebbe essere collassato su se stesso, oppure giacere in parte sepolto nel fango sottostante il reef. Non dobbiamo scoraggiarci concluse Marco, confermando una volta di pi ai due amici che la forza per affrontare le sue ricerche gli veniva sommando le sue conoscenze tecniche e scientifiche all'ottimismo.
Il sole era scomparso in un tramonto veloce, come sempre ai tropici.
Il gruppo era riunito nella tenda-laboratorio, attorno a un vassoio dov'erano stati disposti bicchieri di chai, il t arabo ristoratore. Lo sorbirono a lunghi sorsi Sarah, il baronetto e il maggiore eritreo. Marco, Juv e Pastorino avevano preferito acqua tonica gelata.
Sullo schermo acceso davanti a loro l'impianto per l'elaborazione dei dati stava lentamente componendosi in linee e cifre.
Gli occorrer tutta la notte per offrirci un quadro completo anticip Sarah, prevedendo la domanda del socio che tutti chiamavano "l'impaziente inglese".
Notando la curiosit crescente di Azhar, Marco volt le spalle al computer e si chin sul tavolo, dove aveva disteso due grandi fogli, uno fitto di cifre e schemi, l'altro con il multicolore profilo di uno strumento. Lo osservava con
lo sguardo di un ragazzo sedotto dalla pubblicit di una Playstation ultimo modello. Non si trattava di un gioco, per, ma del robot subacqueo definito poco prima da Juv "la nostra arma segreta".
Domani sar il suo gran giorno... Marco ebbe un attimo d'incertezza. Come lo vogliamo battezzare?
Stando al disegno, si trattava di un oggetto dalla forma ovoidale, con i consueti accessori: antenne e propulsori in posizioni diverse a poppa, timoni di direzione e di profondit. A prua una lunga protuberanza deformava l'eleganza dello strumento.
Un bel naso, non c' che dire osserv Sarah pensierosa. Di l esce il percussore...
Hai detto naso? l'interruppe Marco.
Gi. Ti fa pensare a qualcosa?
S, quel naso mi ispira. E in onor suo battezzerei Pinocchio questo robot intelligente.
Un istante di silenzio, poi fu Edward a parlare. Ti riferisci al burattino del vecchio film di Disney?
Marco scosse la testa con aria sconsolata.
Anche tu, come tutti gli anglosassoni, vedi ogni realt del mondo da un solo punto di vista. Pinocchio non  figlio di Walt Disney, ma di un italiano. Un certo Collodi. Quand'ero bambino...
Sarah alz gli occhi al cielo. Vuoi risparmiarci i tuoi ricordi infantili e aiutarmi a definire l'ordine del giorno per domani? La cena sar servita tra poco.
Anch'io ho fame... Ma lasciami almeno il tempo di accennare al nostro socio inglese le qualit di Pinocchio.
Se ben ricordo, quel burattino era un gran bugiardo disse il baronetto.
S, ma questo Pinocchio cibernetico non mente, perch nasce gi redento dalla fata dai capelli turchini.
La fata, in questo caso, era la CEC (Cyborg & Electronical Company) di St. Louis, USA, dove le magie dei suoi ingegneri avevano creato strumenti sofisticati per la ricerca spaziale. Quelli sottomarini avevano la capacit unica e preziosa di scavare tratti di fondo.
Marco aveva scelto il tipo MARINE TW, peso circa cento chili, modello adatto alla ricerca a Dur-Fidalh, perch era in grado di attaccare superfici compatte come madrepore e coralli.
Altre domande e risposte su quella meraviglia tecnologica si sarebbero accavallate, se Juv non le avesse bloccate sul nascere.
La riunione  conclusa... Preparatevi a una sorpresa. Argia, la nostra cuoca, ha preparato uno straordinario piatto eritreo, lo zighin.

Centro del Mar Rosso - Nelle stesse ore.
Due motobarche col motore al minimo s'avvicinavano da direzioni opposte a un banco di sabbia indurito da una crosta di salsedine.
Lampeggi brevemente una luce, un'altra rispose. Non si ud alcun grido o richiamo. E nemmeno ordini sottovoce.
I timonieri portarono in secco le rispettive imbarcazioni, fermandosi ai due lati di quel lembo appena emergente, segnalato solo dalle mappe nautiche particolareggiate, che ne riportavano la posizione indicandola come "grave insidia". Un tempo gli inglesi stanziati nel Sudan vi avevano installato un piccolo faro automatico del quale restavano solo poche pietre ammucchiate.
Alcune ombre si mossero. La notte era senza luna, nemmeno un tenue chiarore si rifletteva dal mare. I due gruppi avanzavano l'uno incontro all'altro e quando giunsero faccia a faccia una voce salut. Dio sia con te, Mussa.
E con te, sidi Rashid.
Erano due uomini abituati a vivere pi di notte che di giorno, in ore mai completamente buie nei mari tropicali. Infatti ognuno di loro intravide, nel debole lucore, le armi strette in pugno dalle scorte dell'interlocutore.
Negli occhi di Mussa, coperto da capo a piedi da un barracano nero, al momento del saluto era balenato un guizzo. Rashid aveva invece messo in mostra una luminosa chiostra di denti.
Notte perfetta, Mussa.
Come quella d'un mese fa... eppure non sei venuto a raccogliere la merce. Chi la pagher, ora?
Sono gli incerti di questo mestiere, lo sai.
A poca distanza dai due erano sparse a terra ossa completamente scarnificate.
L'incontro  mancato perch abbiamo saputo per tempo che quel maledetto aveva programmato di piombarci addosso con i suoi gommoni.
E come mai non l'ha fatto e non s' preso i bambini? Si vanta sempre di volerli salvare.
Ho pensato io a impedirgli di sbarcare qui. Sono riuscito a mettere in allarme le motovedette della Marina. Lui l'ha saputo ed  stato costretto a restare nella sua tana.
Bastardo! Prima o poi finir ammazzato, e finalmente lavoreremo tranquilli.
Pensiamo al presente, Mussa, e sbrighiamoci...
Nessun pericolo. Ora sta passeggiando alla Mecca e ha per compagno di preghiere una spia. Preparano buoni affari salmodiando.
Lascia perdere e veniamo al conteggio. Quanti ne hai imbarcati?
Dodici... dai cinque ai dieci anni.
Stessa etnia?
Non credo. Me li hanno portati dal sud: sono kateko, aremai e bivai. Tutti pi o meno neri, tutti tranquilli.
A casa nostra mi hanno contattato una trentina di acquirenti. Ma li vogliono perfetti, non malati, n...
Sono perfetti.
I miei amici hanno il terrore dell'AIDS che dilaga dalle vostre parti.
A questa partita abbiamo fatto l'esame del sangue e quelli sieropositivi li abbiamo esclusi.
Sicuro?
Pi che sicuro. Sono solo un po' sporchi, ma arrivati a destinazione sar facile rimetterli a nuovo.
Quanto?
Incluso il costo dell'analisi, centocinquanta sterline per ognuno di loro. Un affare. Allo stesso prezzo posso preparare un altro carico gi dopodomani. Famiglie numerose ce ne sono fin troppe dalle nostre parti.
Rashid dimentic ogni accento della sua untuosa affabilit.
Il prezzo  sbagliato, Mussa.
No.  giusto.
Stai scherzando?
L'improvviso alzarsi del tono di voce provoc lo scatto metallico delle armi automatiche.
Per l'ultimo carico avevi chiesto cinquanta a testa. Oggi mi chiedi tre volte di pi...
A parte i controlli e le analisi, tu sai che non rischiamo tre, ma dieci volte di pi. Non per le motovedette del tuo paese o i gommoni di quel pirata delle Farasan. Nel nostro cielo volano pi satelliti spia di quante mosche a un mercato del pesce. Mentre parliamo, stramaledetti ebrei e bastardi americani stanno fotografando le nostre facce e registrando le nostre parole.
Calmati, Mussa. Quei satelliti li impegnano nella caccia ai nostri combattenti. Non hanno alcun interesse per i piccoli affari di tranquilli mercanti come noi.
Dio voglia che tu abbia ragione. Io per resto timoroso. Dell'occhio che ci vede dall'alto parlano tutti, a Suakin.
Vi fate montare la testa dalla televisione... dovrebbero proibirla. Ma ora basta, si sta facendo tardi... Ti offro millecinquecento sterline e altrettanti ryal per l'intero carico.
L'ultima volta ho perso tutto. E i miei trasportatori, anche se non sei venuto, hanno voluto essere pagati lo stesso.
Quelli sono affari tuoi. Posso arrotondare a cinquemila ryal. Ma non di pi. Prendere o lasciare.
Lasciare? Vuoi che per una seconda volta il carico resti qui e muoia di sete, mangiato dai granchi? Tracce pericolose...
Prendere o lasciare, Mussa.
Seguirono bestemmie e imprecazioni. Poi i due tornarono a trattare sottovoce, tanto che gli uomini delle scorte non riuscirono a sentire l'ultimo prezzo stabilito. Poi quelli della motobarca giunta dal Sudan ricevettero l'ordine di togliere il telone disteso sul ponte e fecero scendere il carico umano. Rashid accese la lampada schermata per osservare i bambini e i ragazzi. Erano nudi, tremanti di freddo e di paura.
L'arabo fece un cenno ai due armati pi vicini. Attraversate l'isola con loro. Fate in modo che posino i piedi su ossa e teschi. Sar educativo.
Quando le motobarche lasciarono l'isola dirette alle opposte rive del Mar Rosso e il rombo dei motori svan nel nulla, granchi grossi e violacei s'affacciarono dai buchi scavati lungo la spiaggia. Nel silenzio tornato totale attesero ancora un poco, poi uscirono allo scoperto. A centinaia, a migliaia cercarono cibo, ma quella notte non lo trovarono.

Campo a Dur-Fidalh, nella tenda-cucina.
Alcune ore prima, mentre nella tenda-laboratorio si parlava di un sofisticato mezzo di ricerca sottomarina, nella tenda-cucina poco lontana Juv s'era aperto a nuove nozioni culturali, guidato da un personaggio che aveva conquistato la sua simpatia. Era Argia, la cuoca; decisa, quella sera, a servire un piatto diverso da ogni altro fino a quel momento assaggiato dagli stranieri che l'avevano assunta. Aveva anticipato la sua intenzione a quello di loro che pi di ogni altro in quei giorni dimostrava attenzione non solo per i programmi di ricerca subacquea, ma anche per quelli culinari.
Tu e tuoi amici dovete imparare cucina di mio paese aveva sentenziato preparandosi a cucinare uno zighin.
In cerca di personale per il campo, Juv aveva arruolato
Argia fidandosi di un italiano, gestore all'Asmara della pizzeria Bella Napoli.  la migliore cuoca di tutta
l'Eritrea gli aveva assicurato l'uomo.
Al momento dell'incontro, Juv aveva pensato a un equivoco; le donne eritree che aveva visto fino a quel momento erano in maggioranza vestite con il loro bianco abito tradizionale. Si era invece trovato di fronte un esemplare del tutto diverso. Una sorta di lottatrice, bassa e tarchiata, con avambracci muscolosi, capelli corti di colore incerto, shorts alle ginocchia e una maglietta oversize che se non fosse stata stinta e dal disegno indecifrabile avrebbe potuto far concorrenza a quelle di Sarah.
Io aspettavo una cuoca... aveva balbettato in inglese.
Tu pu parlare italiano. Mamma eritrea, ma padre italiano. Conosco cucina napoletana e anche eritrea. E senza lasciargli il tempo di reagire, Argia aveva aggiunto: Io un poco vecchia, ma molto forte. Lavorato due anni campo Agip. Tutti contenti di mia cucina.
Nei primi giorni all'isola Argia aveva cercato di interessarlo alle prelibatezze culinarie eritree, ma Juv, sempre al lavoro sul Mranz, quando tornava a terra crollava in branda.
Quel giorno era tornato prima del solito e anche di buonumore, cos lei era finalmente riuscita ad attirarlo nel suo regno, la tenda dalla quale si stava spandendo un odore appetitoso. Presa una ciotola, gliel'aveva messa sotto il naso.
Questo berber fatto con tante spezie tritate tiene dentro mescolato zenzero e anche coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano, cannella, pepe nero e peperoncino. Brucia pancia e poi brucia culo, ma molto buono per cucinare zighin. Oggi con gallina, domani con pesce.
Juv aveva cercato di immaginare la reazione degli amici, in particolare dell'inglese, nel momento in cui avrebbero ingoiato il primo boccone della specialit e alle successive dolorose conseguenze intestinali.
Argia intanto sbatteva in un'altra ciotola una sorta di pasta collosa.
Tu aiuta, non guardare come babbuino. Questa  pasta anghera, si fa con taf, farina di Africa. Zighin si mangia assieme...
L'impasto era di un poco appetitoso color grigio cenere.
Tu pensi tuoi amici? Inglese forse muore quando mangia questo. La cuoca tacque un momento. Tu pensi tuo inglese magro, io mio inglese grasso. Tutti due molto antipatici.
Il tuo inglese chi ?
Maggiore eritreo. Lui nato Eritrea, ma crede nato da inglesi. Lui non piace zighin. Lui non piace me.
Nemmeno a Juv piaceva quell'individuo all'apparenza sempre sonnacchioso. Probabilmente era un brav'uomo, ma faceva di tutto per sembrare uno spione.
Zighin questa sera molto buono. Odore va per mare. Se loro sentono vengono.
Loro chi? I pesci?
Non fai stupido, tu non stupido. Odore buono chiama pirati.
Juv si guard d'attorno alla ricerca di un canovaccio per pulirsi le mani, e incrociando lo sguardo di Argia cap di dover in qualche modo darle soddisfazione, rispondendo a tono alla battuta.
Hai ragione. Noi diciamo: "Quest'odore fa resuscitare i morti". Tu dici che chiama i pirati.
Loro non morti. Loro viene non per odore, ma per rubare.
Per rubare cosa?
Tutto ruba. Tutto.
Isole deserte come le Dahlak non potevano offrire granch a dei razziatori, avrebbe voluto obiettare lui. Ma tacque, senza prendere sul serio la donna che chiss cosa intendeva parlando di pirati.
Vai spiegare tuoi amici cosa loro mangia stasera. Io finisce anghera... tu spiega quanto zighin buono, e uccide anche vermi.

Sul secondo reef- Nei giorni successivi.
Se la cernia gigante s' incazzata per l'andirivieni del sonar profiler, andr fuori di testa con il rumore di Pinocchio.
Pastorino chiacchierava con Juv, mentre da oltre quattro ore seguivano il lavoro del robot.
Probabilmente avr deciso di cambiare residenza.
Non credo. Una bestia come quella, se ha vissuto per cent'anni nella stessa tana, difficilmente cambia indirizzo. Nemmeno se sente il reef crollare.
Pastorino annu. Gli era venuto in mente il suo bisnonno. Aveva oltre ottant'anni quando nel '44 la citt dove viveva era stata bombardata dalle fortezze volanti americane quasi ogni giorno e dalla RAF tutte le notti. La popolazione era sfollata, nessuno per era riuscito a convincere il vecchio a lasciare il suo letto, nel palazzo color terracotta dove aveva sempre vissuto. L era nato e cresciuto e l era rimasto sin quando la casa gli era crollata addosso.
Che la cerniona ci sia o non ci sia nemmeno la telecamera pi sofisticata potrebbe scoprirlo aggiunse Juv.  tornata la nube di plancton e non si vede a un palmo. Ringraziamo il cielo che Pinocchio lavora sulle coordinate virtuali elaborate dal sonar.
Pinocchio, infatti, basandosi sui dati forniti dal primo robot e sui propri sensori, stava cercando con ostinata pazienza il punto dove la massa metallica del relitto era coperta da uno strato di roccia madreporica minore e dove di conseguenza avrebbe dovuto scavare meno.
Non era una ricerca facile; il secondo reef sembrava voler difendere i propri segreti. Al raggio investigatore del cyborg subacqueo la risposta degli strumenti risultava contraddittoria. In alcuni punti la massa si rivelava molto consistente, in altri meno.
Perch? aveva chiesto pi volte il baronetto con la solita disarmante petulanza.
A loro volta, da un diverso punto di vista, Marco e Sarah si ponevano lo stesso interrogativo e cercavano una risposta possibile. Perch in un reef nato nello stesso tempo e nello stesso tratto di mare alcune zone risultavano compatte al punto da far rispondere ai sensori di Pinocchio: "Scavo impossibile"?
In centovent'anni la crescita di corallo e madrepore poteva essere sufficiente a ricoprire il relitto; lo provavano i resti di navi affondate nel Sud Pacifico durante la Seconda guerra mondiale, sepolti da accumuli madreporici dopo solo cinquantanni. Evidentemente la copertura coralligena cresciuta nel fondale di Dur-Fidalh s'era giovata del contributo di sedimenti dalla natura molto particolare.
Lasciamo la soluzione di quest'anomalia ai biologi del mare disse Marco. Quando torner a Pisa voglio suggerire all'Universit di finanziare una ricerca. Il mio amico Cinelli, un genio nel suo campo, chiss cosa potrebbe scoprire in questo tratto di mare.
S, ma intanto diamo il via ai lavori. Sar comunque il nostro esploratore cibernetico a decidere dove scavare. Sarah, concreta come sempre, non intendeva perdere tempo; aveva calcolato che la perlustrazione sarebbe durata almeno due giorni. Pinocchio sembrava dotato di una vivace intelligenza elettronica, ma da come portava avanti la ricerca preliminare era evidente che amava affrontare i problemi con estrema lentezza.
Furono due giorni snervanti per tutti, a eccezione di Sarah. Una volta iniziata la ricerca, sarebbe stata competenza di Marco l'interpretazione dei dati via via forniti dal robot; e di Juv la responsabilit dei movimenti, con l'assistenza di Pastorino.
Lei poteva considerarsi in vacanza. Si present agli amici sorridente, indossando una T-shirt decorata, davanti e dietro, con il disegno di due enormi e azzurri iceberg. Cos spero di difendermi meglio dal caldo terrificante che dobbiamo sopportare. In mano aveva maschera e pinne. E poich per qualche ora non mi sento indispensabile, mi butter in acqua tra le scogliere di Dur-Fidalh. Da troppo tempo non mi concedo questo piacere.
Juv fu categorico. Non ti lascer andare a spasso da sola in queste acque.
Invece s. Abbiamo gi notato quanto sia diminuito il numero di squali rispetto alle cronache di anni fa...
Qualcuno ne resta... e di quelli grossi.
Quelli grossi, come li chiami tu, non mettono il naso lungo le coste. E poi, anche se ne incontrassi uno? Sai quanti ne ho visti e fotografati a Sharm el Sheik quand'ero ragazzina? Allora il Sinai era occupato dal nostro esercito, mia madre era ufficiale carrista del contingente costiero e...
Avevi una madre che guidava un carro armato?
Non te l'avevo mai detto?
No... Be', adesso mi spiego molti lati del tuo carattere.
Ecco un altro motivo per dimetterti dal tuo ruolo di baby-sitter... Ti auguro buon lavoro con Pinocchio. Io vado a stemperare la tensione tra i pesciolini.
Non trascurando, comunque, l'eventualit di sgradevoli incontri con qualche squalo di dimensioni ragguardevoli e potenzialmente aggressivo, Sarah port con s, com'era stata sua prudente abitudine lungo le coste del Sinai, un'asta di legno sulla cui punta aveva incastrato un grosso cacciavite, fissandolo con una sagola. Sorrise, confrontando quell'arma artigianale con le sofisticate difese in dotazione al fantascientifico minisub da lei pilotato durante i lavori in alta profondit con Marco.
"Mezzi da miliardari... ora dobbiamo arrangiarci" pens allegramente.
Nuotando lungo il reef nell'acqua densa come sempre di plancton, la giungla di corallo appariva appena visibile a Sarah. I suoi dettagli di bellezza e complessit erano solo ombre evanescenti, nel plancton, ma appena le avvicinava riscopriva forme e colori di lussureggiante variet. Con gioia tornava, dopo molto tempo, alle sorprese delle prime immersioni, quando all'inizio degli anni Settanta passava intere giornate a Sharm el Sheik, dove ancora non sorgeva nemmeno un hotel, n operava alcun club subacqueo.
Un salto a ritroso nel tempo e fu di nuovo tra pesci pappagallo grandi e piccoli; rosicchiavano coralli e li segu per assistere al momento in cui dopo la digestione restituivano il cibo al mare sotto forma di una polvere granulosa e pallida. Sua madre le aveva spiegato come a tanta ininterrotta pioggia di candida ehrarz (ovvero cacca, parola che tanto le piaceva, a quell'et) si dovesse il dono delle incantevoli spiagge lungo le rive dei mari tropicali. A ben pensarci era stata quella la sua prima lezione sul mondo subacqueo.
Alla sensazione improvvisa di essere seguita il suo pensiero torn alla cernia gigante incontrata nella prima immersione all'isola. Ruot su se stessa e strinse l'arpione con forza, puntandolo davanti a s.
Nel nebbioso muro di plancton subito oltre il reef non not segni di vita. Si chiese se un'altra grande cernia o uno squalo le fossero guizzati vicino.
"Nulla" concluse, rimproverandosi quell'istante di turbamento.
Mentre gettava un'occhiata al computer da polso una murena grossa quanto la sua gamba fece capolino da un taglio scuro nella massa fluorescente dei coralli di fuoco. Apriva e chiudeva la bocca. "Ma non mi fai paura" pens Sarah sorridendo. "Ormai lo sa anche un sub principiante che non sei aggressiva come vorresti far credere..."
Era tornata ragazzina, adesso, felice di abbandonarsi a quella sorta di gioco a rimpiattino; e come una ragazzina sent salire il cuore in gola quando le sue spalle
ebbero di nuovo un riflusso. Un'onda la invest e si trov accanto non una bestia, ma quattro, e molto pi grandi di lei. Subito si rassicur, perch aveva riconosciuto quelle creature imponenti con gli occhi fissi su di lei: globicefali, parenti stretti dei delfini e delle orche.
L'acqua era percorsa da versi acuti vicini e lontani. Altri globicefali si avvicinavano, ombre scure che ingigantivano. Adulti e cuccioli.
I cetacei le passarono accanto, poi guizzarono oltre, perfettamente allineati gli uni con gli altri, come in una composizione scultorea d'et classica. Balzarono oltre la superficie, e Sarah li immagin fuor d'acqua, in quel tuffo nell'aria che sembrava divertirli. Il tonfo della loro simultanea ricaduta fu il loro saluto, prima di scomparire verso il mare aperto.
Al campo, un'ora pi tardi, ripens al soprassalto che l'apparizione dei globicefali le aveva provocato. Non provava sensazioni cos dirette da tempo. Certe situazioni critiche all'interno di un minisub le aveva sempre vissute con distacco. Come quand'era scesa con il suo DR nel ventre d'acciaio del Roma, a mille metri di profondit, per salvare Marco, o come nel momento in cui il Nautilus da lei pilotato era stato afferrato dai tentacoli di un architeuthis rex. In queste e in altre simili occasioni una potente scarica d'adrenalina l'aveva posseduta e spinta a un'immediata, glaciale reazione.
Era il suo grande autocontrollo, la corazza difensiva che poco prima le era parso di aver dimenticato d'indossare.
E non le era dispiaciuto.
Intanto Pinocchio aveva completato la ricognizione e Sarah si un a Marco per confrontare le opzioni di scavo suggerite dal robot. Non fu operazione da poco, perch i dati erano molti e alcuni contrastanti. Infine, ascoltato anche il parere di Juv, si stabil che la perforazione del reef avrebbe avuto inizio l dove la massa coralligena formava un rilievo. Una gobba sulla gobba osserv Pastorino.
Le gobbe portano fortuna sentenzi Juv, inguaribilmente condizionato dalle proprie superstizioni.
La decisione presa da Marco derivava dalla convinzione, la stessa di Sarah, che la seconda gobba fosse nata per l'accumulo dello strato madreporico sopra uno dei ponti superiori della nave affondata.
Se cos fosse, avremmo buone probabilit di capire come orientarci nel relitto per esplorarlo sino alla stiva.
Un punto qualsiasi della fiancata avrebbe invece significato trovarsi in una zona non facilmente identificabile.
Via allo scavo, allora!
Guidato da impulsi ininterrottamente scambiati tra la superficie e il suo cervello operativo, nutrito dall'energia portata dal sottile cavo che lo collegava al generatore in superficie, Pinocchio si mosse lentamente, com'era nella sua natura. Lentamente ma senza soste e senza deviare d'un millimetro dal punto prescelto, perch aveva affrontato, il giorno precedente, i test della materia da attaccare, aveva prelevato alcuni campioni e li aveva analizzati. Adesso doveva frantumarli, accumularli e allontanarli per non farli ricadere nello scavo, sapendo di non dover intaccare il metallo, quando l'avesse raggiunto.
Una somma di responsabilit non da poco anche per una macchina dotata d'un elaboratore avanzato.
Davanti al monitor, appena si era visto Pinocchio estrarre il percussore ed entrare in azione, uno spontaneo applauso aveva accompagnato le immagini trasmesse in superficie da una telecamera subacquea sospesa a un cavo sulla zona delle operazioni.
Edward le osserv con un sorriso radioso, e alzando le braccia al cielo volle dire la sua con la consueta enfasi. Signore e signori, eccoci di fronte a un'ennesima prova di quanto il lavoro dell'uomo venga ormai umiliato dalla potenza e dalla duttilit delle macchine... Onore al progresso tecnologico, dunque!
Appena il braccio scavatore vibr i primi colpi e stacc un pesante blocco, Sarah gli rispose senza distogliere lo sguardo dal monitor. Caro Eddie, questo robot e l'altro che l'ha preceduto sul fondo ci hanno aiutato: anzi, sono stati indispensabili. Ma noi siamo pi indispensabili di loro... Presto dovremo dimostrarlo, quando scenderemo laggi e dovremo entrare nella carcassa sepolta.
La macchina ammirata da Edward moll un altro colpo violento e un grosso blocco di madrepora si stacc dalla massa gi in parte sgretolata. Gli sguardi di tutti s'incrociarono soddisfatti.
Quello di Marco si pos su Azhar. Da quando la telecamera aveva cominciato a trasmettere immagini dal fondo, gli occhi del militare erano aperti e molto attenti, e le sue grosse mani, di solito poggiate inerti sulle ginocchia, erano strette a pugno.

Quartier generale eritreo - Ore dopo.
All'ingresso del generale Rafrn in sala comunicazioni, l'ufficiale addetto al turno di notte e i tre graduati di servizio scattarono sull'attenti.
A che ora chiamer?
Alle zero trenta, signor generale.
Mancano due minuti... ricezione buona?
Sei su dieci, granulosa ma comprensibile... Non sono disponibili apparecchi migliori, signor generale. I pochi sono al fronte. E qui...
Lo so benissimo. Limitati a passarmi la comunicazione. Poi esci con i tuoi e torna solo quando ti chiamer.
Ma...
Tenente, so come maneggiare questo tipo di radio. La guerriglia  stata per me una scuola migliore della tua. Togliti dai coglioni.
La lontana voce di Azhar gracchi nell'altoparlante preceduta da sfrigolii e sibili, e mise alla prova Rafrn, che per non s'era vantato a vuoto della sua abilit di tecnico radio.
Hanno cominciato, generale. Il robot sottomarino continuer il lavoro anche questa notte.
Appena raggiungono lo scafo avvisami subito.
Attendiamo a intervenire quando trovano il carico?
No, sarebbe troppo tardi. Gli italiani stanno muovendo una nave. Ufficialmente  una missione di routine nell'Oceano Indiano con il contingente navale inglese e americano. Lo scopo per potrebbe essere diverso. Gli ex padroni hanno perso il pelo ma non il vizio e vogliono strapparci un tesoro che ci appartiene...
Ma l'operazione di questi palombari dentro il relitto potrebbe non riuscire.
Non credo. Hanno attrezzature ipersofisticate; ho visto gli elenchi del materiale importato. Noi dobbiamo sorprenderli e sequestrare tutto senza lasciargli il tempo di appellarsi alle loro autorit e ai permessi che hanno avuto... Pronto... Mi ricevi?
S, signor generale.
Seguirono uno sfrigolio acuto e un'eco di fondo. Allora tieni gli occhi spalancati anche se dormi.  un ordine. Da te dipender il nostro intervento.

Un'isola alle Farasan - Stessa ora.
Solo un imbecille come il generale Rafrn pu ordinare a qualcuno di dormire con gli occhi spalancati.
Ben Smail, spenta la radio, s'era allontanato dall'impianto digitale Toshiba, modello con almeno mezzo secolo di vantaggio sull'apparecchio degli eritrei, di eredit russa.
Il locale dov'era montato l'impianto era alle spalle di un marabut, la tomba di un santone. L'antenna alta e orientabile era seminascosta dalla selva di bandiere e stracci colorati mossi dal vento, simboli di un luogo di preghiera.
Su basi in muratura, la baracca sorgeva tra le tende e le costruzioni in lamiera e legno di uno dei desolati villaggi sparsi nelle isole minori dell'arcipelago. Rifugi dei pescatori delle Farasan, come tanti altri sparsi lungo le rive del Mar Rosso meridionale.
Visto dal mare o dal cielo, il villaggio non poteva rivelare alcuna diversit dagli altri. Ma un occhio esperto avrebbe individuato tra le casette di legno i gommoni muniti di potenti motori fuoribordo, mimetizzati tra carcasse di barche da pesca accatastate in riva al mare. Mentre all'esterno il termometro oscillava fra trentanove e quaranta gradi all'ombra, all'interno della baracca dov'era attrezzato il centro radio, il condizionatore manteneva la temperatura intorno ai diciotto gradi, malgrado una ventina di uomini che masticavano foglie di qat.
Ben Smail li guard: erano in gran parte giovani, alcuni poco pi che ragazzi.
Avete sentito? Dio volendo, le voci dall'Asmara e da Dur-Fidalh confermano la notizia portata dal nostro pescatore. Da questo momento  d'obbligo un continuo ascolto radio. Ibrahim, tu ti occuperai dei gommoni. Voglio che due di quelli pi grandi siano pronti a partire a dieci minuti dall'ordine. Poche armi. Piomberemo sugli italiani prima che sbarchino i montanari dell'Asmara. Ricordiamoci che sono degli sciocchi. Un ultimo sguardo circolare. Siamo intesi?
Intesi!
Sar un bel colpo.
Dev'essere un tesoro di grande valore; lo dicevano i pescatori, tanti anni fa.
A parlare era stato l'unico anziano del gruppo, un vecchio dalla pelle grinzosa come cuoio seccato al sole.
Iddio ti dia ragione. Quelle statue debbono essere d'oro, se in tanti vogliono portarsele a casa.
Io non ho parlato di statue. A questa battuta quasi inudibile non venne prestata attenzione; attorno al vecchio avevano altro a cui pensare. Solo molto tempo dopo qualcuno se ne ricord, ma era troppo tardi. Non era il momento giusto per ascoltare i suoi ricordi; adesso nelle case dal tetto di lamiera sparse tra la spiaggia e le dune si doveva preparare un'altra di quelle fulminee azioni grazie alle quali i membri di quel gruppo di ex pescatori erano considerati "banditi sanguinari" e "pericolosi pirati".
Ogni tanto la stampa araba ne parlava, raramente quella internazionale, e comunque senza attribuire particolare peso alle loro imprese.
Pochi si interessavano ai fulminei attacchi ai convogli dei mercanti di qat, l'erba che cresceva sugli altipiani, droga estremamente diffusa nell'Arabia meridionale e in tutta l'Africa orientale, un'erba capace di togliere fame e stanchezza e infondere coraggio sino al fanatismo estremo. E preoccupazione di poco maggiore suscitavano il contrabbando d'armi e il traffico di merce umana, considerati un'endemica piaga di quell'area di contatto tra due continenti.
Tra l'altro di quei commerci pochi venivano a conoscenza; erano rare infatti le operazioni per intercettare i protagonisti di quelle azioni, compiute utilizzando una piccola flotta di gommoni che le autorit yemenite, sudanesi, arabe ed eritree non tentavano nemmeno di intimorire con operazioni di pattugliamento. Le autorit di quei paesi rifiutavano di accettare la definizione che davano di se stessi gli isolani fuorilegge: combattenti per l'indipendenza di un non meglio identificato "popolo del mare".
Chi avrebbe dovuto dar loro la caccia non prendeva iniziative; una tolleranza giustificata dalle operazioni pi complesse richieste dai continui e drammatici colpi di scena in tutta l'area mediorientale e africana.

Una sosta ad Aden - Tempo prima.
Delle furiose tempeste internazionali seguite all'11 settembre 2001 e ai successivi eventi politici e bellici il pirata patriota Ahmed Ben Smail, in quel remoto angolo di mondo tra Mar Rosso e Oceano Indiano, aveva approfittato forse troppo cinicamente, ripeteva sovente a se stesso.
In verit era compiacimento, pi che pentimento, per la propria capacit di agire senza apparire, di trasformarsi, mimetizzarsi. Come il giorno in cui era sbarcato ad Aden con un aereo di linea da Dubai dopo il mese passato alla Mecca. In attesa di occuparsi del misterioso tesoro che stavano cercando italiani, inglesi e israeliani, aveva intenzione di preparare da l un attacco al trasporto di droga organizzato dalle autorit yemenite con destinazione Kenya, via mare.
Ad Aden, nelle vesti di uomo d'affari, impeccabile nell'abito sartoriale inglese, occhiali scuri, ritocco di barba, baffi e capelli all'europea, si sentiva irriconoscibile. Anche grazie ai documenti falsi ma insospettabili rilasciati dal WTO, l'organizzazione internazionale del commercio.
Aveva preso alloggio al Rainbow Hotel, in una stanza vanagloriosamente definita suite. Di l chiam il portiere (da tempo suo contatto in citt) per sapere chi fosse l'europeo intravisto nella hall. Non una spia, gli venne risposto, n un membro mimetizzato di qualche corpo di polizia speciale. Era un giornalista francese in cerca di notizie sulla sopravvivenza nello Yemen di campi d'addestramento di Al Qaeda.
Ben Smail gli si present dopo cena. Voleva scambiare qualche chiacchiera di sapore occidentale in un momento di nostalgia per i giorni lontani trascorsi a Londra, dove si concedeva, tra un esame e un altro, qualche puntata a Parigi, a New York, a Madrid. Chi non conosceva quel periodo della sua vita avrebbe potuto sorprendersi per quell'improvviso desiderio, soprattutto se avesse saputo che quell'uomo, nel biglietto da visita, avrebbe volentieri scritto, anzich PRODUCT REPRESENTATIVE - p.o. BOX 2413 DUBAI la pi gloriosa qualifica di PIRATA & PATRIOTA - DOMICILIO SCONOSCIUTO.
Doppia identit nella quale convivevano l'intellettuale e l'uomo d'azione, un uomo a suo modo onesto, ma pericolosamente infido e spietato, a giudizio dei pi. L'uno apparentemente subordinato e condizionato alla volont e all'impegno operativo dell'altro. Violenza su se stesso pagata al costo di notti tormentate, nell'irrisolto confronto tra le due culture e le due personalit che vivevano in lui.
Incontr l'europeo nell'ascensore dell'hotel; un saluto e un paio di frasi in francese bastarono per suscitare nell'altro una certa curiosit e per indurlo ad accettare l'invito a ritrovarsi dopo cena quando, chi  di passaggio ad Aden, cerca di dimenticare l'intollerabile temperatura che durante il giorno lievita oltre limiti sopportabili, con un tasso di umidit del novantotto per cento.
Adesso i due uomini erano seduti uno di fronte all'altro, nella fatiscente smoking-room, in poltroncine di vimini degne d'una mostra d'antiquariato coloniale, cos come il gorgogliante condizionatore incaricato di affievolire il ricordo del sole che per dieci ore aveva arroventato implacabilmente le mura esterne dell'hotel.
Proprio su quelle mura, sulla storia del Rainbow, Ben Smail trov un ottimo spunto di conversazione.
Come lei certamente sa, qui  vissuto per qualche tempo il vostro grande Rimbaud. L'edificio  circondato dagli stessi portici dove lui s'aggirava febbricitante. Le finestre delle nostre stanze offrono la vista sul minareto, la moschea del suk. Paesaggio che dapprima gli era piaciuto e poi aveva detestato.
Il cameriere port due caff in tazze alte e strette.
Il caldo lo si combatteva, allora, con ventagli appesi a questo soffitto, mossi da servizievoli schiavi. Con un impercettibile cenno della testa indic il condizionatore: L'aerazione era certo migliore....
Il francese ascoltava sorpreso.
Rimbaud  vissuto in quest'albergo? Non lo sapevo. Ricordo solo che un mio insegnante lo chiamava poeta maledetto...
Non le ha spiegato perch era sbarcato qui, nella sua fuga ai tropici? Non ha mai letto una sua biografia?
Il giornalista fece cenno di no e Ben Smail sorrise. Per collaborare a "Paris Match" era importante essere spericolati, disporre di abbondanti dosi di cinismo, saper scattare foto raccapriccianti, e quindi proibite. La cultura, invece...
Rimbaud era sbarcato ad Aden nell'agosto del 1880 riprese. Non resisteva alla tentazione di insegnare qualcosa di francese a un francese. Scriveva di sentirsi attratto dalle chimere di un luogo magico. Per la verit lui, poeta, qui progettava affari: voleva arricchirsi con il commercio del caff.
Difficile capire se l'interlocutore fosse stupito o annoiato, ma di questo a lui importava poco. Si divertiva a frugare nella memoria, per scoprire quanto ricordava della vita di Rimbaud.
Non aveva tardato a disilludersi. A sua sorella l'ex poeta confessava in una lettera di avere smesso di immaginare "parole magnifiche" e cominciava a lamentarsi. Se ricordo bene, "sto arrostendo in fondo a questo buco come in una calcinaia" le scriveva. Solo pochi mesi prima l'aveva informata che l'aria marina di Aden gli avrebbe guarito i polmoni. "Fumer e berr liquori forti come metallo rovente, torner con membra di ferro. Avr dell'oro."
Sta citando o sta inventando?
Avevo imparato a memoria alcuni versi e pensieri di Stagione all'inferno. Lei mi ha aiutato a ricordarli.
Congratulazioni.
Niente di straordinario. Noi musulmani, da bambini, ripetiamo infinite volte il Corano sino a impararlo parola per parola. Questo esercizio ci consente di avere una predisposizione naturale per la memoria...
Anche nell'era dei computer?
Io sono della generazione precedente. Quella che usava il cervello.
E oggi?
Ben Smail si strinse nelle spalle e fiss il giornalista negli occhi.
Un consiglio, caro amico. Lasci perdere la ricerca dei campi dove le hanno detto che si nascondono e si esercitano fanatici terroristi. Al Qaeda ha lasciato da tempo questa zona dello Yemen.
Lei come lo sa? L'interrogativo venne appena sussurrato.
Non vada fuori citt; rischia di farsi derubare.
Insisto: lei come fa a sapere tutto questo? Mi dice di venire da Dubai.
Ho sentito dire da amici del posto che intende travestirsi da arabo, nascondendo una piccola macchina fotografica sotto la jellabia. E cos conciato pensa di muoversi a piedi nell'interno. Stia attento, perch chi la fermer potrebbe irritarsi per una simile mascherata. Se non le taglier la gola, quanto meno approfitter della buona occasione per dedicare qualche ora del proprio tempo libero a uno dei divertimenti preferiti, da queste parti. Lei, uomo di mondo e viaggiatore, certamente avr sentito quanto inestinguibile sia la passione dei casti uomini del deserto per il culo d'incauti viandanti.

Acque di Dur-Fidalh - A una settimana dall'arrivo.
Davanti al monitor, Marco, Sarah e Juv avevano gli occhi spalancati per la sorpresa. Edward aveva notato che per la prima volta sembravano confusi, fissando lo schermo. Le immagini rimandate in superficie dalla telecamera subacquea, anche se di qualit incerta, non lasciavano dubbi. Quanto inquadrato non rientrava nelle previsioni.
Sullo schermo, dove appariva lo scavo nel reef, sessanta metri sotto la chiglia del Mranz, i due professori e il loro assistente vedevano qualcosa che non si aspettavano.
Pinocchio da quarantasei ore continuava ininterrottamente a spezzare e scavare la corazza madreporica. Poi smosse e spost i detriti, sollevando nuvole torbide.
Lo stato di euforia era iniziato nel momento in cui qualcosa di metallico era stato segnalato da un insistente bip-bip e poi s'era intravisto. Il robot era stato fermato e tutti avevano atteso il ritorno a condizioni migliori di visibilit per distinguere ci che cominciava a venire alla luce.
Quando il torbido s'era infine depositato e la trasparenza dell'acqua l'aveva consentito, i presenti erano rimasti a bocca aperta.
La telecamera inquadrava l'area dove la parte scavata (un quadrato di circa dieci metri per lato) era visibile, ma non coincideva con le aspettative dei ricercatori, prima ammutoliti, poi esterrefatti. Si sovrapponevano sorpresa, stupore, incredulit, poi si ud la voce dell'inglese. Cosa stiamo vedendo, perdio? Cosa?
Il silenzio che segu fu interrotto da Sarah, confusa al punto di non credere lei stessa a quanto stava affermando.  evidente quello che abbiamo sotto gli occhi. Tanto evidente da non assomigliare in nulla al bastimento che andavamo cercando.
Marco si rivolse all'assistente. Pastorino, estragga il dischetto del computer mobile e me lo dia. Lo porto a terra per analizzare meglio le immagini sul monitor ad alta definizione. Intanto lei rimetta in moto il robot; deve tentare di approfondire e allargare la fenditura nel reef. Se la sente di seguire da solo Pinocchio mentre riprende
lo scavo?
Lui  autonomo, professore: non  un problema fargli da balia. "Il problema  un altro ed  tutto vostro: capire cos'ha fatto saltar fuori dal reef..." pens il tecnico, ma tacque.
Il gruppo sul barchino del Mranz torn a terra. Qualcuno
li aveva preceduti e stava gi dirigendosi alla tenda, tra i suoi militari. A quello non interessa mai nulla di quanto accade mormor Marco a Sarah, indicando Azhar. Lo irritava accorgersi che nella battuta si celava una punta d'invidia; non gli sarebbe dispiaciuto affatto essere capace di restare indifferente alla sorpresa per ci che era apparso. Sarebbe stato bello, in quel momento, trovarsi in montagna a sciare con i figli piuttosto che sentirsi bruciare da una cocente disillusione.
Nella tenda-laboratorio, i teli laterali erano stati abbassati per consentire una migliore visibilit del monitor ad alta definizione.
La visione conferm quello che era apparso sul monitor di servizio. Lo scavo aveva portato alla luce due precisi reperti metallici, un'antenna radio e la sommit di un periscopio. Ovvero, parti che una nave del 1889 non poteva certo avere; strumenti simili nella seconda met del XIX secolo non esistevano.
Anche se parzialmente contorti e con vistose incrostazioni di ruggine, non lasciavano dubbi: erano proprio un'antenna radio e un periscopio; il resto, non ancora ben distinguibile, sembrava il bordo superiore di una torretta.
Il nome esatto di quella sovrastruttura disse Juv tornando con la memoria ai suoi trascorsi in Marina fa parte del vocabolario dei sommergibilisti. La chiamano falsatorre.
Nella tenda militare fuori del campo, Azhar con l'aiuto dell'attendente era riuscito a collegarsi al centro radio
dello stato maggiore, all'Asmara. Per riuscire ad avere il generale Rafrn all'ascolto stava sudando pi degli stranieri davanti al monitor; nel timore di essere udito da qualcuno, non poteva alzare la voce per farsi sentire meglio.
 confermato... hanno raggiunto lo scafo. Mi sente?
Male, ma continua... Alza il volume, oppure urla per farti sentire.
Non posso, signor generale.
Segu una serie di interferenze, poi la voce di Azhar riemerse tra i consueti fruscii.
... per ora, solo un'apparizione parziale. Loro hanno finto grande sorpresa.
Gli italiani sono commedianti esperti.
Non ricevo. Pu ripetere?
Non importa. Segui ogni loro mossa. Appena  il momento manda il segnale. Ricevuto?
Ricevuto, signor generale.
Se Joseph Rafrn aveva sentito male ma capito bene quanto il maggiore Azhar gli aveva riferito, altre orecchie sentirono bene ma capirono male.
Alla cuoca Argia, bench si fosse avvicinata tra i cespugli sino alle spalle della tenda militare, il senso di quel che i due s'erano detti via radio non era risultato chiaro. Aveva potuto solo rendersi conto che il grassone da lei detestato sembrava operare segretamente; e questo sarebbe molto dispiaciuto a quella brava persona di nome Juv e ai due che lui chiamava scherzosamente "i miei padroni".
Era incerta, Argia. Riferire oppure tacere? Era portata a ragionamenti elementari ma precisi. In questo caso capiva che se raccontava tutto gli eritrei avrebbero cacciato via gli ospiti. E lei avrebbe perso il lavoro.
Il timore le parve confermato dalle grida che ud provenire dalla tenda-laboratorio. Ad alzare la voce era ancora una volta l'inglese. Brutto segno, considerando l'agitazione che sembrava aver contagiato tutti; meglio non arroventare gli animi accennando all'attivit radio dei militari. Dopo tanti mesi di stenti doveva riuscire a far durare il pi possibile quel lavoro pagato cos bene; per di pi quella gente avrebbe portato a galla il tesoro di cui aveva sentito raccontare sin da quand'era bambina. Qualcosa le avrebbero dato, alla fine. Ne era certa.
In Azhar vedeva un potenziale guastafeste, ma le sfuggiva quale fosse il suo ruolo, a parte il mestiere di spia. Di certo anche i militari miravano al tesoro, ma se ci mettevano le mani sopra, a chi lo avrebbe consegnato Azhar? Quanta parte se ne sarebbe messa in tasca? Lo conosceva da tempo come uomo avido e infido, e le sarebbe piaciuto metterlo nei guai; ma denunciandolo agli italiani non vedeva altro tornaconto se non quello di un dispetto, con pericolose conseguenze. Ne valeva la pena?
Intanto non cessavano le grida provenienti dalla tenda-laboratorio. Il baronetto, davanti all'evidente prova che il relitto venuto alla luce non poteva essere l'Elizabeth, da alcuni minuti dava in escandescenze e non accennava a calmarsi. Il suo colorito da aragosta era scomparso, il volto s'era fatto di un pallore mortale. Siamo rovinati... Sono rovinato! continuava a ripetere. D'un tratto si liber con gesto brusco della mano che Sarah gli aveva poggiato sulla spalla. Mi avete preso in giro! grid.
Scost da s anche Juv, fece per uscire dalla tenda, ma si trov di fronte Marco. Da quando lo conosceva l'aveva visto sempre gentile, ma adesso scopr che quando occorreva sapeva usare parole dure. Basta, Eddie si sent intimare a voce bassa e gelida. Siedi e calmati!
Non rispose n si sedette. Respir profondamente e scosse il capo. M' crollato il mondo addosso... cerca di capire.
Il mondo continua a girare, Eddie. Noi non abbiamo preso in giro nessuno: l'Elizabeth non  stata rubata. Aspetta ancora qualcuno che la ritrovi. Sarebbe stato troppo facile identificarla alla prima immersione. Si volt verso Sarah. Anche se l'illusione  stata questa...
S, sarebbe stato troppo facile. Noi dovremmo saperlo che una ricerca sottomarina  esattamente l'opposto.
Juv intanto s'era accostato al monitor, stacc il contatto e l'immagine che aveva scioccato tutti svan.
Edward non se ne accorse, lo sguardo ostinatamente immobile sulle proprie mani. Ho bisogno di sapere cosa intendete fare. Siete voi a dirigere quest'avventura. Implorante, guard Sarah. Ho anche bisogno d'un whisky liscio.
Lei annu. Noi ci limiteremo a un bicchiere d'acqua minerale... E mentre Juv apriva il frigo e riempiva tre bicchieri, si occup del quarto, versando due dita di White Label. Sprofondarono nelle poltroncine di tela e nessuno parl fin quando i bicchieri furono vuoti.
Poi Marco sospir.
Okay, riepiloghiamo gli ultimi avvenimenti basandoci sui dati in nostro possesso. Da una nota a pi di pagina del giornale di bordo della spedizione italiana nel Mar Rosso abbiamo creduto di poter dedurre dove giacesse quel relitto. Non  cos, invece... Di conseguenza, a questo punto dobbiamo cambiare i nostri piani e cominciare nuove ricerche. Mettendo in conto perdite un'intera settimana.
Sarah scosse la testa. Il ritardo e il nuovo piano di lavoro sbilanceranno le previsioni di spesa, con il rischio di mandarci in rovina.
Avresti dovuto studiare da banchiera, non da archeologa. Il che non sarebbe stato sorprendente, considerati i tuoi natali disse Juv.
Se fai un'altra battuta del genere ti salto al collo. Non sono nello stato d'animo...
Edward li guard implorante. Smettetela di divagare. Dobbiamo decidere, agire subito...
Marco si era intanto portato vicino alla mappa dell'arcipelago appesa alla parete della tenda e l'ingrandimento relativo a Dur-Fidalh. Da domani si lascia l'ormeggio; abbandoniamo il secondo reef. Cominceremo una ricerca lenta e attenta di tutto l'anello madreporico intorno a quest'isola. Ritengo sia la pi
probabile area di naufragio dell'Elizabeth. Se le sue lance di salvataggio furono ritrovate su queste spiagge, la nave non pu essere colata a picco molto lontano.
Quanto pu durare la nuova fase di ricerca? chiese il baronetto.
Hai visto nei giorni scorsi quanto siano efficienti i robot sottomarini. Avrai anche notato quanto operino lentamente, per.
Quanto tempo?
Eddie, anche se alzi la voce non ne impiegheremo meno del necessario.
Fra quanto potremo raggiungere un risultato? Il terzo interrogativo fu quasi supplichevole. Gli rispose Sarah.
Un risultato? Forse in due o tre giorni. Forse in due o tre settimane. O forse mai, aggiunse tra s. E lo stesso pensarono Marco e Juv.
Il comandante del Mranz venne avvisato di prepararsi a salpare l'indomani per una prima perlustrazione.
Al campo nessuno sembrava volersi riposare. Marco e Sarah si concentrarono sulla mappa, studiando i possibili punti di immersione. Avevano accanto Juv, come sempre, e a Sarah non occorse molto per sospettare che i pensieri del vecchio amico fossero sintonizzati su lunghezze d'onda diverse. E non si sorprese quando Juv domand in tono formale se poteva chiedere un favore.
Domattina intendo andare sott'acqua e dare un'occhiata a quella torretta apparsa dopo l'allargamento dello scavo. Voglio tentare di capire di quale sottomarino si tratta.
Pensi di scoprire segni di riconoscimento?
Debbono essercene per forza, quantomeno per identificarne la nazionalit.
Quante ore ti occorrono?
Non una di pi di quante ne impiegherete voi per essere pronti a dare inizio alle nuove ricerche lungo la costa. La mia richiesta non vi far perdere tempo; avr finito l'ispezione subacquea prima che ordiniate al caicco di spostarsi. Permesso accordato? Prima di ringraziarvi aggiungo un'altra richiesta. Usare antenna e radiotelefono per mandare questa notte in Italia un'e-mail. Vi leggo in faccia ci che vorreste chiedermi, ma preferirei riparlarne dopo... Intanto, non avendo udito un no alle mie richieste, mi considero autorizzato a mettere in atto il programma...

Ancora al campo - Dalla notte all'alba.
Il vento prese a soffiare forte. Juv fu l'unico a preoccuparsene perch era l'unico a non essere crollato in branda. Era rimasto alzato e ben sveglio sino a tardi per la difficolt incontrata nella spedizione dell'e-mail. Negato all'uso di quella che definiva "una delle peggiori diavolerie moderne", era infine riuscito nell'intento, imprecando sottovoce. Il messaggio, carico degli interrogativi che lo tormentavano da ore, doveva ormai essere stato consegnato al destinatario.
Nel campo i teli delle tende avevano preso a sbattere rumorosamente, e questo alimentava la sua tensione nervosa e lo teneva ben sveglio. A un tratto intravide un'ombra e riconobbe Marco, che s'era svegliato e rinforzava la presa dei picchetti tenditori della sua tenda vibrando colpi di mazza.
Juv, sono preoccupato per l'ormeggio del caicco disse vedendolo comparire.
Non credo che ci sia pericolo. Questo maledetto ha preso a soffiare da est. Il barcone, a ponente, si trova a ridosso. Non avr problemi.
Da quel lato, dove lo specchio di mare era protetto dal promontorio dell'isola, s'intravedevano acque venate da lievi increspature.
Quei turchi sono marinai esperti. Avranno gi teso cime di rinforzo alla boa e a terra, per dormire tranquilli.
E tu fai altrettanto. Domani ci aspetta un'altra giornata difficile. Hai spedito l'e-mail?
S, e per riuscirci m' passato il sonno.
Si chiedeva cosa gli avrebbe risposto il vecchio amico ammiraglio, destinatario del suo messaggio notturno. L'indomani, arrivando al suo tavolo di lavoro nell'Ufficio storico della Marina, avrebbe trovato l'e-mail e avrebbe cercato d'informarsi. Ma anche se dagli indizi venuti alla luce l'ammiraglio avesse potuto ricavare alcune informazioni riuscendo a trasmetterle all'antenna del satellitare del campo, quelle note non sarebbero certamente state tali da tranquillizzarlo. Le domande che si era posto da quand'erano affiorati dal reef i resti di un sommergibile senza nome gli sembravano destinate a restare senza risposta.
La cronaca d'una spedizione finisce sempre per essere scritta in modo diverso .da come si era immaginato... disse a voce alta dopo tanto ragionare tra s. Lo ud, e a suo modo gli rispose Argia. La stava incrociando nel buio mentre usciva dalla tenda-cucina, dov'era corsa dopo essere stata svegliata dal colpo di vento che aveva provocato il crollo d'una batteria di pentole e coperchi.
Tu dice destino  diverso per sorpresa di questo vento? Non  sorpresa: quando cambia luna sempre cambia vento. Lui  figlio puttana. Se vuoi, io torno cucina e scaldo cosa buona. Tu dormi molto bene con mio speciale chai e semi di telai.
Juv scosse la testa; non aveva nessuna intenzione di ingurgitare un liquido bollente dal sapore imprevedibile.
Meglio se tu dormi.
Anche se lo avesse voluto, a tenerlo sveglio sarebbe stata l'immagine di un sommergibile inghiottito dal mare e sepolto dai coralli, l'orrore dei momenti finali dell'equipaggio imprigionato in una bara d'acciaio.
Bevi chai ancora caldo, dopo dormi.
Juv fece un altro cenno di rifiuto e torn a muoversi nel buio.
Chi poteva essere sepolto in quella carcassa? Lui era stato e rimaneva un marinaio, e il suo legame con quegli sventurati compagni, anche se ignoti, era indissolubile. Da tempo non indossava la divisa, ma gli sembrava di non essersi mai dimesso dalla Marina; chi ha servito sotto quella bandiera, di qualunque paese sia,  unito ai commilitoni da una solidariet senza retorica. Sentimento cresciuto e radicato in lui negli anni di servizio e per i lontani legami e ricordi con il padre, che a sua volta aveva trascorso due anni nella ferma dell'allora Regia Marina.
Sentiva l'obbligo di dare un nome a coloro che giacevano sepolti nel reef; quei ragazzi, quei compagni in divisa che avevano messo in gioco la vita e l'avevano persa per servire il proprio paese, sfidando un nemico possente e un altro ancor pi possente: il mare.
No, non intendeva abbandonarli.
Raramente aveva partecipato a cerimonie, a celebrazioni di ex. Non s'era mai lasciato coinvolgere dall'enfasi della retorica, delle glorificazioni postume. Ora l'occasione di ricredersi si era presentata d'improvviso. Lugubre avviso ai viventi lanciato da chi giaceva dimenticato.
Ignoti compagni che non erano potuti risalire in superficie adesso erano riusciti a emergere dal passato. Sarebbe stato vile fingere di non averli incontrati.
Argia riapparve. L'invincibile testarda aveva tra le mani una tazza coperta con un piattino rovesciato. Prego, bevi, bene per te. Bevi.
Juv si arrese e obbed soprappensiero, con un ringraziamento appena mormorato.
Tuoi occhi lontani, signor Juv. Perch?
Perch intendeva entrare all'interno di quel sommergibile, muoversi tra le sue lamiere per riuscire a dare un nome a chi giaceva laggi.
Il silenzio seguito alla sua domanda non offese Argia, ma Juv sbagli nel tacerle i dubbi che lo tormentavano. A proposito del sommergibile la cuoca avrebbe avuto qualcosa da raccontargli.
L'aurora lo trov addormentato, le spalle al telone della tenda-laboratorio dove s'era accoccolato per riposare all'aperto. Apr gli occhi sentendo Azhar sbraitare. Se la prendeva con l'attendente, gli ordinava di rinforzare paletti e tiranti della tenda. Un'altra folata di vento gli port la voce di Marco, e poco dopo lo vide con Sarah e il baronetto dirigersi verso il mare, lato sottovento.
Erano lontani, ma ud il lungo sfogo irato dell'inglese.
Non vedo una sola persona prepararsi per l'inizio delle ricerche. S'era detto che...
Sarah riusc a interromperlo. Inutile prendersela, Eddie. Lavorando in mare occorre accettarne prepotenze e capricci.
Parole al vento, in senso reale e metaforico. Edward sembrava non volerle intendere, anche se le folate di khamsin erano cos sferzanti da costringere i tre ad alzare la voce per capirsi.
Per il Mranz si rassicurarono quando, superata l'ultima duna della spiaggia, lo videro immobile all'ormeggio. L'isola con la sua appendice rocciosa protesa in mare creava una zona di calma proprio sopra il secondo reef, dov'era alla boa. I marinai del caicco avevano liberato il ponte dal telone teso per creare ombra, nel timore di vederlo strappare da una raffica anomala capace di superare l'area protetta.
Un tempo cos...  da impazzire! Edward, evidentemente, non temeva di ripetersi. E le ricerche? Non si potrebbe comunque tentare di...
Marco decise di rassegnarsi. Come agli esami, quando un allievo dava prova d'insipienza giungendo all'universit dopo anni scolastici trascorsi occupando aule e presidenze, anzich coltivare un minimo campicello di cultura.
Per vincere il vento senza alzare la voce mise le mani sulle spalle dell'inglese, avvicin la bocca alle sue orecchie e parl con la calma lucida di chi  ai limiti della pazienza. Il Mranz non pu mollare l'ormeggio e navigare tra altri reef intorno all'isola dove il vento ha alzato il mare che ormai  in tempesta. Finch restano queste condizioni meteorologiche l'unica attivit consigliata  di uscire ogni mezz'ora dalla tenda e controllare che i picchetti a terra continuino a tenere. Se mollano, occorrer inseguire
il nostro riparo per tutta l'isola...

Mranz - Primo giorno di khamsin.
Juv si fece portare sul caicco con la lancia di servizio. E subito fu nel quadrato di poppa, dove Pastorino, dopo che il telone frangisole era stato ammainato, aveva spostato il monitor di controllo del robot.
Pinocchio ha continuato il lavoro senza smettere un minuto, da ieri. Immagino che lei intenda dare un'occhiata di controllo...
Infatti.
Ci volle quasi un'ora, poi l'acqua fu sufficientemente limpida attorno alla sovrastruttura metallica venuta alla luce. Quanto liberato dalla roccia madreporica divenne visibile e si conferm parte della struttura di un sommergibile della Seconda guerra mondiale. Quelli moderni erano diversi, e nella falsatorre disponevano di antenne radio e periscopi molto differenti per forma e misura.
Oltre l'antenna spezzata, attorno al periscopio il robot aveva liberato dalla crosta non solo il paraonde, sorta di balaustrata attorno alla falsatorre, ma anche l'intera plancia.
In quello spazio chiuso dal paraonde si intravedeva un'apertura perfettamente rotonda.
Accendi il faro di servizio, voglio capire meglio.
Pastorino esegu e la lampada allo xenon applicata lateralmente alla telecamera gett il suo potente raggio di luce su quanto era stato ripulito. La cavit rotonda si rivel
il boccaporto del condotto di discesa all'interno del sommergibile.
Il boccaporto  aperto esclam Pastorino, sorpreso.
Direi spalancato aggiunse Juv. E sped di corsa un marinaio al campo con l'incarico di ritornare con il professor Arnei.
Mezz'ora dopo Marco era a bordo.
Sarah sta riposando, non ho voluto disturbarla. Tanto per oggi siamo in vacanza.
Non credo proprio... Entra sottocoperta e dai un'occhiata al monitor.
Per un paio di minuti Marco non distolse gli occhi dall'immagine, ascoltando le considerazioni dell'amico.
Se quel boccaporto  spalancato, molto probabilmente questo sommergibile non  colato a picco in combattimento, ma si  autoaffondato. L'equipaggio  uscito dal boccaporto prima del...
Forse era stato colpito e il comandante ha dato ordine di abbandonarlo.
Ipotesi probabile. Ma credo di pi nell'altra.
Tacquero e osservarono a lungo, muovendo la telecamera, il risultato delle diciotto ore di scavo del robot.
Pinocchio ha allargato la visione, ma contrariamente a quanto supponevo, nemmeno usando lo zoom la telecamera riesce a individuare un segno che permetta di capire a quale paese appartenga questa unit... Qui, agli inizi della Seconda guerra mondiale, Gran Bretagna e Italia furono avversarie e combatterono accanitamente. Il Mar Rosso era una via molto importante per il trasporto di truppe e materiali inglesi verso il fronte mediterraneo, e noi intendevamo bloccarlo. Senza riuscirci, perch nel '41 perdemmo l'Africa orientale. La guerra ai trasporti nemici in queste acque la continuarono gli u-BOOT tedeschi e persino alcuni sottomarini giapponesi. Se ricordo bene, dei loro nessuno affond. Noi invece ancora prima del crollo totale avevamo subito gravi perdite.
Probabile quindi che l'unit sotto i coralli del reef sia una delle nostre ipotizz Marco.
Nel dubbio ho chiesto questa notte conferma a Roma. Impossibile azzardare qualsiasi ipotesi, per ora.
Per ora?
Hai gi capito: siamo fuor d'acqua, per ora, ma non possiamo continuare a restarci, se vogliamo sapere qualcosa di pi. Bisogna scendere e agli occhi elettronici del robot sostituire
i nostri, o non si potr mai scoprire nulla su questo
relitto... Ho esposto chiaramente il mio pensiero?
Quindi?
Quindi, se tu lo permetti, indosser il mio scafandro e mi caler sul fondo per osservare la plancia nella falsatorre, palmo a palmo. Cercher un simbolo, un numero, una parola... Mentre esponeva questo proposito, Juv pens all'amico inglese. Comunque non potremo riprendere le ricerche dell'Elizabeth finch tirer questo vento e il mare rester agitato...
Il tempo: quanto ne era gi passato e quanto ne restava a disposizione era la costante, ossessiva preoccupazione di Marco, e non solo sua. Contenere il programma nel costo previsto era il problema consueto e spesso angoscioso in ogni missione di ricerca.
Fino a quando il maltempo continuava, di muovere il Mranz e cercare altrove l'Elizabeth non se ne parlava. Tanto valeva accettare il muto e tragico invito del relitto; immergersi e penetrarne il mistero poteva aprire un'altra pagina di storia conservata dal mare, nel capitolo ancora poco conosciuto della guerra sottomarina durante l'ultimo conflitto mondiale.
Ipotesi seducente, per un professionista della ricerca come lui. Trovare risposta a interrogativi e dubbi suscitati da uno scafo inghiottito dal mare era la parte del suo mestiere che pi lo affascinava. Juv sapeva bene quanto la suggestione di quelle strutture d'acciaio avrebbe influenzato le prossime decisioni dell'amico.
Dottoressa chiama! annunci un marinaio.
Da bordo il vento rendeva impossibile udire chiaramente Sarah, ma i suoi gesti erano eloquenti. Si sbracciava, stringendo fogli di carta.
 il messaggio, la risposta! esclam Juv impaziente. Torniamo a terra.
Venga anche lei, Pastorino aggiunse Marco. Ha diritto a un buon pranzo e a dodici ore di riposo filato.
Il tecnico non si fece preparare nulla da Argia n sprofond in branda. Come gli altri, fu preso dalla lettura spesso interrotta e spesso ripetuta in alcune parti
dell'interminabile e-mail giunta al campo. Suscitava altri punti interrogativi, anzich dare certezze.
Forniva una sintesi delle operazioni della squadra sommergibili italiani nel Mar Rosso partiti in caccia del nemico appena l'Italia aveva dichiarato guerra a Francia e Gran Bretagna, il 10 giugno 1940. E precisava quante unit e quali, in quelle missioni, erano andate perdute. L'Ufficio storico della Marina italiana conosceva perfettamente date e luoghi d'affondamento.
L'e-mail non aiutava per a chiarire i dubbi sull'identit del relitto coperto dai coralli, malgrado riassumesse e documentasse le vicende scritte dai nostri sommergibili in quelle acque, limitandosi a sommare i risultati di testimonianze dirette raccolte a suo tempo. Verbali d'inchiesta, diari di bordo e altri documenti della Regia Marina e della Royal Navy, nei quali non si citava una perdita nella zona di Dur-Fidalh.
Eppure nella drammatica pagina di guerra scritta nei pressi di quell'isola il sommergibile venuto alla luce aveva certamente avuto un ruolo importante.

Mar Rosso meridionale - 1940-41.
Gli ammiragli a capo del MARISUPAO, acronimo usato negli anni Quaranta per indicare la Marina Africa Orientale Italiana, avevano tentato di creare fin dall'inizio delle ostilit tra Italia e Gran Bretagna una squadra sommergibili capace di interrompere le rotte dell'avversario tra Oriente e Mediterraneo. Programma vanificato dalle forze aeronavali inglesi di base a Porto Sudan e ad Aden, che riuscirono a decimare le nostre forze subacquee, tecnicamente e tatticamente impreparate al confronto con un avversario inferiore per numero ma agguerrito, organizzato e di grande esperienza.
I sommergibili Torricelli e Archimede giunsero dall'Italia agli inizi del '40 con equipaggi imbarcati senza sufficiente preparazione e si unirono agli altri quattro del gruppo: il Gemma, il Perla, l'Otaria e il Brin. Questi sin dal '39 erano stati inviati in addestramento nelle acque africane e messi alla prova durante il periodo dei monsoni di nordest e di sudovest. I loro comandanti avevano riferito dell'estrema difficolt di far uso delle armi e di svolgere osservazione periscopica durante condizioni tempestose misurate sino a forza nove. Segnalavano inoltre il grave pericolo degli impianti per il condizionamento della temperatura all'interno delle loro unit, alimentati con cloruro di metile, prodotto estremamente tossico.
A seguito di questa segnalazione, era stato richiesto di sostituire il cloruro con il freon, gas non tossico gi in uso nei sommergibili di vari paesi. L'invito era caduto nelle pastoie della burocrazia, con conseguenze mortali non tanto nel Mediterraneo, dove il condizionamento con il cloruro di metile era usato saltuariamente, quanto nelle acque africane.
Laggi, dove la temperatura interna saliva spesso ben oltre i quaranta gradi e l'umidit raggiungeva il cento per cento, i locali dei sommergibili si infuocavano anche se i ventilatori venivano mantenuti in continua funzione. Occorreva quindi ricorrere ai condizionatori. Ma la natura velenosa del cloruro diventava mortale se a causa di un attacco subito in immersione scoppi di bombe accanto allo scafo provocavano sconnessione di tubature e condotti, con la conseguente fuoruscita del gas. Essendo incolore e insapore, non se ne avvertiva la presenza finch non si producevano i primi sintomi di avvelenamento; a quel punto era impossibile evitare accessi di pazzia o addirittura la morte.
Questo difetto aveva contribuito drammaticamente al disastro della nostra piccola flotta coloniale inviata all'attacco di un nemico preparato e capace di una forte sorveglianza aeronavale, facilitata anche dalla natura delle acque nel Mar Rosso: una trasparenza che rendeva visibili, a marinai e piloti esperti come i britannici, le unit italiane in immersione.
Per di pi la Royal Navy disponeva del primo efficace nemico dei sommergibili, l'ecorilevatore ASDIC. Nulla sapevano i nostri equipaggi di quest'apparecchio, sebbene il principio del suo funzionamento fosse da tempo noto alle supreme gerarchie della Marina italiana.
Il cloruro di metile provoc il primo disastro pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto mondiale. Il Galilei, in agguato nelle acque antistanti il porto di Aden, fu costretto a emergere per le esalazioni del gas, e appena in superficie venne colpito da mezzi antisom britannici. Il comandante mor e l'equipaggio, in stato di semincoscienza, non fu in grado di autoaffondare l'unit n di distruggere i cifrati. Gli inglesi, dopo aver catturato il Galilei, riuscirono a rimettere in moto le macchine e trionfalmente lo condussero come preda nella loro base, una bandiera inglese al vento sopra quella italiana.
A parte il disonore, questo ebbe gravi conseguenze per il resto della nostra flotta sottomarina: in mano all'avversario erano infatti caduti i codici segreti e il piano delle operazioni relative agli altri sommergibili operanti nel Mar Rosso.
Da quel momento la caccia alle nostre unit fu sin troppo facile. Alcune andranno perdute addirittura senza combattere, come l'Archimede, che intanto era a sua volta in difficolt. Intossicato dal cloruro, l'equipaggio cadde in preda a una sorta di frenesia distruttiva, e il gas non tard a provocare i primi decessi. Lo stesso accadeva a bordo del Macall. A causa del cloruro il suo comandante, perso il controllo delle proprie azioni, port per errore il sommergibile a incagliarsi sul reef di fronte a un'isola, dove poco dopo affond.
I superstiti si rifugiarono a terra, e di l tre coraggiosi partirono a cercare soccorsi. Con poche gallette e tre bottiglie d'acqua, su un canotto di appena due metri e come vela di fortuna un lenzuolo, percorsero oltre cento miglia. Soffrendo sete, fame e fatica, raggiunsero infine un presidio costiero italiano. Diedero l'allarme e l'equipaggio venne successivamente recuperato dal sommergibile Guglielmotti.
Anche il Perla si mise nei guai da solo. Per l'incompletezza delle carte nautiche militari il comandante credette di essersi perso nel dedalo d'isole del Mar Rosso meridionale. Per orientarsi chiese via radio, al comando di Massaua, l'accensione di un fanale in un'isola sotto controllo italiano che riteneva non lontana dalla sua posizione. Sarebbe stato un riferimento sicuro per ritrovare la rotta.
Fu un errore fatale.
La comunicazione cifrata venne intercettata dal comando delle forze navali inglesi, che rapidamente la decodific grazie al cifrario italiano caduto nelle loro mani. Un'unit da guerra, lo Shoreham, raggiunse la zona e attacc il Perla con bombe di profondit. Il nostro sommergibile rest immobile sul fondo per ore, mentre all'interno dello scafo la temperatura saliva sino a sessanta gradi. Le bombe non lo colpirono, ma lo spostamento d'acqua investendo lo scafo provoc lesioni alle condutture del gas di raffreddamento, con fuoruscita di cloruro vaporizzato. Di conseguenza parte dell'equipaggio, tra cui lo stesso comandante e il direttore di macchina, persero i sensi. Cinque marinai, impazziti, dovettero essere legati.
Malgrado questo, l'unit rest coraggiosamente immersa, e quando nella notte finalmente emerse, s'era salvata dalla caccia dell'avversario, ma l'intero equipaggio era ormai intossicato e chi aveva preso il comando, non perfettamente in s, port il sommergibile a incagliarsi.
Di nuovo venne usata la radio per chiedere soccorso. Massaua, ricevuto il messaggio, fece partire unit di salvataggio, ma gli inglesi, intercettata e decifrata anche questa comunicazione, inviarono quattro torpediniere e un'unit maggiore. Bersaglio di un martellante cannoneggiamento, il Perla era ormai condannato quando apparvero in cielo otto aerei italiani. A bassa quota sganciarono sulle navi nemiche, in due ondate, bombe di varia potenza e le costrinsero al ritiro.
Questo consent di far subito salpare da Massaua due veloci MAS con tecnici e maestranze. Era di nuovo notte quando raggiunsero il sommergibile e lo rimisero in condizione di navigare. Cos il Perla fu salvo. Pochi mesi dopo riusc a fuggire dal Mar Rosso, circumnavig l'Africa e raggiunse la base italo-tedesca di Bordeaux.
Intanto il Galvani, individuato decifrando i suoi messaggi, era stato colpito e affondato nel golfo di Oman. Il Ferraris, scampato per miracolo alla mattanza, era tornato alla base di Massaua inutilizzabile, perch tutto l'equipaggio risultava gravemente avvelenato dal gas e non si disponeva d'una sostituzione operativa.
Anche il Torricelli, nello stretto di Perim, fu costretto a emergere a causa delle esalazioni velenose, tuttavia il suo destino fu diverso. Si trov subito a dover affrontare in superficie cinque cacciatorpediniere avversarie, ma lo scontro and diversamente da com'era facilmente prevedibile. Il caccia Shoreham, preso di mira dal cannoniere del sommergibile da una distanza di cinquemila metri, incass un colpo in pieno e fu costretto ad abbandonare il campo.
Le altre unit, minacciate da tiri egualmente precisi, furono obbligate a manovre tortuose e di conseguenza i loro cannonieri non riuscivano a colpire il Torricelli, che si difendeva bene con il suo cannone. Chi lo manovrava e puntava sembrava infallibile.
Fece centro sul secondo caccia inglese, il Khartoum, causando un incendio nel deposito munizioni, la conseguente esplosione e l'affondamento.
I tre superstiti mezzi avversari serrarono le distanze per farla finita, ma dal sommergibile partirono i siluri di prua
che costrinsero gli attaccanti a un'ennesima accostata. Infine gli inglesi riuscirono a infilare una granata da 120 all'interno del Torricelli. S'apr uno squarcio e il nostro sommergibile cominci ad affondare. Il comandante ordin all'equipaggio di porsi in salvo, lui diresse l'operazione, poi si install in plancia. Intendeva morire sulla sua unit.
All'ultimo momento per un marinaio si gett in acqua e
lo salv di forza, strappandolo dalla falsatorre. Quando il comandante britannico se lo trov di fronte, scatt sull'attenti. Sono dolente che abbiate perduto la vostra nave esclam. Ma questa  la guerra. Permettetemi di esprimere la nostra pi alta ammirazione per un cos valoroso comportamento.
Il generale al comando della piazza di Aden volle poi incontrare gli italiani prigionieri. E porse al comandante e al cannoniere da parte dell'Ammiragliato di Londra le congratulazioni della Royal Navy.
L'e-mail spedita a Juv da Roma concludeva con un'affermazione precisa: di ogni unit della flotta sottomarina italiana del Mar Rosso si conosceva il destino, sia di quelle colate a picco, sia di quelle tornate in Italia dopo avere raggiunto la nostra base a Bordeaux con una navigazione di oltre novemila miglia, rifornite nell'Oceano Indiano e poi nell'Atlantico da petroliere corsare, le tedesche Atlantis e Northmark.
L'Ufficio storico della Marina, concludeva il messaggio, poteva affermare con certezza che nessun sommergibile italiano era colato a picco nei pressi di Dur-Fidalh, nessuno era scomparso nel nulla.
Il polpo emerse dai rottami del relitto proprio davanti al palombaro che stava arrivando al portellone.
L'uomo si blocc, fissando l'animale che muoveva sette dei suoi tentacoli; l'ottavo stringeva qualcosa.
Centrato dal raggio della torcia, guizz un lampo. Solo una frazione di secondo, ma sufficiente per capire cos'avesse riflesso. Non una conchiglia, come in un primo tempo gli era parso. E nemmeno un bottone staccatosi, un giorno lontano, dalla divisa di uno degli ufficiali di bordo.
Il polpo stava giocherellando con una moneta, e ora gliela porgeva.
Una moneta d'oro.

Campo di Dur-Fidalh - Khamsin in aumento.
Continuavano le interminabili ore del gran vento. La violenza delle raffiche e il senso di soffocamento provocato dai turbini di sabbia e di polvere non sarebbero rimasti, per, al centro dei ricordi. Ne avrebbero conservato memoria, invece, per un crescendo di colpi di scena, emozioni e paure che ognuno interpret a modo suo, come occasioni di fortuna o di sfortuna, di scoperta o di dubbio.
Nel pomeriggio del secondo giorno di khamsin fu necessario controllare sempre pi spesso i punti di tensione dei tiranti ai quali erano ancorate le tende. Le raffiche rinforzarono di ora in ora, altri picchetti furono necessari, soprattutto attorno alla tenda maggiore. Qui, tra gli impianti preziosi, Marco, Sarah e Juv erano riuniti da ore, dopo la lettura dell'e-mail giunta da Roma. Davanti a loro, sul tavolo, era stesa la mappa delle Dahlak e dell'area circostante.
Marco aveva tracciato segni circolari a matita, mentre Juv leggeva i dati giunti dall'Ufficio storico della Marina. Ogni cerchio indicava il punto dove uno dei sommergibili italiani della squadra MARISUPAO era colato a picco, affondato o autoaffondato.
Di quelli andati persi sappiamo dove sono affondati e nessuno di quei punti ha qualcosa a che vedere con quest'isola. Dobbiamo orientarci diversamente. Per lui era ovvia la conclusione da trarre. La falsatorre, la plancia, il frangiflutti, l'antenna e il periscopio che il nostro robot ci ha messo sotto gli occhi non sono di un'unit italiana. Dobbiamo quindi considerare probabile che si tratti di un sommergibile della Royal Navy.
Gli sguardi dei presenti si rivolsero al baronetto. Forse, se era davvero cos, il suo disinteresse per il problema suscitato dal relitto sarebbe cessato. Forse avrebbe smesso di sbadigliare e leggere la stropicciata edizione economica d'un romanzo di Michael Connelly.
Eddie, la carcassa individuata sotto il secondo reef molto probabilmente  britannica... Hai sentito?
L'inglese rispose con un borbottio, senza alzare la testa dal libro. Era irritato dall'interesse crescente di tutti per quell'apparizione fuori programma. Lui pensava solo all'Elizabeth, e da quando i suoi soci s'affannavano a moltiplicare le ipotesi su quel cadavere di ferro, la sua preoccupazione per il ritardo nella ricerca delle statue era in aumento.
Dopo Sarah, fu Juv a tentare di calmarlo. Gli prese la mano nella sua e gliela strinse. Caro Eddie, molto probabilmente potrai tornare in patria con un emozionante annuncio: il ritrovamento di una vostra gloriosa unit sottomarina! Intu la gaffe e si corresse. Voglio dire: tornerai a Londra con due annunci sensazionali.
Due? Il giovanotto ritir la mano.  uno solo lo scopo per il quale siamo qui: una ben definita ricerca sottomarina. Una ricerca, non due.
D'accordo, ma  impossibile ignorare l'importanza di un ritrovamento come questo. Permetter di riportare alla memoria i nomi dei marinai caduti...
Non complet la frase. Il baronetto si alz di scatto. Per me i militari, siano amici o nemici, eroi o vigliacchi, cos come chiunque abbia combattuto o preparato una guerra, non meritano alcun rispetto. La guerra e chi la fa...
Alz lo sguardo e si trov di fronte Azhar. Nessuno fino a quel momento si era minimamente interessato a lui n aveva notato una qualsiasi reazione alla lettura dell'e-mail e alla successiva discussione. Non aveva dato segni d'attenzione nemmeno alle parole che aveva appena udito. In fondo avrebbero dovuto suonare offensive, alle orecchie di un militare come lui. N batt ciglio quando l'inglese, fissandolo provocatoriamente, gli ricord quale fosse lo scopo primario della missione alle Dahlak.
Lei dovrebbe tenere sempre presente per quale tipo di ricerca i suoi superiori hanno firmato un permesso di esplorazione sottomarina. Detto questo si alz in piedi. Vado in branda. Avvisatemi quando cala questo dannato vento e inizia la ricerca vera.
Fu a quel punto che il maggiore eritreo diede un primo segno di curiosit. Dopo aver seguito con lo sguardo il baronetto mentre usciva di scena, si rivolse a Marco inalberando un sorriso che poteva sembrare provocatorio. Per voi quel sommergibile  britannico, allora?
Marco si strinse nelle spalle. Negli anni Quaranta, lo scontro in questo mare fu soprattutto tra italiani e inglesi. E se si esclude che sia del mio paese, le maggiori possibilit suggeriscono che si tratti di un'unit della Royal Navy. Anche se sappiamo che nel Mar Rosso oper qualche U-BOOT ...
Ma il relitto ritrovato non pu essere tedesco interloqu Juv. Nella falsatorre, oltre al periscopio, gli u-BOOT innalzavano l'impianto snorkel, per pompare aria dalla superficie quand'erano a quota periscopio. Nello spazio portato alla luce dal nostro robot di una simile installazione non si vede traccia.
Azhar stava per aprir bocca quando nella tenda irruppe trafelato uno dei suoi uomini gridando qualcosa e lui, alzandosi di scatto, segu il militare di corsa, urtando Argia che entrava con un vassoio di panini.
Maggiore maleducato... lui non piace me disse la cuoca sottovoce. Soldato detto a lui che tenda sua per terra. Khamsin fatto cadere. Loro soldati non hanno tenda e corda forte come voi. Molto, troppo vecchie. Come me.

Accampamento eritreo - Poco dopo.
Per i militari eritrei riportare la loro antenna radio alla sua posizione verticale non fu un lavoro facile, e tantomeno rialzare la tenda di Azhar. Riuscirono a metterla di nuovo in piedi solo perch verso il tramonto la forza del khamsin era diminuita leggermente.
Ti sento poco, quasi nulla. Molto granuloso. Due su cinque... urlava la trasmittente dello stato maggiore eritreo. Di l il generale Rafrn, tentando di superare gracchianti interferenze, voleva assolutamente sapere dal maggiore a che punto fossero le ricerche sottomarine a Dur-Fidalh.
Khamsin violento, signor generale. L'antenna...
Il sommergibile? Ripeto: il sommergibile  stato raggiunto?
Hanno trovato il boccaporto. Ma discutono.
Sono entrati?
Ho detto discutono. Non entrano.
Non entrano?
No, signor generale. Discutono, recitano la parte.
Quale parte? Sento male, sei confuso.
Il sommergibile  inglese, dicono.
Chi lo dice? L'inglese? Vuole lui il carico?
Non sento, generale. Il khamsin...
Non mi interessa il khamsin.
Non sento...
Interrompiamo, questi disturbi rompono il cazzo... Se gli italiani vanno sotto ed entrano, chiamami. Gli elicotteri sono pronti... Chiudo.
Chiudo, signor generale. Rivolgendosi all'attendente, Azhar imprec con rabbia. Non gli interessa il khamsin? Se ne accorger se tenta di atterrare qui con i suoi elicotteri carichi di soldati e casse di birra... tutte per lui.

Isola innominata alle Tarasan - Nelle stesse ore.
Non un solo lume acceso. N all'esterno n all'interno delle baracche. Anche la piccola lampada accanto all'angareb, il letto di corde di Ben Smail, era spenta, contrariamente alla sua abitudine di leggere ogni notte sino a tarda ora.
Adesso non dormiva, malgrado il buio.
Aveva intercettato e ascoltato il dialogo dei due militari e aveva capito quasi tutto, anche se la loro faticosa conversazione radio s'era svolta in dialetto dancalo. Alcuni interrogativi posti dal generale lo avevano confuso. Cosa significavano le battute sulla nazionalit del sommergibile? Perch quell'idiota di Azhar aveva insistito nel sottolineare che i cacciatori del tesoro discutevano?
Per di pi non riusciva a spiegarsi perch statue preziose fossero state caricate su un mezzo tanto poco adatto. Quando dalla Mecca aveva interpellato il suo informatore, lui aveva accennato a una nave antica. Per gli africani, come Ben Smail sapeva, la qualifica di antico poteva valere per l'anno prima cos come per dieci secoli addietro. Tuttavia l'interrogativo restava: perch era stato usato un sommergibile? Erano prede di guerra, quelle statue?
Un altro suo informatore, ascoltando voci a suo dire autorevoli, aveva riferito chiacchiere del porto di Massaua che si riferivano a un presunto tesoro della Banca d'Italia, e altre, ascoltate all'Asmara, su pezzi d'arte molto preziosi. Cosa potevano avere in comune voci cos diverse, anche se entrambe in relazione con quanto giaceva nel mare delle Dahlak?
Tornato alla sua base nelle Farasan, Ben Smail aveva composto vari numeri sul satellitare, cercando chiarimenti almeno su un punto. Dopo tentativi faticosi per stabilire un contatto, aveva parlato con un amico antiquario di Beirut che s'era stabilito a Singapore. Questi gli aveva spiegato che il Gandhara indicava opere antiche, nel mercato antiquario stimate intorno ai trentamila dollari al pezzo.
Il che significava un valore pi che doppio, tenendo conto della disonest degli antiquari, anche se amici. Comunque, quella quotazione gli sembrava soddisfacente: sarebbe bastata per finanziare un'operazione alla quale pensava da tempo.
Quando mi chiami al telefono dovresti stare pi attento aveva gracidato l'antiquario. C' gente che ci ascolta, puoi scommetterci.
Gli unici a perder tempo per ascoltare tutto di tutti sono gli americani, con il loro Echelon... Be', a chi mi spia faccio sapere che io sono solo un ladro e sto rivolgendomi a un noto ricettatore. Parliamo di statue, non di bombe... Siamo trafficanti, non terroristi. Avete capito? Avete registrato?
Tutto questo il giorno prima.
Adesso non riusciva a prendere sonno. Intercettazioni, spie, voci, l'urlo del vento tra le lamiere della baracca...
"Domani il khamsin continuer a imperversare e io dovr tardare l'operazione" pens. "Inutile sbarcare a Dur-Fidalh se quelli non hanno ancora portato a galla niente... Se attendo il recupero delle statue, rischio per di arrivare tardi, perch sull'isola sar gi piombato Rafrn con tutta la Brigata Dancala. Non ho voglia di provocare uno scontro armato. All'Asmara sarebbero capaci di farmi passare per un agente di Al Qaeda."
Quei problemi gli parvero irrisolvibili; ma ebbero un effetto positivo. Mandarono momentaneamente in tilt un sistema nervoso d'acciaio, con il risultato di farlo cadere in un sonno profondo.
Riapr gli occhi quando il sole del nuovo giorno stava per raggiungere il filo dell'orizzonte. Si sent calmo e riposato. Gli parve anche di aver trovato una soluzione tattica alle insolubili domande notturne. Rischiosa, ovviamente; ma questo faceva parte del suo mestiere.
Si un ai suoi e con loro si accinse a pregare, mentre oltre le baracche del villaggio cielo e mare si tingevano dell'identico colore. E nubi di polvere e sabbia portate dal deserto si muovevano arruffate, veloci, inseguendo onde spumeggianti.

Dur-Fidalh - Poco dopo l'alba.
Sull'isoletta delle Dahlak s'era invece dormito poco e male. Ognuno era rimasto a lungo con gli occhi aperti. L'urlo del vento e lo sbattere ossessivo dei teli alimentavano l'insonnia di chi era gi agitato da dubbi, desideri e paure.
Paura in Edward Hollery di non trovare l'Elizabeth. Desiderio in Juv, e anche in Marco e Sarah, di sapere di pi sul sommergibile apparso nel secondo reef. Dubbi in Azhar sull'insincerit di quel gruppo d'europei.
Furono in piedi alle prime luci del giorno, tonificati da una brocca di caff. Argia, con uno dei suoi stracci, aveva difeso dalla sabbia il profumato prodotto della napoletana.
Poco dopo si diressero al Mranz. Superata la duna, dove il vento continuava a soffiare con violenza, raggiunsero la riva. Di l fecero segni al caicco e venne la lancia per portarli a bordo.
Nell'insenatura protetta saremo torturati dal sole, ma al riparo dal vento osserv Juv.
Rovente, secco, insopportabile ma con un merito aggiunse Sarah. L'avete notato? Abbiamo tutti smesso di sudare.
Meno male, perch vedo Azhar che arriva per imbarcarsi con noi. Immagino che ci seguir nel sottoponte dov' il monitor... A pelle asciutta, avremo meno mal di stomaco nel trovarcelo vicino.
Nemmeno mezz'ora dopo erano tutti nel sottoponte, e Pastorino accese l'impianto video. L'obiettivo panfocus della telecamera, sospesa a poco pi di un metro dalla falsatorre, inquadrava il robot immobile; la lampada xenon illuminava la sovrastruttura d'acciaio appena liberata.
Debbo far riprendere a Pinocchio il suo lavoro? chiese il tecnico. Ma a Marco non interessava sconvolgere altre porzioni del reef e scoprire ulteriormente lo scafo. Accettava l'invito alla prudenza di Juv che gli aveva prospettato un pericolo grave, se fossero scesi a maggior profondit. Il robot, con le vibrazioni che provocava, avrebbe potuto causare una catastrofe. Nel relitto erano sicuramente rimasti degli esplosivi.
S, quanto gi liberato dai coralli era sufficiente a esaudire il desiderio di Juv di sapere di pi. Un desiderio che era anche il suo, e certamente di Sarah...
Si rivolse ad Azhar. Lei conosce questi luoghi, maggiore. Mi dia una sua previsione sulla durata di questa tempesta di vento.
Il comandante del Mranz rise: una fragorosa risata che fece sobbalzare il ventre debordante dalla cintura dei pantaloni.
Questo militare non sa nulla del mare, professore, mi creda.  un eritreo montanaro. Scommetto dieci dollari con lei: il khamsin durer ancora un giorno, una notte e un giorno ancora. Poi il mare, al di fuori di questo specchio d'acqua riparato dal vento, rester agitato per una settimana circa.
A quel personale ma attendibile bollettino meteorologico Marco e Juv si scambiarono un'occhiata. E furono subito d'accordo su come programmare la giornata. Marco si rivolse a Pastorino.
Fuori gli scafandri e i caschi. Prepariamo le miscele. Immersione.
Chi scende per primo? Chi resta a bordo?
Nessuno di noi resta a bordo... Andremo sotto insieme. Sarah, a evitare quanto lei stessa definiva discriminazioni premurose ma inaccettabili, aveva puntato l'indice sulla sua T-shirt. Gialla su nero, con la scritta WOMEN-YES.
Ci volle oltre un'ora per la vestizione. Un tempo eccezionalmente breve, se riferito alla messa a punto delle attrezzature individuali e quelle ancor pi complesse degli impianti a bordo, dai quali derivavano la sicurezza, la durata dell'immersione e la libert di movimento. Indossare scafandri in quel caldo torrido era stata una tortura, ma i tre avrebbero sopportato anche di peggio, pur di penetrare il mistero sepolto oltre quel boccaporto spalancato sessanta metri sotto i loro piedi.
Prima di aiutarli a scendere, agli acquanauti vestiti ma ancora senza casco Pastorino riepilog la posizione dei contatti incastonati nel braccio sinistro dello scafandro. Gli in e out dei diodi sul display, collegati a varie funzioni, si sarebbero accesi e avrebbero lampeggiato appena fossero stati attivati. Infine chiuse la tenuta stagna dei caschi e un sibilo precedette d'un istante l'immissione della miscela, gradevole perch molto fresca.
Subito dopo, isolati nel morbido scafandro, i palombari controllarono ricezione e trasmissione del telefono intercomunicante e gli auricolari imbottiti in gommapiuma. Infine ciascuno strinse alla vita le cinture zavorrate, cos da pesare zero, una volta sul fondo.
Infilati gli scarponi, la vestizione finalmente ebbe termine e i tre entrarono in acqua a distanza di sicurezza l'uno dall'altro. Marco per primo, Sarah dopo di lui, Juv per ultimo.
Automaticamente si attiv il condizionamento interno dei loro scafandri; un reagente chimico fuso nel tessuto interno avrebbe mantenuto la temperatura sui 19 gradi; altro dono della tecnica spaziale a quella sottomarina.
Le manichette che portavano aria e riassorbivano quella espirata si srotolarono veloci. Uno dopo l'altro i palombari, raggiunto il bordo frangiflutti della falsatorre e bilanciandosi con cura, si posarono sulla plancia comando del relitto.
Tutt'attorno appariva come lo avevano visto nello schermo dell'impianto video di bordo; ma adesso ne percepivano la giusta misura. La struttura metallica dove si trovavano appariva pi grande e minacciosa, nella linea severa ed essenziale d'una macchina da guerra.
Tutto okay? Dalla superficie la voce giunse chiara e netta.
Okay.
Buon lavoro. Resto in ascolto.
Attorno alla falsatorre lo scavo del reef aveva creato una sorta di cratere dove l'acqua immobile era di un verde cupo. Il faro nelle mani di Sarah si accese a un segno di Marco e tutti e tre chiusero gli occhi per non restare abbagliati e quando li riaprirono il fascio di luce consent una prima accurata ricognizione.
La ricerca di un indizio sarebbe stata lenta e lunga: fortunatamente il faro da utilizzare non era solo potente, ma inesauribile. Per l'alimentazione si collegava infatti alla superficie lungo la stessa manichetta per la respirazione, e cos godeva di un'autonomia illimitata.
Il raggio si mosse tutt'attorno, dove il robot aveva eliminato ogni fioritura della scogliera cresciuta sul relitto. Madrepore, alcionarie, spugne e gorgonie erano state spezzate e triturate; il cratere creato dallo scavo appariva incolore, lungo la cicatrice dalla quale emergevano le brunite sovrastrutture d'acciaio.
Centra il faro sulla sommit del periscopio, Sarah... Bene... adesso a te, Juv.
Malgrado la mole e la scafandratura lo facessero sembrare pi goffo dei due compagni (sembro l'omino della Michelin aveva bofonchiato durante la vestizione), Juv raggiunse il periscopio con balzi ben calcolati della gamba utilizzabile; e quando si ferm in bilico sul bordo superiore del frangiflutti, aveva offerto l'ennesima prova della sua acquaticit. In perfetto equilibro statico, estrasse dal marsupio uno strumento di medie dimensioni, lo strinse tra le mani e cominci a muoversi attorno al terminale del periscopio.
Era evidente la differenza tra il suo assetto e quello dei compagni; lui, vecchio palombaro, malgrado l'handicap della gamba rigida si muoveva con disinvoltura e in modo istintivo, dopo decine e decine di immersioni; Marco e Sarah erano invece ancora goffi nel procedere in verticale, abituati all'orizzontalit del nuoto con le pinne, e in quei primi minuti si scoprivano ancora impacciati nelle scafandrature.
Juv aveva intanto iniziato l'osservazione. Questo  il contenitore esterno del periscopio, la parte ottica  rimasta al suo interno. Veniva estratta solo in immersione...
Avvicinato il cristallo del casco a pochi centimetri dal terminale del periscopio, poggi sul metallo coperto d'incrostazioni lo strumento stretto nella destra, altro piccolo gioiello creato da Realatti e che lui aveva battezzato grattugia.
Qui potrebbe esserci inciso qualche numero di matricola, o un marchio. La testa rotante cominci a vibrare e lui la guid con mano ferma lungo il tubo per liberarlo da quanto non era stato del tutto rimosso dallo scavo.
Pinocchio ha lavorato all'ingrosso. Adesso si opera di fino.
"Ti occorrer molto tempo?" stava per chiedere Sarah; era lei, nelle immersioni di ricerca e recupero, a regolare le operazioni in base alla riserva d'aria. Tacque appena in tempo e sorrise: adesso tutto era diverso. Nelle immersioni precedenti, con bombole sulla schiena, oppure nel guscio corazzato dei minisub da alta profondit, era continuo l'assillo per la riserva d'aria. Adesso invece il tempo dell'immersione poteva dilatarsi e scorrere senza provocare ansie ogni volta che lo sguardo cadeva sul quadrante fissato al loro braccio che indicava la qualit, non la quantit della miscela.
Nella miscela Realatti l'aggiunta di un gas neutro particolare consentiva ai palombari muniti delle sue scafandrature di raggiungere il fondo e lavorare, sin oltre i cento metri, senza incorrere nel pericolo di embolie. E annullava anche la schiavit delle tappe di decompressione al momento di risalire alla superficie.
Sposta la tua grattugia, Juv. Quel troncone di periscopio non mi sembra possa rivelare nulla.
Allora centriamo il faro sul bordo interno del frangiflutti. A volte i sommergibilisti vi segnavano punti di riferimento.
Marco era d'opinione diversa.
Io direi di lasciar perdere. Inutile cercare qui una lettera o un numero. Quello che vogliamo sapere con precisione  scritto da qualche parte sotto di noi, dentro questo scafo.
Mentre lui parlava, gi Sarah orientava il fascio di luce sul boccaporto spalancato. L s'apriva la via per penetrare nel sommergibile, passaggio obbligato per affrontare un'esplorazione completa.
Con aggressivit ragionata (cos Sarah, un giorno, aveva definito il decisionismo del compagno di lavoro) aveva messo a fuoco l'obiettivo apparso come primario fin dal momento in cui il robot aveva concluso lo scavo.
Sino ad allora aveva tergiversato perch riteneva molto rischioso varcare quel confine; adesso capiva quanto fosse difficile rinunciare, far finta di non aver visto il boccaporto spalancato e perdere cos l'occasione di risolvere i dubbi sul relitto, o almeno di raccogliere informazioni sufficienti perch altri, successivamente, riuscissero a risolvere del tutto quell'enigma.
Guard Juv, cercando di cogliere un minimo segno di dubbio; in genere era lui il freno del gruppo. Invece stavolta sembrava il pi deciso a rischiare.
Okay, scendiamo disse Marco; poi si rivolse a Sarah.
Illumina l'interno del condotto. E andiamo a dare un'occhiata.
Juv alz un braccio. Un momento! Riteneva necessario rivolgere ai due compagni una domanda preliminare. Vi sentite a vostro agio nella scafandratura? Nessuna incertezza? Lui l'aveva notata, a inizio immersione.
Va meglio di minuto in minuto.
Bene, ora continueremo in verticale... ma a testa all'ingi,
cercando di scivolare lungo il condotto sino all'interno.
Sarah punt il raggio di luce nel pozzo buio. Qui, dove il Pinocchio demolitore non era entrato, la fioritura rigogliosa di formazioni coralligene era intatta. Colori vividi, dal rosso-bruno al viola, addobbavano la parete circolare. L'immancabile lamentela di Juv rimbomb nei caschi.
Ci sar da lavorare parecchio per aprire la strada. Non credo che sia possibile demolire quel groviglio con il mio apparecchio manuale.
Stai a vedere, pessimista.
Marco si era inginocchiato sulla plancia, allungando le braccia oltre il bordo del boccaporto. Le mani guantate toccarono quel groviglio e lo mossero in ogni senso, come se fossero le erbe e i fiori giganti del paese dove Alice compiva le sue scorribande.
Con un gesto deciso scost uno dei rami cresciuto all'imbocco del condotto e ne lasci intravedere una parte. Era sgombro.
Si gir verso Juv. Avresti dovuto studiare di pi la morfologia delle policrome tappezzerie che decorano i mari tropicali. Dove giunge poca luce crescono soprattutto coralli molli come questi, alcionarie e gorgonie...
Grazie per la lezione, mi ripresenter per l'esame. Il tono di Juv non era irritato, ma solo impaziente. Si sentiva poco disposto a comportarsi da studente, in quel momento.
Smettiamo di scherzare... Chi s'infila l dentro per primo? chiese Sarah.
Sar io, ma non subito.
Marco estrasse il coltello dalla guaina. Juv, fai altrettanto. Mentre scendiamo verso l'interno taglieremo quante pi ramificazioni molli sar possibile. Dobbiamo sfoltire il passaggio.
Parlando, s'erano portati tutti e tre ai bordi del boccaporto.
Laggi, dove l'acqua  morta e l'oscurit assoluta,  possibile che crescano spugne, e potrebbero essere enormi e impedirci il passaggio disse Sarah.
La voce di Marco, gi entrato per met nel condotto, echeggi negli auricolari. Pastorino, manichette dell'aria da mollare con molta attenzione. L'imboccatura del boccaporto  stretta.
Roger, professor Arnei.
Grazie, ma non mi chiami professore, in momenti simili.
Nel monitor Pastorino vide i tre infilarsi nel passaggio oltre il boccaporto.
Trattenne il fiato. Da anni seguiva immersioni di palombari e sommozzatori, e ogni volta, vedendoli sparire dallo schermo, sentiva una stretta al cuore. Era paura, un'invincibile paura a causa della quale non era riuscito a diventare uno di loro. Gli era impossibile superare la sensazione di lasciarsi inghiottire dall'ignoto per entrare nel mondo scuro delle acque profonde. Come certi motoristi d'aviazione, insostituibili nella cura di un aereo, compagni fraterni dei piloti, ma che non volavano mai.
Marco calava lungo il condotto verticale, testa in basso, braccia e mani tese avanti a s, il coltello nella destra in continuo movimento per liberare la via dalle escrescenze molli. In uno spazio a malapena sufficiente al passaggio di un uomo, il condotto scendeva dritto per una lunghezza di circa dodici metri, dalla falsatorre esterna alla camera di manovra, cuore del sommergibile. Era la via usata dall'equipaggio per uscire sulla plancia esterna quando l'unit tornava in superficie o viceversa nel momento dell'immersione, afferrandosi ai pioli adesso confusi in una crosta di ruggine e fanghiglia. Ai tre sub chiusi negli scafandri, e quindi rallentati e affaticati, il tempo per arrivare in fondo al budello sembr interminabile.
Di essere alla fine del condotto lo avevano capito sentendo aprirsi uno spazio vuoto davanti al casco. Dopo lunghi minuti a testa in gi, fu un sollievo raddrizzarsi e tornare in posizione normale. Restarono vicini e immobili, attendendo che si depositasse del torbidume sollevato dai loro movimenti.
L'ignoto li attendeva.

Interno del sommergibile - Prima ora d'immersione.
Abbiamo faticato meno di quanto temessi, ringraziando Dio. Juv stava sudando; la gamba rigida non gli aveva permesso le contorsioni dei compagni.
Quando dovremo risalire, il passaggio sembrer pi facile. Adesso  perfettamente ripulito...
Prospettiva rassicurante. Potremmo essere costretti ad andarcene in fretta.
Sarah ridacchi. Temi di incontrare un architeuthis con funzioni di guardiano?
In quel caso mi maledirei per non avere al collo la mia digitale. Un ritratto del misterioso re degli abissi in primo piano sarebbe un bel regalo da spedire a sir William, al professor Brailich e al loro istituto di ricerca.
Anche se scherzavano, durante la discesa l'inquietudine era cresciuta. Per questo, come in altre occasioni difficili, cercavano di scaricare la tensione in un continuo scambio di battute.
I colori attorno a loro erano passati dal riverbero rossastro del condotto, dove la lampada aveva illuminato pareti cariche di ruggine, al tono giallastro della torbida sospensione, che cominci a depositarsi dopo alcuni minuti, mentre loro riprendevano fiato.
Quando cominci a materializzarsi una visione d'insieme del locale, lo spazio apparve angusto, bench fosse uno dei pi vasti in quella macchina da guerra un tempo considerata micidiale.
Erano nel corpo d'un temibile guerriero. Ne intravedevano le forme, ombre di strumenti tra incrostazioni rugginose cresciute come bubboni e tappezzerie di spugne. Una di quelle ombre, di forma cilindrica, sospesa al centro del locale, era stata il punto d'osservazione. Era l'occhio di un sottomarino in immersione. Ai suoi visori binoculari si affidava il comandante e il sistema di lenti gli rimandava la visione dell'orizzonte in superficie, consentendogli di decidere mosse d'attacco o di difesa.
Le paratie erano percorse dalle vene di quel corpo senza vita: cavi elettrici, condotte d'acqua e dell'aria a pressione, infrastrutture tecniche solo vagamente riconoscibili. Sui pannelli laterali si riconoscevano a stento quadri di strumenti, leve, manometri, volanti di manovra.
Nei caschi rimbomb un'esclamazione di Sarah. In una sorta di anfratto nel pavimento un'ombra s'era mossa.
Al trasalimento segu un sorriso: un grosso polpo avanzava verso i piedi degli intrusi.
Per come conosco questi insopportabili ficcanaso, il signorino appena risvegliato ci seguir ovunque.
Le parole di Juv, le prime a vibrare nel locale dopo decenni, furono un indiretto richiamo allo scopo di quell'immersione: ritrovare la lingua parlata all'interno del sommergibile quand'era operativo.
In quella ricerca, nel confronto con uno scafo senza nome e senza bandiera, la loro abilit di archeologi subacquei sarebbe stata messa ancora una volta alla prova.
S'erano intanto avvicinati alla parete di fondo e tutto pareva ondeggiare a causa dell'acqua smossa. Di fronte a loro qualcosa si sfaldava, qua e l cadevano minuscoli pezzi di metallo che tempo e salsedine avevano corroso. Occorreva evitare ogni movimento falso o troppo brusco. Lo sapevano bene, troppe volte avevano lavorato all'interno di un relitto sommerso. Ma stavolta era diverso: si trovavano nelle viscere di uno scafo schiacciato da centinaia di tonnellate di madrepore cresciute sopra di esso. Sapevano bene quanto, a volte, bastasse pochissimo per compromettere un equilibrio precario, facendo finire in pezzi qualcosa che aveva resistito per anni, a volte per secoli.
Conoscevano i rischi della sfida, il timore non li paralizzava. Anzi, li stimolava a operare per raggiungere al pi presto un risultato.
Per farsi animo si dissero che lo scafo nel quale erano entrati era stato costruito per resistere alle bombe e alla pressione dell'alta profondit. Non era un corpo in decomposizione; quello che si sfaldava e andava in polvere riguardava solo parti deboli, corruttibili. Non lo scheletro, creato per sopportare tremende sollecitazioni.
Diedero inizio alla ricerca.
Non sar cosa da poco... mormor Marco guardandosi intorno. Di iscrizioni, marchi e simboli sotto questa mimetizzazione se ne nascondono certamente a dozzine, accanto alle decine di strumenti per comandare il sommergibile. Dobbiamo cominciare a trovarne uno...
Occorrer scrostare le pareti, ma questo sollever nubi di detriti. Juv stava valutando la difficolt della ricerca. Saremo avvolti in una sospensione molto fitta.
Il solo fatto di parlare trasmette vibrazioni dal nostro casco sufficienti a smuovere strati leggeri di ruggine fece notare Sarah. Anche questo contribuir a complicarci la vita, diminuendo la visibilit. Mentre parlava, infatti, vedeva cadere dalla paratia superiore una polvere torbida.
Sarah ha ragione concluse sottovoce Marco. Parliamo poco e cominciamo a cercare.
Indic il cilindro imponente del periscopio che scendeva dall'alto e troneggiava al centro del locale. Sarah lo illumin.
Su uno strumento tanto vitale doveva essere inciso un marchio di identificazione, la sigla di chi lo aveva costruito; indizio forse sufficiente ad aprire uno spiraglio nella cortina del tempo.
Juv, usa la grattugia e libera da spugne e ruggine la zona centrale dell'impianto.
Avevamo deciso di non parlare mormor Sarah, ma si strinse nelle spalle; lo strumento di Juv avrebbe provocato vibrazioni molto superiori a qualche parola al laringofono. Infatti, appena inizi l'operazione, polvere e detriti presero a cadere lentamente attorno a loro. Juv interruppe subito l'operazione, e al fragoroso rimbombo subentr un silenzio assoluto. S'era fatto anche buio: la nevicata rugginosa neutralizzava quasi completamente la luce della torcia.
Restarono immobili, in attesa. Non s'udivano scricchiolii dalla struttura che li ospitava. Poi quell'irreale atmosfera di tempo sospeso venne spezzata dall'improvvisa voce che giungeva dalla superficie. Avete problemi? Il silenzio prolungato aveva impensierito Pastorino.
Sembrerebbe di no.
Marco s'accorse di avere risposto sottovoce, per il timore di provocare effetti indesiderati con altre vibrazioni. Trattenne il fiato un secondo, due, cinque... poi parl. A voce alta, questa volta.
Mi sembra evidente che provochiamo effetti pi fastidiosi che pericolosi. Comunque non continuiamo a usare il raschiatore metallico. Abbiamo i coltelli...
Sono pronto disse Juv; la sua ombra s'intravedeva pi chiaramente, segno che stava tornando una certa visibilit.
La luce della torcia riusc a illuminare parte del periscopio, e lui prese a raschiare con il coltello; Marco gli era andato accanto e aveva indicato un punto dell'impianto. Conosceva i periscopi moderni e riteneva che non fossero molto diversi dai modelli degli anni Quaranta, almeno come posizionamento. Poco pi alto o poco pi basso, era pur sempre lo stesso il punto dove un comandante poggiava gli occhi per gettare uno sguardo circolare dodici, quindici metri sopra di lui.
Juv raschiava regolandosi sull'altezza del viso e Marco fece altrettanto. Nel silenzio i coltelli provocavano stridori e vibrazioni; quasi nulla al confronto del raschiatore meccanico, con quel suo frastuono da trattore su un ponte di ferro.
Non avrei scommesso un centesimo sul ritorno della visibilit in cos breve tempo. Sarah teneva ben fisso il raggio della lampada sul periscopio.
La riserva di ruggine in polvere non era inesauribile, per fortuna.
Juv li interruppe.
Ci siamo!
Le punte dei coltelli s'arrestarono e i caschi s'avvicinarono al punto indicato. Quanto era apparso costituiva un indizio incoraggiante e aliment il loro ottimismo, bench fosse solo un brandello di gomma. Ripresero a operare di punta sull'appoggio per gli occhi al sistema ottico del periscopio.
Eccolo!
Il raggio della lampada ora si rifletteva in un punto lucente.
Questa  una lente. Accanto ci sar anche l'altra. Lasciatemi raschiare ancora qualche istante.
L'istante si prolung per alcuni minuti, mentre tra la ruggine affiorava il doppio sistema ottico del periscopio.
Qui poggiarono gli occhi di un uomo coraggioso, chiunque egli fosse. Juv si era immobilizzato. Di sicuro era commosso, pens Sarah.
Anche Marco aveva intuito il suo stato d'animo, e finse di non averlo notato. Continua a raschiare.
D'accordo, ma avvicinatevi di pi. Se tracce di un marchio venissero alla luce... be', sei occhi vedono meglio di due. Juv si rivolse a Sarah. Tieni il raggio della lampada laterale, la luce di taglio mi aiuta.
Il forte contrasto ebbe subito una conseguenza positiva, rendendo evidente una lettera incisa, una A. Subito dopo, a sinistra ne apparve un'altra, che poteva essere una C, oppure una G. Esclamazioni eccitate continuavano a rimbombare nei caschi, mentre il coltello s'infilava sotto una spugna attaccata al metallo, quasi ne fosse divenuta corpo unico. Sollevata, lasci intravedere una L, ma solo per un istante, il corpo spugnoso si distacc, portandosi via una porzione di metallo e vernice...
Maledizione! esclam Juv. Avrebbe voluto dire qualcosa di diverso, ma in troppi lo stavano ascoltando, anche in superficie.
Vedrei il contrattempo come un suggerimento prezioso disse Sarah. Anzich grattare le zone parzialmente coperte di ruggine e spugne attacchiamo e stacchiamo tutto un conglomerato. Se opereremo con la massima attenzione e non intaccheremo il metallo con la punta dei coltelli, si potr ottenere un risultato migliore. La spugna staccata, anzich strappata, non porter via con s pezzi di metallo corroso.
Idea da mettere alla prova convenne Marco.
Mossero alcuni passi e tutto di nuovo si fece confuso; il torbidume non dur molto, questa volta. Raggiunsero una parete dov'erano visibili leve e tubazioni.
Iniziamo da qui.
A un primo e a un secondo distacco di ammassi spugnosi nulla venne alla luce.
Il terzo tentativo fu fortunato. Marco, insinuato il coltello
sotto una protuberanza forse non perfettamente aderente alla parete, ne provoc il distacco. Sul sottostante metallo, solo parzialmente corroso, apparvero resti di lettere e numeri in rilievo.
Sarah si spost e orient la torcia; la luce di taglio permise a Marco di leggere. Una A e una N... una T... Si rivolse a Juv. Dove muovi la punta del coltello cosa sta apparendo?
Una F.
Siamo cascati su una miniera d'informazioni! Sarah poteva sembrare ironica, ma parlava sul serio; poco oltre la zona venuta alla luce, la lampada stava rivelando numeri in rilievo: Qui si legge un 9. Se t'avvicini e ripulisci tutt'attorno....
Venne accontentata senza lasciarle finire la frase. Oltre al 9, apparvero un 3, un altro 9 e la lettera B.
Mentre stava rileggendo numeri e lettere, Marco si diede per la seconda volta dello stupido per non aver portato la fotocamera digitale con il luminoso obiettivo Zeiss e la preziosa unit di memoria a disco. Sarebbe pi che necessaria, adesso... Il mio cervello era cotto dal caldo, evidentemente.
Il solo fatto di ricordare il caldo ebbe un'immediata conseguenza. Si accorse di avere gambe e braccia infreddolite. Era l'effetto di un'immersione troppo prolungata. Un'occhiata all'orologio lo stup. L'esplorazione durava da quasi due ore!
Dobbiamo risalire.
Stavo per suggerirtelo convenne Juv. Ho molto pi grasso di voi a protezione del mio vecchio corpo. Se io ho freddo, voi dovreste battere i denti.
Il freddo, lo sapevano bene, poteva provocare contrazioni e crampi; una complicazione non da poco, considerando il difficile condotto che avrebbero dovuto risalire con notevole sforzo fisico.
La voce di Pastorino li sorprese in questi pensieri. Aveva taciuto per non distrarli dall'operazione in corso, ma adesso gli sembrava il momento di riaprire la comunicazione.
Avvisatemi appena iniziate il ritorno. Recuperer lentamente le manichette. Non debbono esservi d'impiccio nello stretto passaggio per uscire dal sommergibile.
Grazie disse Juv.
Un ultimo sguardo al pannello conferm quanto ormai sembrava evidente: non si vedevano altre lettere o numeri in quel punto della parete.
Ricordiamoci quali sono venuti alla luce e la loro sequenza. Ognuno se la fissi nella memoria disse Marco mentre gli altri due iniziavano a muoversi, e s'infil per ultimo nello stretto condotto verso l'uscita del sommergibile. Verso la superficie.

Tenda-laboratorio - Tardo pomeriggio.
Il foglio poggiato sul tavolo suggeriva ipotesi, supposizioni e pareri diversi sulle lettere e sui numeri scritti dopo l'emersione da Marco. Uno accanto all'altro i tre erano seduti al tavolo ingombro. Il pennarello rosso nelle mani di Sarah e quello nero impugnato da Juv disegnavano cerchi attorno alle lettere e cercavano di aggiungerne altre per tentare di comporre una parola o un nome, una traccia utile a identificare almeno la nazionalit del sommergibile.
Quella A con accanto una C oppure una G e poco pi avanti una L era il primo rebus. Poi, sotto le spugne della camera di manovra, erano apparse una A, una N e una T, seguite da una F, con i resti di quanto poteva indicare una matricola: 9-3-9 seguiti dalla lettera B.
Occorrer tornare l sotto, infilarsi nel condotto e completare la ricerca, se intendiamo procurarci elementi pi chiari disse Marco.
Mi ha sempre affascinato entrare in un relitto, anche se  in condizioni difficili, pericolose. Ma un'immersione come quella di oggi non mi ha entusiasmato ammise Sarah. Non ho lo spirito della speleologa; quell'antro era opprimente come una grotta semisepolta da una frana...
Si pent subito di quella confessione. Marco le strinse una mano, rassicurandola.
Sarah, domani ripetiamo il tuffo Juv e io. Tu ...
Non ci pensare proprio. Lei aveva ritratto la mano alzandola in una scherzosa minaccia. Il sommergibile  venuto incontro a tutti e tre, non solo alla sezione maschi audaci della nostra nobile fratellanza.
Juv non si lasci coinvolgere dal consueto battibecco tra i due compagni. Rimasto con lo sguardo al foglio davanti a s, senza alzare la voce li blocc. Credo di aver capito come si completano le lettere apparse sul pannello.
Gli altri lo fissarono sorpresi.
Spiegati intim Sarah.
Tre di quelle lettere, ANT, avrebbero dovuto suonare familiari a un marinaio esperto quale mi vanto di essere... Potrebbero essere le componenti di una parola comune, nel nostro mondo: ANT come parte di CANTIERE. Se cos fosse, mi sono detto, dove si costruivano i sommergibili italiani negli anni Trenta e Quaranta? Uno dei maggiori centri era i Cantieri Riuniti di Monfalcone. Se ANT sta per cantiere, la lettera F potrebbe far parte del nome di quel luogo.
Marco scosse la testa.
Mi sembra che tu stia dimenticando quanto abbiamo saputo dall'e-mail giunta da Roma: questo sommergibile non pu essere italiano.
Ignorando l'obiezione e nel silenzio dubbioso di Sarah, Juv gett uno sguardo all'orologio da polso.
Qui sono le sei, in Italia le cinque... sono ancora tutti in ufficio. Se spediamo subito un messaggio al mio amico, potremo ricevere una risposta entro domani, forse anche prima. Aiutatemi a compilare un'e-mail chiara, e soprattutto datemi una mano a spedirla.
Pastorino, silenzioso come se non fosse stato presente sino ad allora, appena cap di poter essere d'aiuto si mise in azione per aprire il collegamento. Quando lo stabil, Marco e Juv avevano gi completato il testo.
From: Junio Valerio Manunzi [Dahlakcamp@.mross.com]
To: Ammiraglio Teseo Peregrini [maristat.uffsto@marina.it]
Sent: Friday, February 1,2002 6,01 pm Subject: relitto sommergibile sconosciuto
A seguito dell'odierna immersione, abbiamo identificato alcune lettere e numeri di sigla e/o di matricola parzialmente leggibili nel relitto sconosciuto del quale l'ho informata nell'e-mail inviata due giorni fa. Quanto apparso trovavasi su parete della camera di manovra. Sono risultate
chiare le seguenti lettere e le seguenti cifre: AN T seguite da un F e pi avanti un 9 un 3 e un 9 barra B. Le sembrano indizi riferibili a cANTieri di MonFalcone? La ringrazio per l'aiuto, proseguiremo comunque le ricerche.
Cordialmente
Junio Valerio Manunzi, anche a nome del professor Marco Arnei
L'attesa non fu lunga.
Erano le otto di sera, le sette di Roma, quando giunse sul computer l'e-mail di risposta.
Da: Ammiraglio Teseo Peregrini [maristat.uffsto@marina.it]
A: Junio Valerio Manunzi - Dahlakcamp Inviato: venerd 1 febbraio 2002 19,00 Subject: relitto sommergibile
Caro Manunzi, non  stata una ricerca difficile. Tutte le unit della Marina italiana sono classificate in un nostro database. Anche sigle parziali permettono l'immediata identificazione.
L'unit da voi localizzata, stando a lettere e sigle comunicateci,  il Mazzoli, sommergibile di classe oceanica varato, come da lei supposto, dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico in Monfalcone nel 1939, gruppo B. Salpato da Taranto a fine gennaio 1941 in "missione strettamente classificata" della quale non sembrano esservi documenti, il Mazzoli non rientr alla base nei tempi previsti. Di conseguenza nel giugno del 1941 venne considerato "unit perduta in azione". Nel 1942 il suo comandante Manfredo Melfi della Rovere fu insignito di medaglia d'oro alla memoria, decorazione personalmente conferita alla vedova da Vittorio Emanuele III.
Nell'augurare a lei e al professor Arnei una raccolta di ulteriori dati, a noi preziosi, le invio un cordiale saluto di buon lavoro. Firmato Teseo Peregrini.
Cosa vuol dire, in italiano, strettamente classificata? chiese Sarah nel silenzio seguito alla lettura ad alta voce del messaggio.
Significa che quel sommergibile part per una missione segreta. Molto, molto segreta.


PARTE TERZA.
MISSIONE SEGRETA.

Palazzina reale di caccia, San Rossore - 30 ottobre 1940.
Dell'invito il comandante della Rovere  informato il giorno prima.
 stato convocato di sorpresa al Comando sommergibili di La Spezia, dove la sua unit si trova in allestimento per una missione oceanica.
Il sottufficiale che lo ha raggiunto al molo gli si avvicina confidenzialmente. L'ammiraglio ha fretta... ospiti importanti! sussurra, e lo guida dal suo superiore.
Entra nella palazzina comando chiedendosi quali possano essere le novit e il motivo della chiamata.
Lo apprende subito da un uomo in borghese accanto all'ammiraglio, che si presenta come aiutante in campo di Re Vittorio.
Sua Maest desidera incontrarla, comandante.
Manfredo Melfi della Rovere maschera a stento la sorpresa con un interrogativo.
Sua Maest non  rientrata a Roma?
Non ancora. Dopo l'incontro con voi ufficiali, ha lasciato La Spezia decidendo di trattenersi qualche giorno nei pressi. E a San Rossore nella tenuta reale, dove la prega di raggiungerlo per la cena nella palazzina di caccia. Domani alle diciannove.
L'uomo nota lo sguardo stupito del giovane comandante.
Sono incaricato di aggiungere che si tratter di una cena del tutto informale. Un'auto sar qui domani alle diciotto e si incaricher di riportarla alla Spezia nella stessa serata.
L'invitato non  solo stupito, ma anche perplesso. Non potendo rivolgere una domanda esplicita sul perch di quell'invito, si mantiene sulle generali.
Sua Maest dimostr grande amabilit nel ricevere pi volte mio padre, negli anni scorsi... Avevano ricordi della prima guerra da evocare. Ma io...
Suo padre fu valoroso ammiraglio di squadra, se ricordo bene.
S, ebbe l'onore di scortare Sua Maest ed essergli accanto il 3 novembre del '18, quando sbarc a Trieste.
Comandante, forse Sua Maest desidera evocare quei giorni di gloria, parlarle di suo padre.
Ne sarei molto onorato.
Non  affatto vero. Il tenente di vascello non si sente per nulla onorato. D'antica, blasonata famiglia napoletana, non ama i Savoia. Tutta la nobilt meridionale (e loro, i Melfi della Rovere, non fanno eccezione), imputa ai "piemontesi" e ai loro sovrani la decadenza del Sud. Ricorda quante volte suo nonno indirizzava raffinati insulti ai "savoiardi", responsabili di aver ferito mortalmente Napoli, facendola decadere da capitale tra le pi fascinose d'Europa a sporca citt di provincia.
Giudizio troppo severo, quello del nonno, aveva pensato tante volte il nipote, ma non del tutto ingiustificato. Comunque, a preoccuparlo in quel momento non  la scarsa o nulla simpatia per i Savoia.  quell'invito di cui non comprende il motivo e del quale il latore non pu chiarire le ragioni.
Il comandante di fresca nomina del sommergibile Mazzoli dovr restare perplesso, per non dire preoccupato, sino all'indomani, alla fine della spartana cena offerta dal sovrano.
Servito il caff, pessimo dal punto di vista di un napoletano, l'aiutante di campo ha chiesto il permesso di allontanarsi e l'invitato si trova da solo di fronte a Vittorio Emanuele. Sino a quel momento, Sua Maest ha confermato la sua connaturata freddezza, aprendo bocca solo per salutare e per porre una domanda sulla data della prossima destinazione del Mazzoli, dalla Spezia alla base atlantica di Bordeaux.
Ma appena il suo aiutante di campo lascia il salottino si rivela pi loquace. Chiede al suo ospite cosa si dice, in Marina, dell'inatteso attacco aereo inglese a Taranto, con il duro colpo alla Squadra navi da battaglia. Prima che lui risponda, Re Vittorio risponde a se stesso con un lapidario giudizio. Un disastro.
Poi tace, ma appena il cameriere ritira il vassoio del caff per deporne un altro con i liquori e scompare, riprende a parlare. Stavolta di un altro tema scottante: l'Africa Orientale Italiana.
La situazione, laggi, riteniamo sia disperata dice guardando alle spalle del suo ospite. Sembra recitare un monologo, e il suo pessimismo suona sorprendente al comandante della Rovere.
Nelle scorse settimane le nostre truppe hanno registrato un successo: la conquista di Brbera, nel Somaliland. Vittoria purtroppo destinata a restare effimera. Le nostre colonie sono isolate, male armate, con poche riserve. Per riconquistare quanto hanno perduto e invadere tutta l'AOI gli avversari metteranno in campo uomini e mezzi della loro armata coloniale, alla quale uniranno forze dall'india, dall'Australia e dalla Nuova Zelanda.
L'ospite non  solo sorpreso,  preoccupato. Ascolta e si chiede se in Casa Reale sia noto con quanto poco entusiasmo la sua famiglia ha reagito all'ingresso dell'Italia in guerra a fianco dei tedeschi, quanto la scarsa fiducia di suo padre in Vittorio Emanuele fosse svanita del tutto dopo l'accordo di Mussolini con i nazisti, le leggi razziali e la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna. Erano forse state riferite al sovrano le imprecazioni di suo padre?
"Ma quello perch non dice nulla? Perch accetta di farsi fottere da Hitler?" grida ogni giorno l'ammiraglio, senza curarsi di chi lo ascolta. Ma se Re Vittorio fosse a conoscenza di tutto questo, reagirebbe cos, in prima persona? Quando mai un sovrano si  curato di provocare un giovane ufficiale per sondare i suoi sentimenti?
I pensieri disarticolati del comandante si confondono, mentre ascolta altre amare parole sul quadro senza speranze della condizione militare italiana nel Corno d'Africa.
Monologo interrotto, infine, da una pausa, durante la quale Sua Maest posa su di lui un lungo sguardo freddo.
Comandante, le spieghiamo il motivo per cui l'abbiamo fatta partecipe di questa disamina. Intendiamo parlare senza veli d'una situazione destinata a farsi catastrofica. Suo padre ci fu vicino nell'altra guerra, quella vittoriosa... Conosciamo coraggio e lealt della sua famiglia, sappiamo quanto lei sia ansioso di battersi. Riteniamo quel coraggio necessario per affrontare un'operazione che pur non comportando un vero e proprio combattimento,  da ritenere molto difficile, e il cui esito potr positivamente contribuire alle successive operazioni militari. Ci segue, comandante?
Certamente, Maest. Risposta obbligata, anche se il tenente di vascello riesce sempre meno a spiegarsi le ragioni e il senso di quel discorso.
La mano piccola e rugosa di Re Vittorio si  intanto alzata verso di lui e il tozzo dito indice punta al petto dell'ospite. Caro della Rovere, a lei stiamo per affidare un incarico di massima importanza e delicatezza. Premettiamo una domanda: sommergibili come quello a lei affidato possono contare su una buona autonomia, vero?
S, Maest. Possiamo anche rifornirci da navi cisterna che la Marina germanica muove in aree molto lontane dalle nostre basi di partenza. Alcune sono nel Sud Atlantico.
Quindi lei potrebbe portare la sua unit tutt'attorno
all'Africa e rientrare in Italia?
Ritengo di s, Maest. Ma per contribuire alla guerra, laggi, sta operando una nostra squadra sommergibili...
Se allude alle unit dislocate nel Mar Rosso, abbiamo saputo dallo stato maggiore che gran parte della squadra  gi stata messa fuori combattimento dagli inglesi. Anche lei dovrebbe saperlo.
Non tutti...
Comunque, noi non potremmo chiedere quanto desideriamo a chi, laggi,  forse ancora in grado di navigare, anche se non si sa per quanto tempo. Inoltre un nostro messaggio con l'ordine che stiamo per impartirle dovrebbe essere estremamente riservato; ma sarebbe intercettato... come tutte le comunicazioni radio italiane, a quanto mi dicono. Anche quelle cifrate. Se si venisse a sapere cosa ci proponiamo di fare, l'operazione diverrebbe inutile. Anzi, sarebbe dannosissima al buon nome dell'Italia e di Casa Savoia. Abbiamo espresso ieri all'ammiraglio dal quale lei dipende il nostro desiderio di affidare a un ufficiale valido e a un sommergibile potente una missione il cui fine non abbiamo comunicato nemmeno a lui. E ci ha suggerito il suo nome e la sua nave come particolarmente adatta.
Maest, il Mazzoli stazza millecento tonnellate, misura centocinque metri di lunghezza e conta trentasei uomini d'equipaggio. Con un carico di dodici siluri  in grado di...
La interrompo. Per la missione che le affideremo, lei dovr imbarcare uomini in meno e lasciare a terra i siluri.
Al comandante adesso appare chiaro quale incarico gli sta per essere affidato: trasportare rifornimenti in Africa orientale. Sin dai primi mesi del conflitto era stato ordinato ad alcuni sommergibili di portare benzina, munizioni e pezzi di ricambio alle truppe schierate in Libia. Si intende forse tentare un'operazione simile verso l'AOI? Ma il carico di un sommergibile sarebbe un apporto insignificante. E poi perch una richiesta simile gli viene posta dal sovrano in persona?  assurdo...
Comandante, abbiamo la sua parola d'onore sul massimo riserbo su quanto stiamo per chiederle?
Manfredo Melfi della Rovere risponde affermativamente, arrossendo sino alla radice dei capelli.
Ne eravamo certi, conoscendo suo padre... Allora ci ascolti: lei con il suo sommergibile deve raggiungere l'Africa
orientale, Somalia o Eritrea, purch in quel porto sventoli ancora, al suo arrivo, la bandiera italiana. Intendiamo affidarle il compito di salvare Sua Altezza il Duca d'Aosta. L'Africa orientale  destinata a finire in mano nemica; di conseguenza il vicer mio cugino, se non cadr combattendo, e mi auguro che non si esponga a questo pericolo, considerato il suo grado, sar fatto prigioniero. Re Vittorio fa una pausa. Dobbiamo evitarlo conclude.
Fissando l'ospite, riprende a parlare sottovoce, in un tono che non lascia dubbi: il suo  un ordine preciso.
Lei deve giungere laggi prima del crollo. Deve imbarcare il Duca d'Aosta con quanto lui vorr salvare, documenti e archivi personali. Dovr riportare Sua Altezza in Italia, dove potr continuare a svolgere un ruolo di grande prestigio per il nostro paese e per Casa Savoia. Un colpo di tosse. Comprende l'importanza dell'operazione affidatale, comandante della Rovere?
S, il tenente di vascello la comprende. Come prima reazione sta per scattare in piedi, salutare militarmente e gridare: "Maest, ai vostri ordini!". Ma si trattiene;  alto un metro e ottantadue: sarebbe imbarazzante sovrastare da tale altezza Re Vittorio, basso e per di pi seduto. Cerca allora le parole giuste per una risposta positiva, tentando allo stesso tempo di non far trapelare la rabbia che gli ribolle in petto. Si era ripromesso di svolgere programmi ben diversi, con il suo sommergibile.
N pu contare di appellarsi al suo diretto superiore, l'ammiraglio Nagliati. Proprio in quel momento il sovrano sta accennando a lui ripetendo di non averlo messo al corrente del progetto, ma di averne ottenuto la promessa che la Regia Marina avrebbe fornito la massima assistenza. Aggiunge che l'operazione, per restare un segreto assoluto, non dev'essere condivisa dal comandante nemmeno con il suo secondo, almeno sin quando il sommergibile non avr iniziato il periplo dell'Africa.
Lei ci intende, comandante. Purtroppo attorno a noi ci sono spie. Del nemico e del nostro alleato. Nessuno deve sapere nulla sino a missione compiuta.
Sulla strada del ritorno da San Rossore alla base della Spezia, l'auto  costretta a muovere a passo d'uomo. Sulla via Aurelia transita un'autocolonna di camion militari lentissimi. Impossibile superarli.
Il comandante ha cos il tempo di riflettere. Come suo padre, anche lui ha sofferto per l'entrata in guerra a fianco dei nazisti contro inglesi e francesi. Ma da quel giorno, nei momenti d'incertezza ripete il detto di quel soldato inglese divenuto famoso per la frase "Baci country, but my country".
Come soldato ritiene di dover accantonare ogni giudizio sulla guerra in corso e considerare proprio dovere infliggere duri colpi all'avversario. Tuttavia lo irrita il compito assegnatogli, un compito non da combattente, ma da trasportatore, seppure di un personaggio ad altissimo livello. In proposito, il sovrano ha concluso il colloquio ripetendo che salvare il Duca d'Aosta significa rimettere in gioco nel destino dell'Italia una figura di grande prestigio.
Ripetendosi quelle parole, gli sembra che suonino false. Come potr godere di prestigio un comandante supremo che si  messo in salvo lasciando i suoi soldati in balia del nemico? Si ricorda dei pettegolezzi ascoltati in famiglia, sull'antagonismo tra ceppi diversi dei Savoia. Si dice non corra buon sangue tra i regnanti e il ramo dei cugini Aosta. Si chiede se l'operazione di salvataggio gli viene ordinata dal sovrano non per aiutare il vicer in pericolo, ma con il segreto scopo di intaccare la sua fama, l'alone eroico degli Aosta. Insomma, potrebbe essere possibile che quel piano nasconda una manovra perfida, camuffata da generosit. Se questo  il vero scopo dell'ordine, la missione di salvataggio a lui affidata potrebbe rivelarsi distruttiva...
Ecco i cancelli dell'Arsenale. Ecco le sentinelle della base sommergibili. Non gli resta tempo, n ha intenzione di continuare con le ipotesi.
Lui  un ufficiale della Regia Marina. Il suo sovrano gli ha personalmente conferito un incarico: suo compito  obbedire e affrontare l'impossibile pur di riuscire.

Relitto del Mazzoli - La bomba d'aria.
Risuon l'urlo, ma il rigurgito d'aria e acqua fu un tuono tanto assordante da renderlo inudibile.
Sino a un istante prima Sarah osservava Juv e Marco tesi nello sforzo di smuovere la leva di un portellone a tenuta stagna che chiudeva il passaggio tra la camera di manovra e i locali di prua del sommergibile. La paratia interna cedette all'improvviso e loro furono colti di sorpresa.
Il sistema d'ingranaggio della leva, grazie alla perfezione degli incastri con perni d'acciaio temperato, abbondantemente ingrassati, dopo avere resistito a ruggine e corrosione aveva ceduto. A leva abbassata, il portellone s'era spalancato, spinto dall'imprevedibile presenza di una massa d'aria compressa nel locale fino a quel momento sigillato che si era dilatata di colpo, con un impatto da corpo solido, gonfiandosi sino a diventare qualcosa di denso e mostruosamente violento.
Pastorino, in superficie, era trasalito al rimbombo cupo rinviato dai telefoni di casco.
Problemi? chiese. Senza nemmeno rendersene conto aveva gridato.
Fu il mare a rispondergli quando, meno d'un minuto dopo, vide salire dal fondo l'onda d'aria espulsa dal relitto, dove quella bolla era rimasta prigioniera in un locale a tenuta stagna. Una sfera lucente che s'era fatta via via pi grande, arrivando in superficie e svanendo sottobordo al Mranz in gorgoglii scoppiettanti e paradossalmente allegri, ma contraddetti dal diffondersi di un odore di marcio, di decomposizione, di morte.
Problemi? grid di nuovo, e nell'auricolare giunse finalmente risposta dal fondo.
S, problemi. Preparatevi per un'emergenza.
Risaliva alla sera precedente la decisione di tornare nel sommergibile al quale finalmente s'erano potuti attribuire una bandiera e un nome. Mentre i tre preparavano il piano e i tempi dell'immersione, era riapparso il baronetto dopo ventiquatt'ore ininterrotte trascorse in tenda.
Saranno state ore molto noiose, senza la compagnia della bomba sexy aveva bofonchiato Juv. L'inglese, imbronciato, sedette su una delle poltroncine, bevendo a lenti sorsi una tazza di t bollente appena portato da Argia per tutti.
Esiliandosi in tenda ironizz sottovoce Marco vuole provocarci, riportarci ai nostri studi classici, ricordandoci quanto fosse funesta l'ira del pelide Achille.
Sarah scelse un atteggiamento diverso. Eravamo preoccupati per il tuo digiuno esord rivolgendosi a Edward. E malgrado lui avesse continuato a tacere sprofondato nella poltroncina, la testa rovesciata all'indietro, gli occhi chiusi, lei decise di proseguire. Domani torneremo sott'acqua perch ci interessa. E perch continuano condizioni di vento e mare inadatte alla ripresa delle ricerche dell'Elizabeth.
Il terzo giorno di maltempo  il peggiore, Eddie precis Juv. Ma  sempre vigilia di un ritorno all'alta pressione.
Speriamo si limit a dire il baronetto, che appariva molto depresso. Poco dopo, nel vederlo tornare in tenda, Marco sospir. Peccato che se ne sia andata la bella Susy. A parte il piacere di vederla in tanga sempre pi microscopici, almeno quella ragazza lo teneva allegro.
A quel punto a lui come a Juv e a Sarah non interessava granch l'umore del socio. Dal momento che non sottraevano tempo a una ricerca impossibile fin quando persisteva la mareggiata provocata dal khamsin, non avevano nulla da farsi perdonare se da due giorni i loro pensieri e le loro azioni avevano al centro il mistero del sommergibile.
"Vizio professionale" definiva il vecchio professor Giorgio Ravani, maestro e consigliere di Marco Arnei, l'obbligo di non accontentarsi mai di scoperte parziali. Per questo adesso Marco sentiva il dovere di trovare risposta al mistero di quell'affondamento e al motivo per cui, nei documenti della Marina, la missione del Mazzoli non era classificata.
Occorreva tornare laggi, trovare altri dati.
Si sarebbe cos resa almeno parziale giustizia a un equipaggio svanito nel nulla. Come mai i loro resti non giacevano, come Juv aveva supposto, nel Mazzoli? Il boccaporto d'uscita spalancato era la prova che tutti erano stati evacuati prima
dell'affondamento? In quel caso dov'erano finiti marinai e ufficiali?
Per formulare qualche ipotesi, credo sia importante passare dalla camera di manovra agli alloggi equipaggio e alla cabina del comandante sugger Juv quando, dopo l'uscita del baronetto, la discussione riprese.
Peccato non poter consultare la pianta di un sommergibile come questo si rammaric Sarah. Juv cerc una matita sul tavolo e cominci ad abbozzare un disegno.
Il Mazzoli non pu essere molto diverso dai modelli degli anni Quaranta che abbiamo studiato al Consubim. Cercate di interpretare il mio tentativo... ero un disastro in disegno, e venivo regolarmente rimandato quando tentavo di diplomarmi all'istituto tecnico di Cagliari.
Fu invece abbastanza chiaro: deline una sorta di sigaro.
Questa forma non cambia di molto, dai primi modelli nati a fine Ottocento sino ai giganteschi mostri nucleari di oggi. A mutare sono le misure e le attrezzature di bordo... Aggiunse allo schizzo il profilo della falsatorre esterna, poi disegn i principali compartimenti divisi da portelloni stagni. Nella zona verso poppa si trovano gli alloggi per comandante ed equipaggio. Al di l la sala macchine. I siluri sono nei settori estremi: verso poppa. Nella parte terminale dello scafo c' l'area di deposito e lancio numero 2. La numero 1  a prua.
Inoltrandoci verso prua o verso poppa dovremo muoverci con crescente attenzione, allora osserv Marco.
Direi di pi: non dobbiamo nemmeno avvicinarci alla sala lancio: tutto ci  apparso arrugginito e quasi decomposto, nel relitto; in un reparto con esplosivi basterebbe toccare qualcosa per sbaglio e...
Marco poggi un dito su un punto preciso del disegno. Ci limiteremo a visitare l'area dell'equipaggio e del comandante... non abbiamo alcun motivo di arrivare al deposito siluri.
Lo scoppio dei siluri era quanto aveva temuto Pastorino udendo il rombo dell'esplosione giuntogli in cuffia dopo che i tre palombari gli avevano comunicato d'essere sul punto di aprire un portellone stagno.
Subito s'era per detto che era impossibile: la deflagrazione di uno o pi ordigni del genere avrebbe provocato conseguenze catastrofiche anche in superficie. E dal fondo non gli sarebbe giunta una voce rauca e grave con la richiesta di un intervento di pronto soccorso; doveva trattarsi di un incidente limitato: niente a che vedere con le conseguenze dell'esplosione di un siluro in un ambiente chiuso, sepolto sotto la massa d'un reef. Ne avrebbe patito le conseguenze persino il caicco, che galleggiava decine di metri sopra il relitto.
Dopo alcuni minuti di silenzio era giunto al ricevitore di Pastorino l'eco di battute contraddittorie, preoccupanti e rassicuranti allo stesso tempo. Il suono distorto non permetteva di distinguere chi stesse parlando, ma se ne ricavava la certezza che tutti e tre, pur se con qualche problema, erano sopravvissuti.
Sarah?
Non vedo...
La lampada. Riesci a riaccenderla?
Sarah, rispondi, per favore.
Marco...
Aspetta, cerchiamo di venirti vicino.
Respiri? L'aria ti arriva?
Rispondi, per favore.
S, respiro. Ma a fatica.
Cerca di farci capire dove sei. La lampada?
 in mille pezzi.
Juv, riesci a vedere la luce d'emergenza sul suo casco?
Non vedo nemmeno la mia.
Mi trovo in fondo al locale... l'onda d'urto m'ha spinta sino alla parete.
Arriviamo, Sarah. Va meglio?
No... direi di no. Ecco, stiamo arrivando. Seguiamo la parete a tentoni.
Torbidume al massimo... un lago di merda.
Non muoverti, ci pensiamo noi a raggiungerti.
Un lungo silenzio che Pastorino era stato sul punto di interrompere con una parola d'incoraggiamento. Ma nessuno poteva aiutarli, e un invito alla calma o a farsi forza sarebbe stato superfluo, forse fastidioso.
Comincio a vedere il segnale luminoso del tuo casco.
Sarah, siamo vicini.
Ma sei a terra!
S, sono stata scaraventata...
Non parlare, non affaticarti.
Ho sbattuto con la schiena. Un dolore bestiale...
Adesso ti portiamo fuori.
Superficie? Pastorino? Quando emergeremo occorre aiutare la risalita a bordo di Sarah.
Roger, non preoccupatevi.
Ecco... appoggiati a noi due e cominciamo a muoverci.
Senti dolore, lo so... ma non lamentarti, potresti essere morta... L'onda d'urto t'ha investito frontalmente.
Ne riparliamo. Adesso lascia che mi lamenti.
Nessuno poteva immaginare che qui dentro fosse rimasta aria.
Forza. Dobbiamo raggiungere il condotto per uscire.
Temo di non farcela a risalire quel budello...
Ti sbagli, sar faticoso ma facile... Per primo entrer Juv e ti aiuter tirandoti per le braccia. Io sar sotto di te e ti spinger facendo presa sulle gambe.
Ancora due passi...
Ecco il condotto.
Pastorino, recupera le manichette mentre risaliamo... se le tieni in tensione ci aiuti.
Via con le spinte. Sarah, ora sopporta con pazienza...
Grida se ti facciamo male... puoi insultarci con parole oscene in ogni lingua.
Al campo due ore dopo fu Argia a occuparsi dell'infortunata, adagiata in branda. Il dolore alla schiena s'era parzialmente placato, segno che l'iniezione praticata a bordo del Mranz aveva gi prodotto il suo effetto.
Tu tranquilla ripeteva la cuoca. Sarah, intanto, alzava e abbassava le gambe, muoveva le mani, le braccia, le dita; voleva la prova di non aver sofferto lesioni, nemmeno minime, alla spina dorsale. Le aveva temute, ricevendo in pieno il colpo infertole dall'onda di pressione scaturita dal boccaporto nel momento in cui si spalancava davanti a lei.
Non avrei mai immaginato che l'aria potesse diventare... solida!
Tu non fatica a parlare, signora. Bevi acqua... Argia si rivolse agli altri. Voi fuori da tenda, lei riposa tranquilla dopo che sopporta mio massaggio magico. Crema di erbe, crescono sotto sassi Dancalia. Gente cattiva in quello paese, ma erba buona. Dicono magia, io penso  vero, perch questa erba guarisce.

Terza perlustrazione - Stesso giorno, pomeriggio.
Marco, il meteofax appena arrivato conferma le previsioni: nessun miglioramento del tempo, domani. Quindi potremo tornar sotto.
Domani? Non  necessario lasciar passare tante ore. E sono sicuro che tu la pensi come me. Dobbiamo tornare subito nel relitto.
Volevo proportelo. Ma stamattina  stata dura.
Noi per siamo pi duri ancora. Possiamo approfittare delle prossime ore. Di luce ne restano cinque.
Sarah per fortuna  un gatto dalle sette vite. Ci perdoner se proseguiamo senza di lei. Dov' entrata l'acqua tutto star deteriorandosi.
Analizzando quant'era accaduto all'interno del sommergibile, Marco e Juv s'erano convinti che il locale lasciato chiuso faceva supporre una precisa volont. Il comandante, nell'ordinare l'affondamento, si era premurato di sigillare un ambiente del Mazzoli perch intendeva salvare quanto vi si trovava dalla distruzione portata dall'acqua.
Ma con il loro intervento il mare era entrato in quel reparto stagno con l'irruenza di un'onda dopo il crollo di una diga.
Chiss che caos...
Se non arriviamo a tempo, tutto finir in poltiglia.
Insistevano per convincersi, ma erano gi decisi. Marco preparava l'apparecchio digitale da portare con s, Juv aveva preso un'altra torcia subacquea per sostituire quella andata in pezzi.
Tornarono a bordo del Mranz. Tra il campo e la spiaggia il vento soffiava con una violenza che non era diminuita dai giorni precedenti. E la sabbia sollevata li costringeva a tenere il viso coperto da un fazzoletto e gli occhi protetti dagli occhiali.
A bordo, nella calma del sottovento, chiesero a Pastorino di preparare scafandri e caschi per una seconda immersione. Lui non perse un minuto, ma dopo un eloquente silenzio si sent in dovere di avanzare dubbi sulla saggezza di un altro tuffo in profondit.
Amico mio, non puoi smentire il tuo principale polemizz subito Juv. Mettete in vendita attrezzature d'avanguardia e sostenete che in immersione la vostra miscela a bassissima percentuale d'ossigeno consente al palombaro di infischiarsi d'ogni limitazione di tempo e di profondit...  vero o no? Be', allora perch ti preoccupi per noi?
"Perch a compiere le prove erano ragazzi di vent'anni, iperdotati e allenati, mentre voi fate cent'anni in due" stava per rispondere Pastorino, ma tacque. Sui "cent'anni in due" sapeva di avere ragione; ma doveva tener conto di quanto Arnei e Manunzi fossero s d'altra et rispetto ai giovanotti del Consubim, ma a parziale compensazione di questo relativo deficit anche molto esperti su come operare. Certamente si sarebbero mossi con prudenza, se fossero stati obbligati ad affrontare pericoli all'interno di quel relitto.
Scesero veloci sino al boccaporto del sommergibile, mentre Pastorino mollava in fretta le manichette con la miscela.
Avanzarono pi lentamente quando s'infilarono all'interno del condotto nelle prime due immersioni. Era stato difficoltoso percorrerlo, per il groviglio di coralli molli cresciuti all'imboccatura e per le incrostazioni voluminose sui pioli della scaletta. Adesso appariva sgombro. L'aria, fuoruscendo con violenza estrema, aveva strappato tutto.
Nella sottostante camera di manovra la bomba d'aria aveva lasciato segni altrettanto devastanti. Appena i due vi penetrarono e la lampada rischiar il locale, quello che videro non sembrava pi il luogo dove si trovavano poche ore prima.
 un miracolo che Sarah sia ancora viva... Juv era stupefatto.
Non credo ai miracoli. Ma oggi sono propenso a cambiare idea.
Sulle pareti, sulle strutture, sui pannelli, tutto ci che il tempo aveva accumulato era scomparso: croste di ruggine e tappeti di spugne erano stati strappati e trascinati via dalla spinta della massa d'aria liberata.
L'acqua era limpida, adesso. Ogni sospensione era stata risucchiata attraverso il condotto e vomitata all'esterno.
Marco e Juv giunsero al portellone che avevano spalancato, e rivedendo con la memoria Sarah al centro del locale capirono come si fosse trovata nel punto di maggior pericolo. Se era riuscita a cavarsela solo con una contusione
lo doveva all'impianto del periscopio che aveva in parte deviato l'onda d'urto, che per, nella sua residua spinta, aveva avuto sufficiente forza da sollevarla e sbatterla sulla parete di fondo. Senza grandi conseguenze, riflett Juv, e ringrazi Realatti per il materiale di qualit impiegato per le attrezzature. Particolarmente il casco, leggerissimo eppure cos resistente.
Anche lui e Marco dovevano molto all'attrezzatura indossata, se erano usciti illesi dall'esplosione. A salvarli erano state soprattutto le calzature speciali. Poco prima di muovere la leva del portellone avevano azionato le ventose sotto gli scarponi; ancorandole al pavimento, le avevano utilizzate come punto d'appoggio per forzare la chiusura. Ma le ventose avevano fatto di meglio, impedendo che l'onda d'urto li travolgesse.
Nell'acqua trasparente riuscivano a illuminare l'intero ambiente. Qualche riflesso venne dalle schegge della torcia di Sarah sparse dovunque. Cambiarono assetto, si mossero nuotando in orizzontale e bast un lieve movimento delle pinne per superare il portellone. Attraverso lo stretto passaggio, entrarono nel secondo locale.
Pastorino, si prepari a mollare altri metri di manichetta disse Marco.
Ma allo stesso tempo tienile in tensione precis Juv.
L'apparente contraddizione era uno dei tanti controsensi dell'esplorazione sottomarina di un relitto. In questo caso, se le manichette lungo le quali giungeva la miscela fossero state calate in misura eccessiva, potevano impigliarsi in qualche sporgenza. Se invece fossero rimaste troppo tese, avrebbero impacciato i movimenti dei palombari.
Pastorino risolse la contraddizione basandosi sulla sua esperienza: da quel momento in poi non il computer ma le sue dita, stringendo le manichette, avrebbero deciso se mollare o tenere.
Juv, superato per primo il portellone, accolse Marco con un sorriso. Benvenuto nella sala equipaggio.
Smisero entrambi di pinneggiare, spostarono di nuovo il loro baricentro e si ritrovarono, ritratte le pinne, con i piedi poggiati sul pavimento.
L'ambiente, rimasto a tenuta d'aria sino a poche ore prima, presentava lievi tracce di ruggine e corrosione. Le sue strutture erano velate solo da una patina biancastra, forse muffa. Un tavolo metallico era a terra, rovesciato, cos come alcuni sgabelli. Miriadi di schegge delle plafoniere finite in pezzi testimoniavano il momento della decompressione. Alcuni fogli di carta volteggiavano nell'acqua. Al solo toccarli si decomponevano.
Fino a stamane erano all'asciutto.
Anche queste erano all'asciutto.
Juv indicava qualcosa sotto i suoi piedi. Cassette di legno ben ordinate, i coperchi chiusi da lucchetti d'acciaio.
Ecco perch sfioro il soffitto con la testa. Queste casse alzano il pavimento. Gli ufficiali, qui dentro, avevano rinunciato a parte dello spazio per lasciar posto a un carico supplementare.
Del tutto anomalo... un sommergibile non  un cargo.
Mi sembra di ricordare che durante la guerra l'Italia us alcune unit della flotta sottomarina per mandare rifornimenti alle truppe in Libia.
Inviammo anche qualche sommergibile in Giappone. Credo che andassero sin laggi per caricare o riportare materia prima preziosa. Come la gomma.
Probabilmente questa unit andava verso un porto dei nostri alleati giapponesi.
Ecco perch non aveva nulla a che vedere con la squadra sottomarina del Mar Rosso. E quindi...
A interromperlo fu l'eco metallica della voce di Pastorino. Fate attenzione. I vostri microfoni esterni mi inviano un suono strano; sembra un fischio ovattato. Forse uno scafandro ha subito un danneggiamento e soffre di una perdita. Controllate. Se fosse cos, dovete emergere immediatamente.
I due palombari non tardarono un istante a puntarsi
l'un l'altro il raggio di luce della torcia, scrutandosi attentamente.
Non apparve il minimo segno di perdita.
Siamo ancora impermeabili comunic Juv.
Eppure io continuo a sentire il sibilo.  di intensit variabile... ritengo che dipenda da come vi muovete.
La sorgente potrebbe essere in qualche punto attorno a noi... Difficile, dopo tanti decenni, ma potrebbe essere rimasto carico un impianto d'aria compressa e lo scoppio l'ha danneggiato, provocando una perdita.
Secondo Juv, Pastorino stava confondendo un problema tecnico di trasmissione del suono, impedenza elettrica
o chiss cosa con una perdita di pressione.
Marco l'afferr per un braccio.
Punta in quella direzione la lampada. Indicava un pannello scardinato dalla decompressione, resti di una porta.
L'accesso alla cabina del comandante... era posizionato in quest'area...
Il sibilo  cresciuto d'intensit gracid la voce del tecnico.
Juv, anch'io comincio a sentirlo.
Io no. Ormai sono sordo.
Spostarono il pannello ed entrarono in un ambiente minuscolo. A occuparlo quasi per intero era un lettino metallico; il materasso galleggiava a mezz'acqua.
Lo afferrarono e riuscirono a poggiarlo sul pavimento. Qualcosa ondeggi, Juv diresse la luce e apparve una fotografia. Il cartoncino scolorito lasciava distinguere le figure di un uomo e una donna anziani. Tra di loro un giovane in divisa.
Una mamma e un pap...
Juv allung la mano e sfior l'immagine. Si ruppe subito, mentre lui cercava delicatamente di afferrarla. In pochi secondi si sfald del tutto.
Addio, comandante sussurr.
Marco lo ud e ripet il saluto. Ma non restava tempo per la commozione.
Il fischio  pi forte. Vi consiglio di emergere. Temo che stia per accadere qualcosa li sollecit Pastorino.
Erano sul punto di tornare quando un oggetto luccic nel buio, centrato dal movimento della torcia di Marco.
Aria! Fuoriesce dalla parete.
All'esclamazione, Juv volteggi su se stesso e orient meglio il raggio di luce. S'avvicinarono e videro una collana di minuscole bollicine uscire dall'invisibile fessura di un piccolo portello.
La cassaforte di bordo mormorarono all'unisono. Era facile riconoscerla dal volantino al centro del coperchio.
 a tenuta stagna; dal suo interno l'aria non  sfuggita assieme al resto.
Ora per se ne va.
S, le bollicine escono dalle fessure perch all'interno la pressione sta calando e comincia a entrare l'acqua.
Allora apriamola. Se nella cassaforte c' qualcosa da salvare, la portiamo in superficie.
Proviamoci convenne Juv.
Dammi una mano per muovere il volantino.
Non fu difficile: appena girata la chiusura, il portello s'apr espellendo la poca aria rimasta.
Pastorino, in superficie, ne ud il leggero rimbombo, ma venne subito rassicurato.
Tutto bene.
La bolla si era dissolta in un fulmineo lampo nella luce della torcia.
L'interno era minuscolo e vuoto. Juv ne fu sorpreso.
Di solito un comandante tiene qui i documenti, i cifrari, qualche riserva di cassa...
Evidentemente ha portato tutto con s lasciando il sommergibile.
E allora perch l'ha richiusa e non ha inserito il codice di sicurezza?
Il perch... eccolo!
Il raggio della lampada illuminava la parte alta del piccolo ripostiglio. Vi galleggiava, toccando la volta metallica, un minuscolo astuccio oblungo.
Sembra un portasigari.
Sia quello che sia, il contenuto  salvo, visto che il tubetto ha una spinta positiva...
Acqua al suo interno non ne  entrata nemmeno una goccia.
Allora, prima che scompaia nel buio, prendiamolo. Se c' dentro qualcosa l'immersione non sar stata inutile.

Il messaggio - Stesso pomeriggio.
Tre ore dopo, al campo, il piccolo cilindro venne dissigillato con la massima precauzione da Pastorino. Accanto a lui, nella tenda-laboratorio, alla luce di due lampade ondeggianti, Marco aveva Sarah seduta alla sua destra. Alle sue spalle Edward, sempre accigliato per far intendere una volta di pi quanto lo irritasse la piega presa dagli eventi, anche se nel suo sguardo trapelava una curiosit non meno accesa di quella degli altri.
C'era anche Azhar. Se tentava di celare la sua indifferenza tenendo gli occhi socchiusi, non ci riusciva; gocce di sudore gli colavano dalla fronte, tradendo la tensione.
Dal contenitore furono estratti due fogli arrotolati, fittamente scritti.
Al primo sguardo Marco, guardando quella grafia ordinata e minuta, pens di averla immaginata proprio cos quando, in immersione, aveva supposto che l'astuccio contenesse un messaggio. Inconscia sensazione suggeritagli, forse, dalla fluttuante foto apparsa nel relitto; c'era qualcosa di sereno in quell'immagine, una serenit riflessa ora nelle fitte righe sotto i loro occhi.
La carta da posta aerea era leggera; il testo a matita, e una nota a margine ne spiegava il motivo. Temo l'umidit: potrebbe rendere illeggibili le mie parole se scrivo con la stilografica e l'inchiostro finirebbe per spandersi.
Di l a un istante, si disse Juv, un'ombra fino ad allora vaga avrebbe assunto forma. Un uomo sarebbe stato restituito dal mare. Stava per parlare, e non sarebbe stato possibile fingere di non averlo udito.
Marco stringeva la lettera tra le dita con circospezione, temendo la fragilit di quei fogli. E dandone lettura non sottoline frasi o parole; anche quando prov sorpresa o stupore cerc di non lasciarli trapelare.
Chi mi legger faccia pervenire questo messaggio a Supermarina - Roma. Comunichi che la missione affidatami tre mesi fa dal sovrano  fallita, bench fossi riuscito a compiere il periplo attorno all'Africa. A due attacchi antisommergibile subiti al largo di Capetown e Durban sfuggii senza reagire, avendo imbarcato alla partenza met dei siluri per lasciar spazio a quanto dovevo caricare in Africa orientale. Venni successivamente rifornito dalla cisterna- fantasma Atlantis e giunsi a Massaua pochi giorni prima della sua caduta in mano nemica. Venni allora informato del rifiuto opposto da S.A. il Duca d'Aosta a un imbarco per sfuggire alla prigionia. Sua Altezza non intendeva assolutamente abbandonare le sue truppe. Durante lo scalo mi vennero consegnate cassette e cassoncini sigillati provenienti dalle casseforti della Banca d'Italia in Addis Abeba; documentazione da evacuare evitando di farla cadere in mano all'avversario, data la loro importanza. Al momento di salpare, il porto di Massaua fu sottoposto a bombardamento aereo. Durante la nostra manovra d'immersione rapida, bombe ci caddero vicino, apparentemente senza fare danni. In realt i contraccolpi, provocando violente vibrazioni allo scafo, causarono lesioni lievi ma molto pericolose. Infatti poco pi di un'ora dopo registrammo sintomi di avvelenamento dovuti a perdite di cloruro di metile dai condotti dell'impianto di refrigerazione sconnesso a causa delle forti vibrazioni seguite agli scoppi. Le esalazioni portarono in breve a gravi conseguenze; si cominciavano a notare nell'equipaggio squilibri psichici, veri sintomi di pazzia. Interrotta l'erogazione refrigerante, la temperatura interna raggiunse e super i 50 gradi. Costretto a emergere, venni avvistato da aerei nemici e obbligato a tornare in immersione. Dopo poco erano oltre dieci i membri d'equipaggio in preda a intossicazione grave e convulsioni. Io stesso iniziavo a sentirmi male, e calcolando l'ora ormai tarda, emergevo contando sul favore del
buio, sicuro che aerei nemici non avrebbero potuto avvistarci. Ordinavo allora l'uscita in tolda dell'equipaggio perch a turni respirasse aria buona. Purtroppo decedeva nel frattempo il capo motorista Paleoli. Riflettendo sulla situazione e nella certezza che a) l'indomani mattina sarebbe ripresa la caccia del nemico alla nostra unit, con mezzi aerei e navali; b) sarebbe stato impossibile sfuggire a quella caccia proseguendo in immersione, pena l'avvelenamento di tutto l'equipaggio (essendo il cloruro di metile incolore e inodore, era un problema insolubile trovare i punti di avaria), mi assunsi la responsabilit di una decisione difficile. Nel convincimento di non avere altra scelta se non l'autoaffondamento della mia unit, provvidi a sbarcare gli uomini sull'isola accanto alla quale eravamo emersi. Vennero portati a riva anche viveri e canotti di bordo. Tornato poi
sottocoperta con il vicecomandante Bodelli e due motoristi, isolai con chiusura ermetica l'ambiente centrale dove gran parte del carico dei documenti affidatici era stivato a pagliolo. Le cassette con materiale metallico non mi davano
invece preoccupazione e restavano dov'erano, poich il loro contenuto non poteva deteriorarsi.
Affider a un contenitore stagno questa nota, la richiuder (senza inserire la combinazione) nella cassaforte di bordo, installata nella zona a tenuta d'aria. Subito dopo dar l'ordine di aprire i cassoni d'emergenza per
l'autoaffondamento. Controllata l'avvenuta manovra, scenderemo anche noi a terra salvando i documenti di bordo che poi distrugger, in caso rischiassi di cadere in mano nemica.
Ho scartato l'ipotesi di adempiere al dovere che in un primo tempo avevo ritenuto ineludibile: morire con il mio sommergibile. In piena coscienza, nel convincimento che il Mazzoli non colava a picco vinto in combattimento, ma per nostra volont, ho deciso che il comandante riteneva di dover restare a disposizione dei suoi uomini in un frangente di massima difficolt e pericolo.
Conto di approfittare della prossima notte per raggiungere, con i due canotti e otto marinai, la prospiciente costa dello Yemen, paese neutrale. Mi  noto che il sovrano locale  anti-inglese e filo-italiano. Se riuscir a ottenere una promessa di asilo per tutti noi, torner all'isola per raccogliere il resto dell'equipaggio.
Quando la vittoria finale arrider al nostro tricolore, il Mazzoli potr essere recuperato. E se le paratie interne
avranno resistito, tutta la documentazione affidatami
giunger intatta nelle mani a cui era destinata.
Viva il Re.
Viva l'Italia.
Firmato tenente di vascello Manfredo Melfi della Rovere.
Mar Rosso - In un'isola dell'arcipelago Dahlak - 15
marzo 1941 - XIX E.F.
La lettura si concluse nel generale silenzio. Solo Azhar si mosse. Alzandosi di scatto, usc dalla tenda.
Le nostre vicende belliche a lui ovviamente non interessano fu il commento a denti stretti di Juv. Come ex della Marina, aveva seguito, teso pi dei compagni, la lettura portata avanti dall'amico.
Quando tacque, Marco ricord le informazioni ricevute la sera prima dall'Ufficio storico della Marina, secondo le quali il Mazzoli e il suo equipaggio erano scomparsi in azione e non si conoscevano circostanze e luogo della perdita dell'unit e dei suoi uomini.
Si volse verso Juv. C' da chiedersi dove sia finita questa gente.  stata fatta prigioniera?
Domanda apparentemente destinata a restare senza risposta; la forn invece, a sorpresa, una persona che Marco aveva accanto in quel momento e di cui non si era neppure accorto: Argia. Era entrata in tenda portando chai per tutti; lo stava versando nelle tazze quando con naturalezza proclam: Tutti uccisi, marinai.
I presenti girarono la testa verso di lei e la fissarono stupiti.
Uccisi da chi?
Quando?
Cosa poteva sapere quella donna? Solo Juv, conoscendola meglio dei compagni, prese sul serio le sue parole.
Uccisi da chi? ripet, alzando la voce.
Da gente cattiva. Mio padre dice assassini, quando lui ha tutto capito.
Aveva capito... che cosa?
Lui racconta me di quando a mercato erano scarpe di marinai, pantaloni di marinai, occhiali di marinai. Catenina oro, orologio da uomo vende negozio roba vecchia. Tutto viene da isole davanti Yemen. In citt di Yemen, diceva pap, erano altre cose di marinai italiani. Mercato vendeva anche cosa che lui mai visto prima... barca di gomma.
In che anno ha visto questo, tuo padre?
Signor Marco, io nata '45, lui racconta di guerra e di italiani quando io sono sei, sette anni. Poi morto, ma lui mai offendeva con bugia.
Esit, chiedendosi perch erano cos sorpresi. Non erano venuti per cercare proprio questo sommergibile? Anche i militari lo cercavano da tanto tempo. Argia ebbe per l'impressione di cadere nel ridicolo se avesse raccontato altre storie, come quella dei marinai uccisi.
Nella paura di non essere creduta, tacque.

Tenda di Azhar - Nel medesimo momento.
Ricevo due quinti scarsi. Capisco poco o nulla.
Ho detto s, signor generale. Confermo.
Confermi che hanno trovato... non sento bene.
Confermo, signor generale. Le casse ci sono, le hanno viste. Sono raggiungibili. Ripeto: ci sono.
Allora stai pronto per domani.
Negativo, signor generale.
Come?
Ripeto: negativo, signor generale.
Avevi confermato...
Negativo per gli elicotteri. Ripeto: per gli elicotteri.
Gli elicotteri sono pronti. Anche gli uomini.
Khamsin troppo forte, signor generale, atterraggio impossibile. Dappertutto sabbia.
La meteo...
"Alla nostra meteo sono dei coglioni" avrebbe voluto replicare Azhar, ma si trattenne. Signor generale, chiamer domani ore dodici zero zero. Ripeto: ore dodici zero zero... e spero annunciare calo del vento.
Suoni indecifrabili e rumori gracidanti coprirono la risposta del generale Joseph Rafrn. Ma Azhar sapeva di aver detto abbastanza per sconsigliare il volo perch conosceva il suo tremebondo superiore. Meglio cos: se uno degli elicotteri fosse caduto, senza dubbio la colpa dell'incidente sarebbe ricaduta su di lui.
Era inutile rischiare. In fondo, se dopo mezzo secolo le casse della Banca d'Italia di Addis Abeba restavano in fondo al mare quarantott'ore di pi, non per questo il generale rischiava di perdere l'agognato tesoro.

Isola innominata alle Farasan - Ore dopo.
Noi arriveremo prima di lui. Il khamsin non ci ha mai fermato, vero?
Attorno a lui, gli uomini approvarono rumorosamente.
Ci inzupperemo saltando di onda in onda. Ma se partiamo poco prima dell'alba approfitteremo delle prime ore del giorno, quando vento e mare ancora non si gonfiano d'ira. Quindi alle quattro e trenta in punto voglio pronti i due gommoni pi grandi. Armi poche e leggere. All'isola coglieremo Azhar e i suoi quattro servi in mutande. Calcolate i consumi, anche per un ritorno pi lungo, se seguiremo rotte diverse per seminare eventuali ricerche aeree. Intesi?
Interrogativo superfluo. Gli uomini di Ahmed Ben Smail erano sempre d'accordo con il loro capo. Al massimo azzardavano qualche domanda per capire meglio. La pose l'unico presente dalla barba bianca. Vecchio, ma gli occhi vivi e accesi.
Ahmed, come porteremo con noi il tesoro tirato su dal mare? Nei gommoni non baster lo spazio per uomini e carico.
Specialmente col mare molto agitato aggiunse una voce.
Il tesoro, le statue, le casse... nulla verr via con noi. Dev'essere ancora recuperato. Quando questo avverr saranno loro a consegnarci il tutto. Andate tranquilli, abbiate fiducia nel mio piano e pregate Allah.
Lo fece anche lui. Prima di abbandonarsi a cinque ore di riposo assoluto, preg come sempre alla vigilia di azioni particolarmente pericolose. Questa non si prospettava come tale, ma per la prima volta in tanti anni gli sembrava di non aver chiaro l'insieme della situazione. Sapeva come agire, per era confuso sulla natura di quel bottino. Chi lo aveva messo sulle tracce riferendosi a un tesoro aveva fornito elementi contraddittori. Qualcuno parlava di navi antiche e statue dell'india, altri di casse e denaro della Banca d'Italia... spie efficienti o da prendere a calci?
Le mani forti e allo stesso tempo sinuose di Jasmine riuscirono a impedire che l'incertezza si trasformasse in preoccupazione. Bloccarono il mutare del suo umore, l'esplodere dell'aggressivit ereditata dai padri, cos ben dissimulata con l'educazione forzata nelle lunghe stagioni in Europa.
Jasmine sapeva calmarlo. Lo faceva da anni. Prima e dopo ogni missione di morte i suoi massaggi lievi e forti allo stesso tempo lo rimettevano in sesto. Ben Smail si riteneva ancora giovane, era indubbiamente robusto, ma gli anni pesavano, anche se erano poco pi di quaranta. Le mani della ragazza risalirono dai piedi lungo gambe e cosce, sino al pube. Ogni giuntura e ogni muscolo venivano accarezzati con movimenti profondi.
Il profumo che emanava il suo corpo giovane, fino a quel momento appena percettibile, avvolse Ben Smail, che come sempre lo respir a pieni polmoni. I suoi occhi erano fissi in quelli della ragazza, che sembravano vivi e sorridenti, anche se non avevano mai visto la luce.
Jasmine sfior la coppa colma d'unguento dello stesso aroma che lei emanava e le mani tornarono all'inguine e poi all'interno delle cosce, dove si mossero di nuovo con sapienza e malizia. Il ritmo crebbe senza un istante di pausa, per lunghi minuti.
Infine le mani lo lasciarono e Jasmine, le ginocchia sulla stuoia, rovesci il corpo dell'uomo. Era pesante, improvvisamente senza forze.
Gli fu sopra, le ginocchia sulla schiena. Le sue dita forti, percorrendo e palpando vertebra dopo vertebra, sembravano sciogliere un intreccio di nodi. Giunte alla nuca, premevano e allo stesso tempo ruotavano, provocando dolore sui muscoli tesi, per rilassarli a uno a uno.
Anche la cervicale, contratta, infine si distese. E lei, silenziosa com'era giunta, scomparve.
Ben Smail, rimasto solo, torn in s lentamente.
Riprese a pensare, sentendosi pi sicuro. Nulla s'era chiarito in lui, eppure, se Jasmine fosse tornata nella baracca, se i suoi occhi non fossero stati bui, lo avrebbero visto sorridere.
Era riandato agli inutili dubbi di quei giorni. E s'era imposto di non preoccuparsene.
Italiani, eritrei, dancali, israeliani, inglesi e anche turchi ronzavano attorno a un tesoro, miravano a impossessarsene... Antiche statue orientali? Oro della Banca d'Italia? Se i suoi informatori questa volta erano stati contraddittori, se non lo avevano servito bene (e lui non li avrebbe compensati), poco male. Adesso non intendeva lasciarsi ulteriormente confondere perch comunque un tesoro giaceva nelle acque delle Dahlak. E lui l'avrebbe fatto suo.
Come? Un piano di massima l'aveva in testa gi da qualche giorno; l'indomani, andando di onda in onda con i suoi uomini, il modo di metterlo in atto gli sarebbe parso chiaro. In un'operazione tutto diventa chiaro quando si passa ai fatti.

Dur-Fidalh - Mattino dell'indomani.
Si erano lasciati a notte fonda con l'intento di vedersi al sorgere del sole. Nella tenda-soggiorno avrebbero bevuto un caff di gusto accettabile grazie a Juv, disposto a levarsi mezz'ora prima degli altri per convincere la despota della tenda-cucina a non pasticciare con acqua bollente e polvere di moka, ma ad usare quel robot portato dall'Italia tra le attrezzature tecniche: la capiente, preziosa napoletana.
Juv e Argia si scambiarono poche parole. Lui, attento chierico del rito mattutino, teneva d'occhio la caffettiera dove l'acqua era sul punto di bollire; lei preparava un vassoio con tazze, zucchero, cucchiai, il tutto coperto per proteggere ogni cosa dalla sabbia portata dal vento.
Dalla cucina passarono alla tenda attigua alle sei e un quarto: Juv davanti e la cuoca alle sue spalle.
Marco, Sarah e Pastorino li attendevano, ancora insonnoliti. Avevano aiutato Sarah ad alzarsi dalla branda e l'avevano accompagnata sorreggendola sino a una delle poltroncine di tela.
Il vento era ancora teso, ma non violento come nei giorni precedenti. Forse, rendendosi conto che il tempo migliorava, sarebbe apparso anche il baronetto.
Ecco il caff! comunic allegramente Juv entrando.
Ecco i pirati gli fece eco Argia. E sollev il lembo della tenda che lasciava intravedere il mare.
Il khamsin con il suo respiro ancora frastornante aveva coperto il rumore di possenti motori fuoribordo. Due gommoni veloci avevano doppiato sottovento la punta dell'isola e dopo gli ultimi balzi sulle onde del mare aperto stavano entrando nello specchio tranquillo delle acque su cui si affacciava il campo.
Poco dopo presero terra alcuni uomini, che si divisero in tre gruppi. Il pi numeroso, con armi automatiche spianate, correva verso l'accampamento dei militari; un secondo sal a bordo del caicco. Un terzo venne verso la tenda, guidato da un uomo alto, avvolto in un azzurro burnus svolazzante.
Erano in cinque. Tutti, meno l'uomo dal mantello, masticavano qualcosa che gonfiava alternativamente la guancia destra e quella sinistra. Non era questo per il loro aspetto pi appariscente, ma i mitragliatori tenuti a tracolla.
Gli ospiti della tenda stringevano ancora le tazze di caff in mano, tanto stupiti da non aprir bocca.
Preparo anche a lui? suoi uomini no, loro mastica qat. Argia aveva spezzato il silenzio. Poi indic l'uomo in testa al gruppo. Lui pirata Ben Smail. Lui molto bello.
La definizione pirata non mi dispiace, ma  inesatta. Con un saluto appena accennato della testa, l'ospite inatteso era gi nella tenda. Alto, atletico, il viso color cuoio in contrasto coi capelli sfumati nel grigio e tenuti insieme sulla nuca da un lucido anello. Malgrado fosse frastornata dal colpo di scena, Sarah s'accorse quanto quegli occhi neri che la fissavano fossero ben visibili, a differenza di quelli sempre socchiusi e impenetrabili della gente locale incontrata sino ad allora.
Il nuovo arrivato si tolse il mantello. Il mio burnus s' inzuppato d'acqua navigando con il gommone controvento.
Si era rivolto in perfetto inglese ai confusi padroni di casa. E fu lui, paradossalmente, a invitarli a sedere con un ampio e amichevole gesto.
S, avrebbe gradito bere qualcosa di caldo, e lo chiese ad Argia. Mentre beveva, s'interruppe per lodare una tenda capace di resistere cos bene al vento pi insistente e fastidioso della regione.
La traversata s' conclusa bene solo per l'aiuto di Allah misericordioso. Il mare era infuriato, tra le nostre isole e questa.
Nostre... in che senso? azzard Marco, trovando finalmente lo spunto per aprir bocca. La pressione sanguigna gli era salita di minuto in minuto, si notavano le vene delle tempie pulsare.
Ben Smail rispose all'interrogativo ponendone uno a sua volta.
Caro amico, trovo scorretto sedere insieme alla stessa tavola senza esserci ancora presentati. Vuol fare lei da maestro di cerimonie?
Marco rest un istante incerto, riluttante a prestarsi al gioco dell'intruso, abile a mimetizzare con la cortesia un atto il cui scopo non era ancora chiaro, ma certamente avrebbe provocato conseguenze negative alla spedizione. Una rapina? Preferiva quest'ipotesi al coinvolgimento in un'azione di guerriglia tra opposte fazioni religiose o tribali.
L'attimo di incertezza mentre presentava Sarah trad la sua paura nel pronunciarne il nome.
La signora  cittadina israeliana? La domanda era inevitabile. Marco avvert un groppo allo stomaco e scambi uno sguardo con Juv.
Lei  israeliana? Ben Smail insisteva, e prima che uno degli amici rispondesse fu Sarah stessa a farlo.
S, sono nata nel kibbutz di Ma'agan Mikhael. Ora vivo a Haifa, dove insegno archeologia sottomarina.
E in quest'isola  venuta a cercare i resti sommersi di una citt costruita da una di quelle prime trib d'Israele che vennero a stabilirsi da queste parti?
La battuta poteva sembrare provocatoria, ma il presunto pirata s'affrett a spiegarsi meglio.
L'ipotesi sembra fantastica, ma non lo . Le terre oggi dette Yemen, per quasi un millennio conosciute come il Regno di Saba, furono popolate non solo dai sabei, ma anche da una delle trib d'Israele. Su tutti regnava una sovrana astuta e splendida che strinse alleanza con il vostro saggio Salomone. Ne fu l'amante, secondo la leggenda. Sorrise compiaciuto.  solo una favola? Credo di s, ma non  detto. Gli eventi dell'antichit, lei e il professore italiano lo sapete meglio di me, sono tramandati in un linguaggio simbolico come fiabe e leggende. Occorre saperli tradurre, cogliervi frammenti... anzi, radici di verit.
In questo caso, quale sarebbe la verit? domand lei.
Una delle tante era sotto i nostri occhi fino a pochi decenni fa. Nelle citt yemenite vivevano ancora numerose e importanti colonie ebree. Discendenti di famiglie insediate da generazioni, protagoniste della vita quotidiana. Abili commercianti, rispettati...
Lei ha detto fino a pochi decenni fa. Inutile chiederle il perch.  fin troppo nota la persecuzione delle nostre comunit nei vostri paesi.
S, quando nello Yemen venne abbattuto il vecchio imam, il potere fin nelle mani insanguinate di una fazione estremista. In questa terra la discriminazione razziale esisteva, ma raramente era esplosa con episodi di intolleranza; e mai con violenze contro gli ebrei paragonabili a quelle d'altre contrade arabe e anche dell'Europa cristiana. Purtroppo chi govern lo Yemen cosiddetto rivoluzionario import un'intolleranza prima sconosciuta.
Dalle sue parole si direbbe che lei sia un dissidente. Marco restava sospettoso; non voleva lasciarsi travolgere dal fiume di parole e dall'ambiguo sorriso dell'uomo di fronte a lui.
Io non sono yemenita, professore. Sono uomo delle Farasan. Isole, come altre del meridione, dove per tre millenni visse un popolo del mare, come lo fu quello dei vostri fenici o quello dei polinesiani in un oceano lontano.
E come si chiamano i discendenti di questo popolo?
Ben Smail rise fragorosamente. Pirati! Cos ci chiamano gli altri. Invece sarebbe pi esatto...
Venne interrotto da un improvviso vociare isterico, e poco dopo irruppe nella tenda, gesticolante, l'unico membro della missione assente sino a quel momento. Indossava uno slip rosso fuoco come unico abbigliamento e si dimenava tra due uomini.
Io sono inglese! urlava. Basta con questa buffonata! Si svincol da una mano stretta al suo braccio sinistro. Basta!
Senza alzare la voce, Ben Smail si rivolse ai suoi in una lingua incomprensibile, ottenendo una risposta altrettanto incomprensibile.
Subentr un breve silenzio, poi fu di nuovo Ben Smail a parlare. Mio caro signore, lei vuol confermare con i fatti la pi nobile delle nobili abitudini inglesi. Lei scappava verso il bosco di mangrovie, cos come i suoi concittadini continuano a fuggire un po' dovunque dopo essere stati i padroni del mondo. Anche in queste isole avevate piantato la vostra bandiera, e mio nonno, un pio devoto haji, venne ucciso da un lurido militare divoratore di carne suina... A proposito, mi consenta di farle notare che proprio di un suino in questo momento lei ha il colore.
L'apparizione del seminudo baronetto tra i pirati e il suo isterismo stavano tingendo di paradossale il momento drammatico. Con l'involontario ma non trascurabile contributo, ancora una volta, di Argia.
Signor inglese, anche tu vuoi buona colazione? Preparo t?
Edward non diede segno di averla udita.
Stavo dormendo dopo una notte resa insonne da questo vento maledetto quando piombano in tenda due... ehm... due energumeni. Mi spavento e corro via. Diede uno sguardo circolare. Cosa sta accadendo?
 quanto ci stiamo chiedendo anche noi, Eddie. Marco gli aveva risposto fissando Ben Smail. Forse potremo ottenere un chiarimento dal nostro ospite inatteso...
E certamente non gradito. Il timbro di voce dell'interpellato si era fatto brusco. Dobbiamo concludere in fretta. Consult l'orologio al polso. I vostri amici eritrei potrebbero arrivare prima del previsto.
Amici eritrei?
Eritrei... o meglio dancali. Il loro capo, il generale
Rafrn, con l'aiuto dell'imbecille di nome Azhar, vostro ospite, ha deciso di atterrare sulla spiaggia di quest'isolotto con alcuni uomini del suo corpo scelto. Sua chiara intenzione  togliervi dalle mani il tesoro da voi trovato sott'acqua.
Il baronetto scoppi in una risata nervosa. Non abbiamo trovato un bel niente, caro signore, nulla di nulla. Anzi, le dir di pi: dobbiamo ancora iniziare, purtroppo, una vera ricerca...
Altra caratteristica dei britannici  il continuo ricorso alla menzogna. E infatti lei, signor mutanda, sta mentendo spudoratamente. I suoi colleghi ieri hanno trovato proprio quello che vi ha condotto sin qui. Del fortunato evento  stata data notizia in una comunicazione tra quest'isola e Asmara, via radio. L'hanno udita le mie orecchie.
Marco intervenne. Non  stato trovato alcun tesoro, ma abbiamo visitato i resti di un sommergibile scoperto per caso. Ci interessava saperne qualcosa di pi come studiosi di relitti e abbiamo spedito un'e-mail a Roma per chiarire i nostri dubbi. Non abbiamo mai trasmesso una sola parola via radio.
Radio che peraltro non possediamo precis Juv.
A vostra insaputa la possiede il capo dei vostri guardiani, il maggiore Azhar. Ha trasmesso a chi lo comanda la notizia di quanto da voi rinvenuto all'interno del sommergibile.
Marco, Sarah e Juv si scambiarono uno sguardo stupito che non sfugg a Ben Smail.
Della cosiddetta Brigata Dancala di Rafrn voi non sapete nulla? In questo caso vi informo io: si tratta di delinquenti in divisa decisi a togliervi di mano il tesoro che vi accingete a portare a galla.
Lei sta farneticando intervenne Edward. Io stesso e l'ambasciatore di Gran Bretagna abbiamo ottenuto i permessi di ricerca e recupero. L'accordo  stato stipulato anche per interessamento del premier Blair.
Addirittura! Ben Smail scosse la testa. Lei dovrebbe sapere quanto  gi noto a tutti: nel mondo d'oggi convivono poteri ufficiali e poteri occulti. Ovunque, ma in particolare nel nostro caleidoscopico terzo mondo, dove chi comanda ufficialmente comanda poco.  la particolarit dei regimi militari: nelle loro gerarchie ogni generale, anzi, ogni colonnello, porta avanti iniziative proprie con gente della propria kabila, come diciamo noi.
Consult ancora una volta l'orologio.
Veniamo al sodo. Quando una volpe raggiunge una carovana per rubare cibo ai cani, deve mordere subito, dice un proverbio dei miei cugini del deserto. Di conseguenza...
Marco l'interruppe. Se noi siamo i cani di una carovana e lei l'astuta volpe, un fatto  incontrovertibile: qui non c' nulla da rubare. Cosa vuole da noi? L'attrezzatura, le tende, il generatore, l'impianto satellitare? O i pochi soldi in cassa?
Non mi faccia ridere, professore. Io ho tende, trasmettitori, generatori, impianti satellitari di modelli pi avanzati dei vostri. E soldi in cassa, creda, in quantit almeno dieci volte superiore... Non siamo ladruncoli di periferia.
Bene, mi rallegro. E allora in cosa possiamo esserle utili?
Mi sembra ovvio. E lei lo sa bene. La risata di Ben Smail questa volta fu forzata; in cuor suo non era tanto sicuro di quanto stava dicendo. N le sue idee s'erano del tutto chiarite come sperava dando il via all'operazione. Oro di una banca? Oro di statue preziose?
Doveva pilotare le domande senza forzare la mano. E facendo capire che sapeva.
Le casse della Banca d'Italia e le preziose statue sono ancora sott'acqua?
Gli sembr di aver fatto centro. Lesse una sorpresa sincera negli sguardi dei suoi interlocutori.
Marco tent una risposta deviante. Lei parla senza tener conto di cosa significhi per noi archeologi la parola tesoro. Quando annunciamo di cercarne o di averne trovato uno, a questa parola diamo un significato particolare. Molti, sentendoci parlare di un tesoro, immaginano che si tratti di un mucchietto di pietre preziose, d'una cassetta di monete d'oro. Valori quantificabili in denaro, insomma. Per noi si tratta di tutt'altro.
Ben Smail scosse la testa fissandolo negli occhi.
Lei mette in atto l'abilit tutta italiana di giocare con le parole per confondere i fatti. Ma io ho in mano elementi che mi consentono di darle del bugiardo. So benissimo che da questo nostro mare voi intendete tirar fuori antiche statue dal valore altissimo. I militari eritrei stupidi, ma non tanto, se si tratta di denaro, sostengono che voi mirate anche al recupero di un altro bottino...
Bottino? Lei ha le idee molto confuse, signore.
L'interruzione di Sarah provoc un momento di silenzio teso, quasi minaccioso, a cui segu una risposta irata.
Inutile continuare a mentire. Io so che voi state per portare a galla quanto la Banca d'Italia nascose sott'acqua un giorno lontano, quando da queste parti la guerra degli italiani con gli inglesi volgeva al peggio.
Non ci fu replica. Marco sentiva crescere il rabbioso desiderio di reagire in qualche modo a quell'aggressione, ma si chiedeva come; le armi da fuoco degli uomini entrati nella tenda potevano essere puntate su di loro in un baleno. Per di pi, a quanto sembrava, erano in molti a sapere cose a lui sconosciute. Anche questo stava mettendo tutti loro in pericolo; era difficile capire come difendersi almeno verbalmente senza conoscere le mire di quella gente.
In una situazione cos incerta era necessario costringersi alla calma.
Poggi una mano su quelle di Sarah per farle capire l'importanza di tacere; sperava, senza crederci, che il bandito distogliesse la sua attenzione da lei.
Sembr non far caso a quel gesto l'uomo che in quel momento accettava una tazza di t offertagli da Argia. Lo sorseggi lentamente, poi ruppe il silenzio. Parl rivolgendosi a tutti con voce sicura, imperiosa. Adesso poteva fingere di conoscere perfettamente la situazione.
So di non poter imbarcare nessun tesoro, oggi. Se avessi avuto questa certezza non sarei stato tanto stupido da usare due gommoni, ma sarei venuto con barche pi capienti. Per adesso mi accontenter di caricare qualcosa di peso e di ingombro minimi.
Not sguardi interrogativi di tutti e gli piacque notare quant'erano impauriti.
A cosa mi riferisco ritengo lo abbiate capito.
Aggiunse un ordine nella sua lingua e si ud l'inconfondibile rumore metallico del colpo in canna. Segu un secondo ordine. Scostando con un'improvvisa spallata sia Marco sia Juv, i tre uomini armati si piazzarono a destra, a sinistra e alle spalle della poltroncina dove sedeva Sarah. Lei si fece di pallore spettrale, mentre Marco avanzava d'un passo, fissando Ben Smail.
Non avevo dubitato un istante, malgrado le sue untuose maniere, quale fosse il mestiere suo e dei suoi antenati. Lei ha ragione: definirvi pirati  inesatto. Siete dei banditi. Dei terroristi. Se toccate un solo capello alla dottoressa Morasky...
Terrorista? Mi ascolti. Io e i miei uomini, lo scorso anno, abbiamo collaborato con le Special Forces di Sua Maest Britannica per individuare e cancellare la cellula pi pericolosa di Al Qaeda nello Yemen.
Questo non significa nulla. Al momento vi state comportando da terroristi. Lei minaccia un'innocente...
N io n i miei uomini abbiamo nulla contro gli ebrei, se allude a questo. L'ho gi detto: noi dell'Arabia meridionale e noi delle isole abbiamo convissuto in pace con gli ebrei. Per secoli.
Usa il verbo al passato, se ho inteso bene.
Io vivo al passato.
E allora?
Rispetto come voi gli ebrei. Gli attentati terroristici? -, Atti criminali, per me.
Bene, se lei  cos civile, perch puntare le armi su tutti, e in particolare sulla dottoressa Morasky? Solo per spaventarci?
Il mio blitz nel vostro campo  un atto certamente illegittimo, ma  l'unico, da queste parti, che consenta di intavolare una trattativa sperando di concluderla positivamente.
Positivamente per lei,  ovvio comment Edward.
Ben Smail ignor l'interruzione. Una trattativa  seria solo se entrambe le parti hanno in mano eguale potere contrattuale. Voi disporrete nei prossimi giorni del tesoro recuperato in fondo al nostro mare. Noi avremo un bene altrettanto prezioso da mettere sulla bilancia.
Marco, Sarah e Juv si scambiarono un'occhiata: avevano gi capito. Anche l'inglese, che aveva stretto i pugni per la rabbia.
Noi avremo il piacere di lasciare entro una decina di minuti Dur-Fidalh, imbarcando come ospite uno di voi.
Un ostaggio! Marco tent di contenere il bisogno di insultarlo; sapeva che non sarebbe servito a nulla. Il suo  un atto banditesco! url.
Ben Smail, sempre calmo, gli rispose seguendo una logica tutta sua.
Un atto banditesco? Banditi siete voi... Quello che giace qui, nel nostro mare, ci appartiene. Volete sottrarci una ricchezza con il permesso e la complicit degli zotici montanari che occupano indebitamente queste isole. N gli eritrei n tantomeno i dancali hanno a che vedere con un mondo nostro da tre millenni.
S'avvicin d'un passo al gruppo ammutolito. Guard in faccia tutti, poi ancora una volta fin per rivolgersi a Marco.
Aggiungo qualcosa che lei non sa, caro scienziato: quando la regina egizia Hatshepsut affid agli ammiragli della sua flotta il compito di raggiungere il remoto paese di Punt, l'impresa riusc perch furono nostri antenati a guidare le sue navi. Lei deve stare molto attento nel darmi del bandito: io sono in casa mia, noi siamo i padroni di queste isole, sopra e sott'acqua, da cento, forse duecento generazioni. Banditi siete voi, entrati senza bussare alla porta con l'intenzione di rubare.
Aveva perso la calma. Continuando a voce alta e stridente aggiunse nella propria lingua parole incomprensibili ma dal significato fin troppo chiaro. I suoi uomini afferrarono Juv, Marco, Eddie e Pastorino.
Sarah tent di stringersi a loro.
Dottoressa, sia cos cortese da venire accanto a me senza che io debba obbligarla.
Perch?
Perch lei ci seguir alla nostra isola.
Marco e Juv ebbero uno scatto, ma non riuscirono ad avanzare di un solo passo.
Il tragitto sar fastidioso, date le condizioni del mare. Ma lei verr alloggiata nel vano sotto prua del canotto pi grande, dove si trover al riparo dall'acqua. Potr sdraiarsi su un materassino pneumatico. Ho saputo che ha sofferto di un lieve incidente. All'arrivo trover quanto qui le manca: mani, dita e abilit di chi sa alleviare o addirittura togliere il dolore.
Era un assurdo duello di sguardi. Sarah lo fissava gelida senza cambiare espressione. Nemmeno il suo interlocutore cedeva. Marco cerc senza riuscirci d'intercettarlo; gli occhi di Ben Smail restarono per fissi sulla donna che aveva di fronte. Riprese a parlare. A sentirlo, senza conoscere la situazione, poteva sembrare un matre d'hotel impegnato a illustrare la suite pi elegante.
Lei sar accudita con ogni riguardo e alloggiata convenientemente. Forse meglio di quanto le garantisca una di queste tende.
Con un improvviso strappo, Marco riusc a divincolarsi dalla stretta di chi lo tratteneva. E balz accanto a Sarah, catturando finalmente lo sguardo del sequestratore.
Di qui pu portare via chi vuole. Non lei.
Verr proprio la signora, invece...
Con questa scelta si capisce bene chi siete e quanto sia radicato il vostro odio viscerale...
Nessuno mosse un passo. Ben Smail fece un segno di assenso.
 vero: scelgo lei come ostaggio perch  ebrea. E lo faccio pensando a Israele. Ma proprio per il motivo contrario di quello che credete. Scelgo la dottoressa Sarah perch Israele verr subito a saperlo e la sua reazione... be', sar violenta. Non sar io per l'oggetto della loro ira, il bersaglio della loro rappresaglia. Le forze antiterrorismo mi conoscono quanto basta per considerarmi non ostile. Per di pi non sanno dove scovarmi. Verranno invece a sapere quanto proporr agli eritrei... Fece una pausa. Mollare il tesoro e togliersi di mezzo. Lo faranno, sanno che Israele non li perdonerebbe se mettessero in pericolo l'ostaggio con un atteggiamento testardo. Abbandoneranno quanto da voi recuperato e io verr a ritirare il tutto. Nello stesso momento restituir sana e salva la dottoressa.
Programma astratto. Presuppone che...
Che gli altri si comportino come prevedo? Sar cos, perch sappiamo bene quanto implacabile possa essere una punizione inflitta da Tel Aviv. Gli eritrei avranno paura di assumersi la responsabilit di un incidente che coinvolge un'eminente figura della cultura d'Israele. Se la faranno addosso, immaginando la rappresaglia, si affretteranno ad accettare le mie condizioni e tutto finir per il meglio. Se invece io avessi come merce di scambio non la dottoressa Morasky, ma uno qualsiasi di voi, nessuno dei vostri paesi reagirebbe in modo tale da preoccupare i cialtroni di Joseph Rafrn. Se ne fregherebbero di salvare una vita umana in cambio di un tesoro. Ingorgherebbero i notiziari televisivi di comunicati, di proteste ufficiali. Quanto all'ostaggio... peggio per lui!
Marco si strinse a Sarah, gli occhi fissi su Ben Smail. Lei parla da cinico. E per di pi vorrebbe che noi la considerassimo addirittura come un altruista. Ci prende per stupidi? L'interrogativo anticip d'un secondo il balzo di Juv, che fece cadere a terra uno dei pirati, colpendolo con una violenta gomitata allo stomaco. La gamba rigida gli imped per di essere anche veloce. Fu bloccato all'istante dagli altri e si trov la bocca di un'arma alla tempia.
Sarah, temendo una reazione violenta, prese l'iniziativa. Si allontan da Marco e fece due passi verso il suo sequestratore. Poi si rivolse ai compagni. Nessuna resistenza...  inutile. Se uno di voi dovesse rimetterci la pelle, la vita per me non avrebbe pi senso.
Un gesto di Ben Smail fece abbassare l'arma puntata su Juv. La dottoressa si dimostra pi saggia di tutti voi. In cuor suo crede a quanto vi ho garantito. Argia, aiuta la signora a infilare in una borsa quanto le occorre. Nel gommone finiremo per bagnarci tutti. Il soggiorno della nostra ospite potrebbe prolungarsi per qualche giorno.
Il volto di Marco, da mortalmente pallido, divenne paonazzo. Lei  responsabile della dottoressa Morasky sibil. Se dovesse soffrire di una qualsiasi conseguenza dovuta a questo sequestro, io verr a cercarla in capo al mondo.
Risparmi le spacconate, professore; lei  il primo a non credere alle favole. Piuttosto mi ascolti bene: stia attento agli eritrei, o per meglio dire ai fanatici della Brigata
Dancala. Piomberanno qui e voi tutti dovrete cercare di stare lontani dal loro capo quando, recuperato il tesoro, lei gli consegner una mia lettera. Dovendosi adattare alle condizioni da me dettate, quell'uomo avr una reazione degna delle sue origini tribali. Trasse una busta dalla tasca interna del burnus e la poggi sul tavolo. Se sarete duri e decisi, tutto finir bene. Allah o uno dei vostri santi vi aiutino.
Argia tagli con un coltello da cucina i lacci stretti ai polsi e alle caviglie del maggiore Azhar e dei suoi quattro soldati. Avevano cominciato a chiedere aiuto appena i canotti erano scomparsi alla vista e il rombo dei motori era svanito nel vento.
Dopo alcuni attimi d'incertezza, Azhar ruggendo si catapult alla tenda e gli europei a lui affidati alzarono gli occhi per fissarlo con disprezzo.
Edward lo insult per primo. Senza curarsi di quanto il militare stava sbraitando nella sua lingua, afferr la molle consistenza d'un braccio del maggiore e prese a strattonarlo con violenza.
Si precipiti alla sua radio, imbecille! Allerti polizia, gendarmeria o chi le pare... Se si alzano subito in volo un paio di elicotteri faranno in tempo a raggiungere quei banditi e...
E che cosa, Eddie? Marco l'interruppe deciso, rivolgendosi poi al maggiore. Smetta anche lei di gridare istericamente e ci dica chi  il rapitore di Sarah Morasky.
Azhar sbarr gli occhi e ammutol; non si era accorto che la dottoressa mancava. La sua faccia si fece grigiastra, le grosse labbra si mossero pi volte, prima di liberare un filo di voce. L'israeliana...
Marco scambi uno sguardo con Juv. Il sequestratore di Sarah era un volgare bandito, ma non uno stupido: aveva previsto la reazione di paura dei militari alla prospettiva di un problema grave con gli israeliani.
Non resti l imbambolato, si dia da fare. Diramate un allarme generale riprese il baronetto, poi si rivolse a Marco e a Juv. Anche noi dobbiamo agire in fretta. Colleghiamoci al satellite, cominciamo con l'inviare un messaggio ai nostri di Londra, direttamente a Blair. Anzi, prima di tutto a Susy...
Marco non lo stava a sentire, di conseguenza non cap il riferimento di Edward alla sua ragazza. Stavano vivendo una situazione assurda: un rapinatore che diceva di esercitare il mestiere di pirata s'era presentato filosofeggiando su vizi e virt di genti e paesi, citando Hatshepsut... Perch stupirsi se un playboy in mutande voleva affidare a una svampita l'incarico di cercare e salvare la vittima di un rapimento?
Chiuse gli occhi, tentando di tornare in s. Niente come una crisi grave e improvvisa riesce a immettere dosi massicce d'adrenalina nel sangue. Ne aveva bisogno.
Cerchiamo di fare il punto della situazione. Abbiamo di fronte personaggi che sfuggono al nostro metro di misura. Da parte mia credo sia meglio affrontare il problema senza provocare un vespaio internazionale... Con le tensioni esplosive che divampano nel mondo, quest'episodio potrebbe avere echi clamorosi e provocare ripercussioni tali da compromettere la vita di Sarah. Cerchiamo un'altra soluzione. Se mai un'altra soluzione esisteva, concluse tra s, accorgendosi di dubitarne.
Juv poco dopo raggiunse Argia. Era spinto nella sua maleodorante tenda da curiosit molto diverse da quelle culinarie dei giorni precedenti. Afferr la donna per le spalle e la scosse con malagrazia, senza ascoltare i suoi ben recitati strilli di dolore.
Allora? Sei una cuoca indovina o una cuoca spia? Non ottenendo risposta, le diede un'altra scrollata. Come sei riuscita a chiamare quei mascalzoni?
Io chiamato? No, signor Juv. Loro tutto sanno. Qui c' spia, ma no io. Spia forse pescatore, molti sono in bosco di mangrovie.
Tu li conosci?
Solo quello che porta pesce di sera.
Lui  la spia?
Lui o altro lui. Tutti figli di popolo del mare. Sono qui cinque barche, forse sette, tre... non so, non una sola.
Non voglio farti del male, n lo farei alla vera spia. Ma tu cerca di sapere chi . Ci sar utile per stabilire un contatto. Io non dir nulla ad Azhar.
Anche lui spia. Spia di suo generale, capo di gente dancala. Una molto cattiva kabila.
S, me l'hai gi detto. E io sono stato un imbecille a non tenerlo d'occhio.
Lui vuole tesoro del mare. Generale viene per prendere, e voi niente. Ben Smail dice verit.
Non sei la sua spia, ma conosci il pirata, a quanto vedo.
Lui venuto Massaua nascosto, quando etiopici padroni e lasciano citt in mano di scift. Rubano, uccidono, etiopici non capaci di arrestare. Lui, Smail, venuto con suoi, sparato, mazzata scift. Tutti. Molto bene, dicono a Massaua. Mercato pesce  tutto di gente del mare. Gente di Smail, stessa lingua.

Dur-Fidalh - Il mattino degli elicotteri.
All'alba il vento scem di colpo e subito cambi lo scenario di fondo. Eventi drammatici lo resero confuso.
Il primo, previsto dal capo pirata, fu l'arrivo dei due elicotteri delle forze armate eritree, vetusti ricordi di quanto ereditato da aiuti della cooperazione internazionale, anni prima: un mastodontico GM1-Isotov e il quadriposto Bell- 206, modello anni Settanta.
Dal primo scese una squadra di militari, dal secondo il generale Joseph Rafrn.
Il malcapitato Azhar, sull'attenti davanti a lui, aveva subito una sequela d'insulti per non essersi opposto al blitz e al rapimento organizzato "dai delinquenti delle Farasan", come li definiva l'imbestialito superiore. Cinque minuti di urla a livello tale da superare il fischio delle turbine che lentamente si spegnevano dopo l'atterraggio.
Grondante sudore, il generale aveva poi raggiunto Marco Arnei e i suoi compagni.
Nella tenda, una brocca termica colma di t freddo era stata posata sul tavolo da Argia, che subito dopo aveva cominciato a distribuire bicchieri di plastica; si muoveva con estrema lentezza, d'intesa con Juv che le aveva raccomandato di aggirarsi nei pressi di quel bestione coi gradi di generale. Tu puoi capire cosa dice ai suoi, e forse anche cosa gli passa per la testa.
Dello sgradevole incidente alla vostra collega ci occuperemo dopo. Prima debbo... cominci Rafrn, ma venne interrotto.
No, signor generale. Di Sarah Morasky parliamo subito. Non si tratta di un incidente, ma di un ignobile sequestro. Lo stato d'animo di Marco era tale da non farsi condizionare dall'aggressivit dell'ufficiale dall'aria torva seduto davanti a lui, spalleggiato da uomini ben armati. Lei deve dirci come intende reagire, come prender contatto con i rapitori, come riuscir a...
Non mi dia ordini, io so cosa fare. Lei  uno straniero, qui. Voi italiani avete gi provato a far da padroni, ma noi vi abbiamo cacciati a calci nel sedere.
"Per la verit, a cacciarci dall'Eritrea ci hanno pensato gli inglesi" fu tentato di precisare Juv. "E per di pi, a quanto mi risulta, gran parte degli eritrei ci rimpiange ancor oggi." Tacque, ovviamente.
L'arrogante in divisa con una manata sul tavolo annunci le sue decisioni operative.
Quest'isola passa sotto controllo militare per evitare altre incursioni banditesche e per eseguire l'operazione che vi ha portato qui. Da questo momento voi siete alle mie dirette dipendenze.
Dopo aver frugato nelle tasche d'una camicia fradicia di sudore, trov quanto cercava: un foglio spiegazzato, inumidito, con intestazione a stampa.
Vi leggo le disposizioni delle autorit centrali che io rappresento. Sono rivolte a lei, Arnei Marco, professore italiano, e al cittadino inglese Hollery Edward, quali responsabili delle operazioni di ricerca sottomarina nelle acque dell'arcipelago Dahlak, sotto sovranit eritrea. Si schiar la gola, asciug il sudore sugli occhi e riprese. In relazione al permesso di lavoro concessovi e riferendoci all'oggetto delle immersioni, si imputa ai suddetti Arnei e Hollery il reato di aver omesso di segnalare alle autorit una ricerca e un conseguente ritrovamento diversi da quanto indicato nella domanda da loro a suo tempo inoltrata. Si ordina pertanto di portare alla luce i beni occultati e di consegnarli al comandante incaricato, generale Joseph Rafrn. Con debita lista e precisazione di quanto rinvenuto. A seguito del compimento di questa operazione, le autorit decideranno come giudicare gli interessati in conseguenza del reato d'omissione sopra indicato, riferibile alla legge 78/92 del 14-11-92, articolo 4, comma 6, Codice militare penale della Repubblica Popolare Eritrea.
Il generale alz la testa dal foglio fissando i presenti.
Di conseguenza dispongo che diate inizio immediatamente al recupero del denaro trasportato nel sommergibile...
Denaro? Quale denaro? Edward aveva reagito per primo, stupefatto. Allo stesso tempo, Marco e Juv si scambiarono un'occhiata. Nelle casse di documenti da loro intraviste era stivato un carico di denaro?
Rispose Marco. Il suo incaricato, il maggiore Azhar, era al corrente di ci che  stato da noi rinvenuto ieri nel sommergibile. E di una lettera del comandante di quella unit, dove si specifica che le casse imbarcate contengono documenti...
Una risata gli imped di continuare.
Voi non sapevate del tesoro della Banca d'Italia nascosto in quel sommergibile? Tutti lo sapevano, solo voi eravate all'oscuro? Voi, professori famosi di famose universit? Mi prendete per stupido?
Noi siamo qui alla ricerca di un carico di statue nel relitto di un piroscafo inglese. Il sommergibile  stato una sorpresa replic il baronetto ad alta voce; poi si corresse.  stato una sciagura, anzi.
Joseph Rafrn non lo degn di risposta, limitandosi a gettargli uno sguardo come si fosse accorto solo allora della sua presenza. E lui ne approfitt per proseguire.
Quel carico di statue noi lo cercheremo ancora, dopo quest'incidente... Lei ci garantisce che potremo tornare al lavoro dopo avere risolto questi problemi?
Come se non l'avesse udito, l'interpellato torn ad asciugarsi il sudore, questa volta con un paio di tovaglioli di carta prontamente forniti da Argia. Punt un dito contro il petto di Arnei.
La invito a non perdere tempo. Le condizioni meteorologiche migliorano, il mio ufficiale pilota assicura che prima di sera saranno perfette. Potrebbero tornare a guastarsi, per. Quindi organizzi subito la prima immersione con i suoi assistenti. Il dito si mosse verso gli altri presenti. Vi avverto: non cercate di prendermi in giro e di nascondere parte di quel carico. Noi abbiamo un elenco preciso di quanto venne imbarcato.
Marco rispose cercando di apparire calmo, ma ovviamente non lo era. Alla sua insinuazione oltraggiosa risponder quando non avr a che fare con gente armata. Prima di sottostare ai suoi ordini voglio sapere, come gi le ho chiesto, quali provvedimenti le autorit eritree intendono prendere per ci che riguarda il sequestro della nostra collega.
La risposta tard qualche istante. L'indispensabile seconda manciata di salviette di carta per asciugare la continua inondazione di sudore sembr una mossa per celare l'imbarazzo.
Le autorit competenti sono gi avvisate e stanno provvedendo. Il tono torn imperioso. Ci significa che potete dedicarvi al lavoro di recupero. I miei uomini sono a disposizione, se servono. Non perdete altro tempo.  un ordine.
Marco allarg le braccia rassegnato, ma aveva qualcosa da aggiungere e si espresse senza mezzi termini. Se intende raggiungere il suo obiettivo, n lei n nessuno dei suoi deve interferire nelle operazioni di recupero. Un errore potrebbe causare non solo un ritardo, ma un disastro. Sappia che in quel sommergibile ci sono ancora quattro... forse sei siluri.
Juv si tolse la soddisfazione di infierire. Se esplodessero, addio tesoro... e addio anche a lei, signor generale. Lo scoppio schianterebbe anche il caicco. Dove, come capo della missione, lei certamente ci seguir durante il nostro lavoro.
Imprecazioni incomprensibili commentarono quelle parole. Poi Rafrn diede una scrollata di spalle. Voi impegnatevi sui tempi e rispettateli.
Juv non gli lasci l'ultima parola. Quando si ha a che fare con il mondo sottomarino, l'imprevedibilit  una regola. Se lo ricordi.
Non giochi con le parole e non faccia il furbo... Cosa intende dire?
Fu Marco a rispondergli. Non  questione di fare i furbi. Il signor Juv e io domattina, e non questa sera, andremo sott'acqua... se il mare lo permetter.  lui il padrone. Ma non lo faremo se prima non ci avr garantito di cercare un contatto con i rapitori per riportare tra noi la dottoressa Morasky. Adesso lasciateci in pace; dobbiamo studiare come tentare un recupero tutt'altro che semplice. Poi saliremo a bordo del caicco a preparare il tutto. Mi servono quattro dei suoi. Ma li voglio disarmati.
Io debbo essere presente.
Come vuole. Potr seguire l'operazione subacquea attraverso il video e convincersi cos di quanto siano stupide le sue insinuazioni.
A parte la moglie, nessuno aveva mai dato dello stupido al generale Joseph Rafrn, fino a quel giorno.

Le Farasan - La sera seguente.
La ragazza aveva occhi di un colore irreale. Sarah li aveva notati mentre veniva massaggiata. Nel momento in cui li aveva spalancati udendo bussare alla porta, di nuovo li not e si sorprese constatando quanto risaltassero luminosi, malgrado la penombra del locale.
Signor Ben Smail fuori dalla porta chiede entrare e parlare. L'inglese della massaggiatrice era imperfetto ma chiaro.
Pu entrare. Apri.
La baracca aveva un ingresso molto basso. L'uomo per varcarlo dovette piegarsi in due. Salut, sfiorando petto e fronte con la mano destra. Tutto bene? Mani e dita di Jasmine le hanno portato sollievo? Purtroppo il tragitto in mare  stato peggio di quanto avessi supposto; mi addolora averle inflitto una sofferenza ulteriore.
Seduta sull'orlo della branda, Sarah non aveva risposto al saluto. Sofferenza evitabile, se lei non m'avesse caricato a bordo con la forza. Un atto che il mondo civile ritiene tra i pi vili.
Ha ragione. Ancora una volta viene provato come studi, letture e fede religiosa non bastino a eliminare la natura bestiale dell'uomo. Sarebbe sufficiente citare i nipoti di Goethe e Beethoven, civilissimi ma capaci di organizzare in pieno ventesimo secolo una selvaggia opera di sterminio. I non meno civili americani, con la loro bomba atomica...
Mi risparmi la lezione. Non ci sono scuse per un sequestro di persona; gli esempi storici non calzano.
D'accordo, passo all'ordinaria amministrazione.  ora di cena e le chiedo se se la sente di camminare per un centinaio di metri. Potrebbe consumarla con me; l'ambiente della baracca mi sembra confortevole. In caso contrario posso farle portare qui quello che ha preparato uno dei miei ragazzi; lui sa cucinare bene il pesce. Non ho vino da offrirle, ma mi resta ancora qualche bottiglia di Evian.
Preferisco restare qui.
Nessun problema. Le auguro una buonanotte. Dopo cena Jasmine le porter un infuso d'erbe che la far dormire. Intanto, per farle passare il tempo, ho cercato tra i miei libri e ho scelto questi tre, di genere diverso...
Ha avuto notizie dei miei amici?
Tutto come previsto.
Ovvero?
Rafrn  arrivato con i suoi uomini e s' ovviamente comportato da prepotente. Ma il professor Arnei, mi  stato detto...
Le  stato detto? Da chi?
Da uno dei nostri pescatori. Dispone d'una radio nel bosco di mangrovie...
Sarah non s'era mai avventurata nella boscaglia fitta e buia lungo le rive dell'isola. E non aveva mai notato pescatori. Solo vele lontane.
I suoi colleghi hanno preparato l'immersione per il recupero di quanto hanno trovato nel relitto. Pare che sia prevista per domattina, alle prime ore di luce. Appena l'operazione verr portata a termine e le casse saranno a terra, io interverr.
Un'ombra di preoccupazione pass negli occhi di Sarah, e Ben Smail parve intuirla.
No, niente scontri armati. Baster il contenuto della lettera lasciata al professore. Una conversazione radio e i dancali abbasseranno subito le penne e abbandoneranno il campo. So cosa dire al generale Rafrn. Per di pi entro domani Israele li avr gi minacciati. Per merito suo, dottoressa, tutto andr bene. L'uomo fece una pausa E ora buonanotte.
Al saluto di commiato, come a quello d'entrata, lei non rispose. Ben Smail, gi sull'uscio, si ferm e torn sui propri passi. Per la prima volta da quando lo aveva di fronte, a Sarah parve che esitasse e cercasse le parole.
La costringo ad ascoltarmi ancora un paio di minuti. Sento l'obbligo di spiegarmi non per giustificare la mia azione, ma perch lei mi capisca. Debbo confessarle che in questo momento mi serve molto denaro, dottoressa Morasky. Non mi sarei intromesso nella vostra operazione archeologica se i miei conti esteri fossero accessibili. Purtroppo, per colpire il terrorismo, sono in corso in tutto il mondo meticolose ricerche di conti correnti e depositi d'origine dubbia. Soprattutto nelle servizievoli banche delle quali sono anch'io cliente. Questo mi costringe, per non attirare l'attenzione su di me, a immobilizzare i miei depositi per chiss quanto tempo, bloccando un'operazione che intendo finanziare con urgenza. Potrebbe salvare dalla morte decine di vittime innocenti ogni mese.
 inutile offrirmi, oltre alla cena, anche delle giustificazioni... Lei resta comunque responsabile d'un sequestro di persona, e...
Si risolver in pochi giorni. Pu dormire tranquilla.
Con un ultimo saluto Ben Smail usc senza guardarla. Temeva un esito tutt'altro che incruento del suo piano. Gli elicotteri dell'esercito eritreo erano vecchi e sfiatati. Ma se li radunavano tutti e riuscivano a identificare il suo nascondiglio, i massacratori dancali sarebbero sbarcati in forze per far fuori tutti. Anche la testarda, irritante donna alla quale, adesso, avrebbe fatto portare il pesce cotto ai ferri e una bottiglietta d'acqua minerale.

Dur-Fidalh - Il giorno dello shamal.
La notte di calma piatta fu inevitabilmente torrida. Poi subentr il soffio del vento del nord. Definire lo shamal "fresco" sarebbe esagerato, ma dopo il sorgere del sole le sue intermittenti folate si rivelavano in grado di abbassare la temperatura sino a trenta gradi. Dopo i pi di quaranta del khamsin era un sollievo, soprattutto in vista della faticosa preparazione all'immersione.
L'atmosfera dei giorni precedenti, sorridente e scherzosa malgrado fatiche e contrattempi, era svanita. I volti di tutti erano tesi, nessuno riusciva a distogliere il pensiero da Sarah. Anche per questo, all'alba, Marco aveva deciso di non dar inizio al lavoro di recupero se il generale non
lo avesse rassicurato su come lui e i suoi colleghi intendevano affrontare il sequestro.
Poco dopo, valutando pr e contro assieme a Juv, aveva cambiato idea. Avrebbero tentato il recupero immergendosi senza porre alcuna condizione; e poich prima, durante e dopo l'operazione, Rafrn e i suoi uomini si sarebbero solo preoccupati di mettere le mani sul carico portato in superficie, non avrebbero incoraggiato iniziative. Qualunque iniziativa di quel generale dall'aria stupida e del suo braccio destro avrebbero potuto rivelarsi pericolose per Sarah. Quella gente era troppo inefficiente e brutale; anzich salvare la sequestrata, potevano provocarne la morte, se decidevano di liberarla con la forza. Preferibile cedere loro le casse appena portate in superficie e cercare poi una via per accordi diretti con i rapitori. Oppure affidarsi al piano del capo dei pirati e consegnare la sua lettera, che per il momento restava ben nascosta.
Alle undici del mattino i due palombari, in immersione da quasi tre ore, avevano gi estratto dal Mazzoli sei casse. E pensavano di aggiungerne altre due, prima di emergere.
A Marco e Juv l'operazione era costata molta pi fatica del previsto. Era stato impossibile trascinare attraverso lo stretto condotto pi di una cassa per volta. Sia per il peso, sia per l'ingombro.
Erano quindi stati obbligati a ripetere il percorso dall'interno del sommergibile alla falsatorre per sei volte, depositando le casse a una a una in un capiente cesto calato e subito salpato in superficie.
La telecamera subacquea, piazzata pochi metri sopra la plancia esterna, aveva inviato regolarmente immagini a bordo del Mranz. E ogniqualvolta Marco e Juv uscivano dal boccaporto e lasciavano cadere nel contenitore un altro carico, un mormorio serpeggiava tra i presenti.
Seduto su uno sgabello, il generale alternava euforia con momenti di nausea. Dal sole lo riparava il provvidenziale tendone di plancia, riagganciato dal momento in cui era svanito il tormento del khamsin; ma nulla poteva evitare il lieve dondolio del caicco. Il fastidio gli consentiva solo a tratti di fantasticare, calcolando quante armi, anche delle pi sofisticate, sarebbe riuscito ad acquistare con la montagna di denaro che fra poco sarebbe finito nelle sue mani.
Proprio il denaro di una banca creata da ladri colonialisti sarebbe tornato a un africano, casse gocciolanti acqua salsa avrebbero restituito quanto sottratto da invasori che si erano dedicati per decenni a depredare il suo paese. Lui non aveva l'et per vantarsi di aver combattuto gli italiani; la sua guerra era stata condotta contro altri invasori dell'Eritrea e della Dancalia: gli etiopici. Ancora li odiava, e per opporsi a loro aveva impugnato un'arma sin dall'et di dieci anni. Di tanto in tanto quel secolare nemico si faceva di nuovo minaccioso; per questo lui non conosceva la parola pace, n il concetto di vita civile. Aveva preso moglie, scegliendola in una trib dancala delle pi bellicose, ma la vedeva di rado, chiedendole solo di mettere al mondo figli maschi.
Sarebbe stato suo e di quei figli il tesoro che i palombari stavano recuperando. Forse i palombari avrebbero riportato a galla anche gioielli della famiglia di quel vicer... Tutto ci gli sarebbe servito non per arricchirsi, per acquistare una grande casa con molta terra attorno o pagarsi un'auto di lusso o un viaggio in Europa. No, avrebbe investito quella fortuna contattando il mercante d'armi iraniano conosciuto mesi addietro; con lui, disponendo di pochi dollari, non era riuscito a concludere buoni affari.
Adesso, invece, avrebbe potuto procedere ad acquisti anche molto costosi: missili Sting di ultima generazione, infallibili; mine antiuomo e anticarro; e Kalashnikov di modello recente. Quanto occorreva, insomma, per equipaggiare al meglio la sua gente, armare altri uomini, aumentare il peso del suo nome e della sua kabila nella gerarchia militare. Divenirne l'ago della bilancia...
Carico completato!
L'annuncio di Pastorino interruppe le fantasie di Joseph Rafrn. Cancell persino la sua nausea implacabile, ma non quella dei suoi uomini, che avevano gi vomitato pi volte, bench i marinai del caicco li avessero consigliati di restarsene sdraiati in un angolo del ponte.
Il bigo cigolante e sbuffante inizi l'alaggio del grande cesto con l'ultimo carico. Con questo erano emersi otto contenitori.
Marco e Juv non erano ancora stati tratti a bordo che gi il generale ordinava ad Azhar di provvedere al trasferimento delle casse dal Mranz a terra e all'elicottero.
Operazione che richiese pi di un'ora di trasbordi tra il caicco e la riva, in un vociare di ordini in dancalo e in eritreo.
Poi, quando casse e soldati scomparvero oltre la duna sulla spiaggia, le grida si fecero sempre pi deboli.
A bordo del caicco Marco e Juv, stremati, vuotarono una seconda bottiglia d'acqua dopo la prima bevuta d'un fiato, la gola riarsa per le ore passate respirando nitrox.
Ora ne sorseggiavano un'altra a occhi chiusi, ragionando ad alta voce.
Offriamoci quattr'ore di riposo...
S... e un pasto leggero ma sostanzioso.
Dobbiamo far presto. E occuparci subito dopo di Sarah. Marco strinse i pugni. Ancora non ho le idee chiare su come affrontare il problema. Debbo consegnare a quella bestia di generale la lettera di quell'altro gentleman armato?
Non pensarci, ora. Approfitta di questa parentesi, rilassati.
Invito e desiderio destinati a restare tali.
Da terra torn a levarsi, improvviso, un vociare confuso. L'eco di urla isteriche, poi il secco risuonare di una raffica d'arma automatica.
Sul Mranz fu subito una corsa alla murata, ma da bordo non si vedeva nulla: la duna sulla spiaggia copriva l'area dov'erano posati gli elicotteri.
Andiamo a terra, presto.
Signor Arnei, non  prudente. L si stanno ammazzando.
Non esageri, Pastorino. Lei resti qui...
Andiamo noi due tagli corto Juv.
Il comandante allarg le braccia e indic la lancia sottobordo. Preferisco che i miei marinai non vi accompagnino.
Non occorre, andremo da soli.
Pochi colpi di remo e furono a terra. Di l in poi dovevano essere pi che prudenti. Pastorino e il comandante avevano ragione di temere il pericolo di un coinvolgimento nella situazione creatasi tra i militari. Un regolamento di conti? Un tentativo di sopraffarsi a vicenda?
I due si accinsero a superare con prudenza la duna oltre la quale c'erano gli elicotteri. Ne vedevano solo la sommit, i rotori ondeggianti ai soffi dello shamal. Non si udivano pi n grida n voci; il silenzio era inquietante. Dovevano essere almeno una ventina gli uomini accanto e dentro il GM1-Isotov, vicini e attorno al generale. Tacevano tutti?
Mentre cercavano di capire e decidere come muoversi appena fossero usciti allo scoperto, vennero sorpresi dalla voce di Azhar. Alt, non muovetevi.
Era apparso all'improvviso ansimando, gli occhi sgranati.
Maggiore, cosa accade?
Chi ha sparato?
Alle domande l'ufficiale non rispose, e senza riuscire a calmarsi ordin con voce alterata: Il generale vuole voi. Subito!.
Chi ha sparato? torn a chiedere Marco.
Venite con me.
Si calmi e non dia ordini. Non siamo militari di truppa... Dov' il generale?
All'elicottero.
Marco ebbe un dubbio.  ferito?
Non  ferito. Nessuno  ferito. Tutto  calmo, adesso.
Dovevano credergli? Ma qual era l'alternativa? Scambiato uno sguardo, si decisero a seguirlo. Superarono la duna e subito dopo il secondo scambio di sguardi tra Marco e Juv fu di stupore.
In ordine sparso, molti soldati erano attorno agli elicotteri. Immobili, ma con gli sguardi fissi su quanto le raffiche di shamal stavano sparpagliando.
Uno dei militari aveva ancora il Kalashnikov in mano, la canna puntata al cielo. Altri tre o quattro erano a una certa distanza, due accucciati a terra. Sulla scaletta del GM1-Isotov il generale sedeva accasciato.
Davanti a lui, proprio sotto il portellone, una delle casse recuperate e trasportate sin l giaceva a terra sfasciata. Probabilmente era caduta mentre la stavano issando a bordo dell'elicottero.
Il legno, rimasto per sessant'anni ad ammuffire nell'ambiente stagno del sommergibile, e inzuppato all'improvviso di acqua salsa, nella caduta a terra era andato a pezzi.
Il contenuto s'era sparso tutt'intorno, e ora veniva trascinato dal vento. Volava tra erbacce e sabbia verso il bosco di mangrovie.
Erano rettangoli di carta dall'inconfondibile misura di biglietti di banca.
Soldi, banconote di grande formato, come una volta s'usava per i tagli di alto valore mormor Marco. Nessuno parlava. Il generale lo stava fissando, e il suo sguardo arrogante era scomparso.
Incredulo, Juv si rivolse ad Azhar.
Ma... lasciate volare via tutto? Nessuno si preoccupa di...
Il maggiore trasse dalla tasca uno di quei pezzi di carta. Ancora in buono stato, lasciava intravedere tra lettere, cifre e filigrana, il profilo di Vittorio Emanuele III.
Non servirono altre parole. Le banconote da tempo non avevano pi nessun valore. Marco si ricord della lettera che doveva consegnare al generale a nome del pirata. "Stando cos le cose, posso anche buttarla via... non serve pi a niente" riflett.
A ogni ventata i biglietti di banca si sparpagliavano, svolazzavano sino alle mangrovie, si posavano sui rami. Da lontano sembrava che fosse un giorno di primavera, quando anche isole desolate e aride come le Dahlak fiorivano. Si trattava, invece, di centinaia di pezzi da mille lire emessi dalla Banca centrale dell'Africa Orientale Italiana.
Scaduti per sempre.
Cos il tanto favoleggiato tesoro degli eritrei svaniva nel nulla.

Farasan - Due giorni dopo.
"S, il massaggio di quella ragazza  stato miracoloso, Marco. Se per telefono o radiotelefono o Internet o con qualunque altro mezzo fossi in grado di mettermi in contatto con te e con Juv, vi tranquillizzerei. Innanzitutto sul mio stato fisico. Sommare la contusione provocata dalla bomba d'aria alle ore trascorse in un canotto lanciato a tutta velocit ha certamente annullato il vantaggio della giornata di riposo. Lo stato fisico al mio arrivo qui (ho detto qui, ma non ho la minima idea di dove mi trovo!) era, di conseguenza, allo stesso livello di quello morale, vale a dire zero. Non poteva essere diverso, ovviamente, essendo una sequestrata, ostaggio di non-si-sa-chi e con prospettive di riscatto a dir poco dubbie. A migliorare almeno lo stato fisico  stato il miracolo della giovane Jasmine, o meglio delle sue mani, dei suoi unguenti. Il mio dolore alla schiena  calato. Oggi  quasi scomparso.
"Il morale  per rimasto invariato, il dubbio (chiamiamolo con il suo nome: paura) sulla mia sorte non  migliorato, anche se, ragionando, ho messo insieme alcune considerazioni. Sono nelle mani di un fuorilegge, non c' dubbio, ma superato lo choc non riesco a giudicare questa gente senza tener presente quanto sono venuta a sapere della loro lotta con governanti dai metodi pi briganteschi dei loro. Non giustifico ovviamente il ricorso al sequestro, ma debbo ammettere che quanto mi racconta il loro capo, che con me  molto corretto, costringe un occidentale chiuso nei suoi stereotipi (quale io e anche voi siamo) a considerare da un diverso punto di vista le loro azioni.
"La scorsa notte ho dormito profondamente, come non mi accadeva da anni. Merito dei massaggi e degli infusi di Jasmine. Nel sonno, ho avuto la sorpresa di tornare ai sogni di trent'anni prima, popolati di personaggi che ispirano da sempre fantasie romantiche. Eroi alla Robin Hood, banditi e ladroni, ma riscattati dalla loro lotta contro i veri banditi e i veri ladroni. I tiranni d'un popolo schiavizzato."
Non fu possibile a Sarah comunicare questi pensieri ai suoi amici come fantasticava. Non era in grado n di dare n di ricevere notizie. Normale, considerando la sua condizione di prigioniera nelle mani di chi, dopo il blitz a Dur-Fidalh, non voleva n ricevere n trasmettere una sola parola via radio. Temeva, a ragione, di essere localizzato da installazioni d'ascolto e controllo militari in Eritrea o nello Yemen. O raggiunto da uno dei gruppi antiguerriglia che francesi e inglesi avevano segretamente piazzato in quest'area calda. Le forze inglesi erano navali; quelle francesi contavano su un reparto scelto della Legione straniera nascosto chiss dove.
Dell'ipotesi di un intervento contro di lui Ben Smail parl a Sarah. Esploderebbe uno scontro all'ultimo sangue dal quale lei, e non solo lei, avrebbe tutto da perdere. La vita, forse. Aspettiamo gli eventi ancora per un giorno o due e cerchiamo di risolvere il problema fra noi e voi. Ho intercettato confuse comunicazioni radio dei militari eritrei: gli elicotteri del generale Rafrn sembra abbiano lasciato l'isola. Pi di questo non so.
Ma lei ci aveva detto, al campo, di contare su un informatore tra i pescatori. Tace anche lui?
Ha taciuto per mio ordine. Se venisse individuato e catturato, i militari riuscirebbero a strappargli con la tortura informazioni sufficienti a piombare su quest'isola. Pi saggiamente gli ho lasciato l'ordine di venire qui con la sua barca, una uri a vela, quando il tesoro sar portato a galla.
Ci metter una settimana, dalle Dahlak.
Con il vento a nostro favore non impiegher pi di otto, dieci ore. Le uri volano sulle onde.
A tutto questo Sarah riandava con il pensiero mentre poggiava i piedi scalzi sulla spiaggia calda e dorata dell'isola della quale ignorava il nome.
Le era stato concesso di uscire dalla baracca, arroventata nelle ore del giorno. E adesso camminava lentamente in riva al mare, sorprendendosi di non avvertire alcuna trafittura alla schiena, quel dolore che l'aveva afflitta nei giorni precedenti a ogni passo.
Rivolse uno sguardo riconoscente alla ragazza che s'era occupata di lei. Stava andando da una capanna all'altra con passo lento ma sicuro. Della cecit di Jasmine non s'era accorta subito: la lucentezza dei suoi occhi l'aveva confusa.
Ben Smail era tra i suoi. Stavano discutendo, facendo piani.
Su di lei?
Cosa le avrebbe riservato il prossimo giorno?
Questo stava per concludersi fondendo nubi, mare e sabbia in un identico tono sanguigno. Il vento era debole, onde appena increspate portavano con loro quel tappeto d'alghe unicellulari rosse che ogni tanto e all'improvviso fiorivano alla superficie di quel mare. Avevano ragione gli antichi a ritenere il fenomeno un presagio infausto?
Cammin con i piedi nell'acqua ancora per lunghi minuti, poi torn sui suoi passi.
Cercando di non pensare a nulla si ferm a osservare l'andirivieni d'un grosso granchio. Molto sicuro di s, andava a caccia di prede nascoste nella sabbia dove il mare batteva e si ritraeva, a volte lasciando allo scoperto una piccola preda. Quando un'onda lo ribaltava, il crostaceo sgambettava verso il cielo fin quando un'altra onda lo rimetteva sulle zampe, e allora riprendeva la caccia.
Sarah si fece pi attenta. Il granchio adesso sembrava nei guai. Travolto e portato lontano da un cavallone possente, giaceva riverso sulla spiaggia. E poich era ormai l'ora del riflusso, non sarebbe stato facile approfittare di un'altra onda abbastanza forte da raddrizzarlo. A zampe all'aria, l'animaletto cercava di cavarsela da solo, e nell'immaginare la sua disperazione Sarah non riusc a impedire alla propria mente un paragone inquietante. Sarebbe riuscito a salvarsi, il granchio? E lei?
Tornarono il pessimismo e il timore. Non doveva illudersi; sino a quel momento aveva vissuto una breve illusione di quiete. Ma poi? Quell'isola era solo un luogo spietato di prigionia. Null'altro.
Il sole scomparve oltre torreggianti cumuli di nubi e una prima sensazione dell'umidit serale la sorprese assieme alla voce di Ben Smail. Le consiglio di rientrare al coperto; quest'ora  deleteria per chi soffre di dolori muscolari o di traumi.
Aveva ragione. Senza rispondere, Sarah torn alla capanna. E poich aveva dimenticato di volgersi a guardare la battigia, non vide e non seppe mai se il granchio era riuscito a raddrizzarsi e a salvarsi.
Pi tardi accett di cenare nella baracca. A lei come a tutti venne servita una zuppa di pesce molto piccante.
Gli uomini, seduti a una tavola comune e disarmati, sembravano pescatori.
Dopo che prese posto con loro ci fu un lungo istante d'imbarazzo per la presenza di quella donna prigioniera e ospite e per la sua maglietta dalla scritta indecifrabile con la sagoma di una balena rosso fuoco su fondo nero. Ma il silenzio fu breve. Presto i giovani del gruppo ripresero a parlare fra loro. E fu come se Sarah non fosse presente.
Ben Smail alz lo sguardo dalla ciotola.
Apprezzo la sua discrezione. Mi riferisco al fatto che non mi abbia chiesto cosa intendevo dire quando ho accennato al denaro da accumulare per la nostra causa.
La immagino come finanziatore di un movimento che si batte per l'autonomia della sua gente. Lei mi ha detto che non siete n arabi n africani, ma un popolo...
S, come popolo del mare siamo diversi da loro, ci sentiamo liberi, facciamo di testa nostra senza sprecare energia per raggiungere un'ipotetica indipendenza combattendo paesi come lo Yemen, l'Arabia, l'Eritrea. Sarebbe inutile: il mondo d'oggi non riconosce i diritti delle minoranze. Guardi se qualcuno alza un dito per i curdi. Il mondo lascia che turchi, iracheni e iraniani continuino a sterminarli e che loro stessi si dissanguino in lotte fratricide. A noi non serve armare una guerriglia nazionalista. Con il dono di tante acque attorno alle nostre isole, Dio ci concede di vivere liberi.
E allora?
Allora il denaro mi occorre per aiutare una nostra comunit in pericolo. Il mare non l'ha difesa abbastanza. Anzi,  proprio la bellezza del nostro mare a mettere in pericolo la sua esistenza. Mi riferisco alla gente delle isole estreme di questo nostro mondo, le Bagiuni. Alcune sono sotto il dominio della Somalia, altre sotto quello del Kenya.
Sarah ascoltava perplessa, cercando di capire dove volesse parare quella lezione di etno-geografia.
Lei conosce il famoso assioma dell'antropologo indiano Jvalh Rhangr?
Debbo confessare di non averlo mai sentito nominare.
Ecco il difetto di voi scienziati: siete chiusi ognuno nel proprio guscio.
Cosa afferma questo Rhangr di tanto fondamentale?
Una semplice ma drammatica constatazione: gli occidentali hanno fatto pi danni al nostro mondo in quarant'anni di turismo di massa di quanti ne avessero causati in quattro secoli di colonizzazione.
Questo  certo, purtroppo... ma lei spera di rimediare a danni cos ingenti con quello che potr ricavare impadronendosi del tesoro recuperato dal sommergibile?
Le rispondo no e s. No perch non sono a tal punto illuso da immaginare possibile rimediare con cos poco a un disastro di dimensioni globali. S perch mi riferisco a un micromondo contagiato a morte dal turismo.
Sarah sorrise ironica. Non vedo folle di turisti, in queste isole.
Lui ricambi l'ironia. No, lei  la prima occidentale a farci visita... e neanche spontaneamente.
Venga al dunque.
Citando il turismo non mi riferivo a queste isole, ma alle Bagiuni, che sono sotto dominio keniota. Le hanno attrezzate come meta di vacanze al sole davanti a un mare splendido. Le multinazionali del turismo di massa stanno moltiplicando hotel e club di vacanze accessibili alla middle-class europea e non solo europea.
Quelli che pagano a rate.
Gi... quelli che ci portano l'AIDS perch appena sbarcano dall'aereo in Kenya vanno con le prostitute di Nairobi. Poi, giunti alle isole, si fanno sotto con le nostre donne. Belle ma povere, e quindi costrette ad apprezzare le sterline e gli euro del turista. Molte si sono infettate e hanno trasmesso il contagio ai loro uomini. Nascono gi bambini sieropositivi...
E lei pensa di bloccare il problema? Sino a oggi non ci riesce neppure l'Organizzazione Mondiale della Sanit. L'AIDS dilaga non solo in Kenya, ma in Brasile, in Thailandia, nei Caraibi e in cento posti ancora. Non si riesce nemmeno a contenere il flagello, malgrado l'OMS spenda cifre enormi.
Le ripeto che non intendo salvare il mondo intero; non continui ad attribuirmi vanit ridicole... Con il tesoro che il nostro mare restituir e i suoi amici mi consegneranno io salver solo un piccolo, microscopico mondo, quello delle Bagiuni. Se a livello mondiale la partita  persa, a livello locale i soldi del tesoro sommerso possono permettermi di combattere, con prospettive di vittoria, una battaglia limitata. La mia gente laggi non arriva a mille famiglie. Mi procurer un carico d'armi...
Lei ha appena affermato di rifiutare la guerriglia e gi prospetta l'acquisto di armi...
S, ma per una guerriglia combattuta con un'arma molto particolare. Erano riapparsi i denti bianchissimi del suo sorriso ambiguo. Di quelle armi acquister e far sbarcare alle Bagiuni una riserva sufficiente per tutti e per anni: cinquanta quintali di preservativi.
Sarah non ebbe il tempo di sorprendersi. Stava per aprir bocca, suo malgrado ammirata, quando la porta della baracca si spalanc e apparve una delle sentinelle. Con lei c'era un giovane seminudo, bagnato da capo a piedi, la futa ai fianchi ancora gocciolante.
Occhi rossi di chi ha sofferto vento e onde per molte ore si posarono su Ben Smail, mentre l'uomo armato gli rovesciava all'orecchio un fiume di parole concitate.
Doveva trattarsi di una sorpresa, e di una brutta sorpresa, pens Sarah. L'espressione sino a quel momento cordiale del suo carceriere stava infatti incupendosi. Mentre nella baracca cadeva un silenzio carico di tensione, Ben Smail si rivolse bruscamente alla sua prigioniera. Torni al suo alloggio. Subito.
Cattive notizie? chiese lei, credendo di conoscere gi la risposta. Fu peggiore di quanto supponesse.
Pessime. Le labbra esangui dell'uomo si serrarono con rabbia. Il tesoro sottomarino non c'. Non esiste. Non  mai esistito.

Dur-Fidalh - Quel giorno, al mattino.
Erano accanto al satellitare, attendevano un'e-mail in risposta all'allarme per il rapimento che Edward aveva spedito a un personaggio amico, "un uomo che conta molto nelle relazioni con l'estero...".
Solo dopo molti dubbi Marco aveva accettato di lanciare quel segnale; anche perch dai rapitori non era giunto un qualsiasi segno dal quale dedurre la possibilit di tentare un accordo diretto.
Era cupo e pessimista. Non nutriva eccessiva fiducia nell'amico di Eddie. Anche perch, riferendosi al personaggio da lui definito "di grande importanza", l'eccentrico baronetto non aveva smentito se stesso, indirizzando l'e-mail non a un ministero o a servizio di sicurezza, o alla segreteria del suo amico primo ministro, ma a Susy.
Ci penser lei a recapitare il messaggio aveva spiegato. In certi ambienti le ragazze svampite ma belle ottengono di pi di quelle intelligenti ma brutte.
Sarah avrebbe reagito offesa a questa sentenza "da maschietto arrogante", pens Marco, ma non disse nulla, limitandosi a dubitare dell'efficacia di una simile ambasciatrice, in attesa della risposta da Londra.
Passivit anomala, in lui. Da quando i rapitori avevano lasciato Dur-Fidalh si sentiva possedere da un'insolita incertezza. Stato d'animo peggiorato con la sorpresa che avevano riservato le casse portate in superficie. Una beffa che cancellava la possibilit di riscattare Sarah con il presunto tesoro della Banca d'Italia.
Posti di fronte a quella realt, lui e Juv avevano dato il via a ipotesi di riscatto anche assurde, giungendo a calcolare quanto denaro potevano mettere insieme attingendo (ma come?) ai loro risparmi in Italia. Ridicolo solo pensarlo, e allora, arrampicandosi sugli specchi, avevano considerato l'eventualit di contattare il loro mecenate neozelandese, sir William Faber Niau, scartando come improponibile anche quest'ipotesi.
Juv aveva gli occhi rossi come se nelle due notti passate nell'attesa di un segnale non avesse mai dormito oppure avesse pianto, e Marco riteneva possibili entrambe le supposizioni.
Anche lui era rimasto sveglio sino a tarda notte con Edward, aspettando un segno di risposta da Londra. Vedi, Sarah e io gli aveva raccontato come parlando a se stesso avremmo avuto i titoli per restare nella calma placida delle universit, tra i nostri allievi. Invece no, la nostra scelta  stata per un'attivit di ricerca non nelle biblioteche
o nei musei, ma in mare, sott'acqua. Con rischi continui, a volte tali da farci sfiorare la morte. Momenti vissuti con paura, tuttavia si trattava di una paura di tutt'altro genere rispetto all'incubo di questi giorni.
Juv a un certo punto s'era allontanato da Marco e dal baronetto. Era ormai mattino e l'attesa sarebbe continuata ancora per ore; occorreva infatti che Londra si risvegliasse, calcolando il fuso orario. Nella notte aveva maturato una decisione: mentre i suoi compagni restavano di guardia al computer, lui sarebbe tornato nel sommergibile. E adesso, alle prime luci del giorno, era gi a bordo del Mranz. Solo a fatica aveva vinto la riluttanza del tecnico a collaborare a quel progetto.
In immersione da solo? aveva reagito il mite Pastorino scuotendo la testa. Non mi posso assumere questa responsabilit, signor Juv.
Invece s. Mi conosci da anni e sai a quale livello sia la mia esperienza...
Lo so, lei  un grande sommozzatore e un esperto palombaro. Ma da questo a lasciarla affrontare le incognite d'una perlustrazione solitaria nel ventre d'un relitto...
Non proseguire. Quante volte ho preceduto i miei ragazzi del Consubim? Me ne andavo, anche di notte, dentro scafi affondati; dovevo scegliere, come sai, gli itinerari per gli allievi sabotatori o per i recuperatori. Non erano passeggiate, eppure le ho ripetute cento volte senza alcun problema.
"D'accordo, ma avevi venticinque, trent'anni di meno" avrebbe voluto replicare Pastorino; sapendo per che l'obiezione sarebbe stata comunque inutile. Conosceva sin troppo bene la testardaggine di quell'uomo zoppicante ma forte come un toro.
Convinto che il Mazzoli di sorprese ne celasse altre, Juv aveva riletto la lettera-testamento del comandante Manfredo della Rovere e s'era soffermato su quanto scritto a proposito dei siluri di dotazione al suo sommergibile: forse gli sarebbe stato possibile colare a picco una delle unit inglesi che gli avevano dato la caccia, se ne avesse avuti a disposizione un adeguato carico. Ma ne aveva conservati solo quelli indispensabili per difendersi nel viaggio di ritorno verso l'Italia con il Duca d'Aosta a bordo.
In quel sommergibile alleggerito della sua riserva offensiva per lasciar spazio al carico, lui e Marco quel carico l'avevano trovato. Ma nella sala di tiro dei siluri il
controllo era stato fugace, solo uno sguardo quando avevano cercato il punto d'origine del sibilo avvertito da Pastorino. Durante la ricerca, lui aveva mosso il boccaporto di passaggio, orientando il raggio della lampada verso prua, nella sala motori e nella successiva sala siluri, senza notare n casse n altri contenitori. Tuttavia...
Ma perch nella sua lettera il comandante descrivendo il carico aveva precisato che si trattava di casse e cassoncini?
Era necessario tornare laggi e cercare meglio. Se c'era altro carico a bordo, doveva essere nella sala siluri.
Si cal sul fondo, s'infil a testa in gi, super il condotto e fu dentro il sommergibile. Si raddrizz respirando a pieni polmoni e fece girare attorno a s la lampada. Nella saletta del periscopio con Marco e Sarah avevano vissuto attimi terribili.
Nel ricordarli, tuttavia, non avvertiva panico n timore, per sentiva su di s uno sguardo invisibile. L'emozione, in quel silenzio assoluto; sentiva di non essere solo. In quel vuoto, l'equipaggio del Mazzoli gli era attorno, marinai e ufficiali lo fissavano, lo seguivano. Si rassicur: sarebbero stati proprio loro a guidarlo, cos com'erano certamente stati loro a suggerirgli di tornare laggi.
Tutto bene, signor Juv? La voce di Pastorino lo fece sobbalzare.
Roger... Molla lentamente altri venti metri di manichetta, procedo verso prua.
Mosse il fascio di luce a destra e a sinistra. S'arrest quando qualcosa dal buio venne alla luce, e subito si esib stirandosi in tutta la sua lunghezza.
Juv lo riconobbe. Amico mio, la bomba d'aria sembra non averti fatto n caldo n freddo... Sfior con il guanto il dorso del polpo. Io proseguo oltre il primo e secondo boccaporto. Mi farebbe piacere contare sulla tua compagnia, se ti va.
Signor Juv... tutto bene? L'interrogativo di Pastorino tradiva una certa preoccupazione nel sentirlo parlare da solo.
Tutto bene, perch?
Perch... Il tecnico non osava proseguire. Ci pens Juv stesso.
Mi immagini in ebbrezza di profondit? Lo sai che respirando miscela nitrox  impossibile.
S, ma...
E allora? Non mi  concesso di scambiare due parole con un vecchio amico?
Con un lungo sospiro, Pastorino cancell il dubbio sulle condizioni mentali dell'uomo immerso, ma rest nella convinzione di avere sbagliato a non opporsi a quel tuffo solitario.
Sei in ascolto? L'interrogativo rivolto alla superficie echeggi nel citofono dopo dieci minuti dalla precedente conversazione.
Sempre in ascolto, signor Juv.
Allora prendi nota di quanto ti dico. Pochi minuti fa tu pensavi che io stessi dando prova di essere ammattito...
No... veramente...
Non mentire. Da quanto sto vedendo in questo momento debbo confermarti che a essere fuori di testa siamo stati in due...
Anch'io?
No, mi riferisco al mio amico, l'emerito professor Arnei. Nella precedente immersione lui e io non ci siamo comportati da esperti professionisti. Una pausa, poi la voce tuon di nuovo nelle orecchie di Pastorino. Coglioni, coglioni, coglioni... Una risatina. Non preoccuparti se sentirai altre sequele di parolacce.
Qualcosa non va?
Ne riparliamo in superficie.
Prima di imprecare Juv, varcato un altro boccaporto, era entrato nel deposito siluri. Aveva scrutato il locale, tappezzato anche qui da manti di spugne e tumefazioni di ruggine, il che gli sembr normale, in un locale invaso
dall'acqua da quando il comandante della Rovere aveva dato l'ordine di azionare l'impianto per l'autoaffondamento.
Ancora prima di superare il boccaporto di prua, sapeva di dover avanzare nel deposito con movimenti estremamente lenti e con la massima cautela. E non certo per il timore di sollevare una nuvola di ruggine; a consigliare prudenza era la consapevolezza del rischio.
Stacc i piedi dal pavimento. Tocc il pulsante e comand l'estrazione della pinna, poi si mise in posizione orizzontale e cominci ad avanzare nuotando tra soffitto e pavimento, poco pi di un metro e mezzo d'acqua.
Negli appositi scalmi vide due siluri, invece dei sei di normale dotazione; quasi certamente altri due erano nel locale lanciasiluri di poppa. Tutti erano certamente disinnescati, com' regola in caso di autoaffondamento. Restavano tuttavia potenzialmente pericolosi, perch la corrosione delle parti metalliche poteva aver collegato l'esplosivo con acciarini a miccia o con componenti magnetiche o chimiche suscettibili di alterazioni e in grado di provocare contatti col tritolo. Ce n'erano almeno trecento chili, in ognuno degli ordigni sotto i suoi occhi.
Solo due, a conferma di quanto scritto dal comandante nella lettera-testamento: il Mazzoli aveva caricato meno siluri per disporre anche nell'ambiente a loro riservato di spazio per un eventuale carico. Ma di questo non gli sembrava di vedere alcuna traccia.
Sempre lentissimo, si spostava galleggiando tra pavimento e soffitto. Il fastidioso handicap della gamba paralizzata questa volta lo favoriva; battendo un'unica pinna evitava di smuovere troppo l'acqua e diminuiva il rischio di provocare un disastro.
Qualche volta serve essere zoppi, Pastorino.
Come? Non ho sentito bene, signor Juv...
Fa niente, lascia perdere. Mollami ancora tre metri di manichetta... "Meno mi trattengo da queste parti, meno probabilit ho di saltare per aria insieme al Mranz... Ancora uno sguardo circolare fino alla sala lancio poi imbocco la via del ritorno."
Quello che l'aveva spinto a tornare laggi era stato un giusto dubbio, che ora si dimostrava infondato. Nuotando a filo della griglia metallica arrugginita stesa sul pavimento, constatava che in sala siluri non giaceva alcun carico, n piccolo n ingombrante. Giunto alla parete di prua, dov'erano gli sportelli per inserire i siluri, ruot il fascio luminoso e girando su se stesso invert la direzione, puntando verso il boccaporto d'uscita. La manichetta d'aria distesa dietro di lui lo guidava come il filo d'Arianna verso l'uscita.
Superficie. Inizia a riavvolgere....
Nel raggio luminoso, improvvisamente intravide il polpo. Si muoveva sotto la griglia.
Superficie, come posso fiocinare, frollare e successivamente divorare un polpo troppo fedele? Continua a seguirmi, soprattutto si muove dove non dovrebbe...
Lui faceva di tutto per non sfiorare nulla l dentro e quella bestiaccia...
Il polpo emerse dalla griglia proprio davanti a lui. Il colpo di pinna che stava portando Juv oltre il portellone si blocc. Immobile, fiss l'animale che stava muovendo sette dei suoi tentacoli.
L'ottavo stringeva qualcosa.
Centrato dal raggio di luce, guizz un lampo, solo una frazione di secondo, ma sufficiente per capire cos'avesse riflesso. Non una conchiglia, come in un primo tempo gli era parso. E nemmeno un bottone staccatosi, un giorno lontano, dalla divisa di uno degli ufficiali di bordo.
Il polpo stava giocherellando con una moneta, e ora gliela porgeva.
Una moneta d'oro.

S'ud un fruscio di foglie e Marco vide calare dalla mangrovia pi vicina un giovane seminudo.
Chi l'aveva guidato in quella giungla sospesa sull'acqua invest l'uomo prensile con un fiume di parole nell'incomprensbile dialetto delle isole. Lui taceva, fissando senza espressione il pallido europeo.
Gli venne mostrata la moneta e nel veder apparire l'oro, l'impassibilit del giovane mut in stupita meraviglia. Gli occhi corsero dall'uomo pallido al tallero.
Come questa, tanti e tanti, tutti d'oro. Il giovane afferr il piccolo tesoro e, veloce com'era apparso, scomparve. Lui dice s. Lui va. La sfida era lanciata.


PARTE QUARTA.
TALLERI.

Il campo - Quattro ore dopo.
Marco rigirava tra le dita la moneta portata in superficie da Juv.
Dici di averne viste molte...
Sono tante, tutte sotto la griglia. Penso che fossero contenute in casse come quelle da noi recuperate. Ma il legno, negli ambienti invasi dall'acqua sin dal giorno dell'autoaffondamento,  marcito. Sfasciandosi, le casse hanno sparso il loro contenuto.
Marco continuava a ruotare la moneta tra pollice e indice. Era davvero molto grande. E cercava di immaginare i pensieri del comandante mentre abbandonava il Mazzoli. Giustamente opt per quella che gli dev'essere parsa la soluzione pi logica: immagazzinare nell'ambiente stagno le casse riempite con un carico cartaceo che supponeva fossero documenti da salvare. Invece i contenitori, pesanti per il carico metallico, ritenne di poterli lasciare dove sarebbero stati sommersi dall'acqua...
Chiss se ne conosceva il contenuto.
In quel caso ne avrebbe aperta almeno una, quando decise di cercare scampo nello Yemen con tutto l'equipaggio. Una riserva di denaro poteva risultargli utile...
Non sapremo mai se sia andata davvero cos.
Meglio dedicarci a un problema pi urgente e drammatico...
Con il pensiero fisso su Sarah, vedevano quelle monete come la soluzione al sequestro. Occorreva trovare il sistema per contattare i rapitori. Ma come?
Per correttezza dobbiamo intanto informare del ritrovamento Eddie stabil Marco. E convincerlo a usare quanto porteremo in superficie come riscatto per Sarah.
Se non  d'accordo, lo lego a una sedia e...
Calma! Ricordati che siamo soci.
Per le statue! Ma il sommergibile  italiano.
Lascia perdere... Avvisiamolo, consultiamoci e decidiamo. Con la massima calma, mi raccomando.
Marco, come se fosse uscito dal trauma di un incidente, tentava di tornare in s. Non sapeva ancora quale sarebbe stata la strada giusta per contattare i rapitori. Ma si sentiva pronto a considerare ogni opzione possibile.
D'altra parte, e-mail di risposta da Londra non ne erano giunte; l'unico collegamento era stato un breve e disturbato contatto tra l'apparecchio satellitare di Edward e una voce "incaricata dal Foreign Office". S'era potuto comprendere poco. Ancora non si sapeva se gli eritrei avessero informato l'ambasciatore d'Israele. Se l'avevano fatto, non se ne conoscevano le reazioni. Genericamente, la voce londinese aveva raccomandato massima calma e ripetuto
il consiglio di tentare trattative dirette.
Solo poche ore prima, Marco avrebbe dato dell'imbecille all'interlocutore telefonico sconosciuto. Trattative dirette? E con quali fondi?
Ora la situazione si presentava diversa, e un contatto poteva davvero risolvere il problema. Per di pi il consiglio di trattare direttamente parve subito logico anche al baronetto.
Informato dell'emersione di Juv con un tallero d'oro, Edward era parso in un primo momento perdersi in pensieri lontani. Rigirando la grossa moneta tra le dita, sembrava quello del primo incontro con Marco; capace di narrare con il trasporto emotivo d'un abile cantastorie e la precisione d'uno storico
la vicenda del bisnonno e dell'Elizabeth. Cominci a parlare, all'inizio quasi sottovoce.
Quando leggiamo di oro finito in fondo al mare assieme alla nave che lo trasportava, pensiamo... ehm... evochiamo
i cinquecenteschi galeoni spagnoli naufragati tra le isole delle Antille. Invece anche la Seconda guerra mondiale ha disseminato il fondo degli oceani di relitti custodi di carichi preziosi. Quasi sempre si trattava di missioni segrete. Noi inglesi ne intercettammo alcune. Documenti riservati parlano della caccia a un sommergibile giapponese, lo J.12, che circumnavig mezzo globo per portare alla Germania, allora alleata, materie prime preziose per l'industria bellica e lingotti d'oro per milioni di marchi, in pagamento dei brevetti per motori aeronautici e formule di esplosivi speciali forniti dal Reich ai nipponici. Mentre lo J.12 stava per giungere a destinazione, nostri aerei lo individuarono e lo affondarono con il suo tesoro. Eguale destino ebbe l'incrociatore Edinburgh della nostra Marina in missione ultrasegreta. Ancora oggi siamo in pochi a sapere che quella nave nel '42 fu colata a picco mentre tornava in patria trasportando novantatr casse, ovvero il carico di quattro tonnellate e mezzo d'oro: l'Unione Sovietica le inviava a Sua Maest Britannica in cambio di aiuti militari...
Ricordava eventi ignorati dalle cronache ufficiali e dai libri di storia. Del perch e di come ne fosse a conoscenza non disse nulla, n Marco glielo chiese.
Per un momento rimase stupito da quell'evocazione cos precisa. Poi torn a preoccuparsi di Sarah e del problema pi urgente: come contattare i pirati per pagare il riscatto?
Attendere che si facessero vivi? Se il rapitore, quel singolare personaggio, era stato informato della "beffa valutaria" che il relitto del Mazzoli aveva giocato al generale Rafrn, poteva aver perso ogni fiducia nella generosit dei relitti, e non avere pi alcun interesse a ripetere uno sbarco a Dur-Fidalh.
Abbiamo una sola strada da seguire mormor rivolgendosi a Juv. Non so se sia praticabile, per aggiunse. Il contatto si chiama Argia... e tu devi convincerla ad aiutarci. La conosci bene, lei pu essere la soluzione. Il baronetto e Pastorino lo fissarono stupiti.
La cuoca? Edward sottoline la qualifica professionale di Argia.
Perch proprio lei? Anche Pastorino appariva perplesso.
E perch no? Ricordate il momento in cui annunci "ecco i pirati"? Come aveva potuto indovinare chi stava giungendo all'isola? Non certo perch  una strega...
Anche se lo sembra borbott il baronetto.
D'accordo, ma non lo . Non pu quindi leggere il futuro, ma...
Marco ha ragione intervenne Juv. Quando l'ho messa sotto pressione, dopo l'irruzione dei giovanotti delle Farasan, mi ha confessato di conoscere il loro capobanda. Ha anche ammesso di essere al corrente della presenza in quest'isola d'una spia. Il che spiega come mai quel bandito dall'inesauribile parlantina sapeva tutto di noi.
Di conseguenza, cosa proponete? Edward era perplesso.
Andiamo da lei e, senza rivelare l'entit del ritrovamento, le mostriamo la moneta d'oro e le chiediamo di metterci in contatto con i banditi.
Ci piomberanno di nuovo addosso mormor Pastorino.
Proprio quello che desideriamo.
E gente violenta...
Ma lui, il capo, sembra ragionevole, o quantomeno furbo. Capir che senza la collaborazione di chi  in grado di immergersi non avr mai l'oro che gli offriamo...
Restarono tutti per qualche minuto soprappensiero, ognuno valutando i pr e i contro, i rischi e le incognite.
Fu Juv a rompere gli indugi. Punt il dito verso la tenda-
cucina. Lei ha una buona opinione del capobanda. Lo considera un eroe che ammazza i cattivi e protegge i buoni...
A me fa paura confess Pastorino.
Marco tagli corto. Quale potrebbe essere un'alternativa? Rivolse uno sguardo circolare agli amici. In pratica un'alternativa non esiste; quindi parliamo con Argia, cerchiamo di restare sulle generali, vediamo come reagisce e se riesce a far pervenire un messaggio...
La cuoca reag in due tempi. Alla vista della pesante moneta, poggiata sul palmo aperto della mano destra di Juv, emise un fischio d'ammirazione ben modulato: sorprendente, dato che la sua bocca era in gran parte priva di denti. Afferr poi il piccolo disco d'oro e se lo port accanto agli occhi per osservarlo con attenzione.
 proprio la regina... Talleri io ho visti molti, ma non oro come questa. Era moneta di Etiopia, tempo di nonno. Ma argento, non oro. Questo forse tesoro di ras, oppure proprio di Selassi, il Negus mandato via da italiani.
Marco strinse le mani grassocce della donna e cerc di essere convincente. Devi aiutarci a contattare quelli che tu chiami pirati. Devi salvare Sarah le disse tutto d'un fiato.
Lei volse lo sguardo a Juv, che non le lasci il tempo per aprire bocca.
Tu m'hai detto di un loro uomo, qui all'isola. Un pescatore.
S, lui qui... Argia ebbe un'esitazione. Lui  con radio.
Era un'iniezione di speranza. Ma a cancellarne l'effetto ci pens lei stessa dopo una breve esitazione.
Quello con radio andato via, con sua uri. Aperta vela e partito per isola pirati. Andato per fare spia, per dire di generale Rafrn arrabbiato perch soldi non buoni. Lui non tornato.
L'ottimismo svan alla stessa velocit con la quale era affiorato. E adesso?
Argia, ascoltami bene... Juv fece appello alla simpatia sorta tra loro sin dal giorno in cui l'aveva assunta. La signora Sarah, lo sai,  in grande pericolo. Se non riusciamo a parlare con chi l'ha portata via, di sicuro morir.
Oh no, no...
S, invece. Loro non prendono il tesoro, loro prendono la vita di Sarah.
Non credo, io conosco...
Argia, anche tu hai paura per lei. Ti si legge in faccia. Devi trovare la via per far giungere la nostra voce ai rapitori. Dobbiamo dire al loro capo che il tesoro c', che vogliamo fare uno scambio.
Quello  tesoro? Argia indic la moneta. Una moneta troppo poco. Anche se oro.
Non  una sola. Senza esitare Marco rinneg la decisione comune di non parlare dell'entit del ritrovamento Ci sono tante monete, laggi nel mare. Noi sappiamo dove...
La donna sembr confusa. Tante? ripet sottovoce. Diede poi un'altra occhiata alla moneta e alz lo sguardo sui quattro che l'attorniavano. Qui in isola sono altri pescatori. Altre uri con vela... Una breve pausa. Molte monete? Molte?
Marco si sment una seconda volta.
Moltissime, Argia.
La cuoca tacque volgendo lo sguardo al bosco di mangrovie, poi si rivolse a Juv.
Marinaio con vela c'... lui vuole moneta.
Si mosse e Marco fece segno a Juv di seguirla. Ma lei disse di no con un gesto.
Signor Juv con sua gamba dura non pu camminare sotto mangrovie. Tu vieni disse guardando Marco.
Fu un cammino estenuante attraverso una foresta che con l'alta marea sembra galleggiare sull'acqua e quando la marea cala, poggia sul fango, un pantano dal quale emergono le fitte radici delle mangrovie.
Pochi passi e a Marco quella palude dove il sole filtrava a tratti parve una serra umida e soffocante, chiusa da una volta verde e arroventata sotto la quale nugoli di zanzare volavano in cerca di prede.
Non erano i soli insetti in volo; altri s'abbattevano implacabili su di lui. E lui si difendeva come poteva, badando a non scivolare nella melma.
Continuando a ripetergli di stare attento, Argia nel suo confuso linguaggio lo metteva in guardia dall'insidia delle creature nascoste nel pantano, attrezzate per pungere o mordere. Trigoni dalla coda appuntita e velenosa, a suo dire pronti a colpire qualunque cosa si muovesse. E anche altri esseri.
Sono capaci, come filo elettrico, di dare scariche. Molto dolore... Paralisi, anche.
Le radici emergenti delle piante creavano ostacoli continui; impossibile superarli se qualcuno, chiss quando, non avesse provveduto a gettare sulla fanghiglia tavole e pali di legno a mo' di passerella.
Marco camminava con attenzione su una di queste e gocciolava sudore, torturato dalle punture, attento alle raccomandazioni e ai passi falsi. La donna invece, malgrado i suoi anni, sembrava cavarsela meglio, anche se ansimava ritmicamente. Smise solo per annunciare laconica: Eccolo!.
Marco si guard intorno, ma non vide nulla di diverso dal pantano vegetale dove sino a quel momento avevano avanzato faticosamente.
Lui viene aggiunse Argia. Riprese fiato e alz la voce pronunciando parole incomprensibili.
Si ud un fruscio di foglie e dopo un istante Marco vide calare dalla mangrovia pi vicina un giovane seminudo.
La cuoca lo invest con un fiume di parole: lui taceva e osservava quel pallido europeo senza espressione.
Continuando a parlare, la donna tese la mano e gli mostr la moneta.
Nel veder apparire il pezzo d'oro, l'impassibilit del
giovane mut in stupita meraviglia. Gli occhi corsero dalla moneta all'uomo pallido e tornarono al tallero.
Argia fece una breve pausa, poi il fiume del suo discorso riprese a scorrere impetuoso. Alla fine l'altro afferr il piccolo tesoro che l'aveva ipnotizzato. E veloce com'era apparso, scomparve.
Lui dice s. Lui va.
Erano seduti in tenda. Argia, come se la spedizione fosse stata solo una passeggiata e non l'avesse sfinita, al ritorno s'era ritirata nella tenda-cucina e aveva cucinato spaghetti per tutti. Da tre giorni i pescatori non s'erano fatti vedere per offrire al campo quanto finiva nelle loro reti, e lei attingeva alle riserve di pasta e pelati in scatola.
Quante ora ? chiese a un tratto.
Le nove.
Lui partito a sei. Gi fatta molta strada, vento buono per vela di uri.
Nessun commento.
Tu tranquillo questa notte. Lui pescatore traversa mare, sbarca Farasan e dice a Ahmed Ben Smail che italiani danno monete come questa, molte monete. E lui d a voi Sarah.
A conferma di quanto dubbia fosse la sua fama di strega e indovina, l'ottimistica profezia della cuoca sarebbe stata presto smentita.

Londra, un ufficio del MI5 - Quella stessa sera.
Altre notizie sul sequestro della turista israeliana in Africa?
Non in Africa, l'evento  avvenuto nello Yemen, vale a dire Arabia, ovvero Medio Oriente...
Provocher casini infernali.
Tanto pi considerando il passaporto dell'archeologa con la qualifica di docente all'Universit di Haifa. Ovviamente  del Mossad.
Loro negano.
Mi sembra ovvio.
Parevano sinceri.
Cosa sai di preciso?
Nulla. Il fatto  solo di due giorni fa, credo.
I nostri incaricati laggi sono scimmie? Non vedono, non sentono, non parlano?
Da loro silenzio totale. Invece i compagni di viaggio della sequestrata hanno chiamato uno dei grandi capi. Hanno un satellitare.
Chi sono questi cretini a spasso in zona di massima allerta?
Oltre all'israeliana, scorrazzano laggi italiani, turchi e un nostro connazionale.
Mio Dio! Di chi  la missione? Chi li paga?
Ufficialmente sono un'quipe di ricercatori...
Figurati! Deve trattarsi d'una guerra tra bande.
Non so dirti. Ma mi hanno riferito di nostri contatti precedenti con alti papaveri neri in Eritrea.
Cosa cambia?
Be', per sapere com'erano riusciti a ottenere i permessi ufficiali proverei a chiamare un nostro amico all'Asmara.
Si sarebbe dovuto fare vivo lui.
Ognuno fa i suoi giochi, lo sai meglio di me.
Allora chiama direttamente l'ambasciatore. Lascia perdere l'altro.
Mi autorizzi?
No, te lo ordino. Voglio sapere subito qualcosa di concreto.
L sono due ore indietro... Se chiamo adesso un ambasciatore ai limiti dell'et pensionabile che sta ancora ronfando, mi trover davanti un toro infuriato. Chiamer domani alle undici: laggi saranno le nove.
Va bene. Ma non perdere comunque contatto con il Mossad. Questa storia puzza, e puzza forte. La voce nasale e autoritaria tacque. Il suo interlocutore, vicesegretario della Sezione Medio Oriente al Foreign Office, sbatt con forza il telefono.
Fottiti, bastardo ringhi. Le patate bollenti le passi sempre a me.

Isola innominata alle Farasan - Pi o meno alla stessa ora.
Prima avvistarono la vela. Poi riconobbero lo scafo. Era una uri, era un amico.
Avvisarono Ben Smail, che poco dopo usc da una delle baracche e si mise a osservare gli uomini mentre trascinavano a terra l'imbarcazione.
Qualcuno si stacc dal gruppo e and verso di lui.
Quando gli fu vicino si tolse di bocca con due dita della mano destra una foglia di qat ben masticata e intanto, alzando la sinistra, mostrava quanto stringeva tra l'indice e
il pollice. Nel dischetto brill un raggio del sole nascente.
Un istante dopo il tallero inviato da Dur-Fidalh era nelle mani del destinatario. Osservandolo, Ben Smail ascoltava il messaggero, gli occhi stretti a fessura. Nei momenti di sorpresa e di attenzione era un riflesso condizionato che lo aiutava a non far trasparire una qualsiasi reazione.
Lo stesso riflesso mimetizz il suo stato d'animo quando, un paio d'ore dopo, inform Sarah del tallero e del messaggio ricevuto. Non aggiunse commenti e la lasci sola con l'animo in tumulto per la notizia.
Lei cercava di restare calma, ma non ci riusciva. Cosa sarebbe cambiato? Durante la giornata precedente non era uscita dalla baracca, conscia di quanto la situazione fosse mutata dal momento in cui i suoi carcerieri avevano saputo che il sommergibile italiano non aveva restituito il tesoro sul quale da decenni tutti fantasticavano, ma carta moneta senza valore. Aveva ritenuto preferibile, di conseguenza, non farsi vedere dagli uomini della banda, che come il loro
capo dovevano essere certamente in tensione. Incerti, o forse fin troppo certi, sul da farsi.
Lei non rappresentava pi la possibilit di mettere le mani su una montagna di denaro, era invece un peso, un problema; tanto che il loquace Robin Hood isolano, nella giornata trascorsa, non s'era fatto vedere. N le aveva inviato Jasmine a massaggiarle la schiena.
Temendo di essere condannata a massaggi d'altro genere, Sarah intravedeva lugubri conclusioni alla sua prigionia.
Adesso, con l'arrivo della moneta d'oro e la notizia di tante altre recuperabili nel relitto del sommergibile affondato, lei poteva essere di nuovo utilizzata come merce di scambio.
Uno spiraglio di speranza sembrava aprirsi sul suo destino.
Lo aveva capito quando Ben Smail, subito dopo l'approdo della uri, era entrato nella baracca spalancando la porta socchiusa. I suoi amici mi hanno inviato un messaggio aveva tuonato. E hanno allegato questa rarit numismatica.
Sarah, dopo aver osservato la moneta, aveva reagito con una battuta banale. A lei questa moneta immagino interessi perch  un pezzo d'oro, non perch sia una rarit numismatica.
Pare che sia un esemplare tra i molti individuati dai suoi compagni nello scafo sepolto dal mare... Una scoperta interessante, e non solo dal punto di vista numismatico. Anche a lei dovrebbe interessare molto. O sbaglio?
No, non sbagliava. Ma Sarah prefer non rispondere a tono. Finse solo curiosit per il tallero. Una moneta con un volto femminile... un volto europeo.
S,  la regina Maria Teresa d'Austria. Ben Smail alz una mano, per anticipare l'inevitabile domanda. La sua voce era tornata normale. A quanto pareva, alla sua vanit di conferenziere sembrava incapace di rinunciare, anche nei momenti di tensione. Il tallero apparve in Africa orientale a fine Ottocento, quando un negus ordin a una banca austriaca il conio di monete per il suo regno. Ordine eseguito utilizzando un modello gi pronto, con la figura della regina Maria Teresa. Appena in Etiopia giunsero gli italiani, i conquistatori tentarono di sostituire il ritratto con una sorta di tallero dove raffigurarono il loro re. Nessuno li accettava, per.
I Savoia non erano particolarmente belli.
Secondo la voce popolare, "argento taliano no bono"... Comunque, talleri vecchi e nuovi finirono con l'uscire di scena... Parlo di quelli d'argento. Dei talleri d'oro s' solo sentito favoleggiare.
Sarah lo ascoltava senza illudersi. Nel Ben Smail apparentemente sereno rivedeva il bandito gentiluomo e saggio che malgrado l'atto di violenza del rapimento l'aveva affascinata. Ma si costrinse a non illudersi, limitando l'ottimismo alla semplice constatazione di una tregua. Comunque, era un buon segno.
Tutto stava per aggiustarsi?
Ascoltava e intanto soppesava il pezzo di metallo prezioso per sessantanni dimenticato sott'acqua e da un paio di giorni toccato, palpato, accarezzato da mani diverse.
E adesso? Seppe dire solo questo, agitata dalla speranza.
L'uomo la fiss intensamente.
La faccenda pu volgere al meglio, se tutti voi
collaborerete... lei per prima.
Si spieghi.
Lui riflett a lungo, prima di rispondere. I palombari del suo gruppo debbono recuperare tutti i talleri. Per salvare lei, i suoi amici dovranno portare in superficie l'intero carico, senza dimenticarne laggi nemmeno una minima parte. A consegna avvenuta io la liberer. Fine della storia.
Magnifico! E gli eritrei? Sentiranno l'allettante tintinnio di una montagna di monete d'oro e piomberanno su quell'isoletta come api sul miele. Anzi, come avvoltoi su una carogna.
Paragoni inesatti. Loro sono solo stupide galline, drogati da un eccesso di qat.
Non mi sembra minore il consumo che ne fanno i suoi...
Noi delle isole ci siamo abituati; loro no, sono montanari. La prova della loro incapacit  proprio nei piani per cos dire strategici del generale Rafrn. Pare che sia stato cos sciocco da portarsi via da Dur-Fidalh tutti i suoi, quando s' infuriato. Un nostro proverbio dice che la rabbia  una cattiva consigliera...
Suona cos anche dalle nostre parti. Banale ma esatto.
Difficile quindi che i dancali vengano a sapere dei talleri. L'unico pericolo per il tesoro  rappresentato dai turchi.
Turchi?
Lei, mia cara scienziata,  un'anima candida... Come immagina che possano comportarsi dei turchi, certamente armati e per di pi senza un soldo, quando sulla loro barca due palombari rovesciano sul ponte ceste colme di monete d'oro? Si congratulano, stringono le mani ai reduci dal fondo... oppure li afferrano, li legano e li buttano ai pesci?
Per eseguire il recupero subacqueo un mezzo di superficie  indispensabile. Punto d'appoggio non pu che essere il caicco...
D'accordo, allora occorre controllare i turchi. Io so come. Ho un piano sicuro, con l'aiuto di Allah il misericordioso.
 un segreto o io posso...
Lei deve conoscerlo. Si salver solo se far parte del mio piano.
A quanto pareva Ben Smail aveva abolito i preamboli. Evidentemente voleva che lei si rendesse conto di essere obbligata ad accettare qualunque proposta. Sarah questo lo capiva. Ma si chiedeva se avrebbe potuto assecondarlo.
Divider l'operazione in due tempi. Questa notte, invisibili a qualunque sorveglianza, caricher due canotti con i miei e li mander a Dur-Fidalh. Comander il gruppo mio nipote Ibrahim; lui parla inglese, racconter ai suoi compagni qual  la mia proposta e consegner una lettera nella quale lei esporr al suo amico professore i termini dell'accordo: talleri in cambio di una famosa scienziata.
Parlava senza i giri di parole che tanto amava.
Quando avranno raccolto tutte le monete...
Occorrer almeno un'intera giornata.
Ora pi ora meno non importa; i miei uomini possono attendere. E senza essere avvistati, casomai gli eritrei inviassero da quelle parti un aereo o un elicottero. Non vedranno nulla perch i canotti, la notte stessa dell'arrivo, verranno nascosti nell'ombra del bosco di mangrovie. E dal cielo non potranno certo scorgere Ibrahim e la scorta a bordo del battello turco, dove seguiranno le operazioni.
Ammesso che tutto vada come lei dice, in che modo avverr lo scambio?
Il professore italiano, la notte successiva al recupero, verr trasportato qui con i talleri. Me li consegner e lei rientrer in sua compagnia. A quel punto tutto sar concluso.
E lei potr...
Io potr dare il via all'operazione per la salvezza dei miei fratelli alle Bagiuni. Acquister e sbarcher i preservativi, far trasportare i malati in ospedale, invier alcuni medici alle isole... Adesso per dobbiamo affrettarci; appena far sera Ibrahim sar pronto a partire per Dur- Fidalh. Per allora lei dovr aver gi scritto il messaggio. Sia chiara nell'esporre modalit e clausole dell'accordo. Vorrei andare io, ma debbo restare. Qualche sconsiderato potrebbe piombare qui, se ha individuato l'isola dove ci troviamo.
Chi conosce questa tana?
Forse qualcuno nelle alte sfere... molto lontane. Ma non serve parlarne.
Un momento... non posso!
Lui la fiss stupito.
Non posso scrivere nulla... aggiunse Sarah, ma vedendo l'altro rabbuiarsi s'affrett a sorridere. Non ho n un pezzo di carta n una penna o una matita...
Provvedo subito le assicur il padrone di casa dopo un attimo di incertezza. E usc sbattendo l'uscio.
La sua brusca reazione rivelava che Ahmed Ben Smail era molto meno calmo di quanto volesse dimostrare.
Stessa considerazione per Sarah. Anche lei era agitata, e prima di metter mano alla lettera era stata presa da dubbi. Soppesando parole e intendimenti si era accorta di una lacuna fondamentale: nella proposta da avanzare ai suoi compagni mancava una garanzia fornita dal rapitore.
Usc dalla baracca e senza porsi il problema se le fosse concesso o no di muoversi nel villaggio vag cercando Ben Smail. Guidata da una gracidante eco metallica, lo trov con un gruppo dei suoi all'ascolto di un torrenziale dialogo in arabo vomitato dall'impianto digitale Toshiba che occupava buona parte del locale. Nel vederla apparire, qualcuno tocc un pulsante della consolle e le voci svanirono.
A Ben Smail sfugg un gesto stizzito, e subito dopo spieg ai suoi che aspettava quella visita.
La lettera? disse, e tese la mano per riceverla.
Prima debbo parlarle. Ho un interrogativo.
Ben Smail ritrasse la mano e la chiuse a pugno. Agli uomini per non volle mostrare alcuna reazione alle parole della straniera, e la invit a uscire all'aperto. La guid sotto una tettoia, dove rimasero in piedi fronteggiandosi.
Allora... niente lettera? Alla penna manca l'inchiostro? chiese, chiaramente irritato.
No, la Waterman che lei mi ha prestato  perfetta. Anche se i nuovi modelli...
Smettiamola, non ho tempo da perdere. Mi dica qual  il problema.
Uno solo, ma basilare: nell'accordo lei chiede al professor Arnei di venire qui per consegnare le monete d'oro trovate nel relitto... e poi?
Perch mi costringe a ripetere quanto ho gi detto? Dopo avermi dato il tempo di controllare i talleri, il professore carica sul canotto la sua amata dottoressa e la riporta al campo...
E se per caso lei cambiasse idea? I pirati non sono tenuti a mantenere la parola data, se ricordo bene le mie letture giovanili.
L'espressione di Ben Smail non mut. Mosse la testa come a dire s e fece riaffiorare il suo sguardo cordiale. Lei si ostina a non capire che non siamo pirati, ma patrioti. Capisco comunque il suo dubbio... Ibrahim!
Uno del gruppo, rimasto nella baracca, usc di corsa.
Dottoressa Morasky, le presento Ibrahim. Ragazzo esperto in particolare nel campo degli esplosivi. Parla e capisce l'inglese, ha studiato al Cairo. E poich, a differenza dei giovani occidentali, obbedisce ai desideri dei suoi superiori, lei pu tranquillizzarsi. Lui guider la rotta dei canotti a Dur-Fidalh solo all'andata. Poi rester laggi... a garanzia dei patti. Sar un ostaggio che i suoi amici restituiranno appena lei e il professore italiano sarete di ritorno al campo. Se io violassi l'accordo loro potrebbero consegnare il mio uomo pi fidato agli eritrei... il che non voglio nemmeno ipotizzarlo.
Segu uno sguardo che Sarah non riusc a interpretare. Forse era stata solo una sensazione, ma anzich rassicurarla quelle parole le erano parse... no, stava equivocando, era esageratamente tesa. Negli occhi di Ben Smail guizz un altro lampo, stavolta chiaramente amichevole.
Avrei un'ulteriore proposta, dottoressa. Riguarda il dopo... quando i nostri rapporti saranno, per cos dire, normalizzati. Se accetterete un'intesa con noi, veri padroni di queste isole e del mare che le circonda, potrete riprendere le ricerche di quella nave per la quale m'avete detto di essere venuti nel Mar Rosso.
Sarah cerc di indovinare un tranello nascosto in quella proposta. Ma l'uomo che aveva di fronte le parlava da amico. E insisteva. La mia proposta semplificher le vostre ricerche del fantomatico relitto e aumenter le probabilit di successo.
In che senso?
Lui non rispose subito all'interrogativo. Si mise a passeggiare avanti e indietro, senza distogliere lo sguardo dal suo volto.
Non solo lei, ma anche i suoi amici troveranno soddisfacente una soluzione in grado di compensarvi della... donazione forzata dei talleri.
Donazione?
Non importa. Lei informi i colleghi della mia proposta in merito alle antiche e preziose statue di cui ho sentito parlare. Vi aiuter a trovarle, vi consentir di portarle nei vostri musei.
Sarah sgran gli occhi.
Ecco, noto che il suo spirito di archeologa risorge, malgrado i problemi di questi ultimi giorni. Me ne rallegro, e sono certo di registrare una reazione identica nel suo collega. Gli scriva di portarmi, oltre ai talleri d'oro, le mappe nautiche dell'area dove voi erroneamente avete ritenuto che giacesse il relitto con le statue...
Erroneamente?
S, avete posto la vostra base alle Dahlak perch su una spiaggia di quell'arcipelago furono trovate le scialuppe dei naufraghi. Quella nave sarebbe per potuta andare a fondo qui, fra le nostre isole. Venti e correnti potrebbero poi aver trascinato verso le Dahlak le lance di salvataggio portandole ad arenarsi nell'arcipelago di fronte al nostro. Non molto distante da qui, come lei ha constatato.
L'Elizabeth sarebbe naufragata alle Farasan, quindi?
Lo ipotizzo basandomi sul ricordo dei racconti uditi dai padri dei nostri vecchi pescatori...
Pescatori o pirati? Sarebbero stati loro a massacrare...
Ben Smail finse di non aver udito. I pescatori di perle potranno dare indicazioni preziose. Sono uomini che conoscono bene il fondo del nostro mare. Da mille anni si immergono ogni giorno nei reef corallini. Spesso ci hanno raccontato di aver intravisto ombre di navi affondate. Ne giacciono molte nel mare tra le isole. Utilizzando le loro conoscenze e seguendo i loro consigli...
Sarah, a quel riferimento, ricord i pescatori di spugne del Mediterraneo, in grado di scendere a corpo libero sin oltre i sessanta metri. Spugnaroti greci, turchi e tunisini si erano rivelati in grado di offrire indicazioni agli archeologi sui resti di relitti affondati. Perch non avrebbero potuto risultare egualmente preziosi uomini specializzati in un mestiere tutto sommato simile? I pescatori di perle, esseri quasi anfibi...
Allora, mi risponde?
Per l'ennesima volta lei si chiese chi aveva di fronte. Ora le appariva come il ladro gentiluomo, il seduttore "onesto a met" immaginato dai romanzieri ottocenteschi: insinuante e convincente.
Sar vostro socio nell'impresa. Una parte di quanto verr trovato per merito dei miei uomini sar ovviamente nostro bottino...
Sarah non sapeva cosa rispondere. In una persona pronta a prendere decisioni logiche, il metro di giudizio sembrava diventato di misura variabile, dal momento in cui era apparso quell'uomo a Dur-Fidalh. Un turbamento cresciuto nell'agitata, contraddittoria esperienza dei giorni da sequestrata, e che la proposta appena udita stava trasformando in confusione.
Nel loro insieme gli eventi le apparivano come la trama di un film di cui lei fosse stata per caso scelta come protagonista; paragone affiorato nei giorni precedenti, nella solitudine di ore interminabili. Quando si chiedeva se era sempre la stessa donna che aveva vissuto sfidando pericoli, decifrando reperti complessi, accettando le incognite dell'alta profondit: esperienze spesso sorprendenti, eppure nessuna altrettanto imprevedibile quanto quella attuale.
Se lo ripete poco dopo, nel concludere la lettera per Marco e aggiungendo un post scriptum al quale lei stessa stentava a credere.
Il signor Ben Smail mi incarica inoltre di riferirti la seguente proposta: metter a nostra disposizione pescatori di perle esperti conoscitori dei fondali di questo mare per riprendere, associati a lui, le ricerche dell'Elizabeth. Ti consiglia di portare con te le carte nautiche dettagliate delle Dahlak e delle Farasan, cos da concordare un programma di ricerca. Nel caso che il relitto si trovasse e recuperassimo le statue, in cambio della sua collaborazione dovremmo cederne una a lui e ai suoi. Decidi tu. Quanto a me... relata refero.
Cosa significano queste due parole? Un messaggio in codice? Nel controllare la lettera, Ben Smail era tornato sospettoso.
 latino. Significa che riferisco quanto m' stato detto. Vale a dire che non entro in merito alla validit di quanto lei propone.
Dubita della mia sincerit?
Sarah cerc di decifrare quello sguardo fisso su di lei, ma era impossibile. Le era per anche impossibile mentire.
S, credo... di crederle. Ma non voglio influenzare il professor Arnei con la mia opinione. Decider liberamente... Si strinse nelle spalle. Anche lui, come me, desidera solo la fine di tutta questa vicenda.

Foreign Office, Londra - Lo stesso giorno.
Clark, amico mio, occorre fare qualcosa. La puttanella altolocata sta alzando un gran polverone, urla parole irripetibili al mio capo, minaccia di sfondare la porta di Downing Street...
Strilla per nulla. Non si segnalano novit, laggi. Non hanno inviato messaggi disperati. Avevano probabilmente esagerato il pericolo e ora hanno risolto o stanno risolvendo il problema trattando con i locali. Incidenti simili accadono spesso ai turisti in vacanza nello Yemen: si lasciano sequestrare da presunti predoni del deserto per godersi il brivido dell'avventura e si fanno poi rilasciare versando quattro soldi e otto pecore. Quando tornano a casa possono raccontarlo agli amici.
S, la penso anch'io cos. Risolvendo un sequestro con la tecnica del fai da te, si evitano interventi della polizia locale o, peggio ancora, dei militari. Casi simili ci insegnano che quando gentaglia in divisa tenta un atto di forza, ci scappa almeno un morto...
Ho chiesto e ricevuto una foto satellitare di quell'isoletta.
La barca-appoggio della cosiddetta missione archeologica  allo stesso ancoraggio. Tra le tende del campo si notano le solite tre o quattro persone...
Comunque, anche se possiamo tranquillizzare chi si preoccupa, facciamo vedere che ci diamo da fare... E loro, laggi, rassicurali con un'e-mail. Dispongono d'un satellitare e sembra che lo sappiano usare. Puoi anche rivolgerti alla Marina; abbiamo un paio di navi, da quelle parti. Che mandino un elicottero a dare un'occhiata...
Per carit! Se dalle nostre unit che stazionano oltre Bab el Mandeb si muove una mosca nasce un casino. Mi pare gi di sentire il boato minaccioso di americani, sauditi, Comando NATO... La tensione con lo Yemen  alle stelle. E noi...
E noi cosa?
Noi preferiamo lasciare che situazioni di scarsa importanza si risolvano da sole. Persino Israele per ora tace, malgrado la sequestrata sia una loro cittadina. Non hanno nemmeno divulgato la notizia, credo per evitare pressioni dell'opinione pubblica. Con la crisi in corso il Mossad non intende trasformare un problemino in un problemone...
Tutto giusto, Clark. Ma ricordati che noi abbiamo le palle e in qualche maniera dobbiamo dimostrare che funzionano. Alza un polverone... e fallo subito. Senza un'altra parola, la conversazione venne interrotta.
Il colorito del nominato Clark, di regola giallastro, si fece paonazzo. Le palle? grid. Le abbiamo ancora? E chi ci crede? Forse ha le palle chi sbraita e rischia un guaio per una vecchia baldracca ebrea tanto stupida da andarsene a spasso nell'area pi a rischio di tutto il Medio Oriente?
Vide farsi gelido lo sguardo della segretaria, immobile al computer. Tossicchi.
E tu dimenticati quello che ho detto.

Dur-Fidalh - Nelle ventiquattrore successive.
Fino a un certo momento, tutto si svolse come previsto e organizzato da Ahmed Ben Smail. I canotti raggiunsero Dur-Fidalh e l'indomani giacquero immobili e invisibili sotto la coltre verde del bosco di mangrovie.
Nel cuore della notte precedente il rombo dei Mercury da 160 cavalli aveva risvegliato i quattro nelle tende. Saltati gi dalle brande, erano giunti trafelati alla spiaggia mentre Ibrahim e i suoi uomini prendevano terra.
Argia era gi l. Signora Sarah molto bene strill intravedendo Marco. E lui per qualche secondo sper che l'amica stesse per essere restituita sana e salva. Invece non era cos, e si era dovuto accontentare di una lettera inattesa e sorprendente. A fine lettura era rimasto, come gli altri, pi che perplesso.
Edward aveva commentato col solito sarcasmo. La vostra amica  in preda... ehm... alla sindrome di Stoccolma. Probabilmente si  innamorata del suo carceriere... Ma gli sguardi di Marco e di Juv lo avevano fulminato. E aveva taciuto.
Rilessero le due pagine riempite nella fitta, irregolare scrittura che Marco e Juv sapevano da tempo come decifrare. Analizzarono la proposta, la commentarono, ne discussero.
Venne l'alba e ricominciarono a sudare; appena il sole fu un palmo pi alto dell'orizzonte, una seconda napoletana di caff venne completamente vuotata. Ma loro erano ancora incerti, non del tutto convinti delle proposte ricevute. Fu Marco, infine, ad arrendersi, perch era evidente che non esisteva alternativa.
Di informarne gli amici di Eddie a Londra non se ne parlava: il telefono satellitare era inutilizzabile. Il gruppo dei giovani pirati come prima mossa aveva abbattuto l'antenna radio del campo, ignorando la violenta reazione dell'inglese.
Eddie, inutile gridare. Juv lo aveva preso per un braccio e trascinato in tenda, predicando una calma che nel suo caso era solo apparente. Si dovesse o no credere al messaggio di Sarah, lui avrebbe stretto un patto con il diavolo pur di liberarla. Dobbiamo comunque stare al gioco. Marco e io scendiamo nel sommergibile a raccogliere i talleri. Li consegneremo e porteremo con noi anche mappe, note e schemi dell'Elizabeth. Se quel capobanda riscuote la fiducia di Sarah dovremo fidarci anche noi. Vedrai, filer tutto liscio. Questa potrebbe essere la volta buona per portare a galla la refurtiva del tuo bisnonno pirata, e
lo faremo con l'aiuto di un altro pirata!
In attesa dell'immersione e poi del ritorno in superficie dei due palombari con le monete, gli uomini di Ibrahim s'erano piazzati all'ombra della tenda sul ponte del Mranz. Armi automatiche a tracolla e alla cintura jambia lucenti e ricurve erano esibite per intimorire soprattutto i turchi dell'equipaggio. Se mai fossero venute loro a mente idee pericolose nel veder salire dal fondo del mare centinaia di monete d'oro, i Kalashnikov con il colpo in canna avrebbero cancellato ogni velleit.
L'ipnotizzante apparizione di quanto raccolto nella sala siluri del Mazzoli avvenne a tre ore dall'inizio dell'immersione. Alle quattro pomeridiane il carico gocciolante era sulla tolda del Mranz.
La conta dei talleri subito iniziata e ripetuta diede il risultato di 818 pezzi in totale, tutti d'oro.
Prima del tuffo, a Marco e Juv, gi negli scafandri meticolosamente preparati da Pastorino, il giovane Ibrahim aveva rivolto a entrambi un minaccioso avvertimento. Il suo inglese era meno fluente di quanto garantito dal suo capo, ma sufficientemente chiaro. Non fate i furbi. Portate su tutti i talleri... dico tutti. intanto indicava una cassa d'esplosivo caricata sul Mranz. Sarebbe inutile lasciare laggi qualcosa di prezioso per tornare poi a ripescarlo. Io ho l'ordine di far esplodere sul sommergibile, appena tornerete in superficie, i cinquanta tubi di gelatina sui quali ho viaggiato comodamente seduto. Lo seppelliremo per sempre.
Si attenne puntualmente al programma. Marco e Juv erano emersi, avevano appena deposto sul ponte i sacchetti con le monete e si stavano liberando dalla scafandratura quando Ibrahim, forse ricordando qualche film di guerra visto alla TV quand'era al Cairo, alz la mano destra levando due dita a forma di V. Subito dopo trasmise ai suoi l'ordine di calare in acqua le cariche d'esplosivo che avrebbero distrutto la falsatorre del Mazzoli, rendendo impossibile l'uso del condotto per penetrare all'interno.
Il comandante Ozek ordin la messa in moto del caicco. Doveva spostarlo dalla verticale del relitto subito dopo che Ibrahim e i suoi avessero mollato le cariche a esplosione ritardata.
Pastorino, a sua volta, recuper in fretta la telecamera subacquea e l'impianto d'illuminazione.
Poco dopo, esattamente nell'istante previsto, un ribollio violento sal alla superficie e una profonda vibrazione scosse
lo scafo del caicco, bench fosse gi a distanza di sicurezza.
Juv aveva chiuso gli occhi: dolore e rabbia si sommavano nell'immaginare il Mazzoli condannato a morire di nuovo. E stavolta per sempre.
Il programma si stava svolgendo nei tempi previsti. Al calar del sole Ibrahim sput gli avanzi del qat masticato sino ad allora e s'infil altre due foglie fresche tra i denti.
Era giunto il momento di ordinare ai suoi di far uscire il gommone dal nascondiglio sotto le mangrovie e di salpare da Dur-Fidalh per trasportare Marco alle Farasan.
Appena lo vide a bordo d'uno dei canotti gli affid con uno sguardo minaccioso i sacchetti di tela con le monete. Sarai tu a consegnarle.
Marco non partiva solo; Juv aveva chiesto e ottenuto di accompagnarlo. All'isola restavano Eddie e Pastorino, ai quali, appena i due canotti lasciarono Dur-Fidalh, Ibrahim impose di trasbordare dalle tende al caicco, dove lui sarebbe rimasto sino a quando la donna sequestrata non avesse fatto ritorno.
A Edward quell'Ibrahim designato a fare da garanzia appariva a dir poco singolare, come ostaggio; non solo era armato, ma disponeva di ben altro deterrente: era imbottito di esplosivo.
Non sperate di farmi fuori, anche se siete in tanti aveva proclamato, accompagnando le parole con un gesto sufficiente per convincere tutti della propria intoccabilit. Aperta la giacchetta mimetica, era apparsa una cintura rigonfia, allacciata su ventre e petto. Ecco un buon carico di semtex e il relativo detonatore. Salterete assieme a me, se qualcuno mi aggredisce.
Nessuno pensa di aggredirti aveva risposto l'inglese. Aspetteremo assieme a te il ritorno della donna e dei due amici domani sera. Di cos'hai paura?
Tono minaccioso destinato a mutare, di l a poco, quando l'espressione truce del giovanotto si dissolse in una smorfia quasi infantile. Ho fame! annunci in inglese. Nel dubbio di non essere stato compreso, ripet lo stesso concetto nel dialetto locale, fissando Argia. Vai a terra e prepara una cena abbondante. Cucina la pasta degli italiani, mi piace.
La osserv scendere, accompagnata da un marinaio, poi and a piazzarsi nella cabina radio.
Di qui non mi muovo proclam lasciando intendere che a nessuno doveva venire la balorda idea di chiamare qualche amico per radio.

Isola innominata alle Farasan - Dalla notte all'alba.
Sarah si gett tra le braccia di Marco con impeto. E con la stessa foga strinse a s Juv.
Non era mai accaduto, perch non era di carattere espansivo. Da bambina era cresciuta nel mondo duro dei kibbutz e aveva imparato come contenere le emozioni. Ma quel giorno le era impossibile. I due amici erano appena balzati gi dal canotto e gi lei correva verso di loro, liberandosi della tensione cresciuta di ora in ora. E adesso la lasciava esplodere in una fiammata d'affetto, soffocando le lacrime.
Gi due ore prima era uscita dalla baracca, pronta a cogliere la prima eco dei motori in avvicinamento. La luna si rifletteva sul mare calmo, dove un manto di fosforescenza si stendeva a perdita d'occhio. Sulla spiaggia, in quella luminosit incerta ma diffusa, aveva intravisto ombre di uomini immobili lungo la riva. Probabilmente anche loro attendevano preoccupati, malgrado l'ostentata sicurezza, il ritorno dei compagni.
Dopo poche e fredde parole di saluto, Marco consegn i sacchetti di monete a Ben Smail, che se ne and con i suoi senza dir nulla. Nel silenzio tornato profondo, Sarah condusse i due amici nella baracca. Erano intirizziti dal freddo accumulato nelle ore di traversata e si gettarono sul pavimento dov'erano stese stuoie e coperte. Marco e Juv vi si avvolsero sedendo a gambe incrociate. Nessuno dei tre desiderava dormire.
Non ho nulla da offrirvi; dovete accontentarvi di qualche sorso d'acqua.
Speravo nella cena di mezzanotte a lume di candela.
La candela c', Juv. Per la cena debbo confessarti che non sono attrezzata.
Come ti hanno trattata questi bastardi?
Non posso lamentarmi. Una loro donna, con un massaggio veramente miracoloso, m'ha tolto ogni dolore residuo alla schiena.
Mi sembra che sia passato un anno dal momento dell'incidente comment Marco scuotendo la testa.
Ho perso il conto del tempo anch'io. A occhio e croce dovrebbe essere accaduto almeno un secolo fa.
Almeno!
Tacquero, mentre i pensieri tornavano dal passato al presente. Avrebbero voluto rassicurarsi l'un l'altro, alimentare la speranza di essere giunti alla conclusione dell'angosciosa vicenda. Ma diffidenza e incertezza insidiavano le loro speranze; non riuscivano a liberarsi da un crescente timore. Durante anni di difficile lavoro sottomarino, tensione e paura dell'ignoto non li avevano mai condizionati. Quelli che avevano affrontato nelle loro missioni erano per pericoli concreti e la loro professione li aveva abituati a prevedere con freddezza ritmi e tempi di lavoro, coi relativi rischi e pericoli. Nella situazione che s'era venuta a creare non riuscivano invece nemmeno a immaginare cosa poteva succedere. Tutto e il rovescio di tutto.
L'oro dei talleri  una certezza. Ma lo accontenter? Rispetter i patti?
Sarah allarg le braccia. M' sembrato in buona fede.  un uomo molto duro ma sincero.
In Juv affior un ghigno che in altro momento si sarebbe potuto interpretare come un sorriso ironico. Eddie  dell'opinione che tu sia l'ennesima vittima della sindrome di Stoccolma: la rapita innamorata del rapitore. Se fosse vero e noi fossimo autorizzati ad annunciare il fidanzamento d'una scienziata ebrea con un guerrigliero arabo, avremmo conquistato la prima pagina dei giornali nel mondo intero...
E se io potessi fulminarti con lo sguardo, lo farei... Nemmeno in momenti come questi riesci a comportarti seriamente?

Tolda del Mranz - All'alba.
Ibrahim disse le sue preghiere rivolto alla Mecca quando sul filo orientale dell'orizzonte il buio della notte venne sfiorato dai primi, incerti chiarori.
Si lev in piedi, poi si mosse per un bisogno corporale sino al bordo del caicco. Fece quanto doveva fare senza mai perdere d'occhio il ponte e la cabina radio, dove ritorn accoccolandosi a gambe incrociate. Era ben sveglio, ma per sentirsi del tutto in forma s'infil in bocca una foglia di qat; la prima delle tante che avrebbe succhiato, masticato e sputato durante il giorno.
Con la mano stretta al calcio del Kalashnikov, teneva d'occhio i marinai, i primi a essersi levati dai giacigli sul ponte. Confabulavano sottovoce, ombre nel tenue controluce dell'alba.
Il sole, bench non ancora sorto, prese a spandere su tutto e su tutti un diffuso chiarore rosato, riflesso nella calma piatta delle acque attorno al Mranz, immobile nell'assoluta mancanza di vento. Anche per questo la temperatura gradevole della notte stava rapidamente stemperandosi e gi mutava in tepore umido, preannuncio del caldo asfissiante del giorno pieno.
In tono brusco, Ibrahim domand da bere a uno dei marinai. L'effetto del qat era pi rapido e stimolante se la masticazione veniva accompagnata da qualche sorso d'acqua. Il marinaio pass la richiesta al pi giovane a bordo, il mozzo del caicco, che emerse poco dopo dal sottoponte stringendo tra le mani una tazza metallica colma a met. Il contenuto aveva la temperatura d'un brodo, e del brodo aveva pi o meno il colore.
La riserva  quasi esaurita annunci il ragazzo rivolgendosi al comandante, apparso sulla tolda, il corpo gi sudato, i fianchi stretti da un telo di spugna d'et e colore indefinibili. Ozek scosse la testa, punt lo sguardo ancora assonnato verso la cabina radio e il suo guardiano e parl con voce rauca.
Dovremo mollare l'ormeggio e mettere prua su Massaua per rifornirci, domani.
Comprendendo a chi era destinata la battuta, Ibrahim rimase interdetto solo per un attimo. Alz la testa e ricambi l'occhiata.
Qui comando io replic scandendo le parole. Il barcone non deve spostarsi nemmeno d'un metro.
La risposta di Ozek fu una risata degna d'un orco da cartone animato. Vorr dire che tu e noi berremo acqua di mare. Molto buona per curare l'intestino.
Tu sei comunque pi fortunato di noi aggiunse uno dei marinai. Mastichi erba, dimentichi sete e sogni donne vergini...
Non ci fu risposta. Ibrahim s'era girato verso i due europei apparsi sul ponte. Edward e Pastorino avevano dormito nel castello di prua su materassini pneumatici prelevati al campo, assieme a un telo impermeabile per difendersi dall'umidit notturna. La prima luce li aveva risvegliati.
Anche al campo l'acqua da bere  agli sgoccioli annunci Pastorino al comandante. Ne avanzano solo una decina di bottiglie, secondo Argia.
Ce la caveremo con quanto resta nei fusti dei servizi. La bolliremo. La stoica soluzione proposta dal baronetto s'ispirava, come lui stesso spieg, a metodi di famiglia. Il mio bisnonno, in India, malgrado laggi galleggiassero miliardi di microbi e batteri in ogni goccia d'acqua, non s' mai ammalato n ha sofferto mai la sete. Gli bastava bollire foglie di t in qualsiasi liquido. Anche di fogna, diceva.
Pastorino, fissando il mitragliatore di Ibrahim, s'accorse di non preoccuparsi per nulla della mancanza d'acqua, n del drastico sistema proposto da Eddie per vincere l'arsura. Da quando s'era svegliato inseguiva pensieri negativi, per i quali gli pareva una perdita di tempo parlare di eventi passati, presenti e futuri.
 inutile... qui stiamo per lasciarci la pelle mormor. Tutti.
Timore che non avrebbe tardato ad affiorare anche in
Edward. Quel giovanotto imbottito di semtex, pi carceriere che ostaggio, continuava a preoccuparlo. E gli sembravano sempre pi dubbie le intenzioni di Ben Smail nei confronti di Sarah, Marco e Juv.

Isola innominata alle Farasan - Stesse ore.
Marco, Sarah e Juv non furono svegliati dal sorgere del sole, anche se lame taglienti di luce erano penetrate dalle fessure tra le assi della baracca. A scuoterli dal sonno nel quale erano piombati da poco fu una voce dall'accento militaresco, subito seguita da un calcio all'uscio sconnesso.
L'ospitalit non include il breakfast del mattino, ma un efficace servizio di sveglia s, a quanto pare. Marco, balzato in piedi di soprassalto, ebbe la tentazione di tornare a sdraiarsi sulle stuoie e chiudere gli occhi. Se mi rimettessi a dormire, sfuggirei alla realt della situazione almeno per un'altra ora... borbott.
Per vincere la tentazione, si stiracchi pi volte; come Juv, sentiva ossa, muscoli e giunture doloranti, dopo le ore passate sul canotto lanciato a tutta velocit di onda in onda, e le altre cercando invano di riposare rannicchiato sulla stuoia a terra.
Di nuovo l'uomo alla porta url indicando le baracche poco lontane.
Laggi, sotto una tettoia, c'era Ben Smail. Come i suoi uomini, masticava qat.
"Strano" pens Sarah, e una punta di disagio fu la prima incrinatura nel velo fragile di fiducia nel quale s'era riparata in quei giorni. Lo raggiunse all'ombra assieme a Marco e a Juv. Poco lontano not una ventina di uomini, i fucili appoggiati a terra o alla parete di latta d'una delle baracche.
Qualcuno, per moltiplicare l'effetto dell'erba che masticava, s'attaccava ogni tanto al collo d'una bottiglia d'acqua poggiata sul piano d'un tavolo coperto di mosche. Altre bottiglie, vuote, erano a terra e formavano un tappeto di plastica scrocchiante.
Il tutto poteva sembrare il quadro d'una viuzza di paese yemenita nelle prime ore del giorno. Mancavano solo le risate e le grida dei bambini.
Marco si rivolse a Ben Smail.
Questa vicenda paradossale sta durando troppo gli disse deciso. Siamo arrivati al momento di mettere un punto fermo. I patti sono stati rispettati... da noi. Aveva parlato in inglese a voce alta, a muso duro, e subito tutt'attorno si fece silenzio, anche se certamente nessuno capiva una sola parola.
L'uomo che aveva di fronte annu. S, siamo giunti a un punto fermo.
Marco fece un cenno a Juv, che agitando le mani cacci nugoli di mosche che sostavano sul tavolo e vi poggi il rotolo di mappe portate da Dur-Fidalh. Fu Sarah a parlare.
Ecco le carte nautiche, le pi dettagliate di tutta l'area del Mar Rosso meridionale. Due sono dedicate alle Dahlak e alle Farasan: isole, secche, reef, bassifondi... In attesa di riunirci con i nostri sul Mranz, potremmo ipotizzare con lei e con i pescatori di perle in quale area dell'arcipelago sia consigliabile riprendere ricerche e immersioni. Se loro conoscono l'ubicazione di qualche relitto e...
Ben Smail l'interruppe ridendo forzatamente. Pescatori di perle? Da quanto tempo in questo mare non esistono pi n perle n pescatori? Da almeno vent'anni? Trenta? Rivolto ai suoi uomini, ripet la domanda nella propria lingua; tutti si unirono all'ilarit del capo e risposero con battute e segni di diniego.
Anche loro confermano di non conoscere alcun pescatore di perle, da queste parti. Era tornato all'inglese, e fece un segno con la mano a chi ancora rideva. Silenzio.
Sarah, stupita, aveva scambiato uno sguardo con Marco, tornando poi a rivolgersi al suo sequestratore. Lo vide diverso ancor prima di sentirlo nuovamente ridere.
No... niente perle n pescatori. E prima che mi rivolga altre domande sciocche, aggiungo che nelle nostre isole non  segnalata alcuna epidemia di AIDS.
Ma alle Bagiuni...
Quelle isole sono a milleottocento chilometri da qui, e per di pi, cara dottoressa, nella sua presuntuosa saccenza lei ignora che le Bagiuni sono deserte.
 stato lei ad averle nominate, a parlarmi dell'epidemia...
Ben Smail indic due tra i suoi che evidentemente avevano capito e ridacchiavano guardandosi.
Vede? All'idea di un'epidemia in isole dove non vive nessuno si stupiscono di lei, della sua credulit, della sua ignoranza. Ma come, stanno dicendo, gli ebrei non sono coltissimi, intelligentissimi, furbi pi di una volpe del deserto?
Lei aveva detto dell'AIDS e di quelle isole contagiate e io...
Stupidi tutti, voi occidentali! Ebrei e non ebrei... stupidi come capre.
Su Marco, rimasto interdetto, quelle parole ebbero l'effetto d'una frustata, sent il sangue salirgli alla testa e fece un passo avanti. Lei  un miserabile mentitore! url.
Ben Smail parve sul punto di rispondergli con la jambia, perch la sua mano era corsa all'impugnatura dell'arma. Invece torn a sorridere beffardo.
Marco fece forza su se stesso. Non doveva accettare la provocazione: quel bandito cercava un incidente. Ma era difficile soffocare l'onda di rabbia.
Stupidi... siete stupidi ripet Ben Smail. E con gli occhi accesi per lo sconcerto creato si avvicin al tavolo dove Juv aveva poggiato le mappe pochi istanti prima. Le raccolse, le strapp in pezzi minuti e le gett a terra, sputandoci sopra.
Era pazzo, si disse Marco, rendendosi conto di averlo pensato gi al momento della sua apparizione al campo, all'esibizione di vanitosa prosopopea mista a scatti di violenza. Non si perdonava, adesso, di aver troppo in fretta accantonato la giusta intuizione. N gli era facile soffocare la voglia di reagire, ma di nuovo s'impose di restare calmo. Era fin troppo evidente cosa significava avere a che fare con un individuo simile.
Adesso, con ripugnante cinismo continuava in tono irridente. Queste mappe? Inutili! Le avete portate qui per niente. Scuoteva la testa come se parlasse a tre sprovveduti. Dovreste saperlo, da studiosi del mare quali vi vantate di essere. Le carte nautiche non servono a nulla, da queste parti. I reef sono corpi viventi, crescono, si moltiplicano, scompaiono. E i banchi di sabbia vengono lentamente spostati da venti e correnti. Alz il braccio in direzione del mare. Noi, non voi, conosciamo il Mar Rosso in tutte le sue mutevolezze.  un mondo nostro, non vostro. Possiamo muoverci a occhi chiusi tra le nostre isole, anche le pi minuscole. Il sorriso sprezzante scomparve, l'espressione torn dura, il tono brutale. E infatti sappiamo in quale di esse accompagnarvi, questa sera. Rivolto ai suoi ripet le stesse parole in tono interrogativo, e tutti assentirono. S, i miei ragazzi sanno benissimo su quale isola debbono traghettarvi. Vi caricheranno appena sar notte.
E non sarebbe stata certo Dur-Fidalh, si disse Marco.
Siamo fottuti imprec Juv, evidentemente giunto alle stesse conclusioni.
Ricondotti alla baracca, alle loro spalle la porta venne subito sprangata.
Marco cerc d'interrompere Sarah, che non si perdonava di aver funzionato da esca facendoli cadere in trappola e adesso smaniava. Ha ragione quel bandito nel darmi della stupida...
Ma cosa dici? Eravamo di fatto suoi prigionieri sin da quand' apparso per la prima volta. Comunque, anche se non avessi mai ricevuto la tua lettera, io sarei arrivato comunque a quest'isola, avessi dovuto cercarla per un anno intero...
Quell'esibizionista figlio di puttana non ha ipnotizzato solo te aggiunse Juv abbracciando Sarah. Il bastardo ha preso per il culo tutti.
Ben presto il caldo divenne insopportabile, sotto il tetto di lamiera. Sdraiati sulle stuoie, restarono immobili per interminabili ore, trascorse con gola, bocca e lingua gonfie, secche. Chiesero a gran voce acqua da bere. Nessuno rispose ai richiami, urlati e ripetuti.
Si rendevano conto che in simili condizioni sarebbe stato difficile restare calmi e lucidi, a differenza di altre occasioni vissute con la morte accanto. Adesso tutto era confuso, la tortura della sete era nulla in confronto allo smarrimento di sapersi in balia di un'irrazionale violenza. Il dubbio su quanto poteva accadere si stava mutando in paura.
Paura di una fine assurda.
In Marco affiorarono lentamente, poi ossessivamente, parole d'una lettura di tanti anni prima: "... on massacre les prisioners endormis...", reminiscenza di un diario o di un romanzo, o forse l'uno e l'altro, scritto da Saint-Exupry. Di lui, vent'anni prima, aveva letto tutto con avidit; qualche riga di Terre des Hommes emergeva adesso: reazione alla paura, forse. In quelle pagine il francese aveva narrato la sventura di due giovani perduti nel deserto e finiti nelle mani di una trib ribelle. Gli tornava alla mente quella vicenda perch i due si erano trovati in una situazione paragonabile alla loro.
Il capo della trib descritta da Saint-Ex era famoso per le sue apparizioni nelle citt del deserto, dove si faceva ammirare per gli eleganti modi che ostentava, presentandosi alle guarnigioni francesi e parlando di pace e di fraternit. Le voci che circolavano tra mercanti e carovanieri
lo descrivevano molto diverso; parlavano di un uomo crudele, spietato. Era quindi abile a camuffarsi e a mentire. Ment, infatti, presentandosi come salvatore ai due piloti sopravvissuti alle sabbie che vagavano smarriti. Li disset, offr loro la tenda migliore del campo, coperte e soffici cuscini per riposare.
Il sorriso del predone gentile scomparve subito dopo aver augurato la buonanotte e i suoi ospiti s'erano abbandonati a un sonno profondo. A quel punto aveva tagliato la gola a entrambi. Metamorfosi bestiale e improvvisa, ma prevedibile, aveva scritto Saint-Ex nelle pagine che parve a Marco di avere sotto gli occhi, mentre con una lente ingrandiva ogni rigo. Nella tradizione di un uomo del deserto, era scritto, nella legge tribale di chi nasce in un mondo isolato e perduto, lo straniero  sempre un nemico. Un estraneo ostile e per di pi un infedele. Da uccidere.
Svan dalla fessura della baracca ogni traccia di luce, e quando si fece buio i tre furono prelevati e portati sulla spiaggia. Trovarono sollievo gettandosi acqua sulle labbra, sul viso, sul capo. Si sarebbero tuffati, ma appena mossero un passo di troppo verso il mare i loro custodi li allontanarono a spinte.
La luna non era ancora sorta, ma come nelle altre sere, la fluorescenza marina irradiava una tenue luminosit, disegnava le ondulazioni della sabbia, contornava le sagome sgraziate delle baracche.
Videro apparire alcuni uomini che trascinavano un grande gommone. Da un altro gruppo d'ombre si stacc la figura pi alta. Anche se lontana, non fu difficile riconoscerla dal burnus; uno solo tra i pirati portava un simile mantello.
Sembr invece irriconoscibile quando fu a un passo da loro. Se quello era il suo vero volto, Ben Smail negli incontri precedenti aveva dovuto compiere sforzi sovrumani per mascherarsi, si disse Sarah ricordandone l'aspetto affascinante quando si proponeva come cavaliere delle cause disperate, vendicatore di diritti calpestati. Lei aveva creduto al suo volto falso. Quello vero lo aveva di fronte adesso. Trasfigurato.
La piega della bocca non era pi sorridente, ma crudele, sprezzante. Le palpebre socchiuse lasciavano intravedere occhi piccoli e freddi; forse era troppo generoso paragonarli a quelli d'un serpente.
Leggo paura nei vostri pensieri, illusi cacciatori di tesori disse fissandoli a uno a uno. Leggo odio verso di me, ma io non ho mai aspirato alla vostra amicizia. Disprezzo il mondo che rappresentate, l'arroganza del vostro sapere, delle vostre tecnologie...
Per carit, ci risparmi altre conferenze... e ci dia una bottiglia d'acqua.
Debbo risparmiare l'acqua. Ma non risparmier nessuno di voi. Sono stato recentemente nei luoghi santi, ho pregato il nostro Dio che, oltre a essere giusto,  anche misericordioso... Per questa santa misericordia ho deciso di risparmiarvi la forma di punizione che meritereste, quella che avrebbero decretato i nostri padri per eliminare gli stranieri troppo curiosi. E blasfemi.
"Non offendere la piet religiosa con il tuo delirio di follia" avrebbe voluto gridargli Marco, ma l'altro non gliene lasci il tempo.
Sono riuscito a convincere gli uomini ad accettare il mio cedimento, che  certo una prova di debolezza. E stato difficile...
A poca distanza, era stato intanto messo in acqua il gommone e altri quattro pirati sopraggiungevano portando un pesante motore e alcune taniche di benzina.
Noi tutti siamo tradizionalisti. Restiamo tali anche nel momento in cui maneggiamo armi d'ultimo tipo e motori come quello montato sul gommone. Fra le nostre consuetudini pi osservate ci sono le punizioni da infliggere a chi viola il nostro mondo. Cerimoniale antico, dono dei nostri padri... ma anche un deterrente per evitare intrusioni. Era evidente la sua soddisfazione non solo di umiliarli, ma di spaventarli. La castrazione e altre operazioni dolorose sono previste per le spie che tentano di mettere il naso nelle nostre isole, dove vivono le nostre mogli e figlie, dove ci sono le tombe dei nostri morti.
S'interruppe per scambiare alcune parole con due dei suoi, poi torn verso di loro.
Quel rito piace ai pi giovani.  un gradito diversivo a una vita monotona. Ridacchi. Non atteggiatevi a persone civili sdegnate dalla ferocia di popoli ancora barbari. Non siate ipocriti. Quando voi bruciate un individuo sulla sedia elettrica, la differenza fra le vostre e le nostre usanze  solo tecnologica. O sbaglio?
Juv, dopo aver faticato a seguire tanta logorrea, da qualche minuto osservava gli uomini al lavoro attorno al gommone. Nel vederli pi volte portare alla bocca foglie di qat riflett che ne masticavano troppo sin dall'infanzia. "Farne indigestione brucia il cervello" pens.
Ben Smail indic l'orizzonte buio. Nessuno  stato mai ospite gradito in queste isole...
Immagino che non lo siano stati nemmeno naufraghi innocenti lo interruppe Marco con veemenza.
I naufraghi? Da queste parti sono una categoria detestata. Provocano ricerche, spedizioni di soccorso... Ogni notizia di nave o barca in difficolt o colata a picco comporta operazioni di salvataggio. Quasi sempre inutili, malgrado militari traditori della mia razza e stranieri ficcanaso vadano dappertutto a fare da guide.
Uno degli uomini s'avvicin, disse qualcosa, ricevette un ordine e corse alle baracche.
Sono pronti. Ma prima di affidarvi a loro, aggiungo un dettaglio importante all'operazione per cancellare ogni sospetto su di noi e permettere l'utilizzo senza problemi del denaro recuperato, per aiutare la mia gente.
Immagino che si riferisca all'acquisto dei profilattici indispensabili alla salvezza dei poveri isolani minacciati dall'AIDS. O ha gi cambiato versione? Sarah, offesa dall'individuo nel quale aveva finito col riporre fiducia e decisa a non rivolgergli parola, si sarebbe morsa le labbra per quel sarcasmo inutile.
Lei ha fatto bene a ricordare i miei intendimenti. Anche i suoi amici debbono conoscere la mia intenzione di investire l'oro restituito dal mare nell'acquisto di qualcosa di utile per la mia gente. Noi siamo al sicuro dalla peste portata dall'AIDS; solo voi potevate credere a una simile sciocchezza. Temiamo invece altri pericoli. Noi isolani difficilmente potremmo fronteggiare aggressioni portate da nemici venuti da lontano o da traditori venuti da vicino, dotati di armi potenti e intenzionati a sottrarci queste isole. I talleri che il mare mi ha donato valgono assai pi di quanto voi potreste supporre. L'oro mi consentir di mettere nelle mani dei miei uomini qualcosa di moderno, in grado di far paura a chiunque. Anche agli elicotteri.
Con altri proficui atti di pirateria e commettendo altri delitti, immagino replic Marco.
Aspettavo il momento in cui questa parola sarebbe stata pronunciata. Non da me... Voi non sarete assassinati, sarete giustiziati.
Pu giocare con le parole, ma resta il fatto che lei e i suoi intendete ammazzarci. Un delitto inutile ed efferato.
Nessuno potr sostenere quest'accusa; risulterete morti per colpa vostra. Secondo le ipotesi che verranno accreditate, avrete perso la vita in uno sconsiderato tentativo di salvare la vostra collega. Siete riusciti a strapparla ai sequestratori, ma vi siete persi sulla via del ritorno. Questi arcipelaghi sono un maledetto dedalo di isole, scogliere, secche...
Siamo proprio sfortunati!
Secondo la versione che far circolare il motore del vostro canotto  rimasto a secco di carburante sulla via del ritorno. Di conseguenza siete andati alla deriva sino a un'isoletta fuori rotta, lontana da qui. A darne prova sar quanto verr trovato accanto a voi.
Ben Smail indic una delle baracche da dove stavano portando alla riva qualcosa di voluminoso.
Resti di un vecchio canotto e un serbatoio vuoto che i miei ragazzi caricheranno con voi sul gommone grande e che sbarcheranno alla destinazione finale...
I suoi ragazzi? Delinquenti sanguinari, figli e nipoti di delinquenti sanguinari. Questo sono esplose Juv.
Ben Smail non cap le parole, ma il senso. Gli insulti isterici dei condannati sono normali, in momenti come questo. Se lei non fosse fuori di s per la paura dovrebbe ringraziare chi ha offeso con la sua sporca bocca. I miei ragazzi le avrebbero volentieri strappato i testicoli, bruciato gli occhi, e prima ancora avrebbero cercato qualche soddisfazione personale, anche se lei non ha un bel corpo giovane come piace a loro. Nessuno di voi tre  una bellezza, forse anche per questo hanno accettato la mia proposta. Saranno i nostri amici a fare giustizia. Vivono all'isoletta dove sarete scaricati e contribuiranno con un tocco finale alla versione dei fatti che intendo accreditare. Gli italiani e l'israeliana si sono persi, sono morti di fame e di sete e hanno contribuito al ciclo biologico di questa zona desolata.
Sput la foglia di qat e decise che era stanco di esibirsi come instancabile conversatore, forbito anche nel promettere la morte.
Basta con i convenevoli. Il traghetto per l'altro mondo  pronto, sia ringraziato Allah il misericordioso. Se credete ancora nel vostro Dio, raccomandatevi a lui.
Volt le spalle e si diresse verso le baracche, scomparendo nel buio. Il Mercury era stato intanto messo in moto con un rombo lacerante.

Dur-Fidalh, sul Mranz - L'indomani sera.
Argia, ne sei certa? L'effetto  totale e sicuro?
Pastorino era ansioso, lei allegra. Totale non so cosa . Mia bevanda d sonno, s. Quando signor Juv nervoso, io dato lui quattro semi di telai in acqua calda, lui dormito otto ore. Questo stupido oggi ha mangiato venti semi telai, mescolati con piatto pasta, dentro sugo. Lui dorme due giorni.
Avevano riso tutti: i turchi, l'italiano, l'inglese, ma solo un'ora prima era andata in scena una recita non altrettanto comica. Il cosiddetto ostaggio continuava a passare il tempo giocherellando con la sua arma automatica, ogni tanto puntandola al viso, al ventre, alla schiena dei marinai.
Quel passatempo aveva finito per favorire un piano che Edward aveva messo a punto mentre il tempo passava e la sua preoccupazione cresceva. Marco, Sarah e Juv non avevano fatto ritorno, bench fossero trascorse pi di ventiquattr'ore. E alle sue domande in proposito il giovanotto rispondeva solo con sorrisi sarcastici.
Il baronetto aveva allora preso una decisione, coinvolgendo Argia, la quale non gradiva per nulla che muovendo l'arma il giovane pirata fingesse ogni tanto di mirare al suo cuore. E che nella lingua franca parlata sulle opposte rive del Mar Rosso continuasse a ripetere, tra il minaccioso e l'implorante: Prima di dormire voglio ancora piatto di pasta. Buona come l'hai fatta ieri.
Scesa la sera, la cuoca aveva scambiato uno sguardo con Pastorino e con l'inglese. E un'ora dopo era tornata a bordo portando un tegame colmo di spaghetti e due casseruole di salse diverse dalle quali emanavano odori piccanti.
Questo per voi aveva detto versando una sorta di rag sulla pasta destinata a Eddie e a Pastorino. Poi si rivolse al giovane pirata. Questo per te. Niente carne maiale per buono credente; solo pomodoro, cipolla e sapori buoni per ragazzi... Sputa schifo di qat da tua bocca e mangia questo spaghetto. Tu mai conosciuto paradiso di piatto come questo.
La razione, indubbiamente abbondante, venne divorata da Ibrahim con impegno. Non fu dato di sapere se il palato gli avesse suggerito o no di essere in paradiso; fu ben pi concreto l'altro effetto, che si verific dopo un interminabile contrappunto di rutti e rumori intestinali in crescendo allarmante, mentre nel buio della tolda gli altri fingevano di dormire. In realt tutti erano in attesa del momento in cui gli occhi del guardiano imbottito di semtex si sarebbero definitivamente chiusi.
Quando questo accadde, gli ansiosi spettatori lasciarono trascorrere ancora pochi minuti. La prima battuta fu proprio di Argia. Coraggio, buttalo mare disse al comandante Ozek.
Mettere in pratica quel consiglio avrebbe offerto ai turchi di bordo massimo piacere, ma Edward blocc subito la proposta. Era certo del sonno di Ibrahim, per restava un problema: come disinnescare la cintura esplosiva attorno ai fianchi del giovanotto?
Operazione rischiosissima balbett Pastorino, temendo di venirne incaricato.
S, molto. Meglio seguire il consiglio della cuoca intervenne il comandante. Lo butto a mare e lui scompare con la sua maledetta cintura.
Il baronetto rimase dubbioso. Di certo non gli creava scrupoli la soluzione suggerita, ma ne temeva le conseguenze indirette. Nella caduta la carica di semtex innescata poteva esplodere, e in quel caso la fiancata o la chiglia del caicco potevano riportare danni gravi.
Io avrei un suggerimento, signor Eddie. Il terrore di un'operazione ad alto rischio aveva acceso in Pastorino l'immaginazione, categoria della mente alla quale, da buon tecnico, raramente faceva appello.
Anzich buttare in acqua il pericoloso ospite, propose, si poteva portarlo a terra con la massima attenzione. E l abbandonarlo accomodandolo in tenda, legato ma non tanto da impedirgli, una volta sveglio, di liberarsi con qualche fatica. Nel frattempo il Mranz sarebbe stato lontano.
Bravo Pastorino! Quando... ehm... avr digerito spaghetti e semi di telai, si sveglier e si trover solo a Dur- Fidalh. Perch Argia verr con noi, se  d'accordo...
Argia era d'accordo. Tutti erano d'accordo.
Allora dividiamoci gli impegni. Io e due marinai ci muniamo di torce e portiamo a terra l'uomo bomba. Lei, comandante, dovr occuparsi della radio di bordo, tentando di metterci in contatto con qualcuno. Il motorista intanto preparer
l'avviamento del diesel: appena torniamo a bordo, si mollano subito gli ormeggi. Qualcuno potrebbe avere la pessima idea di rispedire qui uno di quei canotti veloci per vedere cosa sta accadendo.
Edward si riferiva ai compagni di Ibrahim, ma anche agli eritrei della Brigata Dancala. E non sapeva quale dei due sciagurati gruppi sarebbe stato peggio incontrare.
Il comandante era preoccupato per la radio. Lei lo sa, signore: l'impianto VHF sul mio Mranz  vecchio, poco potente. Apr le corte braccia e alz uno sguardo al cielo. Io prover, ma...
Lei faccia in maniera che appena lasciata l'isola la sua radio possa trasmettere, anche se debolmente, un mio messaggio. Con Pastorino ci alterneremo a ripeterlo. Qualcuno lo sentir... Almeno lo spero.
Abbandonato a terra il dinamitardo goloso e tornati tutti a bordo, un fischio di Ozek fu il segnale di partenza. La manovra per lasciare il ridosso dell'isola si profilava difficile, a notte fonda. La luna era sorta e il mare riluceva, rendendo visibili i contorni della rada e la via d'uscita. Restava per l'incognita su reef e secche esterne, invisibili nel buio.
Comunque, occorreva rischiare.
A bordo cresceva il timore che ricomparissero gli elicotteri o i compagni di Ibrahim. Vedere com'era stato beffato avrebbe infuriato i pirati, con conseguenze facilmente intuibili.
Il vecchio diesel aveva stentato qualche minuto a obbedire al comando di messa in moto; gliene occorsero un'altra decina per raggiungere il livello di compressione necessario ai pistoni per iniziare a battere con regolarit. A quel punto, mollate le cime e recuperata la boa d'ormeggio, il timoniere manovr per lasciare la rada.
Il comandante aveva chiesto a Pastorino di accendere la potente lampada dell'attrezzatura da immersione e di piazzarla a prua. Il raggio puntato sull'acqua penetrava per qualche metro oltre la superficie e cos lui, sporgendosi per met oltre la murata, poteva scorgere per tempo gobbe di sabbia o scogliere sottomarine. Col suo vocione potente impartiva brevi ordini, pi tuoni che parole. Avanti adagio! urlava. Stop! A dritta! Comandi eseguiti immediatamente, in buona intesa con il timoniere. Una decina di minuti di tensione, poi Ozek si alz in piedi, stropicciandosi le mani soddisfatto. Avanti tutta... siamo fuori! grid prima in turco e poi in inglese.
Edward tir un sospiro di sollievo. Comandante, adesso faccia rotta al sud. Leviamoci al pi presto dalle Dahlak, puntiamo verso Bab el Mandeb. Dai giorni della Guerra del Golfo e dell'Afghanistan, laggi incrociano navi da guerra alleate. Se la nafta non le baster, potr puntare su Gibuti. Intanto dia ordine di spegnere le luci di bordo. Qualcuno molto pi veloce di noi potrebbe vedere un punto luminoso in movimento e intercettarci.
Pastorino stentava a riconoscere in questo Eddie decisionista il baronetto eccentrico, silenzioso e spesso isterico dei giorni precedenti. Lo sentiva sicuro, e questo gli faceva sperare che qualunque operazione avesse in mente, sarebbe riuscito a portare in salvo non solo il Mranz e tutti loro, ma anche Juv e i due professori.
Sarebbero bastate, per ottenere aiuto, le parole ripetute alla radio, come Edward gli aveva ordinato? Qualcuno avrebbe udito il messaggio affidato al vetusto VHF di bordo?
Il vecchio bue lascia la stalla. Il vecchio bue galoppa verso i pascoli al sud...
Orecchie amiche avrebbero capito e segnalato l'emergenza per salvare un vecchio bue?

Farasan, margine nord - Primo chiarore del giorno.
Dopo cinque ore di corsa notturna, la mano stretta sul pomello del gas limit l'erogazione di carburante al Mercury. Il rombo dei 160 cavalli si ridusse al minimo, il gommone rallent.
Il cielo era puro come cristallo, con le ultime stelle ancora ben visibili, non punti luminosi ma schegge brillanti, paradossale contrappunto sereno a momenti tanto drammatici.
Fino ad allora il gommone aveva navigato nel dedalo delle Farasan, obbligato a un percorso tortuoso tra continue insidie sommerse. Chi era rimasto cinque ore al timone non solo conosceva la meta, ma sapeva muoversi alla perfezione in quel frastagliato arcipelago. Lo avevano guidato sia la personale
esperienza, sia l'aiuto di un radionavigatore portatile di cui Marco aveva intravisto il pallido balenio delle indicazioni fluorescenti.
Se uno dei tre prigionieri avesse capito l'arabo, o meglio il particolare dialetto locale, avrebbe potuto notare con quale impeto il barbuto di pelo rosso, apparentemente il capogruppo, non aveva mai smesso d'imprecare contro Ahmed Ben Smail e il suo imbastardimento occidentale. A voce tanto alta da superare il frastuono del Mercury ripeteva: Suo padre avrebbe risolto il problema molto pi in fretta. I coltelli sono fatti per questo....
Non fare paragoni con il tempo passato. I nostri padri non temevano le rappresaglie. Oggi abbiamo contro elicotteri, radar, radiospie...
Comunque, Ahmed parla troppo.
A lui piace.
Per le sue chiacchiere siamo partiti in ritardo. Se avessimo lasciato le baracche al tramonto adesso saremmo gi arrivati.
Ormai  cos. Sia come sempre obbedito il volere di Allah...
Lo pregheremo appena saremo al riparo da occhi infedeli.
Al-Dahal  l'ideale per passare le ore del giorno al sicuro.
I tre sequestrati, notando il progressivo rallentamento della corsa e non comprendendo nulla di quanto stavano discutendo accanto a loro, erano certi di essere giunti alla loro ultima destinazione. E supponevano che il tema dell'animata discussione vertesse su come ammazzarli.
Farci fuori lontano dalla loro isola, dal loro villaggio... A questo mirano, per evitare rappresaglie disse Marco. Non avevano mai temuto di lasciare la pelle in una delle missioni rischiose a cui avevano partecipato, ma si trattava di incognite e pericoli affrontati senza perdere la freddezza di chi sa come padroneggiare l'emergenza.
La situazione era ben diversa, adesso.
Giungevano da prigionieri a una piccola isola coperta dalla volta compatta di un bosco di mangrovie e ognuno di loro, certo di morire, si stava chiedendo se quel lembo di terra avrebbe mai restituito dei corpi senza vita. Sarebbero stati mai pi ritrovati?
Marco volle pensare ad altro e si obblig a immaginare Simona, Elisabetta, Matteo e Gug, ancora sereni nel sonno. Cos li aveva visti tante volte, levandosi presto per concludere un lavoro urgente all'universit; li salutava con uno sguardo, ancora addormentati.
Sent una gran pena per loro come per Sarah. Lui l'aveva convinta, insistendo, a unirsi alla missione nelle Dahlak. E si rimprover anche per Juv, perch non gli aveva detto subito di no quando l'amico, due sere prima, s'era offerto di accompagnarlo nel covo di quei fottutissimi pirati.
Il motore era stato spento. Con il suo abbrivo, il gommone aveva cominciato a inoltrarsi nell'ombra fitta degli alberi riflessi nell'acqua.
Fin per arrestarsi accanto a una mangrovia dal tronco enorme e contorto. Uno degli scafisti, gettata una cima attorno a un ramo, prese a stiracchiarsi; la tensione della corsa notturna stava abbandonando lui e i suoi compagni.
Adesso con tutta calma impugneranno le armi e ci faranno fuori...
Marco non cercava con lo sguardo n Sarah n Juv; pregava pi per loro che per s, limitandosi a sperare che quelle bestie sapessero eseguire bene il loro incarico...
"E che la tortura sia breve."
Nel giorno che avanzava e nella luce che cresceva, verde e
torbida, i quattro sequestratori non armarono le mitragliette e non si occuparono dei prigionieri. Si gettarono uno accanto all'altro sul fondo del canotto e s'addormentarono sfiniti. Marco, Sarah e Juv tentarono di fare altrettanto, ma non ci riuscirono. E non solo per la tensione nervosa. Attorno e sopra di loro, gli abitanti della palude e della foresta si staccarono dalle foglie, dai tronchi, dalla superficie immota dell'acqua; erano milioni di insetti assetati di sangue. Il loro ronzio riemp il silenzio: nugoli di zanzare minuscole in numero sempre crescente.
Infierirono su tutti loro, ma gli scafisti parvero non accorgersene, sotto il telo cerato nel quale s'erano rannicchiati. I prigionieri e Juv non avevano invece nulla con cui ripararsi. La schiena appoggiata al bordo del gommone, giacevano sfiniti e assetati. Avevano creduto di essere giunti all'ultima tappa di quella vicenda, invece non era accaduto nulla di quanto temevano.
Non solo non erano stati uccisi, ma sembravano liberi, lasciati a loro stessi.
Non temono una nostra fuga, sanno che non sapremmo come muoverci e dove andare, in questa palude.
La riflessione di Marco era esatta, anche se ormai si sentiva tutt'altro che lucido, dominato dall'ossessione del momento. E anche perch, come Juv e soprattutto Sarah,
lo stato di debolezza era crescente, senza cibo e acqua da pi di venti ore.
Poi scese di nuovo la notte e il viaggio riprese.
Mangrovie e insetti svanirono nella scia fosforescente lasciata dall'elica.
Non erano stati uccisi e nessuno dei supposti esecutori aveva detto una sola parola, riprendendo la navigazione. Dopo l'interminabile tortura fisica delle zanzare e le ore di sete e di fame salite adesso a pi di trenta, stentavano a capire cosa stesse accadendo. Non riuscivano pi a immaginare, n se lo chiedevano, quale fosse il piano dei pirati per metterli a morte.

Quartier generale eritreo - Stesse ore.
Come gran parte della nomenclatura civile e militare al potere in Africa, anche per le alte sfere eritree le ore preferite per le riunioni e la stesura di piani e programmi erano quelle notturne.
Alcuni, giungendo dall'Europa o dall'America nelle citt equatoriali, spiegavano questa consuetudine come un retaggio del passato, quando nel Continente Nero non ci si poteva difendere dal caldo torrido del giorno. La notte era quindi il momento migliore per riunirsi, parlare, litigare. Chi conosce meglio il mondo africano postcoloniale ne offre una spiegazione diversa. Nelle capitali africane, ambasciatori, rappresentanti di compagnie multinazionali, corrispondenti della stampa internazionale, dopo essere stati tante volte convocati a ore inverosimili della notte, non considerano pi valida la scusa del gran caldo diurno. Da quarant'anni ogni ufficio di un certo livello, anche nelle capitali pi povere,  dotato di impianti d'aria condizionata.
In realt, chi comanda vuol restare ben sveglio per prevenire pugnalate notturne alla schiena (non solo metaforiche) da parte di avversari, concorrenti, antagonisti e rivali. Ai vertici africani, presidenti e capi di governo temono sempre il peggio, ovvero il colpo di stato di avversari o di etnie ribelli; conoscono le statistiche, sanno che nei paesi a regime militare il novantasei per cento dei mutamenti politici violenti hanno avuto luogo di notte.
La stessa paura domina anche personaggi di livello inferiore. Di notte, infatti,  sempre possibile la defenestrazione o addirittura la sparizione nel nulla d'un ministro sgradito, d'un capo di stato maggiore, d'un dirigente d'azienda che non divide equamente con chi  al potere i suoi illeciti guadagni.
Nessuno  sicuro quando cala il buio, l dove governano golpisti in divisa.
Per questo motivo il generale Joseph Rafrn e il suo aiutante da un paio di giorni si incontravano dopo mezzanotte in una palazzina dello stato maggiore, pronti a reagire nel caso che qualcuno avesse voluto punirli per l'insuccesso dell'operazione volta a recuperare il favoleggiato tesoro della Banca d'Italia.
Adesso cosa stava accadendo alla missione di ricerca italo-inglese? E la donna rapita era una scienziata o una spia di Israele? I due sapevano di aver privato di protezione e aiuto gli europei a loro affidati con tante raccomandazioni dall'alto. L'errore avrebbe potuto causare gravi conseguenze, addirittura lo scioglimento della Brigata Dancala.
In un primo momento a tranquillizzare Rafrn era stata la mancata reazione internazionale al rapimento dell'israeliana. Persino l'ambasciata di Tel Aviv e l'addetto militare britannico li avevano diffidati dall'intervenire in forze. Temevano il peggio per la sequestrata e ricordavano il lieto fine per tanti turisti rapiti da ribelli yemeniti, liberati poi contro riscatti irrisori. Ci si poteva quindi augurare una soluzione simile anche per il caso Dur-Fidalh.
Adesso, per, stanno passando troppi giorni da quando quella donna  stata portata via...
Seduto di sbieco, Azhar era rimasto fino ad allora con la bocca socchiusa ascoltando il suo superiore; l'aveva interrotto solo per metterlo in guardia. Forse sarebbe stato bene tornare alle Dahlak e riprendere in mano la situazione, aveva suggerito; occorreva per mettere in conto un probabile scontro coi ribelli, se fossero tornati all'isola. La loro ferocia era ancora pi temibile, da quand'erano stati dotati di armi moderne.
Sconsiglierei una perlustrazione con l'elicottero aveva aggiunto. Non mi sorprenderebbe avere la conferma di quanto temiamo da tempo: quella gentaglia dispone di missili Sting.
Sarebbe una pessima sorpresa convenne il generale. La perdita di uno dei pochi elicotteri funzionanti dell'esercito eritreo avrebbe comportato conseguenze molto gravi, per lui.
A queste preoccupazioni che avevano dominato le sedute al comando della Brigata Dancala nelle notti precedenti adesso si aggiungeva una novit. Una comunicazione dalle autorit portuali di Massaua allo stato maggiore, all'Asmara, a proposito di un flebile messaggio radio captato nottetempo e ripetuto a intervalli di quindici minuti.
Per la debolezza e per la posizione dell'apparecchio trasmittente, riteniamo trattarsi di un messaggio in codice irradiato dal caicco Mranz, noleggiato dalla spedizione italo-inglese.
Meno imbecilli di quanto pensassi, gli addetti a quel battello borbott il generale. Fossero allo stesso livello quelli che ho attorno!
Azhar incass senza batter ciglio, non a torto convinto che il vero deficiente della Brigata Dancala fosse proprio chi la comandava.
Si schiar la voce. Se hanno interpretato esattamente lo scopo del messaggio, mi permetto di insistere sulla necessit di intervenire, signor generale. La situazione  cambiata; evidentemente gli stranieri hanno denaro da offrire ai banditi
di Ben Smail. Pagheranno il riscatto, e con quello lui acquister altre armi. Di conseguenza...
Di conseguenza ci saranno altri e peggiori guai per noi.
Quell'uomo e la sua gente aumenteranno la loro attivit criminale. Avremo una pioggia di segnalazioni per pirateria in tutta l'area meridionale.
Il pugno sferrato sul piano del tavolo non provoc solo
il rovesciamento di un bicchiere di t, ma fu il segnale di quanto Azhar sperava e temeva. Lo temeva conoscendo la faciloneria del suo superiore; lo sperava perch, se il generale si fosse deciso al blitz, lui si sarebbe divertito. Gli sarebbe piaciuto scompigliare i piani di quel gruppo di presuntuosi europei, sequestrare il loro denaro (non certo poco, se aveva accontentato Ben Smail). S, lui all'isoletta sarebbe tornato volentieri; gli bruciava ancora la brutta sorpresa del tesoro inesistente; ricordava l'umiliazione degli sguardi e dei commenti di chi sventolava i fottutissimi biglietti di banca fuori corso.
"Ne conserver uno per souvenir" aveva detto ridacchiando quell'odioso zoppo. E l'altro...
Maggiore! Il vocione di Joseph Rafrn lo riport alla realt.
Agli ordini, signor generale.
Stammi bene a sentire. Questa notte non si dorme. Voglio tutta la brigata e un elicottero pesante pronto domattina alle cinque. Piomberemo sull'isola e bloccheremo gli europei con i soldi in mano. Dobbiamo spaventarli, convincerli a confessare e farci consegnare il denaro preparato per il riscatto...
Denaro evidentemente non dichiarato al controllo fiscale e doganale, quando sono entrati nel nostro paese.
Quindi legittimamente sequestrabile... Hanno commesso un reato grave, molto grave. La soddisfazione del generale era esplosiva. Li espelliamo con esecuzione immediata e decretiamo il sequestro cautelativo non solo del riscatto destinato a Ben Smail, ma anche delle loro attrezzature.
Ottimo piano. Ma per eseguirlo occorre un ordine firmato... Azhar aveva iniziato a sudare copiosamente, come sempre quando sentiva esplodere l'irrazionalit del suo superiore. Sapeva di essere lui la vittima sacrificale se per la superficialit di Rafrn il colpo di mano all'isola fosse finito male. Sapeva anche tacere, per, sopportare il disprezzo del generale ritenendosi, non a torto, molto superiore a lui. Rimase quindi impassibile mentre veniva investito dai consueti sarcasmi.
Azhar, stai sudando. Hai paura? A quali firme ti riferisci? Alle cartacce ci penso io: le scrivo e le firmo. Se tu non fossi un addormentato cronico dovresti saperlo. Sveglia! E spedisci qui il sergente Omar. Risolver il problema burocratico con lui. Tu fila al campo, intanto. Convoca la brigata, butta gi dalla branda i piloti, pensa al carburante... Muoviti!
L'ultimo ordine, un vero ruggito, fu il segnale d'inizio di quella che sarebbe stata una fallimentare operazione della Brigata Dancala al comando del generale Joseph Rafrn, ma anche un punto a favore del maggiore Azhar e della sua carriera.

A nord delle Tarasan - Seconda notte di navigazione.
Il gommone dei condannati e dei loro carcerieri aveva proseguito verso nord sino all'aurora, apparsa in una luce ambrata.
Isole e isolette delle Farasan erano ormai alle loro spalle di parecchie miglia.
Nelle precedenti ore, al buio, il mare era parso sgombro di ostacoli emergenti, ma chi pilotava il gommone era conscio del contrario. L non affioravano reef corallini, rocce e sabbie accumulate nei secoli. L le gibbosit del fondo marino erano state livellate e rese invisibili dalla forza del mare, dalla furia delle tempeste e dalla lenta erosione delle maree. Ma esistevano, e giungevano sino a sfiorare la superficie.
Contro simili insidie il radionavigatore satellitare, tanto utile la notte precedente, non serviva a nulla. E il pilota s'era azzardato ad affrontare quel tratto di mare con il solo aiuto della luce lunare, nel timore che un faro venisse notato da un'unit costiera yemenita. Era quindi costretto ad avanzare con il motore al minimo, contando solo sull'aiuto prezioso di un compagno piazzato a prua, gli occhi attenti al profilo di ombre minacciose sotto la superficie.
Anche per questo, quando al primo chiarore del giorno apparve all'orizzonte un'isola coperta di mangrovie simile a quella scelta per la tappa del giorno precedente, non avevano fatto pi di quindici o venti miglia, in linea retta. Il gommone ne aveva in realt percorse tre volte di pi.
Al nuovo rifugio dove nascondersi dall'eventuale ricerca di vedette o elicotteri giunsero prima dell'alba. E sotto la volta della foresta si trovarono ancora prima del sorgere del sole. Appena al sicuro, i sequestratori si gettarono sul fondo del canotto, come la notte precedente.
Marco, Sarah e Juv rimasero immobili, a prua del gommone. La loro disidratazione era ormai tale da renderli non solo molto deboli, ma in preda di improvvise perdite di coscienza.
Per dissetarsi avevano tentato di masticare le foglie sui rami bassi delle mangrovie, ma il loro sapore era disgustoso, e poi non rilasciavano nemmeno un goccio di liquido.
Sarei persino disposto a bere il mio piscio, se ancora riuscissi a farne... Con le labbra screpolate e la gola riarsa, Juv mormorava appena. Il desiderio spasmodico di un sorso d'acqua era al centro d'ogni pensiero, alimentava la disperazione e indeboliva il desiderio di resistere.
Quando fu giorno pieno, nella foresta penetrarono raggi di luce debole, assorbiti dalla foschia alimentata dall'evaporazione della laguna immobile. Divenne nebbia con l'avanzare delle ore e il progressivo aumento della temperatura.
Le zanzare, anche qui affamate padrone di quel soffocante universo, avevano ripreso la tortura del giorno precedente e si gettavano su di loro, pi esposti dei quattro banditi al riparo del telo, sotto il quale erano certamente crollati in un sonno profondo.
I prigionieri restarono invece in balia di quelle sevizie e del dolore di nuove punture su quelle precedenti andate in suppurazione. All'inizio si erano difesi freneticamente a manate, ma la loro reazione non era durata a lungo. Alla fine vinsero la fatica, la mancanza di forze, la rassegnazione. Marco, Sarah e Juv erano ormai solo le ombre di loro stessi.

Londra, un ufficio al MI6 - In quella mattinata.
Marlene, voglio parlare di nuovo con sir Ellery. Al Foreign Office.
H. D. junior evitava sempre di usare il numero diretto dei suoi superiori. Era una vecchia precauzione, perch delle chiamate tramite centralino resta sempre traccia, e lui non intendeva lasciarne, a proposito di quel sequestro in area yemenita. Se il problema si fosse ulteriormente incancrenito e fosse iniziata la caccia ai responsabili per un'azione sbagliata o, al contrario, per carenza di azione, avrebbe saputo difendersi.
La segretaria dell'interpellato rispose dopo numerosi squilli. E lui, dopo un'altra attesa, ud finalmente una voce distaccata, quasi infastidita. S? Sono Ellery.
H. D. junior entr in argomento senza preamboli.
Abbiamo una novit riguardo ai ricercatori nei guai sul Mar Rosso.
Dimmi.
Dopo insistenti telefonate alla divisione satellitare della British Telecom, qualcuno ci ha dato ascolto. E m'ha finalmente trasmesso un'altra foto, oltre a quella gi pervenuta al vecchio Clark.  stata scattata stamane alle sette da Bird 3.
Rivela qualcosa?
Direi di s, comparandola alla foto numero uno. Il barcone noleggiato dal gruppo che si era accampato alle Dahlak non  pi all'ormeggio.
Vorranno continuare le loro immersioni in un'altra isola.
Pu darsi, anche se sarebbe strano, senza la loro ricercatrice... Comunque non  questa la novit pi eclatante. C' ben altro.
Spicciati. Ho il meeting con il sottosegretario fra dieci minuti.
Be', allora temo che dovrete parlare proprio di ci che rivela la foto. La faccio trasmettere subito al vostro...
Vieni al sodo... cosa si vede?
Come della loro barca, nemmeno dei ricercatori c' traccia, sull'isoletta. Tra le tende e il mare passeggiano invece militari armati di tutto punto, evidentemente scesi dall'elicottero parcheggiato presso la riva.  stato identificato come un GM1-Isotov, vecchio modello russo in dotazione all'esercito eritreo.
Perdio, allora  successo qualcosa. L'ambasciatore
all'Asmara...
S, credo che sia utile avvisarlo, anche se abbiamo constatato la sua senile inefficienza. Cercher anche qualcuno a Tel Aviv, bench in questo momento i miei cugini del Mossad abbiano guai pi grossi di cui preoccuparsi.
Per restare a noi, su chi possiamo contare da quelle parti, in mare?
L'unit pi vicina  il pattugliatore pesante Wulshire. Ho contattato il comandante, ovviamente in codice. Gli ho chiesto se pu organizzare una ricognizione.  possibile, con uno dei suoi grossi elicotteri, ma non lo far decollare senza un ordine firmato da qualcuno molto in alto.
Per carit, molto in alto i nervi si tendono allo spasimo, quando s'accenna a problemi anche minimi nell'area mediorientale.
Lo capisco, ma una ricerca  indispensabile, se non riceviamo messaggi. Quella gente forse  in pericolo di vita.
Avranno pure una merda di radio su quel barcone, perdio.
Credo di s. Ma...
La responsabilit  loro, se non chiamano.
Potrebbero essere impediti. Io propendo per il peggio, e insisto: occorre far alzare dal Wulshire un elicottero. A bordo hanno un bestione a lunga autonomia, un Sea King. Con il radar di bordo, da diecimila piedi di quota possono mettere il naso in un raggio di duecento miglia. Solo cos potremo sapere...
Maledizione, far il possibile, ma  difficile... Intanto preoccupati che nulla trapeli alla stampa.  importante.
Temo che sia pi importante trovare quel barcone e la sua gente.
Evita le prediche e smetti di sentenziare.
A mio avviso non  in pericolo solo l'israeliana sequestrata, ma tutto il gruppo.
Maledetti imbecilli, mettersi a giocare in una fogna di merda bollente come quella...
Non perda tempo in imprecazioni. Se alla Marina la richiesta del Sea King la ponete voi... Io dovrei seguire una prassi eterna.
Far il possibile, ma quando si tratta di muovere anche una sola barca ai confini del mondo arabo, tutti si tirano indietro. Ne parlo fra un minuto al sottosegretario, per sar difficile convincerlo a impegnare un'unit militare in quell'area. Immagino gi le obiezioni. Ti richiamer nel pomeriggio.
Forse nel pomeriggio sar gi troppo tardi url H. D. junior, ma sir Ellery aveva interrotto la comunicazione. Pos il telefono scuotendo la testa e per l'ennesima volta da quando lavorava in quell'edificio pens con nostalgia a Fleming. "Mi chiamo Bond, James Bond." Il famoso 007 e il suo autore non sarebbero mai esistiti; anzi, non sarebbe stato neppure possibile immaginarli tra le mura dell'MI6 di oggi, con servizi fantascientifici e raffinate tecnologie elettroniche, ma sclerotizzati, resi quasi inefficienti dall'invadenza di burocrazie stupide e paralizzanti. Nemmeno il paziente Smiley, l'antieroe dei Servizi immaginato da Le Carr, avrebbe mai potuto portare a termine una delle sue missioni.

Sessanta miglia a nord delle Farasan - L'indomani.
Ancora una volta sembr che il loro destino dovesse compiersi all'alba. Nel giorno che stava per nascere, erano giunti a una piccola isola che era solo un banco di sabbia. E di nuovo furono certi della fine.
Erano stati scaricati dal gommone dopo la terza corsa notturna, e ora s'aspettavano una raffica di colpi dagli uomini in piedi accanto a loro che li avevano obbligati a gettarsi bocconi sulla sabbia umida. Marco, chiusi gli occhi, sent con gioia un'onda lambirgli il viso e le labbra screpolate. Bruciava, ma era una carezza.
Il mare, un amico al momento dell'addio. Forse avrebbe pensato cos, se fosse stato del tutto in s.
Non ci fu alcun addio, invece. N alla vita, n ai rapitori.
S'affievolirono le voci accanto a loro, fino a sparire; poi udirono solo il fruscio regolare delle onde, infine l'urlo lacerante di una messa in moto e il successivo rombo di un motore portato al massimo dei giri. Non osavano sperare, ma quello era un gommone in partenza, come venne confermato dal progressivo attenuarsi e svanire d'ogni rumore.
Trascorse un'ora, forse pi. L'insistenza dell'onda fresca sul corpo li aiut, e credettero di rinascere nella speranza di essere salvi.
Si guardarono attorno, rendendosi conto di essere stati abbandonati su una gobba di sabbia indurita dalla salsedine, appena emergente dalle acque. S'interrogarono, cercarono una risposta, e intanto tentavano di recuperare almeno parte dell'energia di riserva alla quale erano ricorsi nei momenti pi difficili della loro vita. Il primo vitale problema era la disidratazione, responsabile di una debolezza cresciuta sino a stordirli. Seguirono il consiglio di Juv, che sin da bambino aveva imparato da marinai amici del padre come togliersi la sete con l'acqua salata, in caso d'emergenza. Occorreva umettarsi labbra e lingua e continuare senza arrestarsi per un'ora. Sapeva anche di non dover ripetere spesso l'operazione, per non rischiare l'effetto contrario.
Da lui venne un altro consiglio. Immergiamoci totalmente, restiamo a mollo fino a sentire freddo. Anche questo servir a idratarci, almeno un po'.
Per la debolezza, bastarono pochi minuti e gi sentirono brividi e formicolii a gambe e braccia; ma restarono in acqua, e in effetti l'immersione port a tutti e tre un certo sollievo.
Ci penser quello a riscaldarci pronostic Marco. Indicando il primo chiarore a oriente, scosse il capo. Anche troppo.
Appena il sole super l'orizzonte la sabbia attorno a loro si accese infatti d'un bianco abbagliante. E presto la temperatura sal fino a farsi rovente.
Si difesero ripetendo pi volte il tuffo in mare, anche se ogni volta la salsedine infieriva su screpolature e piaghe.
A mezza mattinata s'accorsero di ci che era stato abbandonato sulla spiaggia dai loro sequestratori: i resti del vecchio canotto che Ben Smail riteneva sarebbe stato il suo alibi, la prova che i tre inesperti europei si erano persi ed erano morti di sete e di fame dopo essere finiti su quel banco di sabbia.
Non pensarono a questo; videro quell'ammasso di plastica e gomma solo come un possibile riparo, vi si rifugiarono e la chiglia rovesciata offr un po' d'ombra. Ma era soffocante, raddoppiava il caldo e li costringeva a restare immobili, sdraiati a terra.
Marco fu il primo a reagire. Occorreva migliorare quel riparo. Da un tubolare del canotto strapp un brandello di plastica, se lo poggi sul capo per proteggersi e annunci: Vado a cercare qualcosa che ci aiuti a sostenere questo peso.
S'avvi lungo la riva, sperando di trovare un tronco, un bastone, qualcosa di consistente portato dalle correnti. Arranc per quasi mezz'ora e si ritrov al punto di partenza. A mani vuote.
Si fece forza e super il leggero dislivello al centro del banco. La sabbia indurita era disseminata di buche, e da ognuna s'affacciavano antenne lunghe e scattanti. Intravide decine di grossi granchi violacei. Agitavano le minacciose chele dentate, ma lui non se ne preoccupava. Ne aveva gi visti di altrettanto grossi aggirarsi attorno al campo di Dur-Fidalh. Bastava una pedata per liberarsene, se si avvicinavano troppo.
Avanz ancora pochi passi e trasse un sospiro di sollievo. Davanti a lui giaceva non un solo ramo, ma tanti, sbiancati dal sole, ammucchiati in quantit.
Si trascin ancora per due o tre passi, si chin e subito si blocc. Sul punto di raccoglierne uno la sua mano si ritrasse. Con orrore s'era accorto che sulla sabbia non gli erano apparsi tronchi e bastoni, ma resti calcificati di ossa. Avanzi di gambe, di braccia, di costole...
Da alcuni teschi semisepolti, vuote occhiaie lo fissavano beffarde.
Torn dai compagni. Non ho trovato nulla riusc a farfugliare gettandosi a terra. Proprio nulla ripet. Non voleva ammettere neppure con se stesso che la visione spettrale gli aveva fatto apparire quel luogo non un desolato banco di sabbia come tanti altri, ma l'anticamera dell'inferno.

Dintorni di Gibuti - Comando Legione straniera.
La ragazza, una bella ragazza, era vicina al bell'ufficiale e poggiava le mani sulla scrivania coperta di fogli. Sporgendosi, la camicetta di seta lasci intravedere, tra i primi bottoni slacciati, due splendidi seni. Non grandi ma perfetti, come avevano gi constatato i non pochi che ne avevano goduto la visione in varie occasioni, nelle diverse parti del mondo dove il suo mestiere la portava.
Anche Philippe Dorelles, vicecomandante della Section H-Legione straniera, in quel momento ne era conquistato. Avrebbe fatto di tutto per offrirle, oltre al succo di frutta ghiacciato che lei aveva bevuto d'un fiato, anche una risposta positiva alla richiesta appena ricevuta. Ma purtroppo non era possibile.
Lei deve capire, cara signorina Susan... Cerc di leggere il biglietto da visita poggiato davanti a lui, ma la visitatrice
fu pi rapida.
Susan Dickson, della segreteria speciale del primo ministro Blair. Mi chiami Susy, per favore.
Lontane, da qualche punto della caserma, echeggiavano grida rauche di soldati. Philippe Dorelles era rimasto interdetto, ma solo per un istante. Ecco, Susy... noi della Legione, in questo piccolo ma rissoso paese africano, siamo ospiti appena tollerati. Gibuti...
Lo so, era una colonia francese. Da quand' un orgoglioso stato indipendente voi siete, come ha appena detto, tollerati a malincuore. Di conseguenza non volete...
Noi non possiamo... anzi, non intendiamo immischiarci in faccende locali. Scateneremmo un vespaio. Soprattutto da quando questa zona  tra quelle considerate ad alto livello di rischio nello scacchiere dell'antiterrorismo...
Gi, noi occidentali, in queste zone, dobbiamo tenerci in posizioni di basso profilo. Conosco il problema, comandante, i miei colleghi al Foreign Office e all'Mi6 me l'hanno ripetuto ogni dieci minuti da una settimana a questa parte. Sono tutti o quasi tutti dei puzzolenti chickenshit, come dicono i miei amici freak a Londra.
All'ufficiale, anche se non conosceva perfettamente l'inglese, il senso di quella parola sembr chiaro e tossicchi imbarazzato, sebbene fosse abituato a trattare con i suoi legionari. La ragazza aggir la scrivania e gli fu accanto. In un mondo asfissiante, dove tutti sudavano anche con l'aria condizionata, lei sembrava profumare. E quando gli mise una mano sulla spalla, a Philippe Dorelles sembr necessario ricambiare il sorriso e alzarsi in piedi.
Susy avanz sino a sfiorare la sua faccia abbronzata. Allora... mi dice di s?
Addoloratissimo, sono costretto a insistere sul no... Susy, mi deve capire. Noi non possiamo prendere iniziative, se nessuna autorit locale intende occuparsi di quella donna rapita... per di pi israeliana! I miei superiori, qui e a Parigi, obietterebbero che un intervento potrebbe provocare reazioni a catena. E temono...
Non sono qui per parlare dei timori tipici dei burocrati bianchi e neri, ebrei, cristiani o ind, siano diplomatici, politici o militari. Li conosco fin troppo bene, debbo continuamente cercare una via per superare i loro cavilli, e molto spesso non ci riesco.
S, troppe volte  inutile tentare... questo volevo dirle.
No, non lo dica. Non sarei giunta sin qui se non sapessi che lei non pu negare l'aiuto della Legione. Per questo sono volata proprio a Gibuti. Mentre la notte scorsa a Londra continuavo disperatamente a cercare chi avrebbe potuto offrire aiuto a cinque persone in pericolo di vita, all'improvviso ho trovato una notiziola riportata con scarso risalto... e infatti m'era sfuggita. Quella notizia suggeriva una soluzione. Mi autorizzava a saltare subito sul Lear Jet del primo ministro per piombare qui.
 stata una gioia accoglierla...
Lasci perdere. Lei sa perfettamente perch alla sottoscritta era parso possibile risolvere qui il problema. A me l'aveva suggerito quella notiziola letta dopo essermi scervellata su mille pagine zeppe di cose inutili.
Lei si riferisce...
All'informativa della CIA al Comando NATO di Bruxelles con il testo della risoluzione operativa decisa a seguito dei 469 atti di pirateria accertati negli ultimi tre anni nel mondo, i circa 600 milioni di dollari rapinati...
E le 72 vittime trucidate. Conosco quell'informativa.
E io so perch la conosce, considerando che la CIA comunica alle forze NATO la creazione di un comando unificato per coordinare la lotta alla pirateria. Uno a Kuala Lumpur, in Malesia, e uno...
E uno qui a Gibuti. Siamo stati dislocati in zona dal Bureau Maritime International.
Mi dica, comandante: qual  il particolare incarico affidatovi dal Bureau Maritime International? Di cosa si deve occupare lei e qual  il compito dei validissimi ragazzi del reparto elitrasportato della Legione?
Per la prima volta l'interpellato ebbe una reazione fino ad allora sconosciuta: arross. Nostro incarico  la lotta alla pirateria nell'area meridionale del Mar Rosso, in particolare nello stretto di Bab el Mandeb, dove si ripetono atti gravi di violenza su natanti in transito e rapine ai danni di pellegrini diretti via mare alla Mecca. Si intensificano inoltre, dal 1998, il traffico di armi e droghe e il commercio di minori.
Lei vorr convenire, comandante, che il rapimento di Sarah Morasky  certamente un atto di pirateria. E io ho legittime ragioni per chiederle un immediato intervento.
L'ufficiale, superato il momento d'imbarazzo, torn sulla difensiva. S'allontan dall'ospite e torn a sedersi.
Il comandante di questo distaccamento e il sottoscritto non riteniamo che il rapimento dell'israeliana Sarah Morasky possa essere considerato un atto di pirateria. Giorni addietro, intercettando comunicazioni tra alti ufficiali dello
stato maggiore eritreo... glielo dico in via strettamente confidenziale... il problema della missione italo-inglese alle Dahlak ci  sembrato un pasticcio camuffato da ricerca archeologica. Risulta trattarsi di un goffo tentativo per sottrarre agli eritrei quanto rubato dagli italiani nel '41.
Susan Dickson fece un passo indietro, si abbotton la camicetta sino all'ultima asola e cambi espressione.
Io lavoro in un settore delicato nello staff del primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna diretto, come lei sa, da Eliza Manningham-Buller, che non  solo una straordinaria organizzatrice, ma  anche implacabile nella lotta al terrorismo.
Due donne per un incarico dei pi difficili....
S, e riusciamo a essere pi dure ed efficienti di molti uomini anche esperti, perch sappiamo come mimetizzarci e non ci arrendiamo davanti a ostacoli apparentemente insuperabili. Quale mi sembra essere lei.
Effettivamente...
No, mi ascolti. Innanzitutto il fatto di essere volata qui con l'aereo del premier vale una lettera d'accredito ufficiale, il che deve rassicurarla: il premier non mi autorizzerebbe a mentirle. La faccenda del tesoro sommerso e delle conseguenti mire di alcuni ufficiali eritrei  stata una sorpresa per gli archeologi al lavoro nelle Dahlak. Non esiste, nascosto in fondo al mare, alcun deposito subacqueo di denaro o d'altro rubato dagli italiani nel '41. La spedizione archeologica della quale la Morasky costituisce la colonna portante  realmente una missione scientifica con tutti i crismi ufficiali e culturali. Lo so bene perch, incaricata di assistere all'inizio delle loro operazioni in Eritrea, sarei dovuta intervenire in caso di intralci, burocratici o militari. E anche per tentare di sapere qualcosa sui rapporti tra gli alti ufficiali eritrei. Appena raccolta qualche notizia, sono tornata a Londra ritenendo che nulla di notevole fosse da segnalare... I banditi sono entrati in azione quando io ero gi lontana.
Per fortuna! Non sarebbero stati gentili con lei, quei giovanotti.
Non lo so... Comunque, di ci che  accaduto dopo la mia partenza sappiamo solo che la scienziata israeliana, un personaggio di primo piano...
Del Mossad.
No, caro signore, Sarah Morasky  conosciuta nel mondo intero come un'esperta archeologa specializzata in ricerche ad alta profondit.
Be', una cosa non esclude l'altra.
Lasci perdere. Unica realt, al momento,  la condizione di vittima della Morasky, che  in pericolo di vita, cos come i colleghi. Da quanto sappiamo, stanno viaggiando tra le isole con il loro vecchio barcone, riteniamo per tentare di liberare la loro compagna. Corrono rischi gravi, considerando chi  il rapitore da affrontare. Su di lui abbiamo ricevuto, da un nostro agente ad Aden, un curriculum terrificante.  un certo...
Lo so. Si chiama Ben Smail. Lo conosciamo bene. Uno yemenita senza scrupoli, molto temuto in zona, ma definito prezioso e intoccabile da alcuni Servizi occidentali.
Intoccabile? Non questa volta.  il responsabile di un atto con sicure conseguenze internazionali. Israele in questi giorni ha gravi problemi, ma non lascer senza soluzione un problema di vita e di morte che coinvolge una sua concittadina, importante personalit del mondo scientifico. Una sua rappresaglia causerebbe un finimondo. Per questo dovete intervenire. Susan lo fiss negli occhi con una durezza impensabile in un viso dolce come il suo.  convinto, comandante?
L'interpellato lo era e non lo era. Della sua indecisione lei approfitt per ripetere l'affondo.
Ogni minuto trascorso aumenta il pericolo per la sopravvivenza di una donna in mano a una banda di pirati. In eguale pericolo sono certamente anche i suoi colleghi. Lei deve far mettere in moto subito le turbine del vostro splendido Alouette 3. E se fosse necessario dovr ordinare ai suoi ragazzi d'intervenire...
Ha altri comandi?
No, ma sono certa che presto lascer perdere i sarcasmi e mi dir di aver deciso l'operazione.
L'interessato non rispose. Susan gli torn vicino e sorrise.
Mi conferma il prossimo decollo dell'Alouette... oppure debbo chiamare Eliza Manningham-Buller perch chieda a Tony Blair di telefonare a Jacques Chirac?

Il banco di sabbia - Al calar della notte..
Gettarsi in acqua quando la resistenza all'arsura sembrava giunta a limiti estremi non aveva potuto alleviare pi di tanto la tortura della sete e le conseguenze fisiche della disidratazione. N pi di tanto riusciva ad aiutarli l'ombra del canotto rovesciato, anche se tutti e tre, ansimando, le unghie affondate nella sabbia, avevano raspato come cani riuscendo a scavare una buca sotto la carcassa. L sotto erano almeno al riparo dal sole, ma soffrivano una temperatura da forno.
Sarah, da ore, non parlava n aveva tentato di farlo, ma d'un tratto Marco e Juv la udirono ripetere ancora una volta: Mi... mi spiace molto se... siete nei guai. ... colpa mia.
Juv le strinse un braccio. Marco riusc a staccare le labbra dalla crosta indurita di sangue e sale che pareva averle incollate. Siamo finiti insieme... nello stesso guaio. Non  colpa di nessuno. La colpa era dei delinquenti che si camuffavano da coraggiosi ribelli e di inette autorit militari incapaci di dar loro la caccia, aggiunse tra s.
All'arrivo della notte, l'insopportabile calura si attenu. Aiutandosi a vicenda, uscirono da quel riparo asfissiante. Inebetiti, tardarono a udire un suono sordo e crescente, un ticchettio disordinato, indefinibile, confuso con quello della risacca.
Quando videro cosa, anzi chi lo produceva, fissarono esterrefatti la minaccia che avanzava verso di loro.
Sarah url. Era stata morsa al tallone. Marco e Juv subito dopo imprecarono rauchi per lo stesso motivo.
Ai loro piedi zampe, chele, corazze e antenne. Le bestie uscivano a centinaia dalle buche nella sabbia, una massa vivente che s'accalcava, i gusci si urtavano, i piccoli corpi spinti gli uni sugli altri si rovesciavano, mentre la moltitudine continuava a muoversi cercando di afferrarsi ai piedi e alle caviglie delle tre figure in piedi.
I naufraghi scalciavano e calpestavano l'avanguardia di quel tappeto tumultuoso. Arretrando, salirono sul telone del canotto, ma non tardarono a rendersi conto di quanto fosse precario come rifugio. Si guardarono attorno cercando una via di fuga. Non era possibile difendersi continuando a scalciare e a schiacciare. Sfiniti com'erano, potevano cadere da un momento all'altro, e allora si sarebbero trovati in balia di pinze fatte per mordere, strappare, dilaniare...
La soluzione di gettarsi in acqua era esclusa; il tappeto violaceo si muoveva tra loro e la spiaggia, sino alla battigia.
Marco indic il dosso della duna e vi si diresse precedendo Sarah e Juv; voleva raggiungerla per trovare qualcosa da brandire, e sapeva cosa. Una di quelle ossa calcificate viste al mattino, una tibia o un omero di chi era caduto vittima di un simile inarrestabile assalto. Ritrov gli scheletri, raccolse uno dei resti e impugn quella macabra arma; i due compagni, dopo un attimo di esitazione, fecero altrettanto.
Il tappeto ondeggiante e scrocchiante intanto avanzava. Altri crostacei emergevano dalle buche, risalivano la duna, erano gi ai loro piedi. Visione assurda, incubo da malati di mente, da alcolizzati.
Si difesero, ma le ossa si rivelarono armi fragili, spezzandosi quasi subito, e loro restavano all'improvviso disarmati e dovevano subito raccoglierne un'altra e un'altra ancora. Fortunatamente anche le corazze degli assalitori si rivelarono fragili pi di quanto potesse sembrare.
E fu proprio la poltiglia di corpi frantumati a fornire una momentanea via di scampo. I granchi avevano preso a divorare i resti dei loro simili. Si sfamavano spolpando le carcasse massacrate.
Senza abbandonare le ossa che stringevano in pugno, i tre approfittarono del banchetto degli attaccanti che offriva un'occasione di fuga.
Scesero dall'altura verso il lato dell'isola dove non sembrava che si muovessero altri gruppi di assalitori, n se ne vedevano sorgere dalla sabbia, almeno per il momento. L si gettarono in acqua, abbandonandosi all'onda che li accolse e sembr poterli difendere, isolandoli.
Da qualche minuto era sorta una luna lucente. In silenzio si guardarono; non servivano parole, sapevano che rifugiarsi nell'acqua era una soluzione momentanea.

Quartier generale eritreo - Ore tre della stessa notte.
Verticale sull'orizzonte, la luna spandeva la sua luminosit piena. Il chiarore rendeva visibile l'area della citt militare cresciuta oltre la periferia dell'Asmara. In un edificio, tra tante finestre tutte buie, un interno illuminato rifletteva una luce giallastra, in netto contrasto con il tono azzurro della luminosit diffusa.
Oltre quei vetri un gruppo d'ufficiali era seduto alle spalle di un militare senza gradi, impegnato alla consolle di un impianto radio acceso. Tentava di sintonizzarsi su una frequenza che evidentemente gli sfuggiva.
Al di l del circolo dei colleghi che circondavano il radiotelegrafista, Joseph Rafrn sedeva su uno sgabello, isolato, a capo chino e il volto grigio cenere, caratteristico colore di un africano impallidito. Ogni tanto muoveva le labbra, pronunciando inudibili imprecazioni. Nessuno lo degnava d'uno sguardo, i presenti erano attenti alle parole di un suo pari grado pi giovane, asciutto, la divisa impeccabile, a differenza di chi gli era attorno sedeva accanto al radiotelegrafista, che si volse di scatto verso di lui.
Generale Echilh, ho il contatto.
Finalmente! Passami il microfono.
Maggiore Azhar in linea dall'isola.
Maggiore, mi senti?
Affermativo, generale.
Per tua informazione io non sono Joseph Rafrn.
Interferenza... ripetere, prego.
Io sono il generale Echilh. Cerca di aprire bene le orecchie.
Agli ordini...
Gli ordini sono questi: individuare dov' custodita la donna sequestrata e dove sono i suoi compagni con la loro barca... Ricevuto?  una missione delicata che da solo...
Agli ordini gen...
Non interrompermi e ascolta. So bene che da solo non potresti combinare un cazzo. Ma abbiamo concordato una missione immediata, ripeto immediata, in collaborazione con i francesi, da Gibuti. A quanto sembra, parteciper anche un mezzo aereo lanciato da una nave ausiliaria inglese. Oggetto della ricerca, l'imbarcazione turca scomparsa dall'ormeggio all'isola e i membri della missione archeologica a te ben noti. Ricevuto?
Ricevuto, signor generale. Ma... Niente ma, continua ad ascoltare. Tu stesso parteciperai con il nostro elicottero all'operazione congiunta. L'ordine  di sparare senza esitazione, se qualcuno reagir.
Ricevuto, generale Echilh. Sono lieto di collaborare con lei. Mi permetto per...
Non ti permettere nulla, se non vuoi seguire il tuo ex superiore nella sua prossima destinazione.
Non... non mi permetter, signor generale. Ma vorrei che lei mi ascoltasse.
Un'interferenza ti ha coperto, Azhar.
Qui abbiamo un prigioniero, uno dei loro, drogato e imbottito di esplosivo.
Fallo chiacchierare. Tiragli fuori quello che sa.
Gi provveduto. L'individuo ha parlato, anche perch quando s' svegliato moriva di paura. Ho minacciato di farlo saltare con il semtex di cui era imbottito.
Semtex? Ho capito bene?
Affermativo... doveva distruggere l'imbarcazione turca con gli europei a bordo. A quanto afferma  stato drogato e sbarcato. Subito dopo il caicco ha preso il mare.
Torchia ulteriormente il pirata, fagli sputare quello che sa...
Gi provveduto, generale. Ripeto...
Non ripetere, basati su quello che sai e usa l'elicottero per cercare in tutta l'area. Voglio fare bella figura nell'operazione triangolare decisa ad alto livello.
Operazione... per strangolare chi? Signor generale, forse non ho ricevuto...
Se qualcuno verr strangolato sarai tu, Azhar, nel caso che non trovi quel caicco. Ho detto triangolare, ripeto triangolare, perch francesi e inglesi sono da oggi in caccia assieme a noi... Devi darti da fare se vuoi salvare la carriera. Il tuo ex capo ti ha messo in cattiva luce con il presidente.
Signor generale, grazie della fiducia.
Prepara l'elicottero, fai in modo che sia pronto alle zero cinque e trenta. Appena in volo potrai udire le coordinate
radio dei mezzi francesi e inglesi e cos dividere le zone di ricerca. Noi da qui faremo decollare al pi presto un secondo mezzo per portarti altro carburante. Ricevuto?
Ricevuto, signor generale.
Ho finito. Tu lascia la comunicazione aperta, in caso dovessimo riparlare... Chiudo.
Uno dei presenti scosse la testa.
Programma e coordinamento vanno bene. Ma quelli delle Farasan sono dei duri, e se hanno, come temiamo, un paio di Sting, gli elicotteri dei francesi e degli inglesi possono evitarli perch dispongono di depistaggi elettronici. Ma il nostro vecchio cassone sar un facile bersaglio.
No, non lo sar. Il generale Echilh punt un dito verso l'impianto radio. Sono certo che i figli di puttana delle Farasan hanno sentito tutto quanto ci siamo detti. Ahmed Ben Smail  un camaleonte astuto. Star zitto e nascosto, sapendo che Alouette e Sea King ben armati ronzeranno presto sulla sua testa...

Il banco di sabbia - Stesso giorno, pi tardi.
Juv era certo di essere morto, ma lo consol l'allucinazione rasserenante apparsagli nel momento del trapasso.
Il sole, come nei giorni precedenti, aveva portato la temperatura oltre i quaranta gradi e aveva arroventato la sabbia dell'isolotto dove giacevano in fin di vita. Appena scesa la notte sarebbero stati prede destinate a sfamare l'orda di esseri piccoli ma implacabilmente feroci, pronti a gettarsi sui loro corpi.
Sapevano di non essere in grado di difendersi. Per questo speravano di morire prima di venir dilaniati.
Per Juv l'allucinazione annunciatrice di morte fu radiosa. Era un sorridente, splendido angelo. Lo vide biondo e roseo, come uno dei quattro scolpiti ai lati dell'altare nella chiesa parrocchiale del suo paese.
Stavo per essere accolto in paradiso, ho pensato in quel momento... avrebbe confessato tempo dopo, narrando agli amici la conclusione dell'avventura. Ma  stata una serenit di breve durata, perch la visione  svanita e mi  apparsa una faccia dalla quale ho dedotto una destinazione contraria: qualcuno stava per trascinarmi all'inferno.
Un diavolo nei panni del maggiore Azhar era apparso subito dopo Susy, quando si erano chinati entrambi sui corpi riversi sul banco di sabbia.
Pochi minuti prima il maggiore aveva convinto il pilota del GMi-Isotov e dell'Alouette a posarsi.
A lui andava il merito di essersi spinto per primo con il vecchio elicottero nel settore nord del territorio di ricerca. Non per caso, ma perch era l'area indicata dal suo prigioniero, svegliato a suon di sberle e secchi d'acqua. Dall'interrogatorio il piano di Ben Smail era apparso con sufficiente chiarezza: abbandonare su un lontano banco di sabbia a nord delle Farasan i tre europei. L qualcuno si sarebbe occupato della loro esecuzione, aveva farfugliato Ibrahim.
L'indicazione geografica era vaga, ma perlomeno indicava un'area precisa, nel vasto quadrante del Mar Rosso meridionale.
Con l'elicottero al limite del carburante, Azhar stava per rassegnarsi al rientro alla base quando una minuscola macchia gialla sul bordo di una lingua di sabbia aveva attratto la sua attenzione. Resti di un canotto? Aveva chiesto al pilota di abbassarsi. E non lontano da quanto aveva intravisto, ecco tre corpi esanimi.
Aveva subito lanciato l'allarme, ordinando l'atterraggio, seguito dall'Alouette 3 sul quale Susan era riuscita a farsi imbarcare accanto al capomissione.
Ancora poche ore di disidratazione aveva sentenziato il medico primario dell'ospedale militare di Gibuti e i vostri voli concentrici tra Dahlak e Farasan sarebbero stati inutili.
A proposito di quell'isola e dei pescatori-pirati, Sarah avrebbe posto una domanda precisa a Susan, dopo qualche tempo.
Durante il tuo volo di ricerca sulle Farasan, avevate individuato il villaggio che faceva da base per le loro azioni? Non siete riusciti a mettere le mani sul logorroico capobanda, quel finto Robin Hood che se mi venisse davanti strangolerei con le mie mani?
Susan, chiudendosi nell'ambigua espressione di chi sa e non sa, aveva premesso che pur partecipando all'azione dell'Alouette 3 dei francesi, pi di tanto non sapeva. A quanto aveva sentito dire, il covo dei pirati era stato individuato dal Sea King e i gommoni usati dai fuorilegge in fuga erano stati inseguiti sin quasi alle coste dello Yemen. Ma a quell'azione non le risultava fosse seguito uno scontro a fuoco. N la cattura dei pirati.
D'altra parte, aveva aggiunto, l'ordine ricevuto da Londra suonava categorico: scopo dell'azione era il recupero degli ostaggi; un combattimento con i rapitori era ipotizzato solo in risposta a un grave atto ostile.
I cosiddetti pirati conoscono questa limitazione imposta ai nostri corpi speciali aveva proseguito Susan. Di conseguenza si sono ben guardati dal puntare le armi contro l'elicottero. Ammucchiati nei loro due canotti, sono rimasti sempre a testa bassa, come se non si fossero accorti del bestione tre metri sopra di loro.
Anche il loro eroico capo se ne stava a testa bassa?
Secondo l'equipaggio del Sea King il signor Ben Smail teneva la stessa posizione degli altri, ma era perfettamente identificabile per il suo famoso burnus azzurro.
Sarah non dimenticava la paura, l'umiliazione e le sofferenze appena vissute. Se io fossi stata imbarcata su quell'elicottero, mi sarei ricordata di un tempo lontano, dei miei otto mesi di servizio nella guerra del Kippur. Avevo rimosso dalla mia memoria quel periodo, e da allora ho odiato la guerra, le bombe, le violenze... Ma i giorni vissuti nelle mani di quella gentaglia m'hanno riportato ad allora, a quando sono stata premiata come tiratrice scelta... Non avrei sbagliato mira se fossi stata sul Sea King, avessi avuto un buon fucile e un uomo con un mantello azzurro mi fosse finito nel mirino.
Ti capisco. Ma l'ordine era di salvare voi risparmiando lui... Personaggi simili possono sempre servire, dicono i Servizi.
Io non avrei avuto esitazioni aveva ripetuto con rabbia Sarah.
Susan l'aveva fissata senza sorridere. Noi abbiamo idee diverse dalle vostre su come risolvere i problemi delicati in zone particolarmente esplosive. Quand' possibile, preferiamo il compromesso al colpo di fucile.
Tra le Farasan e la costa yemenita le vicende di ricerca e di caccia ai pirati sequestratori s'erano svolte, quel giorno, diversamente da come Susan le aveva riferite. E da come Sarah avrebbe voluto che fossero andate.
Il Sea King della Royal Navy, con le sue attrezzature di rilevazione elettronica, non aveva tardato a individuare il finto villaggio di pescatori. I suoi sensori avevano localizzato con facilit l'isola dove attrezzature radio e radar erano nascosti nelle baracche ben mimetizzate all'occhio umano, ma non a quello elettronico. Guidato verso quel punto, il velivolo era giunto sul covo di Ben Smail mentre i gommoni partivano. Preso il largo, i battelli avevano puntato verso la costa dello Yemen, saettando tra reef corallini, banchi di sabbia, scogli e isolette.
Essendo ovviamente l'elicottero molto pi veloce dei fuggitivi, il contatto non s'interruppe. A bordo le armi dei fucilieri inglesi erano posizionate, i piloti erano pronti a reagire in caso di atto ostile degli inseguiti. Come prevedibile, per, nulla di questo avvenne per la lunga ora durante la quale l'ombra nera del Sea King fu tutt'uno con quelle dei gommoni, in acque azzurre sospese su uniformi e luminosi fondali di sabbia bianca.
Quando la costa continentale cominci a intravedersi, il navigatore ricord al capomissione, sergente maggiore McGrowe, l'ordine ricevuto di non violare lo spazio marittimo e aereo della Repubblica Popolare dello Yemen. Interdizione nota non solo all'ufficiale comandante dell'elicottero, ma anche a Ben Smail. Il quale, non appena sent l'elicottero staccarsi dalla sua testa per prendere quota e cap che nessuno avrebbe sparato, torn al ruolo di coraggioso guerriero, paladino di un popolo oppresso e, soprattutto, di vanitoso esibizionista.
Alzandosi in piedi al centro del gommone, si gir verso l'elicottero e dallo svolazzante mantello estrasse un mitragliatore. Prudentemente, si guard dal puntarlo in alto, limitandosi a stringerne canna e calcio e alzarlo sopra la testa; in quella posizione fiss le ombre dei militari dentro l'elicottero e prese a gridare insulti d'ogni genere in arabo e in inglese. Inudibili, con quel frastuono, ma facilmente interpretabili.
Passatemi uno dei Ripley url il sergente maggiore McGrowe. Pilota... resta ancora un paio di minuti sulla verticale di questo fottutissimo canotto... Soldato Mem- ley, apri lo scorrevole destro.
Lungo il fianco dell'elicottero il portellone si mosse, lasciando al bravo McGrowe spazio sufficiente per sporgere la canna dell'arma che imbracciava. Il rampollo di una coraggiosa casata scozzese sapeva di non dover reagire se non veniva provocato, ma a suo avviso la provocazione c'era stata, le parolacce blaterate dal capobanda in quel radioso mattino del giugno 2002 erano certamente epiteti ingiuriosi diretti a Sua Maest la Regina proprio nei giorni del suo glorioso giubileo.
Lui comunque non avrebbe sparato n al provocatore n ai suoi uomini. Il bersaglio della risposta sarebbe stato un altro.
In successione rapida mise a segno una dozzina di colpi sui tubolari del gommone. Bench rinforzati e a camere stagne, il loro afflosciamento fu quasi immediato. La spinta a pieni giri del Mercury provoc lo sbandamento dello scafo colpito, il pesante motore scomparve sott'acqua mentre gli uomini finivano fuori bordo prima ancora di capire cosa fosse successo. Annaspavano, alzavano le braccia chiedendo freneticamente aiuto ai compagni della seconda imbarcazione.
Lo scozzese dai baffi rossi si ritenne soddisfatto: l'onore della regina e del Sea King era salvo. A casa, ragazzi! url. Si rientra al Wulshire.
Inversione di rotta e impennata in quota furono cos repentine e l'altezza subito raggiunta fu tale da impedire a McGrowe di seguire fino in fondo l'effetto della sua azione. Peccato, perch lo avrebbe divertito veder dimenarsi in acqua il famoso capo del popolo del mare, come amava definirsi lui stesso, il quale rischiava di affogare per scarsa conoscenza del nuoto.
Balzato fuori del canotto, aveva cercato di restare a galla, ma impacciato dal burnus non gli era facile. Ci sarebbe riuscito, almeno per i pochi minuti necessari ai soccorritori per trarlo in salvo, se non fosse stato appesantito da due zavorre in grado di trascinarlo sott'acqua. Malgrado scalciasse e si dibattesse, il peso di quanto aveva ai fianchi lo trascinava gi.
Tent di slacciare i due sacchetti annodati alla cintura sotto il mantello, ma i nodi erano troppo stretti. Al limite della resistenza, afferr la jambia al suo fianco e con l'affilata lama li tagli. Dallo squarcio nella tela, le zavorre uscirono subito.
Alleggerito, Ben Smail riusc ad affiorare. Braccia robuste
lo afferrarono e lo trassero a bordo del secondo gommone.
Era salvo.
Le zavorre, ovvero gli 818 pezzi metallici contenuti nei sacchetti sventrati, scendevano intanto verso il fondo. I raggi del sole vi si riflettevano, ricavando dal loro ondeggiare guizzi dorati.
Quelli che forse erano gli unici talleri d'oro sopravvissuti per oltre un secolo alle vicende tumultuose della storia e sfuggiti all'avidit dell'uomo stavano finendo dove il sole ormai lontano non riusciva pi a giocare con loro. Divennero presto piccole ombre scure, confuse nel blu cupo della profondit. Nella sabbia fangosa dove infine si posarono sarebbero scomparse, inghiottite a una a una. Per il loro peso avrebbero continuato a calare lentamente in quella materia cieca. Laggi, seppelliti, gli 818 volti austeri della regina Maria Teresa si sarebbero trovati di fronte ai peduncoli o alle antenne o agli occhi curiosi d'un gambero, d'un paguro, d'un verme.

Marina di Pisa - Sera e notte di due mesi dopo.
Un unico tallero d'oro dell'ex Banca d'Italia in Addis Abeba sopravvisse alla Seconda guerra mondiale, al naufragio d'un sommergibile e all'azione d'un pirata. E fin per splendere, debitamente lucidato, sull'abbronzatura di una bella signora stesa al sole del Tirreno, nel tardo pomeriggio d'un sabato d'estate.
Simona godeva d'un giorno di vacanza alla spiaggia con i figli. Assente giustificato il marito, corso all'aeroporto di Pisa per accogliere due amici invitati a trascorrere un week-end in Italia. Arrivavano da Londra, mentre altri ospiti sarebbero giunti dalla Spezia all'ora di cena. Sarah era gi sbarcata da Tel Aviv.
Erano stati convocati tutti con un cartoncino spedito due settimane prima dai coniugi Arnei. Vi esprimevano il desiderio di riunire gli amici coinvolti nell'avventura alle Dahlak, invito corredato da un post scriptum convincente: venite a buttarvi in acqua alla spiaggia di Marina di Pisa, proprio davanti a casa nostra. Vi aspettiamo allo stabilimento Zio Pancrazio. Dopo una cena sotto la pergola, vi abbiamo riservato una stanza sull'Arno nell'antico Albergo delle Torri. L'indomani sar domenica, di conseguenza potrete restare a letto quanto vorrete per smaltire stanchezza ed eccessi nel consumo di alcolici vari.
All'appello accorsero quasi tutti; mancava solo Juv. Dal suo eremo in Sardegna si scus adducendo "lavori in corso". Stava cercando di risolvere alcuni problemi con il Comune per sistemare "un veniale abuso edilizio", la ristrutturazione della sua vecchia casa, da ampliare con una camera da letto e una nuova cucina. Il tutto per offrire sufficiente spazio ad Argia. Infatti "l'eroina dei semi di telai", come l'aveva soprannominata Pastorino, tornata in Italia con tutti loro, era stata assunta da Juv.
Anche per questo non posso muovermi di qui aveva spiegato per telefono. La pratica per il visto di soggiorno  in corso. Un vero incubo burocratico in aggiunta ai grattacapi che mi procurano il muratore, l'idraulico e l'elettricista, extracomunitari del Burkina Faso volenterosi ma totalmente incapaci di procedere da soli.
A parte l'assente giustificato, all'ombra dell'incannucciata di Zio Pancrazio quella sera sedevano a tavola Sarah, Edward, Susy, De Strobel, Realatti e Pastorino.
L'allegria coinvolgeva tutti.
Dopo carpaccio di pesce spada come antipasto, la seconda bottiglia di un gelido e secco frizzantino venne stappata da Marco con l'annuncio ufficiale di quanto gi trapelato: nozze in vista! L'inglese aveva deciso di non procrastinare ulteriormente la fine del proprio celibato e anticipava la data delle nozze che avrebbero coinvolto la fino ad allora recalcitrante Susy Dickson.
Quando la coppia era apparsa sulla spiaggia, nel tardo pomeriggio, nessuno aveva fatto caso al colore e ai disegni stravaganti delle braghette indossate dal pallido individuo accanto a lei. A provocare il vocio indistinto che si era levato in tutto lo stabilimento era stato l'entusiasmo per le forme naturali offerte all'ultimo sole dall'abbronzatissima signorina. Negative le opinioni femminili sulle misure del tanga esibito con disinvoltura.
Si seppe poi che proprio a proposito d'abbigliamento, accettando la proposta di nozze, lei era stata categorica. Caro baronetto, in chiesa dimenticherai il tuo anticonformismo e dovrai vestire da discendente di una grande famiglia nobiliare aveva detto. Ma io ti dir di s vestendomi a modo mio, e tu non dovrai protestare.
Simona rise e applaud. Rimase poi per lunghi minuti a osservare la donna sdraiata al sole. Quella ragazza, nel salvare suo marito e i due compagni con lui condannati, aveva dimostrato decisione e capacit di comando; il che faceva sorgere qualche dubbio sul suo ostentato anticonformismo.
Da quanto le aveva raccontato Marco, Simona aveva infatti tratto un'opinione contraddittoria sul carattere della promessa sposa del baronetto.
La doppia natura del suo carattere era sincera e radicata oppure era solo una maschera, per coprire la sua vera identit?
Non seppe resistere alla tentazione di porle una domanda chiarificatrice, mentre tra gli amici sulla spiaggia le battute sul prossimo matrimonio continuavano in un divertito fuoco di fila.
Susy, mi sembra che tu meriti una doppia dose d'auguri disse. E aggiunse con un accenno di esitazione nella voce: Considerato che sembri abbastanza allergica alle ritualit di un matrimonio borghese.
Lei sollev la testa dal pareo disteso sulla sabbia: Infatti! Mi sono decisa al gran passo non solo perch inesorabilmente spinta dal mio amore per Eddie. Ma anche per approfittare della buona occasione della lunga vacanza concessami dal nostro primo ministro. Ben trenta giorni, come premio per il risultato della mia operazione alle Dahlak.
De Strobel, sprofondato nella sdraio accanto a lei, allarg le braccia. Mio Dio! Per quell'operazione lei meritava non trenta, ma cento giorni di vacanza premio!
 vero aggiunse Realatti considerando che si deve a lei il salvataggio in extremis dei nostri tre amici.
La ragazza scosse la testa: A dire il vero per quell'operazione son stata sin troppo lodata. Il mese di libert m' stato concesso per tutt'altro motivo. Sulle ultime due parole, Susan scambi uno sguardo con Edward, e colto un cenno di consenso prosegu. La notizia, da alcuni giorni sui giornali di tutto il mondo, non  pi un segreto. Credo quindi di poter confessare che la mia presenza alle Dahlak non era dovuta all'incontenibile desiderio di congiungermi carnalmente con il qui presente attempato baronetto nella scomoda branda d'una soffocante tenda. Il motivo era un altro...
Sotto l'ombrellone, le occhiate mutarono da divertite a interrogative. E di nuovo Susan gett uno sguardo a Edward.
Posso parlarne, secondo te?
Rilassati!... Abbiamo gi stabilito di s.
Lei si rivolse a Marco e Sarah. Ricorderete certamente quando me ne andai dalla nostra isoletta, trovando posto sull'elicottero della squadra Dancala. Ridacchi, mentre il futuro marito scuoteva la testa. Non ero stanca di lui n infuriata per il mancato funzionamento del mio meraviglioso ma inutile WC portatile. L'occasione per andarmene in volo da Dur-Fidalh rendeva finalmente possibile lo scopo per cui m'ero unita alla vostra spedizione. Immaginavo che nel volo verso Massaua e poi l'Asmara, quell'elicottero avrebbe sorvolato tutto l'arcipelago e tagliato di traverso Dahlak Kebir, la maggiore delle isole. And proprio cos: sorvolammo le cinquanta miglia quadrate della Kebir, piattume chilometrico di sassi e sabbia appena emergenti dalle acque. Perfetto per...
Per costruirci una pista e una base per aerei, anche grossi l'interruppe Marco. Alle parole di Susan s'era ricordato quanto aveva letto giorni prima, la notizia appena citata da Eddie: Stati Uniti e Gran Bretagna, nell'ipotesi di un secondo conflitto con l'Iraq e temendo un rifiuto dei paesi arabi all'uso di basi aeree nei loro territori per attaccare Saddam Hussein, avevano chiesto all'Eritrea, e forse gi ottenuto, l'affitto della grande isola al centro delle Dahlak, con l'intenzione di costruirvi una pista sufficientemente lunga da consentire decollo e atterraggio dei giganteschi bombardieri B52 e dei misteriosi B1 e B2.
Proprio cos conferm Susan, raccontando poi, divertita, come aveva mascherato la sua azione di fotografa.
Mi sono sporta dal portellone dell'elicottero, mi sbracciavo sotto gli occhi dei due piloti, urlando il mio entusiasmo per la bellezza delle loro isole. E cos facendo ho scattato trentasei preziosissime diapositive ripetendo a gran voce: "Torner qui in vacanza!".
Foto che quei due gradirebbero molto aggiunse Edward. Ma non quanto le hanno gradite i Servizi di Londra e i loro omologhi americani.
Si ricordi comunque la promessa di inviarne copia ai due gentili piloti disse sorridendo Realatti.
Lo far. Con la dedica "torner in viaggio di nozze", e senza arrossire sar per una seconda volta di una vergognosa falsit...
La vostra meta resta invece segreta considerando le... consuetudini della tua professione? Sarah aveva posto la domanda con finta severit.
No, sar un viaggio tutto alla luce del sole. Con il qui presente baronetto, abbiamo deciso di volare in India, affittare un fuoristrada e andarcene l dove quel delinquente del suo bisnonno fece divertire i suoi gurkha. E disinvoltamente rub le preziose statue del Gandhara...
Il cielo era ancora luminoso, d'un azzurro che non s'arrendeva alla notte, quando sedettero tutti da Zio Pancrazio.
Vuotata una prima e una seconda bottiglia di bollicine, vennero serviti spaghetti alle vongole (dal menu era stata ovviamente scartata l'ipotesi di offrire pasta al sugo di granchio). Seguirono triglie al cartoccio, fritto misto e un Antinori ghiacciato. Rest quindi poco tempo, a tavola, per evocare e commentare le avventure vissute.
Ai ricordi, ma soprattutto al vero motivo dell'incontro, giunsero dopo aver saccheggiato il carrello dei gelati e l'inevitabile vino dolce.
Marco, a capotavola, s'alz in piedi, estrasse da una borsa una pila di fogli su carta intestata e li lev in alto.
Ecco il contratto! Il nostro libro sull'avventura nel Mar Rosso uscir in Italia, Francia e paesi di lingua spagnola.
Ed ecco... ehm... ecco l'accordo di coedizione del libro per il mondo di lingua inglese, esclusi gli Stati Uniti aggiunse Edward, alzandosi a sua volta.
Ma gli Stati Uniti sono stati inclusi... via Tel Aviv precis Sarah, non facile agli entusiasmi, ma in quel momento non meno soddisfatta dei compagni. Tra le mani stringeva un plico di fogli dattiloscritti. L'agenzia Schiller & Goldberg riferisce risposte positive di due case editrici di New York. Presto decider sull'offerta migliore.
In qualche modo rientreremo delle spese assicur Marco fissando la moglie, poi si rivolse a De Strabel. Con
il ricavato dell'assicurazione e parte dei diritti restituiremo quanto anticipato dal Consorzio dei musei.
E i musei come hanno preso la notizia?
La vera, amara sorpresa, per i loro direttori, sarebbe stata il racconto della nostra immersione nella stiva del relitto dell'Elizabeth, con il colpo di scena nel momento della delusione che ci riservavano i capolavori rimasti cento- vent'anni a mollo.
Intravedo immagini d'incerta definizione nell'acqua verdastra dove ci stiamo muovendo. Uno di noi tre  davanti (forse sono io). Gli altri seguono vicini, per non perdere il contatto.
Dell'enorme corpo metallico dell'Elizabeth ci  apparso solo un caotico ammasso di lamiere arrugginite. Un attimo di perplessit per individuare uno squarcio e ci avviciniamo. E subito dopo entriamo, accendendo le lampade.
Avanziamo basandoci su quanto conosciamo a memoria di questa nave. Dobbiamo fidarci, ripeto tra me per tranquillizzarmi, ma non mi sento per nulla sicuro. Il labirinto d'acciaio  a tal punto corroso da creare ostacoli continui; sembra volerci impedire di raggiungere la stiva.
Mentre cerco di capire in che punto del relitto mi trovo, l'immagine soffocante di ambienti sempre pi angusti dissolve nella visione di uno spazio diverso, vastissimo. E sinistro, per il soffitto che sembra abbassarsi su di noi mentre lo attraversiamo.
Siamo nella stiva. Sappiamo che qui debbono esserci le casse imbarcate dal bisnonno di Eddie. Le preziose statue del Gandhara.
Muoviamo con trepidazione le nostre torce, i fasci di luce frugano, s'incrociano. Trovano, infine.
Eccole, tali e quali Eddie le aveva descritte quando ci ha riassunto le lettere ritrovate nel vecchio mobiletto chippendale.
Sono casse enormi, e mi preoccupo nel valutarne peso e dimensioni. Come potr, come potremo portarle in superficie? Mentre cerco una risposta che non trovo, sotto i nostri occhi la situazione cambia.
Non so spiegarmi come, forse per l'acqua che abbiamo smosso, ma appena lo tocchiamo il legno delle casse va in pezzi. Appaiono dei contenitori. Sono sacchi di juta... stavo per definirli di plastica, dimenticando che quell'imballaggio era stato confezionato a fine Ottocento. Dev'essere cerata, impermeabile, per offrire adeguata protezione.  indurita dal tempo, difficile da tagliare. Ma perch tagliare? Perch siamo ansiosi, impazienti, vogliamo vedere almeno una delle statue. Sbagliamo,  vero, ma ci possiede una furia irrazionale, e non riusciamo a frenarla.
Uso il coltello, taglio. E provo una sensazione di disagio, perch intanto mi sono reso conto che i sacchi, modellando quanto contengono, hanno forme e sembianze umane. Mi pare di sventrare corpi inerti.
La juta cede, bolle d'aria guizzano dal contenitore e mi confondono per qualche attimo. Appare la statua.
Una felicit senza fine mi pervade, mi sembra di recepire quella di Sarah e di Juv. Anche loro hanno tagliato gli altri involucri e stanno godendo della stessa visione, dell'identica emozione. Abbiamo davanti figure umane grandi come noi. Ma queste statue non sono come noi. Non ho mai avuto sotto gli occhi ritratti di corpi umani cos perfetti e allo stesso tempo diversi. Al punto da sembrare estranei alla nostra stessa natura.
Paiono ipnotizzarci per la loro bellezza, ma anche per il mistero che emanano i loro occhi a mandorla socchiusi. Vi si intravede uno sguardo vivo. E vive appaiono le labbra dal sorriso ambiguo, insincero, disegnato attorno a una bocca sottile.
 proprio la bocca a svanire per prima.
La materia nella quale  scolpita, nella quale tutta la statua  modellata, improvvisamente si decompone. La testa diventa una poltiglia fangosa, poi l'intero corpo si smaterializza, e non accade solo alla statua accanto a me, ma anche a quelle vicine a Sarah e a Juv. Scompaiono, dissolte nel nulla.
Non odo i miei due compagni, ma incrocio il loro sguardo e so che stanno gridando. E anch'io grido, disperato...

Casa Arnei, camera da letto - Notte fonda.
Marco, m'hai spaventata. Simona, seduta sul letto, aveva acceso la luce. Sei un bagno di sudore.
Affannato, lui s'era messo a sua volta a sedere. Si guardava le mani, coperte da gocce che colavano dalle braccia.
Ti rendi conto? disse con voce roca. Se mi fosse accaduto di trovare quel relitto e di arrivare sino alla stiva dov'erano quelle statue, si sarebbero decomposte sotto i miei occhi...
Questo ti sei sognato?
Simona riusc a immaginare quanto il marito cercava di descriverle perch, mentre Marco parlava, le tornava alla memoria la sequenza di un film di Fellini. Vi si descriveva la costruzione d'un tratto di metropolitana, a Roma, quando i tecnici, perforato il sottosuolo, e dopo il crollo d'una parete di tufo, s'erano trovati davanti agli splendidi affreschi di una grande sala sopravvissuta alla rovina di un palazzo della Roma antica. Ogni cosa vi si era conservata come per miracolo, ma l'apertura del condotto e l'aria subito penetrata avevano provocato una reazione, una decomposizione inarrestabile. In pochi istanti quel brandello di passato sopravvissuto ai millenni era svanito nel nulla.
Cos si sarebbe conclusa la ricerca dell'Elizabeth? Con le statue dissolte nel mare che le aveva custodite?
Sceso dal letto, Marco s'era tolto il pigiama zuppo di sudore. Ti rendi conto? Sarebbe stato quello il finale della ricerca. Secondo Albert Phinel, famoso esperto d'arte Gandhara incontrato da Sarah in un convegno di due settimane prima a New York, quelle opere non erano in grado di resistere al tempo. Aveva letto sui giornali della nostra avventura, ha chiesto dei pirati e lei gli ha detto delle opere d'arte che avremmo voluto cercare...
E il professore le ha spiegato che le statue provenienti da quel tempo e da quel paese hanno l'abitudine di finire a pezzi...
S. Il famoso esperto ha spiegato che nel Gandhara la produzione artistica si concentrava su pezzi piccoli in bronzo o in marmo. Se un monastero desiderava un Buddha di grandi dimensioni, gli artisti locali, non sapendo come realizzarlo in metallo o in pietra, per non perdere l'ordine eseguivano la loro opera modellandola con particolari stucchi. Li ottenevano triturando il marmo, riducendolo in polvere e mescolandolo con collanti, resine e chiss cos'altro. La grande statua che creavano era apparentemente solida e compatta come se fosse di marmo o di pietra; in realt il tempo e agenti fisici disgreganti la riducevano in polvere. Per questo ai nostri giorni di grandi statue del Gandhara non ne  giunta nessuna. Solo frammenti.
Infatti Eddie esultava quand'era venuto alla tua facolt e ti aveva detto quale cifra erano disposti a pagare certi musei per opere di grandi dimensioni create dagli artisti del Gandhara.
Marco intanto si massaggiava vigorosamente il corpo.
Il sudore s'era asciugato e adesso si sentiva infreddolito.
I direttori dei musei avevano accettato la proposta di Eddie senza approfondire, pur di essere i primi ad accaparrarsi un pezzo rarissimo. E per la vanit di certi direttori
che musei famosi, accanto a capolavori autentici, espongono falsi d'ogni genere e d'ogni epoca.
Seduta sul letto, Simona ascoltava sorridendo.
Se il mio nudo professore avesse finito di sognare e di imprecare, gli consiglierei di coprirsi. Stai per dare inizio a una serie di starnuti autentici...
Tesoro, siamo in luglio! E lasciami sfogare; sai bene quanto detesti certi dirigenti di musei. Noi archeosub facciamo l'impossibile, rischiamo la vita per portare in superficie reperti rari, li doniamo ai musei e i loro direttori li ficcano in bui e invisitabili sotterranei...
Sai che quando t'arrabbi sul serio diventi pi bello?
E invece i capelli bianchi aumentano.
Non  quello a preoccuparmi. Adesso temo solo le conseguenze della tua sudata. Stai gelando.
Mi metto sotto una doccia bollente.
Quando usc, Simona l'aspettava stendendo l'accappatoio. Ma non glielo gett addosso. Chin la testa da un lato e un sorriso illumin il suo volto perfetto e dolce.
Sai cosa ti dico, caro esploratore? Quel trattamento di digiuno assoluto avr rischiato di mandarti all'altro mondo, ma sottraendo alla tua pancia e al tuo sedere tre o quattro chili inutili ti ha fatto proprio bene. Molto bene.
Gett a terra l'accappatoio, e Marco s'accorse che s'era tolta la camicia da notte.
E sai una cosa? continu lei stringendolo con forza. Pu darsi che anche qualcosa d'altro abbia avuto un benefico effetto. Da quando sei tornato, noto quanto sia utile una lunga astinenza per riprendere certe sane abitudini.
Continu a stringerlo a s, restando immobile.
S, l'astinenza ti ha fatto veramente bene. Direi di approfittarne ancora una volta. Non mi sembra ci sia il pericolo che si ripeta il sogno delle statue del Gandhara.
...
.
...
FINE.
...
.
...
RINGRAZIAMENTI.
.
Premessa l'inevitabile nota ("i personaggi di questo romanzo sono frutto della mia fantasia") m'affretto a dar atto del pesante debito contratto con chi mi ha aiutato nella stesura di una nuova avventura nei mari del mondo.
Per questo romanzo (che segue, con gli stessi protagonisti, Alta profondit e L'abisso di Hatutu) un primo grazie  per Anna Azan. Il suo dedicarsi al mio lavoro giorno per giorno e pagina per pagina mi  stato come sempre indispensabile.
Ancora una volta sono grato a Joy Terekiev per aver confrontato con me la struttura e l'elaborazione del romanzo sin dal suo inizio. A Enzo Russo per la competente collaborazione finale; cos come, per quella iniziale, furono altrettanto preziosi i suggerimenti di Marco Vigevani.
Un grazie particolare a Monica Tenti: anche per questo romanzo le sono debitore del risultato di tante ricerche, anche difficili. Con e senza Internet.
Un grazie ai contributi di Sandra Fagiuoli Crespi e Flondar Brunelli, "fedeli cavie" delle mie pagine in elaborazione.
Il professor Federico De Strabel debbo citarlo per i suoi consigli ma soprattutto per aver accettato d'apparire "in prima persona" tra i personaggi del romanzo. Consentendomi cos di ricordare l'HDS (Historical Diving Society), fonte inesauribile di informazioni tecniche sul mondo dei palombari.
I ragguagli e chiarimenti fornitimi dal professor Francesco Cinelli (per la vita sottomarina in ambienti senza luce n correnti) e dal professor Carlo Alberto Pinelli (per notizie su luoghi e date relative all'arte Gandhara) mi furono utili, cos come le informazioni storiche dell'ammiraglio Peleo Pellegrino per le forze sottomarine italiane in Mar Rosso; e quelle tecniche di Gregory Alegi nel campo aeronautico. Debbo anche ricordare la collaborazione della Mares per le attrezzature subacquee usate nei miei sopralluoghi.
Non so se si possa anche ringraziare un piccolo tavolo da carteggio. Vorrei citare quello che uso a bordo del mio Yavanos: a suo modo da molto tempo, mi consente di concentrarmi sulle pagine di quanto scrivo e allo stesso tempo di gettare, in qualunque momento lo desideri, uno sguardo al mare attorno a me. Per questo dono non posso non considerare anche lui un collaboratore prezioso.
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FINE.